Napoli shock, ospedale degli orrori: paziente con il letto invaso di formiche

0

Lo stesso Borrelli afferma che si tratta di “un gravissimo caso di degrado e di mala sanità; una signora è ricoverata in Medicina Generale al quinto piano ed è immersa tra le formiche in un letto sporco. Un livello di sciatteria e mancanza di igiene che non possiamo accettare da parte del personale medico” ha denunciato Borrelli.

La task force dovrà appurare tutte le responsabilità e fare un accertamento sulla direzione dell’ospedale e su quello che è accaduto nel reparto e agli altri pazienti. Non possiamo accettare che i pazienti siano trattati in questo modo e non accettiamo giustificazioni superficiali. Borrelli aggiunge: “La signora va subito rimossa e sistemata in condizioni mediche, sanitarie e di decoro degne di questo nome”. Il direttore sanitario: “Sono mortificato”. Al vertice della struttura dell’ospedale San Paolo c’è Vito Rago, che ricopre l’incarico di direttore sanitario da venti giorni: “So che non è una scusante – ha dichiarato – sono mortificato per quanto successo”. “Abbiamo preso immediati provvedimenti”. È il commento ironico della donna anziana, ricoverata all’ospedale San Paolo di Napoli, che è stata fotografata nel letto assediato dalle formiche. Il dottor Rago ribadisce: “È un fatto che non doveva assolutamente accadere”.

Giusto ieri il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha annunciato l’arrivo di una «taskforce» all’ospeda­le San Paolo, dove una donna ricove­rata si è ritrovata in un letto invaso dalle formiche, «che dovrà appurare tutte le responsabilità», mentre è «ov­viamente è stato bloccato l’accesso al reparto per altri pazienti». Mentre sono sono iniziate le attività dibonifi­ca del reparto di Medicina generale, il neo direttore sanitario dell’ospeda­le Vito Rago, da venti giorni al San Paolo, ha spiegato di aver «posto in essere tutte le procedure necessarie affinché un episodio del genere non si verifichi mai più».

Intanto, a quasi tre mesi dalle dimissioni del commissario alla Sanità campana Joseph Polimeni, prosegue lo stallo istituzionale per la nomina del successore. Il presi- tassa dente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, vorrebbe un ritorno nelle mani di Palazzo Santa Lucia delle attribuzioni in materia di salute pubblica. Mentre il ministro Lorenzin è restia ad una soluzione che consegni una soluzione delicata come la Sanità nelle mani di un solo uomo con un passato controverso. Lo stallo però non giova ai malati: le prestazioni di servizi sanitari sono lontane dalle soglie minime previste dalla legge per i Livelli di Assistenza (LEA). Secondo uno studio presentato amar- zo la Campania si attesterebbe come ultima tra le Regione commissariate, con un risultato pari a 99 (dove il minimo considerato accettabile è 160).

L’increscioso episodio si è verificato nel reparto di medicina generale dell’ospedale San Paolo. E’ quanto denuncia il consigliere regionale dei Verdi della Campania, Francesco Emilio Borrelli, che ha diffuso l’immagine di una degente ricoverata nell’ospedale San Paolo di Napoli in pessime condizioni igieniche. Le foto pubblicate su internet scatenano la bagarre politica e sindacale, mentre il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin dispone l’invio della task force ministeriale e dei carabinieri del Nas per accertare quanto avvenuto al San Paolo.

Il primo a denunciare la vicenda è stato l’assessore Borrelli che ha diffuso la foto per dimostrare il “livello di sciatteria e mancanza di igiene che non possiamo accettare da parte del personale medico”. Per questo chiediamo la rimozione immediata di tutti i responsabili e i membri del reparto che hanno permesso una simile vicenda. “Sulla sua azione amministrativa ho deciso di chiedere un’inchiesta interna“.

Per Borrelli non è possibile accettare “che i pazienti siano trattati in questo modo e non accettiamo giustificazioni superficiali”.

Rassicurazioni sono arrivate anche per il futuro. Le formiche sono sul letto, non sul corpo della paziente, ma di sicuro questo è un fatto che non doveva assolutamente accadere. Abbiamo preso immediati provvedimenti.

Rago ricorda: “Ricopro questo incarico da appena 20 giorni ma non voglio giustificarmi certo per questo”. Il direttore sanitario dell’ospedale Vito Rago, sebbene ricopra tale carica da meno di un mese, sarà il primo a doversi giustificare visto che è stato convocato per un’audizione. “Il servizio bonifica interverrà domani nell’intero reparto”. Rago ha poi specificato di aver appaltato ad una ditta specializzata l’incarico per una bonifica definitiva. E ancora: “Farò in modo che non succeda mai più”. “Dopo il caso dei furbetti del cartellino del Loreto Mare e quello del Cardarelli con i pazienti stipati nei corridoi, un nuovo scandalo investe la sanità a Napoli” ha affermato il presidente Carlo Rienzi annunciando un esposto alla Procura di Napoli per aprire un’indagine sull’accaduto. La prima cosa fatta, spiega, “è stata quella di cambiare il letto della signora“.

La denuncia di un consigliere regionale campano.Il direttore sanitario: tutto vero

Un’immagine sconcertante, che si fa fatica a credere sia stata scattata in un ospedale italiano. Ritrae una donna che giace in un letto d’ospedale, e il letto è letteralmente infestato da una miriade di formiche. È la fotografia diffusa dal consigliere regionale dei Verdi della Campania, Francesco Emilio Borrelli, la degente riatratta si trova ricoverata all’ospedale San Paolo di Napoli. Presidio nel quale, peraltro, già in passato si erano registrate proteste per la presenza di insetti.

Lo stesso Borrelli rimarca che si tratta di «un gravissimo caso di degrado e di mala sanità; una signora è ricoverata in Medicina Generale al quinto piano ed è immersa tra le formiche in un letto sporco. Un livello di sciatteria e mancanza di igiene che non possiamo accettare da parte del personale medico. Sono anni che denunciamo la presenza di insetti compresi gli scarafaggi all’interno dell’ospedale e le rassicurazioni che ci hanno fornito fino ad oggi si sono rivelate inattendibili. Per questo chiediamo la rimozione immediata di tutti i responsabili e i membri del reparto che hanno permesso una vicenda simile».

D’altro canto, lo stesso direttore sanitario dell’ospedale, Vito Rago, ammette che «è tutto vero, sono mortificato. Ricopro questo incarico da appena 20 giorni ma non voglio giustificarmi certo per questo. Ho chiamato il servizio bonifica che interverrà domani mattina nell’intero reparto. Le formiche sono sul letto, non sul corpo della paziente, ma di sicuro questo è un fatto che non doveva assolutamente accadere. Abbiamo preso immediati provvedimenti».

E mentre il Codacons annuncia la presentazione di un esposto in Procura sulla vicenda – «una vergogna inaudita che regala a Napoli il titolo di capitale italiana della malasanità», afferma il presidente Carlo Rienzi – si riaccendono le polemiche sulla gestione della sanità in Campania: sono passati ormai più di due mesi dalle dimissioni del commissario alla Sanità campana Joseph Polimeni e ancora non c’è il sostituto, questione che dev’essere risolta sull’asse ministero-Regione, con le istutizioni e rimpallarsi le responsabilità.

Chiuso d’urgenza il reparto di medicina. Il ministro invia task force, ispezione dei Nas. L’ira di De Luca

Centinaia di formiche invadono il letto di un’anziana paziente ricoverata in gravi condizioni nel reparto di Medicina generale al quinto piano dell’ospedale San Paolo. Sono immagini impressionanti quelle che giungono dall’ospedale San Paolo, ultima frontiera sanitaria posta a ovest della città. Quello che dieci o quindici anni fa, prima del Piano di rientro, era un gioiello della sanità campana, oggi è un ospedale scivolato verso un lento declino sotto la scure di tagli e mala organizzazione, incompatibili con la funzione sanitaria. L’immagine shock, trasmessa da un para sanitario di un altro reparto dell’ospedale e diffusa da Emilio Borrelli, consigliere regionale dei Verdi, testimonia una grave condizione di degrado organizzativo e igienico-sanitario che non lascia spazio a nessuna difesa.

Il direttore sanitario del presidio Vito Rago ha disposto la chiusura del reparto, il dirottamento dei pazienti in altre unità operative e l’immediata sanificazione dell’intero ospedale. Oggi al San Paolo sono attesi anche gli ispettori della Regione e lo stesso governatore Vincenzo De Luca, avvertito ieri da Borrelli, sarebbe intenzionato a verificare di persona quanto accaduto per poi prendere i provvedimenti necessari. Sulla vicenda si fa sentire anche il ministero della Salute: Beatrice Lorenzin ha disposto l’invio della task-force ministeriale e dei carabinieri del Nas per accertare quanto avvenuto nel presidio di Fuorigrotta. Già ieri sera i Nas sono intervenuti per rilievi e foto. «Sono in servizio in questo ospedale da soli ventigiorni – spiega Rago, di recente dirottato dal management aziendale dal San Giovanni Bosco al San Paolo – ho disposto con procedura urgentissima una gara per affidare la disinfestazione a una ditta specializzata ed entro una settimana avremo la bonifica dell’intero ospedale. Il nosocomio ha bisogno di profondi interventi di riammodernamento.

In quel reparto sono tra l’altro in corso lavori agli impianti di diffusione dell’ossigeno. È possibile che gli operai abbiano lasciato dei varchi che nell’arco di mezz’ora sono stati capaci di colonizzare il letto dell’ammalata. Sono mortificato per quanto accaduto». Borrelli afferma che si tratta di «un livello di sciatteria e mancanza di igiene che non possiamo accettare». «Sono anni – aggiunge – che denunciamola presenza di insetti, compresi scarafaggi, all’interno di quell’ospedale e le rassicurazioni fornite fino ad oggi si sono rivelate inattendibili.

Chiediamo la rimozione immediata di tutti i responsabili e i membri del reparto che hanno permesso una simile vicenda». Il direttore sanitario è stato convocato dalla commissione sanità del Consiglio regionale: «Non accetteremo giustificazioni superficiali». Sulla vicenda intervengono anche le organizzazioni sindacali del San Paolo (Cisl, Uil, Usb e Nursing up) che puntano il dito sulla mancanza di una efficace governance, con quattro direttori sanitari sostituti che si sono alternati nel presidio, sui molti ruoli da primario affidati a sostituti, sull’assenza di coordinatore infermieristico «mentre la Regione punta tutto sull’Ospedale del mare». La Cgil aziendale parla di «programmazione sanitaria superficiale e di totale assenza di operatori socio-sanitari necessari alle pulizie» con gravi carenze sui percorsi assistenziali ed edilizi per cui «molti pazienti sono dirottati nel privato».

Antonio De Falco, segretario della Cimo, ricorda che ai vertici della sanità campana manca da oltre due mesi non solo un commissario ad acta di nomina governativa ma anche il vertice dell’Asl Napoli 1 dopo la sospensione e decadenza di Elia Abbondante coinvolto in vicende giudiziarie. «Come si fa a reclamare la nomina del sostituto di Polimeni – dice De Falco – se poi non si procede celermente a dare un nuovo vertice anche alla Asl Napoli 1 da cui il San Paolo dipende?». Sulla stessa lunghezza d’onda Vincenzo Bottino della Fesmed mentre Bruno Zuccarelli, vertice dell’Anaao, se la prende con le contraddizioni della politica: «Il governo che non decide sulla scelta del commissario avrà sulla coscienza la nostra sofferenza. De Luca può battere i pugni sul tavolo, ma non può autorizzare trasferimenti, stanziamento di fondi e assunzioni». Infine il Movimento 5 stelle: «La sanità campana è in mano a d’incompetenti nominati da De Luca, non per risolverne i problemi ma per rispondere agli ordini dei politici» tuonala capogruppo Valeria Ciarambino.

Il dottor Rago si “dice mortificato, è un fatto che non doveva assolutamente accadere. E farò in modo che non succeda mai più. La prima cosa, fatta subito, è stata quella di cambiare il letto della signora”.

Il tema della qualità e delle procedure che garantiscano un servizio sanitario “migliore” è
oggetto della massima attenzione da parte della Federazione delle aziende ospedaliere (FIASO).

Le attività svolte in questo settore sono state molteplici e hanno visto il coinvolgimento non solo delle strutture ospedaliere associate, ma anche di università, associazioni ed enti locali.
L’obiettivo dichiarato è quello di dare luogo ad una serie di attività che sul medio termine consentano di arrivare alla definizione di standard per una migliore gestione del sistema ospedaliero. All’interno di questo percorso, il tema dell’errore è stato al centro di riflessioni e interventi, sia generali, sia puntuali. Nell’ambito della pratica ospedaliera, infatti, l’errore è tanto un problema di management, quanto di strutture, di uomini, come di risorse. Come dimostrano molto bene le pagine che seguono.

Non deve sorprendere, dunque, che le aziende che fanno riferimento alla Fiaso abbiano
individuato il tema dell’errore come una delle priorità su cui investire e lavorare. Nell’ambito
dell’attività degli ultimi due anni, per esempio, un progetto assolutamente qualificante è quello del cosiddetto Patto per la Sicurezza nell’esercizio della pratica medica ed assistenziale organizzato in collaborazione con il Tribunale per i diritti del malato che si è fatto promotore, insieme a ANAAO-ASSOMED e FIMMG, della stesura di una Carta della Sicurezza nell’esercizio della pratica medica ed assistenziale, fornendo indicazioni e procedure utili a ridurre e a prevenire gli errori in sanità. La Carta si pone l’obiettivo di individuare, proporre, implementare e tenere sotto controllo procedure, linee guida, modelli organizzativi, modalità di comportamento in grado di consentire la riduzione di quella parte di errore che si può ritenere evitabile. Al progetto partecipano 15 aziende sanitarie pubbliche. I risultati di questo lavoro sono destinati alla crescita di tutti gli operatori sanitari.

Su 8 milioni di persone che ogni anno vengono ricoverate negli ospedali italiani, 320 mila (il
4% circa) subiscono danni o conseguenze più o meno gravi che potrebbero essere evitati. Di queste, una cifra variabile tra le 14 mila (secondo le stime più ottimiste) e le 50 mila (secondo quelle più pessimiste) muoiono a causa di errori compiuti dai medici o causati da una non adeguata organizzazione delle strutture sanitarie. In fredde cifre sono questi i numeri principali dell’errore medico in Italia.

Questi “eventi avversi” (come asetticamente vengono definiti) spingono gli utenti a ricorrerre sempre più frequentemente al tribunale: sono circa 12 mila le cause pendenti, per una richiesta di risarcimento danni pari a circa 2,5 miliardi di euro. E più cause vengono mosse, maggiori saranno i costi che gli ospedali dovranno sostenere per il pagamento delle polizze assicurative.

Solo per fare un esempio, attualmente un ospedale che serve un centro abitato di 50 mila persone deve pagare una polizza di circa 750 mila euro. Ma, nel caso di strutture più grandi, si arriva facilmente a 1-2 milioni di euro. Nonostante l’aumento progressivo dei premi, le assicurazioni non riescono a tenere il passo con i risarcimenti che crescono ad un ritmo ancora più vertiginoso: a fronte di una raccolta annua di circa 175 milioni di euro, sono 413 i milioni di euro sborsati per i risarcimenti.

A questo dato si devono aggiungere i costi nascosti per la sanità italiana: quelli relativi alle conseguenze di errori con esiti mortali sono stati stimati in circa 2,5 miliardi di euro, mentre la somma relativa alle conseguenze di danni con esiti non mortali, ma che comportano un prolungamento di almeno due giorni nel ricovero, ammonta a circa 260 milioni di euro. Insomma, un circolo vizioso che rischia di strangolare la sanità italiana se è vero che ben 10 miliardi di euro vengono “bruciati” in incidenti, sprechi ed errori relativi al solo ambito ospedaliero (pubblico e privato).

Romperlo, però, è possibile. Basta adottare una politica di gestione del rischio che consenta
di intervenire a monte delle cause di errore in ambito sanitario. L’obiettivo è quello se non
di eliminarle (cosa forse impossibile), per lo meno di ridurle significativamente. Risk management significa proprio questo: adottare una serie di procedure e di strutture che consenta di affrontare alla radice il rischio negli ospedali, partendo anzitutto da un radicale cambiamento di mentalità nel medico, che deve essere disposto ad accettare l’errore come parte integrante della sua professione. Ma che, soprattutto, deve essere capace di imparare da esso.

Negli Stati Uniti, in Svizzera e in Spagna sono in corso da qualche tempo progetti per ridurre l’errore  e il rischio. In particolare, negli Stati Uniti, è stato messo a punto il programma di Risk Management del Vanderbilt University Hospital. In una breve guida, vengono segnalate le principali procedure da seguire. Anche in Italia si comincia a fare qualcosa di concreto: dallo scorso anno si svolge la sperimentazione di Unità di gestione del rischio in tredici tra Ospedali pubblici, privati e aziende sanitarie locali. Le strutture coinvolte sono le seguenti: Istituto San Raffaele di Milano, Azienda ospedaliera Salvini di Garbagnate Rho, Ausl Bologna, Ausl Cesena, Aziende ospedaliere di Cosenza, Ospedale San Eugenio di Roma, Azienda policlinico Tor Vergata (Roma), Complesso integrato Columbus (Roma), Ospedale Sant’Antonio Padova, ASL 1 Napoli e CTO Napoli, Ausl 9 Macerata, ULSS 1 Belluno. Il risk manager è una figura destinata a diventare protagonista in tutti gli ospedali moderni.

Il rapporto sulla malasanità: in Italia un caso ogni 2 giorni

Duecentoquarantadue casi di malasanità in un anno e mezzo,. Centosessantatré morti. È questo il drammatico bilancio tracciato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari. Errori di medici o di organizzazione sanitaria, per ora presunti, giacché le indagini sono ancora in corso. Ma che servono già a tracciare una mappa del rischio per i pazienti. Dei 242 casi di malasanità, verificatisi in 503 giorni, la metà si sono registrati tra Calabria e Sicilia. E così i decessi. 64 casi di malasanità e 50 morti in Calabria, 52 casi e 38 vittime in Sicilia, 14 decessi nel Lazio e poi Puglia, Campania e Lombardia con 15 casi. Un solo caso in Umbria, Marche, Basilicata e Trentino Alto Adige.

Un ritmo impressionante: un caso ogni due giorni, una vittima ogni tre. Alcuni arrivano sui giornali. Altri no. L’ultimo, denunciato ieri, è quello di una donna morta in ascensore nell’ospedale di Padre Pio dove non le sarebbero state prestate le cure necessarie, secondo quanto denunciato da un assessore regionale pugliese dell’Udc. Il 17 ottobre era morto un tredicenne all’ospedale di Catanzaro per motivi analoghi. Due giorni prima era toccato a Baria, studentessa di 21 anni, al Policlinico di Bari, dove si era presentata con forti dolori addominali e l’avevano rimandata a casa. Il 10 la pm dell’inchiesta sulla fine della contessa Vacca Agusta, colta da un malore e morta dopo essere stata trasferita in tre ospedali diversi liguri. Il 7, al San Camillo di Roma, dopo 7 ore di attesa per un cesareo d’urgenza una mamma aveva perso il bambino.

Leoluca Orlando che presiede la commissione, nata lo scorso aprile, rimarca che si tratta di errori presunti, ma spiega che obiettivo della commissione è verificare non solo il «chi» sbaglia, ma anche il «perché». «Avere tanti ospedali non è sempre garanzia di buona qualità. In Calabria ad esempio per curare una malattia ti trasferiscono anche 3-4 volte. Viene il dubbio che ci siano strutture fasulle.

Nel Sud ci sono punti nascita che hanno solo 150 parti l’anno invece dei 1000 richiesti dallo standard europeo, e la scarsa esperienza e gli scarsi servizi sono forieri di errori». Nei tagli, aggiunge, occorre guardare agli sprechi. Un esempio? «Il caso del 118 in Sicilia. Venne affidato alla Croce Rossa e pagato a piè di lista: la spesa si decuplicò. Così pure non si può tagliare la sanità pubblica e moltiplicare i posti alle cliniche convenzionate».

Molti i commenti al rapporto. Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale del Senato, chiede l’istituzione di «un’authority che valuti costantemente l’efficacia, l’efficienza e la qualità delle cure». Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale del Malato, rivendica la richiesta a ministero e Regioni di «un sistema di controllo e registrazione degli eventi sentinella, errori o quasi errori». Il presidente della federazione degli ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco, chiede una legge che permetta all’Ordine di «prendersi maggiori responsabilità nel campo delle sanzioni». Costantino Troise, segretario nazionale dell’ Anaao-Assomed, lamenta carenze di personale, assenza di investimenti e di formazione, condizioni che potrebbero provare un aumento dei rischi e degli errori sanitari. Troise invita però a considerare il volume di prestazioni garantite dal Servizio sanitario: 7 milioni di ricoveri l’anno, 300 milioni di visite specialistiche, trenta milioni di accessi al pronto soccorso e un miliardo di analisi di laboratorio.

Le Infezioni Ospedaliere (I. O.), terminologia ormai sempre meno utilizzata perché sostituita da Infezioni Correlate alle Pratiche Assistenziali (ICPA), sono un elemento importante per la definizione della qualità dell’assistenza, esse rappresentano ancora un importante causa di morbilità e mortalità nonché un aumento dei costi in sanità.
Le Infezioni Correlate alle Pratiche Assistenziali comprendono infezioni che derivano dall’esposizione dei pazienti ad agenti infettivi che possono derivare dal contatto diretto con una persona (es. mani contaminate degli operatori) o dal contatto indiretto con dispositivi medici riutilizzabili (es. strumentario chirurgico) o con l’ambiente inanimato contaminato (es. superfici, polvere). Tutti questi elementi impongono l’adozione di una strategia basata su prevenzione, controllo e riscontro epidemiologico delle infezioni contratte in ospedale, che riconosce nelle procedure di pulizia , disinfezione e sterilizzazione uno strumento fondamentale. Tale strategia impone a tutti gli operatori sanitari un costante aggiornamento e la creazione di protocolli che tengano conto degli aspetti tecnico-scientifici ed economici, ma anche di specifiche esigenze operative, al fine di rendere applicabili nella routine quotidiana le soluzioni proposte.
Negli ultimi anni tutte le organizzazioni sanitarie hanno mostrato sempre maggiore interesse per la sicurezza dei pazienti, anche sulla spinta dell’OMS che con il ” Global Patient Safety Challenge: Sfida Globale per la Sicurezza del Paziente” ha posto al centro di tutti i programmi di prevenzione la tutela degli ammalati. La prevenzione in questo ambito implica comportamenti costantemente corretti ed omogenei in un vasto complesso di attività quotidiane, quali l’ igiene ambientale, la disinfezione dei presidi sanitari ed attrezzature, l’igiene delle mani , l’uso corretto dei guanti, la sterilizzazione dello strumentario chirurgico, che proprio per la loro ripetitività trovano l’insidia di frequenti disattenzioni ( quando non addirittura ignoranza delle regole) e conseguenti comportamenti scorretti.
Le aree ad alto rischio, come le Terapie Intensive e le Sale Operatorie , rappresentano i luoghi dove la tecnologia assume un ruolo importante nella gestione delle cure che offriamo ai pazienti, questo però , non deve far trascurare un aspetto che è alla base di ogni corretta condotta terapeutica: l’IGIENE.
Il mantenimento dell’igiene nelle strutture sanitarie, ed in particolare nelle Aree ad Alto Rischio , deve rappresentare il punto da cui iniziare , al fine di garantire una riduzione del rischio infettivo, qualunque sia il percorso diagnostico-terapeutico del paziente.
Questa prima pubblicazione parte proprio da qui : “Sanificazione e disinfezione ambientale nelle Aree ad Alto Rischio”.

L’igiene riveste un ruolo molto importante nel garantire il mantenimento di adeguati livelli di sicurezza nelle strutture sanitarie. L’igiene ambientale, la disinfezione dei presidi medici riutilizzabili e delle attrezzature sono i capisaldi per controllare il rischio infettivo. A tale scopo sono necessari metodi appropriati di pulizia e disinfezione.

Scopo
Scopo del presente documento è descrivere le corrette procedure per sanificare e disinfettare gli ambienti, sia quotidianamente, che periodicamente.
Applicabilità
Si applica nelle UU.OO., classificate ad alto rischio e suddivise secondo quanto previsto dal “Capitolato di appalto aziendale
– Camere operatorie (tutte), Sala emodinamica della cardiologia Adulti e Pediatrica, Neonatologia, Rianimazioni , Terapie Intensive e Sub-intensive, Emodialisi ed UMACA;
– Sala preparazione e risveglio, zona preparazione chirurgo, deposito materiale sterile, corridoi interni alla sala, zona filtro e ingresso;
– Corridoi di accesso alle sale operatorie, accettazione paziente, zona relax, deposito pulito, filtro, spogliatoi personale, servizi Igienici, corridoio comunicazione con area sporca, deposito sporco;
– Laboratorio Microbiologia – Sala Settoria – Obitorio.
Responsabilità
Le figure coinvolte nell’applicazione del protocollo sono:
– Coordinatore Infermieristico
verifica del rispetto di quanto previsto dal presente protocollo
– Personale Infermieristico
– Personale di supporto: interviene in caso di emergenza in sostituzione del personale in appalto
– Personale ditta appaltatrice: esecuzione delle procedure
Programmazione e controllo
Importante è stabilire un programma di sanificazione corretto, basato su un accurata analisi del contesto operativo e delle risorse strumentali e professionali. In un programma di sanificazione bisogna prevedere:
• Individuare le aree di intervento;
• Identificare le risorse necessarie (sia umane che strumentali);
• Analizzare le procedure di intervento;
• Definire gli obiettivi;
• Elaborare protocolli operativi;

• Applicare le procedure;
• Formare ed informare gli operatori;
• Sorvegliare, verificare le procedure messe in atto.
Tutto ciò si racchiude in quello che si definisce: “Procedura standardizzata”.
Per verificare l’avvenuta esecuzione della presente procedura si utilizzano delle schede sugli interventi di pulizia (allegato 1) diversificate per aree.
In conclusione, la sanificazione in ambiente ospedaliero è un processo speciale, che come tale va organizzato e controllato, e in cui il risultato finale è garantito solo a fronte di procedure corrette e scrupolosamente osservate.

“GUIDA ALLA DEGENZA PER PAZIENTI E FAMILIARI”

Caratteristiche strutturali

Il reparto di Ematologia BCM è costituito da 4 stanze di degenza: 2 stanze a 2 posti letto e 2 stanze singole.
Ogni stanza è dotata di servizio igienico indipendente; è corredata di letto, comodino, tavolo, sedia, poltrona, armadio per gli effetti personali del paziente, orologio a muro, frigorifero, TV, videoregistratore, citofono e telecamera collegata ad un monitor a circuito chiuso situato nella stanza degli infermieri che permette il controllo visivo della camera e la comunicazione tra infermiere e paziente a distanza.
La sezione di Ematologia Degenza Convenzionale è composta da 3 stanze a due posti letto con le stesse dotazioni della sezione BCM ad esclusione delle telecamere.
L’equipe curante
I medici responsabili delle due sezioni sono presenti dal lunedì al venerdì dalle ore 8.00 alle ore 14.00, effettuano la visita medica tutte le mattine dalle ore 8.00 alle ore 9.30.
II Direttore dell’Ematologia abitualmente partecipa alla visita il lunedì, il mercoledì ed il venerdì in sezione BCM ed il martedì e il giovedì in sezione Degenza Convenzionale.
Al fine di garantire ai pazienti la massima continuità clinico-assistenziale, uno specialista ematologo è presente nei giorni feriali dalle ore 14.00 alle ore 18.00, il sabato dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e nei giorni festivi dalle ore 9.00 alle ore 12.00.
L’equipe infermieristica dedicata alle due sezioni comunicanti assicura una presenza costante di 3 infermieri dalle ore 7.00 alle ore 19.00 e 2 infermieri durante il periodo notturno.
Le prestazioni di tipo alberghiero nelle ore diurne sono svolte da operatori tecnico-assistenziali.
Le pulizie sono svolte da un operatore di una ditta esterna.

L’isolamento protettivo

La sezione BCM è concepita in modo da ridurre al minimo il rischio infettivo. La Bassa Carica Microbica ambientale viene mantenuta attraverso:
> un sistema di condizionamento ad alta efficienza che filtra e purifica l’aria tramite filtri assoluti e mantiene costantemente una pressione positiva all’interno della stanza, controlla la temperatura ambientale e garantisce un elevato numero di ricambi/ora di aria;
> la chiusura costante di porte e finestre (le finestre sono chiuse a chiave per evitare che un’apertura accidentale determini l’ingresso in stanza di aria non filtrata);
> appositi filtri antibatterici collocati nella doccia dei bagni e nei lavandini per la filtrazione dell’acqua;
> procedure specifiche di pulizia e disinfezione;
> procedure specifiche per l’ingresso nella stanza, dei materiali e delle persone;
> rigorose norme di antisepsi osservate dagli operatori.
Di norma, le uscite dalla propria stanza, per il paziente ricoverato, sono limitate all’esecuzione di esami strumentali (radiografie, ecografie, TAC, ecc.) o procedure terapeutiche (ieucoaferesi…). Il personale infermieristico provvederà ad informare per tempo il paziente che dovrà indossare sempre: calzari, camice e cuffia per proteggere i propri indumenti nell’ambiente esterno, inoltre, in caso di neutropenia, dovrà indossare anche la mascherina. Al rientro in reparto, il paziente toglierà gli indumenti di protezione nel filtro principale e provvederà ad un accurato lavaggio delle mani prima di rientrare nella propria stanza. Tuttavia durante la degenza, in alcune fasi del trattamento in cui il rischio infettivo non è elevato (cioè quando il paziente abbia un adeguato valore di globuli bianchì), è possibile che il medico conceda il permesso per uscire dalla stanza per recarsi nelle aree comuni del reparto. Nella sezione di Degenza si applicano le stesse norme comportamentali della BCM.

IL RISCHIO INFETTIVO

Le terapie immunosoppressive, i trattamenti chemioterapici e gli effetti indotti dalle stesse malattie ematologiche espongono ad un alto rischio infettivo.
I microrganismi responsabili sono numerosi e risiedono sia nell’ambiente esterno che, prevalentemente, all’interno del nostro organismo.
I punti più esposti sono: la cute, le mucose (bocca, genitali, zona perianaié) e l’intestino.
Ciò spiega l’insorgenza di infezioni a carico di questi distretti e la necessità di applicare misure igieniche costanti.
II sintomo principale che preannuncia l’infezione è la febbre che sarà oggetto di un attento monitoraggio e cura mediante l’esecuzione degli esami colturali (tamponi, emocolture, copro colture..!) e terapie specifiche (antibiotici).
Il rischio infettivo è estremamente elevato nei trattamenti chemioterapici ad alto dosaggio e nelle procedure di Trapianto autologo di Cellule Staminali.
Nel Trapianto di Midollo Osseo allogenico il rischio è ancora più importante in considerazione del periodo maggiormente prolungato di neutropenia e della concomitante terapia immunosoppressiva.
Questo spiega la necessità delle misure di prevenzione di seguito riportate e di un flusso limitato di persone aN’interno della sezione.

L’IGIENE PERSONALE

Il lavaggio delle mani
Le mani sono il principale veicolo d’infezione e di conseguenza un accurato lavaggio riduce notevolmente la diffusione di germi nocivi. Il lavaggio deve essere protratto per almeno 1 minuto. Si procede sciacquando mani e polsi con acqua corrente, poi con sapone detergente (1-2 dosi dall’erogatore)) si deve prestare la massima attenzione agli spazi interdigitali e sottoungueali (dita ed unghie).
Le mani devono poi essere asciugate molto bene, con le salviettine di carta monouso (attenzione! L’umidità che rimane sulla cute favorisce nuova crescita di microrganismi).
Il lavaggio delle mani deve essere effettuato frequentemente e, sempre, nei seguenti casi:
> prima e dopo ogni pasto;
> dopo l’utilizzo dei servizi igienici)
> prima dell’assunzione della terapia orale;
> dopo ogni uscita dal reparto;
> dopo aver toccato oggetti potenzialmente sporchi (giornali, riviste, oggetti di provenienza esterna ecc.);
> dopo aver toccato una propria ferita.
E’ assolutamente controindicato toccarsi la bocca con le mani.
Una alternativa efficace per la decontaminazione delle mani, soprattutto per gli operatori in continua azione , è l’utilizzo di gel alcolici per le mani che vengono messi a disposizione dal personale.

La doccia giornaliera

L’igiene completa giornaliera ha lo scopo di allontanare i germi presenti sulla pelle, quindi è una pratica ritenuta indispensabile per la prevenzione delle infezioni.
La doccia è importante anche in condizioni febbrili, pertanto, se il paziente si sentirà troppo stanco per recarsi in doccia da solo, sarà accompagnato ed aiutato da un operatore; se invece le condizioni cliniche non permettono al paziente di alzarsi dal letto, il personale infermieristico provvederà ad eseguire il bagno completo al letto.
La doccia deve essere eseguita sempre, ogni mattina possibilmente entro le ore 7.30 per tutto il periodo della degenza.
Ai pazienti autosufficienti è richiesta la massima puntualità per consentire lo svolgimento regolare delle terapie, della visita medica e l’esecuzione delle pulizie.
Nelle stanze doppie, il bagno verrà accuratamente pulito al termine della doccia di ciascun paziente.
Anche per la doccia è opportuno seguire una procedura ben precisa:
> indossare le ciabatte di plastica (da utilizzare solo per la doccia);
> bagnarsi e insaponarsi con il detergente, con movimenti circolari dall’alto verso il basso e dalle zone più pulite a quelle più contaminate;
> risciacquare abbondantemente e ripetere il lavaggio nelle pieghe cutanee (zone ascellari, seno, ombelico, inguine, genitali, zone interdigitaii dei piedi); > asciugarsi con cura usando i teli da bagno forniti dal reparto, da sostituirsi dopo ogni singolo utilizzo; prestare attenzione alle pieghe cutanee;
> utilizzare la crema idratante su tutto il corpo per idratare la pelle e scegliere indumenti di fibre naturali in quanto a seguito delle terapie si possono verificare fenomeni di estrema secchezza cutanea e/o comparsa di eritema;
> è consigliato il lavaggio dei capelli e/o del cuoio capelluto tutti i giorni;
> gli uomini avranno cura di radersi tutti i giorni utilizzando esclusivamente il rasoio elettrico.

L’Igiene intima

L’igiene delle parti intime deve essere scrupolosa e ripetuta più volte al giorno in particolare dopo ogni evacuazione.
Il materiale necessario deve essere identificabile per evitare scambi di prodotti da paziente a paziente e mantenuto pulito e asciutto (ricordare che i germi proliferano in ambiente umido).
Procedere nel modo seguente:
> bagnare le zone genitali, poi con una dose di detergente insaponare la superficie per almeno 1 minuto. Risciacquare con acqua corrente iniziando dalla parte anteriore a quella posteriore; infine asciugare delicatamente, tamponando con le salviette monouso. Evitare sfregamenti e l’uso eccessivo di sapone, per non danneggiare la mucosa;
> è molto importante che il paziente autoispezioni regolarmente la cute e le mucose e riferisca tempestivamente all’infermiere e/o al medico l’eventuale comparsa di irritazioni, prurito, dolore, lesioni, affinchè il problema possa essere adeguatamente trattato.

La cura del cavo orale

Una buona igiene dentale e del cavo orale riveste un’enorme importanza per limitare l’insorgenza di infezioni. Infatti uno degli effetti collaterali della chemioterapia è la mucosite che può manifestarsi in modo più o meno marcato.
La chemioterapia determina un’alterazione delle cellule della mucosa orale che diventa più debole e soggetta ad infezioni, in particolare quelle fungine, tali da determinare delle vere e proprie lesioni che possono rendere difficoltosa l’alimentazione.
Inoltre le gengive possono sanguinare a causa della piastrinopenia indotta dalle terapie. Fino a quando le condizioni del cavo orale lo consentiranno è consigliabile l’utilizzo del dentifricio e spazzolino più volte al giorno e sempre dopo l’assunzione del cibo.
Dopo l’uso del dentifricio non sciacquarsi la bocca con l’acqua del rubinetto ma quella della bottiglia.
Al paziente verranno inoltre forniti un collutorio ad azione disinfettante ed un prodotto antifungino da utilizzarsi, scrupolosamente, 4 volte al giorno dopo la pulizia, secondo le indicazioni date dall’infermiere.
In presenza di sanguinamento delle gengive e/o quando il valore delle piastrine si abbassa al di sotto di 50.000/mmc, il paziente verrà istruito dal personale infermieristico ad eseguire la pulizia della bocca con spazzolini di spugna sterili monouso forniti dal reparto.
In presenza di mucosite con lesioni, sarà l’infermiere stesso che eseguirà quotidianamente la pulizia e le medicazioni del cavo orale.
Lo spazzolino e il dentifricio personale, dopo l’uso, dovranno essere puliti e asciugati e conservati all’interno di contenitori chiusi.
Se il paziente è portatore di protesi mobile potrà eseguire le operazioni di lavaggio consuete dopo ogni pasto; durante la notte si consiglia di rimuovere la protesi, lavarla e riporla nell’apposito contenitore.

L’ALIMENTAZIONE

La distribuzione del vitto avviene nei seguenti orari:
• Colazione ore 8.30
• Pranzo ore 12.00
• Cena ore 19.00
I pasti vengono serviti in contenitori chiusi, posate e bicchieri monouso.
II paziente può scegliere i cibi a lui graditi dal menù settimanale che gli verrà consegnato quotidianamente.
Oltre ai pasti completi forniti dal servizio ristorazione, il paziente può chiedere i seguenti alimenti:
> fette biscottate, biscotti, brioche e grissini in confezione monodose;
> marmellata gusti vari, miele e burro in confezione monodose;
> zucchero, sale, olio e aceto in bustine monodose;
> succhi di frutta (albicocca, pesca, pera, mela);
> omogeneizzati di frutta e di carne (pollo, vitello, manzo);
> budini alla vaniglia e cioccolato, yogurt alla frutta o interi;
> acqua minerale naturale o frizzante in bottiglia;
> camomilla, tè, caffè d’orzo;
> limoni e succo di limone;
> frutta o spremuta di arancia.

Fuori dall’orario dei pasti gli alimenti in elenco possono essere richiesti al personale ed è possibile conservarne una piccola scorta, utilizzabile in giornata, nel frigorifero della stanza.
Salvo condizioni particolari, per tutta la degenza la dieta è libera anche se la scelta rimane agli alimenti consentiti elencati di seguito poiché occorre tenere presente che la dieta dei pazienti degenti nel nostro reparto, a causa della riduzione della capacità di difesa dell’organismo, deve essere a basso contenuto batterico.
Ciò significa che alcuni alimenti saranno proibiti quali:
> verdure crude;
> formaggi non stagionati;
> salumi insaccati;
> frutta che non possa essere sbucciata come ad es. fragole, uva ecc.

Cibi cucinati a domicilio

È consentito, previo accordi con il personale infermieristico, portare al paziente cibi cucinati a domicilio; questa opportunità può essere particolarmente vantaggiosa per il paziente che a causa delle terapie presenta: inappetenza, nausea e alterazione del gusto.
I familiari potranno chiedere consiglio al personale infermieristico su quali alimenti portare da casa e quali accorgimenti usare nel cucinare i cibi e nel trasporto.
Gli alimenti andrebbero cucinati direttamente nel contenitore che verrà usato per il trasporto (pentola a pressione, vaschette monouso da forno ecc).
E’ consigliato non aggiungere mai condimenti crudi alla fine della cottura (olio, aceto, saie, burro, spezie, erbe, ecc.) poiché vengono forniti dal personale in confezione mono dose.

Il trasporto
Gli alimenti cucinati, devono essere portati da casa all’ospedale, possibilmente entro poche ore dalla cottura in monoporzione e in contenitori chiusi, adatti per il riscaldamento in forno a microonde.

Il personale provvedere a riscaldarli ad alta temperatura prima di consegnarli al paziente. Se i cibi sono stati preparati con la pentola a pressione, questa deve rimanere chiusa daM’inizio della cottura fino all’arrivo dal destinatario; può essere portata fredda e riscaldata al momento del pasto. Per il trasporto di alimenti freddi, da conservarsi a temperature intorno a + 4° C o surgelati, è bene utilizzare la borsa termica soprattutto nel periodo estivo.
Alimenti consentiti
> Pasta, riso, cereali: precotti, in confezione monodose, in contenitori idonei al riscaldamento in forno a microonde.
> Carni e pesce ben cotti da consumarsi caldi e subito.
> Prosciutto crudo o cotto, mortadella, in piccole confezioni sottovuoto, da consumarsi appena aperta la confezione.
> Formaggi stagionati (grana, gniviera, emmenthaf) in monoporzione, confezionati sottovuoto singolarmente, formaggi da latte pastorizzato tipo philadelphia, formaggini.
> Ortaggi e legumi, ben cotti o in scatola.
> Frutta fresca senza ammaccature, con buccia pelabile, lavata precedentemente con sodio bicarbonato o amuchina, frutta sciroppata in scatola, monoporzione.
> Gelati e ghiaccioli monoporzione confezionati industrialmente.
> Crackers, grissini, pane, fette biscottate, biscotti, merendine, in monoporzione, imbustati singolarmente.
> Caramelle senza liquore incartate singolarmente.
> Pizza margherita ben cotta.
> Bibite, succhi di frutta, tè, in singola porzione (lattine, bottigliette, tetrapak).
Si raccomanda il familiare, di non eccedere nel quantitativo di generi alimentari che porta in reparto, e si invita a consultare preventivamente il personale infermieristico, in quanto le condizioni cliniche dei degenti, possono cambiare in un arco di tempo molto breve.

IL RICOVERO
Come prepararsi al ricovero
Il giorno precedente al ricovero si consiglia al paziente di tagliarsi accuratamente le unghie di mani e piedi e rimuovere lo smalto. Togliere anelli, collane ed altri gioielli in genere.
E’ consentito portare l’orologio purché sia di materiale lavabile. Qualora il trattamento cui il paziente verrà sottoposto provochi la caduta dei capelli, chiedere consiglio al Medico o alla CapoSala o all’infermiere durante il colloquio preliminare, se sia opportuno tagliare i capelli e la barba prima del ricovero.
Al momento del ricovero presentarsi in reparto all’orario concordato
(è necessario portare eventuale documentazione concordata con il Medico).
Durante il ricovero la biancheria dovrà essere cambiata tutti i giorni e dovrà essere ritirata dai familiari e riportata pulita e asciugata.
La biancheria del paziente va lavata al domicilio con Napisan e se possibile a temperatura elevata in lavatrice, separata da indumenti di altre persone.
È permesso l’uso del cellulare in stanza. Tuttavia si richiede la cortesia, di spegnere il cellulare e il televisore durante la visita medica, le prestazioni assistenziali, il riposo pomeridiano e notturno.
Si consiglia inoltre al paziente ricoverato di non tenere documenti o oggetti di valore durante il periodo di degenza. Il personale del reparto non risponde di eventuali furti o smarrimenti.

Cosa portare con sé
Il paziente che si prepara al ricovero dovrà portare con sé:
> un ricambio giornaliero di biancheria intima, calze, pigiama o camicia da notte;
> una vestaglia o giacca da camera;
> due paia di ciabatte lavabili pulite o nuove (un paio per la camera e l’altro per la doccia);
> uno spazzolino da denti nuovo, con setole di nylon morbide a punte arrotondate con astuccio e il dentifricio;
> rasoio elettrico;
> assorbenti esterni incartati singolarmente;
> fazzoletti di carta;
> dopobarba liquido alcolico;
> burro cacao.
Materiali per l’igiene forniti dal reparto
> Teli da bagno grandi e teli piccoli da bidet;
> salviette monouso di carta per le mani;
> sapone liquido detergente e shampoo;
> crema idratante per il corpo;
> disinfettanti (amuchina) e collutori.
Il reparto dispone dell’asciugacapelli ma il paziente, se preferisce, può portarsi il proprio.
NON PORTARE: asciugamani, salviette, accappatoio, spugne, tovaglioli e fazzoletti di stoffa, rasoio non elettrico, sapone solido, cosmetici.

POSSIBILITÀ’ DI PERSONALIZZAZIONE
Per agevolare il paziente nei momenti di svago e rendere meno pesante il soggiorno in ospedale il reparto mette a disposizione:
> carte da gioco, dama e altri giochi di società;
> TV, alcune con lettore dvd incorporato;
> cyclette.
Lo spazio all’interno della camera è limitato ma chi lo desidera può farsi portare da casa oggetti personali per rendere più gradevole la degenza:
> libri, giornali e riviste (possibilmente nuovi);
> stereo e radio (dipiccole dimensioni e con l’auricolare);
> lettore CD e CD, cassette audio e video;
> uncinetto, lavoro a maglia, ricamo (con ago sondato);
> materiale nuovo per scrivere o disegnare;
> computer portatile;
> fotografìe in portafoto di plastica o da tavolo;
> pupazzi o altri oggetti affettivi di piccole dimensioni sigillati in busta trasparente;
> altri hobby a giudizio.
Tutti gli oggetti devono essere portati puliti e chiusi in buste di plastica nuove.
Poiché lo spazio nella stanza è esiguo ed ogni oggetto è un ricettacolo di polvere, per agevolare lo svolgimento della pulizia ambientale e renderla maggiormente efficace, si chiede di tenere a disposizione un numero limitato di tali oggetti.

Altri servizi offerti dalla struttura
> Servizio di barbiere e parrucchiera a pagamento (su chiamata); è comunque disponibile in reparto un rasoio elettrico per la rasatura corta.
> Assistenza religiosa (su richiesta).
> Colloqui con la Psicologa del reparto (su richiesta).
7. IL TRATTAMENTO TERAPEUTICO
Il paziente che accede al nostro reparto è inserito, in funzione della patologia, in protocolli terapeutici che prevedono un trattamento costituito dall’associazione di farmaci chemioterapici e farmaci non chemioterapici di supporto.
Al trattamento chemioterapico può poi far seguito il Trapianto di Cellule Staminali Emopoietiche (CSE) autologhe o allogeniche.
La Chemioterapia
La chemioterapia è un trattamento medico che utilizza farmaci sia singolarmente, sia in associazione tra loro; ha lo scopo di eliminare la malattia ed in caso di trapianto creare lo spazio necessario alle nuove PBSC. In relazione alla dose, al farmaco somministrato e alla soggettività del paziente, sono diversi gli effetti collaterali che possono manifestarsi sui tessuti ad elevata replicazione cellulare, quali le mucose, la cute e le cellule del sangue (tossicità acuta):
> infiammazione della cavità orale;
> alterazione del gusto;
> nausea, vomito;
> diarrea o stipsi;
> secchezza della pelle;
> perdita dei capelli;
> stanchezza;
> febbre;
> gengivorragia;
> epistassi.
Tuttavia molti di questi sintomi possono essere controllati ed alleviati con farmaci specifici.

La Fase di Neutropenia
Per neutropenia s’intende l’abbassamento dei globuli bianchi, più precisamente dei neutrofili, (sottotipo di giobuii bianchi deputati ai controllo delle infezioni), al di sotto di 500/mmc.
Dopo qualche giorno dal termine della chemioterapia quasi sempre il paziente va incontro ad un abbassamento del numero di tutte le cellule presenti nel sangue; dapprima i globuli bianchi poi anche i globuli rossi e le piastrine, in questo caso si parlerà di pancitopenia.
La neutropenia e/o la pancitopenia, in alcuni casi, non sono solo la conseguenza della chemioterapia, ma possono essere una manifestazione stessa della malattia.
L’abbassamento dell’emoglobina (frazione dei globuli rossi), determina stanchezza più o meno marcata, che a volte può ostacolare i semplici e quotidiani movimenti. In questa situazione potrebbe essere necessario ricorrere a trasfusioni di sangue.
L’abbassamento delle piastrine espone il paziente al rischio di sanguinamenti (gengivorragia, epistassi, ematomi, ecc), in questo caso possono essere necessarie trasfusioni di piastrine.
L’abbassamento dei globuli bianchi (neutropenia) determina una notevole riduzione delle difese immunitarie del paziente che lo espongono ad un rischio elevato di contrarre infezioni.
In questa fase può insorgere la febbre che verrà controllata con antipiretici, terapia antibiotica e/o antimicotica e/o antivirale. Di solito la febbre regredisce nel giro di qualche giorno e al ristabilirsi dei valori normali dei globuli bianchi.

Caduta dei capelli
La caduta parziale o totale dei capelli (alopecia) e dei peli è uno degli effetti indesiderati più comuni della chemioterapia, dovuta non solo all’azione dei farmaci, ma anche alla sensibilità individuale. E’ importante sottolineare che non tutti i farmaci antitumorali causano alopecia e, comunque, il fatto che la possano provocare non significa che siano “troppo pesanti” o che la malattia sia particolarmente grave.
Peraltro la perdita dei capelli non è una costante obbligatoria ed è sempre temporanea: ricresceranno non appena sarà terminato il trattamento o anche nei periodi di intervallo dello stesso.
Cosa fare: un taglio corto di capelli permetterà di gestire meglio la perdita. Se la caduta dei capelli è abbondante o totale, un aiuto estetico e psicologico può venire dall’uso di una parrucca, di cappellini e bandane.
La Fase di Recupero
Si parla di recupero ematologico quando il valore dei globuli bianchi supera i 1.000/mmc stabilmente per almeno 3 giorni consecutivi.
La dimissione avviene comunque a giudizio medico poiché altri fattori possono interferire sulle condizioni generali.
L’inserzione del Catetere Venoso Centrale
La decisione di posizionare o meno il Catetere Venoso Centrale (CVC), viene valutata dal Medico e dall’Infermiere in base al tipo di terapia a cui il paziente sarà sottoposto e/o all’esistenza di vene accessibili ed adeguate nelle braccia del paziente. Il CVC è un catetere in silicone, o altro materiale flessibile che viene posizionato per via percutanea in anestesia locale dal Medico Anestesista. Generalmente l’ago viene inserito nella vena succlavia di destra o di sinistra attraverso la cute tra la clavicola e la prima costa. La succlavia è una grande vena con un flusso elevato di sangue che permette l’infusione di soluzioni farmacologiche che altrimenti sarebbero irritanti per le piccole vene delle braccia, ed è idonea per il trapianto delle Cellule Staminali; inoltre questo sito permette al paziente una buona mobilità nello svolgimento delle attività quotidiane. Il CVC viene inserito qualche giorno prima della terapia. Consente di infondere le terapie necessarie durante il trattamento, eseguire trasfusioni, raccogliere le PBSC, infondere le PBSC, effettuare la nutrizione per via endovenosa. Può rimanere posizionato anche per piu’ cicli di chemioterapia. Quando i trattamenti sono brevi, c’è la possibilità di inserire un Catetere Venoso Periferico (CVP-MIDLINE) nel braccio, che abitualmente si rimuove alla dimissione.

Il Trapianto di Midollo Osseo Autologo

Il trapianto di midollo osseo è una procedura che consiste nella infusione di PBSC che sono le cellule progenitrici di tutte le cellule del sangue: globuli bianchi, globuli rossi, piastrine.
Nel trapianto autologo il donatore è il paziente stesso. La raccolta delle PBSC viene fatta durante una fase di remissione della malattia e può essere effettuata con 2 modalità:
a. Raccolta da sangue periferico
E’ di gran lunga la modalità più diffusa. In questo caso vengono raccolte le PBSC che si trovano nel sangue circolante. Per poter trovare nel sangue circolante una buona quantità di queste cellule (che solitamente sono nel midollo), occorre somministrare al paziente i cosiddetti fattori di crescita emopoietici (G-CSF) che stimolano il midollo ad una maggiore produzione e spingono le PBSC dal midollo al torrente circolatorio. La procedura di raccolta si effettua al Centro Trasfusionale, è chiamata leucaferesi e si avvale di un separatore cellulare. Il sangue del paziente prelevato da una delle due vie del CVC passa attraverso tale strumento che seleziona le cellule e le raccoglie, poi attraverso un circuito chiuso, il sangue viene convogliato di nuovo al paziente attraverso la seconda via del CVC. Se il paziente non è portatore di CVC, la stessa procedura può essere effettuata applicando 2 cateteri venosi periferici a 2 vene di grosso calibro delle braccia (da una si preleva il sangue e attraverso l’altra lo si reinfonde).

Raccolta delle cellule dal midollo osseo
La procedura viene eseguita in sala operatoria in anestesia spinale o, raramente, generale. Il prelievo viene eseguito con ago, dalle creste iliache posteriori, da due medici ematologi, uno a destra ed uno a sinistra del paziente. Essi eseguono delle aspirazioni multiple con la stessa tecnica dell’aspirato midollare. Il sangue midollare che viene raccolto (circa 11) viene conservato in sacche. L’intervento dura circa un’ora e al termine il paziente viene sempre emotrasfuso per reintegrare la perdita di sangue.

In ambedue le procedure le PBSC raccolte vengono criopreservate per un impiego futuro poiché dal momento della raccolta al momento del trapianto intercorre un certo tempo, in quanto il paziente deve essere prima sottoposto, ad una terapia di preparazione.
La terapia di preparazione al trapianto (il cosiddetto condizionamentd) consiste nella somministrazione di chemioterapia a dosaggi elevati che ha lo scopo di eradicare la malattia di base e creare lo spazio necessario per il nuovo midollo.
Il trapianto si esegue in reparto, è una procedura che dura poche ore; si tratta di re-infondere, tramite il catetere venoso centrale, le PBSC raccolte in precedenza, contenute in una o più sacche simili a quelle delle trasfusioni di sangue.
Generalmente la procedura di re-infusione delle PBSC non comporta problemi per il paziente, tuttavia in alcuni casi possono insorgere vomito, rialzo pressorio e senso di calore al volto.
Questi sintomi che regrediscono in poco tempo sono legati al DMSO (crioprotettore) contenuto nelle sacche delle PBSC.
Questa sostanza serve ad evitare danni alle cellule durante la fase di congelamento e scongelamento.
La neutropenia che insorgerà alcuni giorni dopo il trapianto ha una durata variabile a seconda del tipo di terapia eseguita e della patologia.
Nei giorni successivi al trapianto, il paziente, potrà sentirsi stanco ed inappetente, potrà avere difficoltà ad alimentarsi a causa della nausea, dell’alterazione del gusto e della mucosite del cavo orale.
Durante questo periodo al paziente verranno somministrate terapie di supporto: idratazione, vitamine, trasfusioni di sangue e di piastrine fino a che le condizioni generali non si saranno normalizzate.

Nel TMO allogenico di solito il donatore è un fratello o una sorella del paziente. Donatore e paziente sono spesso identici per il sistema HLA. Per accertare la compatibilità basta un prelievo di sangue venoso del donatore e del ricevente.
Quando tra i familiari non si trova un donatore compatibile si ricorre al Registro Donatori Nazionale che è collegato con tutte le Banche dati Europee ed Americane formando una rete internazionale che raccoglie i dati di tutti i donatori di midollo.
Presso l’Ematologia dell’ Ospedale S. Maria Nuova si esegue per ora solo il trapianto allogenico da donatore familiare compatibile.
Se la raccolta delle PBSC del donatore avviene mediante la procedura di espianto dalle creste iliache, si esegue in sala operatoria in anestesia spinale o generale. In questo caso l’espianto del donatore ed il trapianto al paziente (ricevente) avvengono nello stesso giorno, poiché il midollo raccolto viene subito infuso senza essere congelato.
Se invece le PBSC del donatore vengono raccolte da sangue periferico, la procedura di raccolta si effettua al Centro Trasfusionale. (vedi cap. “Trapianto di Midollo osseo autoiogo. Raccolta da sangue periferico’). Le PBSC raccolte vengono criopreservate e reinfuse al paziente in un secondo momento.
Anche per il trapianto allogenico la terapia di preparazione consiste nella somministrazione al paziente di più farmaci chemioterapici a dosaggi elevati. Il midollo da trapiantare è contenuto in sacche e viene infuso tramite il CVC. Durante la procedura infusiva, è raro che insorgano problemi.
Nei primi 15 giorni dopo l’infusione predominano la nausea, il vomito, la diarrea, la mucosite e la febbre.
Dopo 15-20 giorni dal trapianto, si attenuano i sintomi iniziali, il nuovo midollo comincia a produrre le sue cellule ed in alcuni casi possono comparire sintomi e segni correlati all’attecchimento: manifestazioni cutanee di rossore o bruciore in particolare al palmo delle mani, alle piante dei piedi e alle pieghe cutanee, diarrea e ittero.
Si tratta della Graft versus Host Disease (GvHD) che significa: malattia da trapianto verso l’ospite. LA GvHD (Grafi = trapianto, versus = verso, Host = ospite, Disease = malattia) è la conseguenza del non completo riconoscimento del nuovo organismo da parte del midollo del donatore, infatti con le PBSC viene trapiantato anche un sistema immunitario completamente nuovo che potrà riconoscere gli organi del ricevente come estranei.
In alcune patologie alla GvHD si può accompagnare un effetto chiamato Graft versus Leukemia (GvL) ossia il controllo da parte del sistema immunitario nuovo sulla malattia residua.
La GvHD si divide in: forma acuta (insorge nei primi 100 giorni dal trapianto) e forma cronica (oltre i 100 giorni dal trapianto). Ogni trapianto allogenico può essere complicato dalla GvHD. La Ciclosporina ed il Methotrexate sono i farmaci più importanti per prevenire e/o trattare le complicanze cutanee e/o epatiche e/o intestinali della GvHD.
Dal giorno del trapianto il paziente sospende l’alimentazione per bocca che verrà sostituita dalla nutrizione per via endovenosa, riceverà inoltre, trasfusioni di sangue e piastrine ed altre terapie di supporto.
Dopo circa 3 settimane dal trapianto il paziente ricomincerà gradualmente l’alimentazione per bocca introducendo nella dieta un alimento nuovo per volta.
La dimissione potrà avvenire indicativamente 4-6 settimane dopo il trapianto a cui farà seguito una importante terapia domiciliare post trapianto e controlli generali periodici in DH.

ORARI E MODALITÀ DI VISITA DEI PARENTI
Per i pazienti immunodepressi il rischio di contrarre infezioni è proporzionale al numero di agenti infettivi con cui vengono in contatto.
Le persone sono considerate tra i veicoli più importanti di questi agenti infettivi; per questo motivo, pur riconoscendo l’importanza che riveste per il paziente la possibilità di avere vicino il familiare o l’amico, le visite nel nostro reparto sono soggette a precise restrizioni. Si raccomanda di attenersi scrupolosamente a queste regole, in particolare per quanto riguarda gli orari e il numero dei visitatori.
Ad ogni visita è ammesso l’ingresso di una sola persona per paziente.
Ogni paziente dovrà indicare le tre persone per lui più significative che saranno le sole ad alternarsi nelle visite durante tutta la degenza. Deroghe ad altri visitatori (medico curante ecc.) sono eccezionali e sono da concordare con il medico di reparto e la caposala.
I bambini al di sotto dei 12 anni non sono ammessi.
Orari di visita parenti
• Stanze singole: tutti i giorni dalle ore 12.00 alle ore 21.00.
• Stanze doppie: tutti i giorni dalle ore 12.00 alle ore 14.00 e dalle ore 18.00 alle ore 21.00.

Norme per il visitatore
Importante!: qualora il visitatore presenti sintomi di malattia da
raffreddamento (febbre, tosse, mal di gola eco.), malattie infettive,
cistite o diarrea deve sospendere le visite.
Per entrare nelle stanze BCM è necessario:
> nella zona filtro, riporre gli oggetti personali nell’armadio;
> indossare la cuffia, la maschera, il camice ed i calzari, posti nella scaffalatura;
> prima di procedere al lavaggio delle mani togliere anelli, orologi e monili. Scoprire i polsi fino al gomito. Utilizzare la spugnetta monouso; bagnarsi mani e polsi con acqua corrente; applicare il sapone antisettico strofinando accuratamente, con particolare attenzione agli spazi interdigitali e sottoungueali, sciacquare e asciugare accuratamente con salviette monouso eliminando tutta l’umidità residua la cui presenza favorirebbe nuova crescita di microrganismi;
> dopo la vestizione, prima di entrare nella stanza del paziente, il familiare dovrà recarsi nella guardiola degli infermieri per far visionare al personale infermieristico gli oggetti (alimenti, libri, eco) destinati al paziente per gli opportuni controlli;
> all’interno del reparto il visitatore non deve mai togliersi gli indumenti di protezione e non può assolutamente usare i servizi igienici del paziente, in caso di necessità il visitatore deve uscire dal reparto lasciando gli indumenti protettivi all’ingresso e al suo rientro deve ripetere tutta la procedura d’ingresso;
> all’interno della stanza sono disponibili guanti monouso che possono essere usati per manipolare padelle, pappagalli e catini. Se il parente entra in contatto con questi oggetti, potenzialmente sporchi, si dovrà lavare le mani nel bagno della stanza;
> al termine della visita, il familiare dovrà togliere gli indumenti di protezione nella zona filtro all’uscita del reparto e riporli negli appositi contenitori posti accanto al lavandino.

COMUNICAZIONE FAMILIARI/EQUIPE CURANTE
L’équipe curante è a disposizione dei familiari per:
> colloqui riguardanti le condizioni cliniche dei pazienti;
> per informazioni di tipo assistenziale;
> per informazioni di tipo organizzativo.
Il personale infermieristico è sempre disponibile, compatibilmente con l’attività assistenziale, a dare tutte le informazioni di propria competenza.
IMPORTANTE! Tutte le informazioni a carattere clinico, possono essere date solo alle persone precedentemente indicate dal paziente, e nel caso di minori degenti, indicate dai genitori.
Pertanto non possono essere date informazioni, di carattere clinico, telefonicamente.
In casi particolari, tale possibilità dovrà essere preventivamente concordata.
Si prega comunque di chiamare in reparto dopo le ore 11 per non ostacolare il lavoro assistenziale.

ISTRUZIONI PER I PAZIENTI AUTOTRAPIANATI O SOTTOPOSTI A CHEMIOTERAPIA CONVENZIONALE DOPO LA DIMISSIONE
La deficienza immunitaria che consegue al trapianto espone i pazienti ad un maggiore rischio di infezioni da batteri, virus e funghi rispetto alla popolazione generale per circa 6-12 mesi. Queste infezioni si sviluppano prevalentemente nei primi 3 mesi dopo il trapianto, ma possono verificarsi anche dopo, e comunque fino a che il sistema immunitario non si sarà ripreso completamente.
Pertanto dopo la dimissione dal reparto si consiglia:
> ridurre al mimino il contatto con animali di qualsiasi specie, evitando soprattutto di maneggiare i loro escrementi;
> evitare di frequentare per almeno un mese luoghi chiusi ed affollati (mezzipubblici, cinema, saie da ballo, bar, grandi magazzini, ecc.);
> evitare, per quanto possibile, di frequentare persone con infezioni virali o batteriche in corso; se tale contatto di deve verificare, munirsi di mascherina. Per quanto possibile adoperare una stanza da bagno tutta per sé;
> almeno fino al 6° mese è necessario evitare persone con infezioni virali come il morbillo, la parotite e la varicella (in atto o in incubazione). Prestare, quindi, particolare attenzione al contatto con i bambini che sono spesso colpiti da queste malattie o che vengono vaccinati con virus vivi o attenuati;
> attenersi scrupolosamente alle normali misure di igiene personale (doccia quotidiana, lavaggio frequente delle mani, igiene della bocca con i consueti sciacqui, accurata igiene personale);
> evitare le vaccinazioni e i contatti con individui recentemente vaccinati con virus vivi o attenuati. Quindi ancora una volta, non avvicinare i bambini, specialmente se hanno fatto l’anti-polio di recente (ma anche trivalente:morbillo,rosolia,parotite ed inoltre and varicella, febbre gialla, tifo e TBC);
> nel primo mese dopo la dimissione evitare sforzi fisici eccessivi e l’esposizione al freddo;
> rispettare la lista degli alimenti permessi.
Si consiglia, inoltre, di effettuare un adeguato esercizio fisico e di mantenersi in buona attività mentale.

Rispondi o Commenta