Mps, bomba e giochi contabili sulla Banca d’Italia: Draghi sapeva del buco dal 2010

“Ispettori Bankitalia ebbero ogni documento utile”. Gli ispettori di Bankitalia durante i loro accertamenti a Mps avevano a disposizione ogni documento utile a conoscere l’operazione di ristrutturazione del derivato Alexandria che la banca realizzò tramite Nomura; quindi non ci fu nessun occultamento di perdite e, di conseguenza, nemmeno ci fu il reato di ostacolo alla vigilanza. Questo, in sintesi, il punto convergente che ricorre nelle difese dell’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, dell’ex dg Antonio Vigni e dell’ex responsabile area finanza della banca senese Gianluca Baldassarri, al processo di appello in corso a Firenze davanti alla terza sezione penale, presidente Maria Luisa Romagnoli.

 L’accusa aveva ribadito, anche nella requisitoria del processo di appello all’udienza scorsa, che agli ispettori fu nascosto, tenendolo in una cassaforte, il “mandate agreement” ossia il contratto di incarico a Nomura per la ristrutturazione del derivato Alexandria. Ma i difensori hanno posto più volte l’accento sulla circostanza che gli ispettori della Vigilanza poterono visionare comunque gli atti del “Deed of Amendment”, contratto decisivo che rendeva operativi i rapporti fra Nomura e Mps e a cui fu dato seguito con le operazioni di ristrutturazione previste.
“Il mandate è un contratto preparatorio mentre il “deed of amendment”, che gli ispettori conobbero, è un atto esecutivo e gli fu data esecuzione, quindi nulla è stato nascosto dell’operazione con Nomura su Alexandria. La documentazione era tutta a disposizione della Vigilanza, gli ispettori ce l’avevano”, ha detto il professor Tullio Padovani, difensore di
Mussari, aggiungendo: “Viene da dire invece “Chi ha nascosto cosa in questo processo?” Abbiamo dovuto scoprire da noi che gli ispettori sapevano del Deed”.
Padovani nell’arringa ha anche negato qualsiasi occultamento sottolineando che il “mandate
agreement era tenuto in una cassaforte dentro la banca”.
L’altro difensore dell’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, avvocato Fabio Pisillo, nella sua difesa ha affermato che “non c’è stata nessuna opacità. Sono stati dati agli ispettori tutti i documenti chiesti e dai quali poteva essere ricavata l’intera operazione su Alexandria cosa che nel “mandate” peraltro non c’era; nel “mandate” non c’è un numero, una contabilità finanziaria. Furono dati il “Deed”, gli allegati, la lettera di Viola e quant’altro. Questo comportamento trasparente è idoneo a integrare il reato di ostacolo alla vigilanza? Secondo noi no, non c’è reato anche perché dal processo si ricava che cadono i profili di rilevanzampenale di non aver visionato il “mandate” proprio perché fu messo a disposizione il Deed. Quanto a Mussari lui non ha mai parlato con gli ispettori, che non gli hanno chiesto niente, si è affidato ai tecnici, ha dato l’okay alla minuta della pratica, si doveva fidare”.
Anche il professor Franco Coppi, difensore dell’ex dg Antonio Vigni, si è soffermato sull’inesistenza di una condotta tale da voler occultare il mandate agreement: “Il documento non esce mai dalla banca, viene messo in una vecchia cassaforte, dell’ufficio di Vigni, chiusa con chiavi tenute dalle segretarie; viene scannerizzato e va su supporti informatici, addirittura protocollato con indicazione del luogo dove si trova, appunto la cassaforte dove si conserva nella sua materialità, non viene distrutto o nascosto altrove, inoltre l’accordo con Nomura è noto a più persone, il suo contenuto ideologico è risaputo, ci sono scambi di e-mail dove viene citato: è accessibile”.
Riguardo a Vigni, l’ex dg “lasciò la banca Mps prima delle ispezioni di Bankitalia e il 31 luglio 2009, quando il mandate fu messo in cassaforte non aveva nessun obbligo giuridico di comunicare a qualsivoglia autorità l’esistenza di questo contratto”. Nessun ostacolo, dunque, “tutto quello che gli ispettori volevano sapere, lo seppero”.

Bankitalia sapeva dal settembre 2010, quindi due anni prima che la procura di Siena venisse allertata, che Mps stava nascondendo una perdita di centinaia di milioni di euro verso Deutsche Bank, generata dal derivato Santorini. L’agenzia finanziaria Bloombergritiene che lo dimostri un report ispettivo di via Nazionale emerso nell’udienza del 3 ottobre del processo in corso a Milano. Gli imputati sono 16. Molti di loro all’epoca erano ai vertici di Montepaschi – come l’ex amministratore delegato Giuseppe Mussari e l’ex direttore generale Antonio Vigni – e dirigenti di Deutsche Bank.

Secondo Bloomberg, il report mostra come gli ispettori di Bankitalia fossero consapevoli del fatto che una complessa operazione strutturata in Btp imbastita nel 2008 con Deutsche Bank servisse a Mps per neutralizzare una perdita da 371 milioni prodotta dal veicolo Santorini (che conteneva strumenti derivati sul titolo Intesa Sanpaolo), in modo da evitare che venisse alla luce nel bilancio 2008 e da poterla diluire in un lungo arco temporale.

Nell’udienza dello scorso 3 ottobre – ricostruisce Bloomberg – l’avvocato Giuseppe Iannaccone, difensore di alcuni dipendenti di Deutsche Bank, ha mostrato il report e ha chiesto a un dirigente di Bankitalia, Mauro Parascandolo, se l’organo di vigilanza sapesse che la perdita di Santorini era compensata con la nuova operazione.

E corretto”, ha risposto il dirigente, che, aggiunge Bloomberg, ha invece negato che Banca d’Italia abbia presentato una denuncia dopo la sua ispezione. Nella sua cronologia dedicata agli interventi di vigilanza in Mps, via Nazionale ha affermato che l’ispezione del 2010 non rilevo’ niente circa Santorini che richiedesse di allertare la magistratura o imponesse sanzioni. Un portavoce dell’organismo di vigilanza ha poi replicato a Bloomberg che le interpretazioni su cosa sapesse via Nazionale rappresentano “le posizioni delle difese nel giudizio”. Anche nell’udienza di oggi del processo d’Appello in corso a Firenze sull’operazione Alexandria, che per alcuni aspetti ricorda quella sul derivato Santorini, i difensori di Mussari e Vigni hanno sostenuto che, durante i loro accertamenti, gli ispettori di Bankitalia avevano a disposizione ogni documento utile e che, quindi, non ci fu alcun ostacolo alla vigilanza. Per l’accusa, invece, agli ispettori fu nascosto il ‘mandate agreement’, ossia il contratto di incarico a Nomura per la ristrutturazione del derivato Alexandria. Quel documento fu trovato anni dopo in una cassaforte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.