Napoli, choc a Chiaia: rivale in amore accoltellato 15 volte. Fermato minore

Violentissima rissa per motivi sentimentali finisce nel sangue: accoltellato un diciottenne dal rivale in amore. L’aggressore arrestato.

Sul posto la Polizia di Stato, per i primi accertamenti e per ricostruire la dinamica che al momento non è ancora chiara. Si chiama S.S. 16 anni napoletano ed è accusato di tentato omicidio ed inoltre denunciato per porto di arma da punta e taglio.I poliziotti, sono intervenuti poco dopo le 19.00 in via Crispi dove era stato segnalato un giovane accoltellato all’esterno di un bar. Un’aggressione brutale scattata per ragioni sentimentali.

Il giovane, che non è in pericolo di vita, è stato accompagnato in ospedale per essere sottoposto alle cure mediche. Il giovane ha incontrato il ‘rivale’ all’interno di un bar dove sarebbe nato il diverbio per una ragazza. Il 16enne è stato condotto al centro di prima accoglienza dei Colli Aminei. Gli agenti hanno accertato che un 18enne era stato appena accoltellato con ben 15 fendenti. Il minore è risalito a bordo dello scooter sul quale era giunto ed era ritornato a casa.

Sul marciapiede di via Crispi le tracce di sangue sono scomparse. Sul corpo di Paulo, diciottenne di origine ucraina, resterà invece una cicatrice che dal petto arriva fin giù all’addome. Sarà il ricordo della sera in cui ha visto la morte da vicino, l’ha guardata in faccia senza perdere la lucidità e, per la freddezza di chi l’ha soccorso, per la forza della sua giovinezza e la benedizione del caso, si è salvato.

Paulo è stato ferito da 15 colpi sferrati con un coltello a serramanico da un sedicenne della zona del Pallonetto di Santa Lucia, S. S., dopo una colluttazione, poco prima delle 19 di un tranquillo lunedì sera a Chiaia, nel cuore borghese di Napoli. All’origine della tempesta di violenza, una ragazzina straniera da tempo contesa. Motivo fragile, ma capace di scatenare reazioni abnormi in giovani menti lasciate senza freno.

Paulo se l’è cavata. I medici del Fatebenefratelli di via Manzoni, dopo un lungo intervento che si è prolungato nella notte, l’hanno dichiarato fuori pericolo, e già oggi stesso, sarà probabilmente spostato dalla rianimazione al reparto. I genitori, la signora Natalia e il signor Renato, hanno vegliato e pregato fin quasi all’alba. Sono andati via dall’ospedale alle due dell’altra notte, dopo ore interminabili di ansia, immobili su una sedia con gli occhi fissi sulla statua di san Giuseppe Moscati che troneggia nel corridoio. Hanno lasciato l’ospedale solo quando l’esito positivo di una Tac li ha rassicurati sulle condizioni del ragazzo, per poi risalire a Posillipo all’alba di ieri, ansiosi di conoscere i miglioramenti di Paulo.

Solo poche ore di sonno nell’abitazione di via del Parco Margherita, dopo lontano dal luogo dove il ragazzo è stato ferito, mentre era con alcuni amici. L’aggressore, subito identificato, è stato fermato dopo poco. Era tornato a casa. Nella sua camera la polizia hatrovato il coltello e indumenti intrisi di sangue. Adesso è nel centro di prima accoglienza ai Colli Aminei e rischia un’imputazione per tentato omicidio. Sarà il processo a chiarire tutta la dinamica di una serata di follia tra adolescenti.

Adesso nella casa di Paulo, i genitori, il padre lavora proprio al Parco Margherita, la madre di origine ucraina, che contribuisce al bilancio familiare con occupazioni saltuarie, e il fratello ventitreenne Vasyl, che fa il pizzaiolo, sono ancora increduli, ma finalmente sereni. Paulo ce l’ha fatta. «E questo conta più di tutto» aggiunge con un sospiro Natalia, arrivata in Italia una dozzina di anni fa con i due figli, dove ha sposato Renato, portandogli dote anche due giovanotti con tanta voglia di costruire con la fatica la propria vita. Ragazzi, a detta di tutti, senza nessun grillo per la testa.

Il racconto di quella sera maledetta è affidato al soccorritore di Paulo che lavora a via Crispi. «Dal mio locale ho sentito il trambusto e le urla» ricostruisce ancora scosso Luigi De Tommaso. «Sono uscito. Ho visto subito il piccolo gruppo degli amici del ragazzo». Paulo era steso a terra, davanti alla saracinesca abbassata di un negozio di tappezziere. «Non era tardi, ma qui, neigiorniferiali, si chiude presto». Non c’è il caos dei Baretti. Il ferito perdeva molto sangue. «Ho subito chiamato il 118, ho telefonato due volte. Poi anche il 113» continua De Tommaso. «Ho cominciato a tamponare le ferite come potevo.

Con fazzolettini di carta, mentre rassicuravo Paulo». Il ragazzo non ha mai perso conoscenza: «Ma mentre aspettavamo l’ambulanza che ha impiegato molto tempo ad arrivare, sentiva freddo. Gli ho messo addosso un giubbino. Sfogava il dolore con pochi lamenti, ma non piangeva». Attorno alui è rimasto qualche amico. Aveva ferite e lacerazioni per tutto il corpo. «Ho provato a difendermi, a parare i colpi» ha confessato ai genitori con la voce strozzata e negli occhi ancora le traiettorie di quella lama crudele e veloce: all’addome (una coltellata gli ha sfiorato il rene, senza danneggiarlo seriamente, per fortuna), alle braccia, alle gambe. Quando ha potuto parlare con la madre le ha detto: «Mamma, mi colpiva con violenza, ho capito che voleva ammazzarmi». È stato lo stesso Paulo a indicare il nome dell’aggressore. Si conoscevano nda tempo. In mezzo la banale storia sentimentale, nata in rete, tra social e WhatsApp, per una coetanea.

Vicenda cominciata almeno un anno fa e persino finita, ma per la quale si covavano risentimenti feroci. «Tra i due doveva esserci già stato qualcosa in passato» raccontala signora Natalia. «Paulo una sera tornò a casa con un occhio nero. Mi disse che aveva fatto a botte, ma non me ne spiegò il motivo, per quanto io e mio marito insistevamo. Pensavamo a una stupida lite. Ma non era così, tra i due non era finita». E lunedì il secondo atto di un’adolescenziale e inattuale cavalleria rusticana, che solo per un accidente non è culminata in un irrimediabile dramma. Renato e Natalia non sono stati avvertiti subito. «Ci hanno chiamato quando Paulo era già al Fatebenefratelli» spiega la donna. «Lo aspettavamo per mangiare. La cena era quasi a tavola, io ero già in pigiama dopo una dura giornata di lavoro. Siamo corsi a Posillipo, nell’angoscia più in totale. Temevamo di perderlo, ma i medici sono stati bravissimi».

Il ragazzo ferito di mattina lavora in un bar della zona. «Nel pomeriggio» aggiunge il signor Renato «frequenta la scuola serale.
Dopo lavoro e lezioni, quando può e non è stanchissimo, esce con amici, ma rimane in zona.
Lunedì era andato a incontrare dei ragazzi con i quali in passato lavorava in un altro locale, prima che chiudesse. Gli vogliono bene tutti. I proprietari del bar, appena appresa la notizia, sono venuti pure loro all’ospedale, per starci vicino, per rincuorarci». Una nota di amarezza emerge dall’ultima considerazione di Renato: «Ci saremmo aspettati che i genitori dell’aggressore si fossero fatti vivi. Entrambi adesso viviamo ore di grande dolore per una tragedia sfiorata. Invece niente, nessuna solidarietà, nemmeno una semplice telefonata. Forse arriverà. Noi lo speriamo».

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