mercoledì , 17 gennaio 2018

Napoli shock, Spari tra la folla, ferita una bambina di 10 anni e tre senegalesi gambizzati: non volevano pagare il pizzo

Ancora terrore a Napoli nella giornata di ieri, dove è avvenuta una sparatoria in pieno centro e sembra che a farne i conti sia stata anche una bambina di soli 10 anni la quale è rimasta ferita per sbaglio da una pallottola vagante. Oltre alla bambina di 10 anni, pare che nella sparatoria avvenuta in un noto mercato rionale di Napoli, nel quartiere Forcella al centro storico della città, siano rimasti feriti anche tre uomini, ovvero tre ambulanti senegalesi che tra l’altro sono risultati essere i veri obiettivi del raid punitivo. La bambina, colpita per sbaglio ad un piede, pare sia stata soccorsa dopo pochi minuti dai familiari e portata con mezzi privati all’ospedale Loreto Mare e da li sembra essere stata ricoverata al nosocomio pediatrico Santobono dove è stata operata e subito dopo le sue condizioni di salute sono state giudicate abbastanza buone. I medici le hanno estratto chirurgicamente una pallottola dal piede destro e l’hanno medicata. Risultano, invece, più serie le condizioni di un uomo ovvero di un trentaduenne il quale è stato raggiunto da un proiettile ma nonostante questo non sembra essere in gravi condizioni.

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Secondo quanto emerso dalla tesi investigativa sembra che il raid punitivo sia scattato dopo il rifiuto opposto da un ambulante senegalese ad un giovane presentatosi per chiedere dei soldi; dopo il rifiuto, paragonato ad un affronto che non poteva essere accettato, il baby esattore è tornato in compagnia di altre quattro-cinque persone con l’intento di lavare l’onta. E’ stato proprio in quel momento che avrebbe fatto la comparsa una pistola di piccolo calibro che ha fatto fuoco una o più volte ed a farne le spese sono stati tre senegalesi due dei quali sono stati colpiti di striscio e come abbiamo anticipato, la bambina di 10 anni che si trovava a passare per caso da li con il papà commerciante. Sul posto è intervenuta la polizia scientifica ma al momento non sono stati rinvenuti nè proiettili nè macchie di sangue e per questo motivo la polizia ha passato al setaccio le telecamere della zona.

La polizia è dovuta anche intervenire nella mattinata di ieri per fermare le proteste rabbiose del gruppo di africani presenti nel quartiere che si sono innervositi in seguito ai colpi di fuoco. Sull’episodio è intervenuto il presidente della Regione Campania, ovvero Vincenzo De Luca il quale ha definito il tutto “un fatto gravissimo”, nonostante le prime rassicuranti notizie.“Siamo vicini con affetto e solidarietà alla bambina e alla famiglia con l’accertamento dei fatti auspichiamo che vengano individuati e puniti i responsabili. Per noi il tema della sicurezza rimane centrale. Continueremo, mantenendo gli impegni assunti, a estendere nella città gli impianti di videosorveglianza”, ha aggiunto ancora Vincenzo De Luca.

L’eco della sparatoria è arrivata presto fino a Posillipo, a villa Rosebery. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, turbato dalla notizia, ha chiesto subito notizie, specie sulle condizioni della piccola ferita. Ha voluto sapere come stava, se era in pericolo o meno. E ha avuto risposte rassicuranti sulle condizioni di salute della bimba. Un episodio che segna così il suo breve soggiorno a a Napoli e probabilmente non ha aumentato la voglia di una nuova uscita per le vie della città. Dalla quale ripartirà oggi in giornata in direzione Palermo.

Una reazione si è invece avuta proprio a Forcella. Era ovviamente già in scaletta al teatro Trianon, recentemente riaperto dal direttore Nino D’Angelo, la prima dello spettacolo in omaggio alla sceneggiata di Mario Merola. Ma ovviamente la soirée teatrale è diventata subito il controcanto ai fatti criminosi dela mattina. A portare la sua testimonianza è arrivata ad esempio l’assessore comunale Sandra clemente. «Ho deciso di venire proprio dopo aver saputo della sparatoria – dice Clemente – Era importante ribadire gli impegni che qui si portano avanti col quartiere». Il rischio corso di una ennesima vittima innocente è ovviamente presente all’assessore, che in questo modo perse vent’anni fa la madre. Ma lei propende per la reazione positiva:

«Quando avvengono cose di questo genere nasce in tutti una preoccupazione maggiore, ma questo deve spingerci tutti a fare sempre di più. E soprattutto non dobbiamo permettere che le brutte notizie gettino un’ombra sugli impegni che si sviluppano sul territorio». Insomma, un «non facciamoci demoralizzare». Piuttosto «cerchiamo di isolare questo episodio, anche a tutela di una popolazione che si impegna. Qui sono tutti al lavoro, non ti mandano a quel paese quando vieni da queste parti, le divise non sono contestate, anzi richieste».

E’ insomma un tentativo di non far ripiombare Forcella nel baratro. «D’altro canto – aggiunge Francesco Somma, consigliere di amministrazione del teatro – capisco che la bambina ferita stamattina faccia venire in mente la sfortunata Annalisa Durante. E poi anche altri morti innocenti in queste vie anche di recente. Ma è uno scenario che casualmente si ripete anche in altre zone della città». C’è perfino un pizzico di voglia di umorismo. «Sia chiaro – dice Somma – la sceneggiata di stasera non è di camorra, si tratta del classico “Zappatore”».

Prevale la voglia di non farsi attanagliare dai fantasmi. Anche Giovanni Durante, il padre di Annalisa, non ha nessuna voglia di rievocare il suo lutto e dà invece appuntanto a tutti all’iniziativa di stasera presso la sua biblioteca: uno spettacolo di animazione ispirato al “Pucinella e il pesce magico” di Gianini e Luzzati, e una befana in cui «distribuiremo doni ai bambini». Della mattinata di fuoco restano nelle sue corde solo gli auguri alla piccola ferita, per il resto anche Durante volge i suoi pensieri alla metà positiva del cielo.

Il sindaco Luigi de Magistris intanto prende atto, durante una intervista a Tele- vomero, che «quello che è accaduto oggi, che si spari a poche centinaia di metri dalla stazione centrale in pieno giorno, e che una bambina venga ferita, per fortuna in modo non grave, non può accadere». A suo avviso «è un tema di sicurezza della città che chiama in causa lo Stato, il Governo e il prefetto, che devono mettere in campo tutte le azioni per fare in modo che non accada più» La conclusione è che «servono più uomini e mezzi», perchè «i napoletani stanno rialzando la testa», ma «non può un manipolo di delinquenti condizionare in modo così evidente un mercato della città», e le forze dell’ordine «fanno un lavoro importante e stanno aiutando la città, ma evidentemente non basta».
Nonostante questo allarme, «non intendo ridimensionare quanto accaduto, ma a Napoli non c’è alcuna emergenza sicurezza, anzi negli ultimi mesi abbiamo visto un calo dei reati». Preoccupato e sdegnato anche il presidente della Regione Enzo De Luca: «Riteniamo intollerabile e odioso que sto episodio, che ha colpito anche una bambina nel cuore di Forcella. E’ un fatto gravissimo, ben oltre le prime rassicuranti notizie che arrivano dal Santobono. Siamo vicini con affetto e solidarietà alla bimba e alla sua famiglia. Con l’accertamento dei fatti auspichiamo che vengano individuati e puniti i responsabili. Per noi il tema della sicurezza rimane centrale. Continueremo, mantenendo gli impegni assunti, a estendere nella città gli impianti di videosorveglianza».

Passeggiava con il suo papà nel cuore antico e malato di Napoli quando un proiettile vagante l’ha colpita alla caviglia. Camminava con la leggerezza dei suoi dieci anni tra le bancarelle del mercato della Maddalena, a Forcella. Ma qui già a quattro o cinque anni i bimbi devono imparare che le pistole ammazzano sul serio, che la vita è una scommessa bastarda come quelle clandestine e che la morte ti arriva addosso come uno sputo. Si scopre presto che dal cielo, insieme alla pioggia, piovono pallottole. La piccola si è trovata nel pieno di una sparatoria intorno a mezzogiorno. Questa strada straripa di tutto: mercanzie di varia natura, l’accento napoletano che risuona nelle parole dei cinesi, dei senegalesi, degli srilankesi. Il profumo delle spezie e la puzza di monnezza. La musica neomelodica e le urla degli ambulanti. Due ragazzi arrivano in scooter, tirano fuori la pistola e fanno fuoco contro il titolare extracomunitario di una bancarella. Sparano più colpi. Restano feriti tre immigrati, uno in modo grave. Sono senegalesi di 36,38 e 32 anni. La piccola è stata operata al Santobono, per i medici le sue condizioni sono buone. «Ho sentito un forte dolore al piede», ha raccontato alla zia che è corsa in ospedale. Il senegalese si sarebbe rifiutato di pagare il “pizzo” al clan della zona. Da una prima ricostruzione pare che in mattinata ci sarebbe stato un confronto tra un giovane esattore della camorra e il titolare della bancarella che si è concluso con un rifiuto a pagare da parte del senegalese. Davanti a quel “no” oltraggioso il ragazzo sarebbe tornato con un commando di quattro o cinque persone, pare armati di bastoni. Gli altri immigrati hanno difeso l’ambulante e a questo punto sono partiti i colpi di pistola. Fonti investigative spiegano che già si stava indagando su un giro estor- sivo contro gli ambulanti extracomunitari che sarebbero costretti dal clan (dal “sistema”) anche a riciclare merce contraffatta o rubata. Proprio nei giorni di Natale il parroco don Luigi, per ricordare il giovane Maikol Giuseppe Russo ucciso un anno fa a Forcella perché scambiato per un camorrista, aveva organizzato “Nà luce dint’à a Matalèna” (Una luce nella Maddalena), un presepe vivente per le vie del rione. Voleva portare un messaggio di luce e di pace, ma sono arrivati i colpi di pistola e forse l’inizio di una nuova guerra.

Era una vigilia di shopping per l’arrivo della Befana: si trasforma in una mattinata da incubo in piazzetta Mancini, nella zona della Duchesca, tra la stazione centrale e Forcella. Il bilancio parla di una bimba di 10 anni ferita a un piede da un proiettile e di tre ambulanti senegalesi colpiti alle gambe. Uno in maniera più grave, gli altri di striscio. Una sparatoria nel cuore di uno dei mercatini più noti del centro antico, avvenuta come conseguenza di una richiesta estorsiva. Perché dietro tutto questo c’è il racket. Quello imposto dai Mazzarella, subentrati ai Sibillo, che vogliono 150 euro al mese da ogni ambulante. Cinquanta euro in più, rispetto a prima. Una richiesta che ha spinto gli immigrati a opporsi. Forse anche perché si aggiunge a quella arrivata nei mesi scorsi da un altro clan. Un «No» pagato ieri con il sangue. Prima di Natale ci sarebbe stata la prima richiesta con la “stangata”. Ieri dopo un altro rifiuto, un commando di 4-5 persone, armate di bastoni, ingrati.

Sì, una sola pallottola ha attraversato la gambetta destra e si è conficcata nel piedino sinistro senza provocare per fortuna danni significativi. Per questo la piccola, che ora sta bene, non riusciva a scappare nel marasma. Il raid della Duchesca ha stravolto la normalità di una famiglia per bene di Miano, la serenità di una piccola che doveva scegliersi un regalo ed è finita in Chirurgia d’urgenza. Sta bene il senegalese 33enne ricoverato la Loreto Mare, al contrario dei suoi due connazionali (di 36 e 38 anni) subito dimessi. Non è chiaro se fossero davvero loro gli obiettivi del raid o se si siano trovati in mezzo per caso. Un altro cittadino del Senegal, picchiato durante il pestaggio, si sarebbe allontanato, rifiutando i soccorsi. «I mie connazionali hanno detto di essere stati colpiti per errore – giura Sow Harath, rappresentante dell’associazione dei senegalesi a Napoli – stavano andando al bar quando hanno sentito le urla e gli spari. Uno vende fazzoletti, l’altro altra mercanzia. Non c’entrano niente con questa storia».

A indagare su quanto avvenuto la squadra mobile diretta da Fausto Lamparelli e il commissariato Vicaria, insieme all’Upg, all’ordine del primo dirigente Michele Spina. Da quando filtra a guidare il commando di estor- sori, composto da quattro-cinque persone, ci sarebbe stato un esponente di spicco dei Mazzarella. Un clan che, una volta riconquistato il territorio ai danni dei Sibillo della cosiddetta “Paranza dei bambini”, ha aumentato il prezzo delle tangenti richieste agli ambulanti. Amareggiato per quanto avvenuto Padre Luigi Calemme, parroco della vicina chiesa dell’Annunziata: «Purtroppo qui si esce da casa con la consapevolezza che c’è il rischio di non rientravi». Proprio Calemme nei giorni scorsi ha organizzato a due passi dal luogo della sparatoria un presepe vivente al quale ha preso parte anche il sindaco Luigi de Magi- stris: «Più volte abbiamo sottolineato la vulnerabilità di un popolo che vive dove il degrado urbano riflette il degrado umano». Il prete plaude alla scelta di installare le telecamere di videosorveglianza, «ma questo non basta perché la violenza è così ricorrente che bisogna andare oltre, difendendo questa gente».

Mercoledì mattina, la Duchesca. È mezzogiorno, siamo agli sgoccioli per la Befana e i negozi strabordano di calze, decorazioni e regali. Il sole mitiga il freddo invernale, è uno di quei giorni dove si passeggia con piacere. Martina(nome di fantasia), 10 anni, è con il padre.Abitano a Melitoma hanno approfittato della bella giornata per sbrigare alcune commissioni a Napoli. Avviene tutto in una manciata di secondi, troppo pochi per rendersi conto di quello che sta succedendo. Urla confuse, poi icolpi sordi, di nuovo gente che grida. I presenti si guardano intorno, cercano di capire. Martina piange, urla. Sta sanguinando. Il suo nome è di fantasia, ma la pallottola che di rimbalzo ha colpito il suo piede è reale.
Verissima, come il rischio che, nella tarda mattinata di ieri, Napoli siritrovasseadoverpiangereun’al- tra vittima innocente, trucidata in pieno giorno e lungo strade dove la vita dei cittadini si mescola aibarbari intrighi di potere di una camorra che non si fa scrupoli a sparare su chi con quel mondo non ha nulla a che spartire. Ilbilancio della sparatoria è di quattro persone colpite, tracuilabambina. Glialtriferiti, tutti maschi e senegalesi, sono stati raggiunti da pallottole o schegge agliartiinferiori; nessuno diloro sarebbe in pericolo di vita. Lo sfondo dell’ennesima storiaccia che per poco non si è trasformata in tragedia è l’area alle spalledell’ex mercato della Maddalena, quello dove si trovava il frequentatissimo e storico mercato poi sfrattato dal parcheggio a un passo dalla Stazone centrale. Le bancarelle si sono spostate verso via Annunziata, dove continuano a intercettare le tantissime persone che, da piazza Garibaldi, tagliano traivicoliper raggiungercela Duomo eviadeiTribunali. Sono gestite da nordafricani e ci lavorano giovani provenienti dal centro e dal sud Africa. Su quei bancali si può trovare di tutto, ma il pez- zofortesonoica- pi di abbigliamento: per la quasi totalità contraffatti, ma cuciti e rifiniti con attenzione, tanto da essere difficilmente distinguibili da quelli originali. Anche il prezzo nonè quello delleban- carelle che trattano merce più scadente: venti o trenta euro perunpa- io di scarpe, una cinquantina per una giacca o un giubbino con appiccicato sopra il marchio della famosa casadimoda. Copie, chesembra- no quasiperfette, di quelli tantobelli quanto costosi visti in vetrina.
La fornitura, inutile dirlo, è appannaggio del «sistema». Dellama- lavitaorganizza- ta, che gestisce tuttoilciclodel- la produzione tra laboratori nascostineisot- toscalaedeposi- ti improvvisati neiterranei. È il businessdelfal- so, uno dei più redditizi quando si parla di illecito con cifre a molti zeri. Un settore in cui la camorra pretende la sua fetta di torta sotto forma di racket, che può essere l’esclusiva sul rifornimento o il denaro contante da ritirare con scadenze prefissate. In questo secondo caso potrebbe ricadere, secondogliinvestigato- ri, l’episodio di ieri mattina. La pista del regolamento di conti non è del tutto esclusa, ma quella della rappresaglia in seguito al rifiuto di pagare il pizzo è quella più calda. La dinamica resta ancoralacunosa, molti sono gli aspetti da definire.
Si parte dai pochi elementi certi, ricostruiti in base alle testimonianze sommarie di alcuni presenti. Mezzogiorno è passato da pochi minuti quando alcune persone arriva a piedi in via Annunziata e si avvicinano a un senegalese di 32 anni che lavora in una delle bancarelle. Discutono, animatamente. Probabilmente il motivo del litigio è il rifiuto da parte del giovane di pagare. Poco dopo, gli spari. Il ragazzo viene colpito e si accascia al suolo. I criminali premono il grilletto diverse volte. Le pallottole rimbalzano sull’asfalto e colpiscono altri due uomini, di 36 e 38 anni, anche loro senegalesi, che si erano avvicinati alla bancarella in difesa dell’ambulante. Viene colpita anche la bambina di Melito, a un piede. La ragazzina viene trasportata dai familiari al Loreto Mare, l’ospedale più vicino. La ferita non è grave, si decide il trasferimento al Santobono dove la pallottola viene estratta con una operazione e la bambina viene medicata. Successivamente le ambulanze trasportano  i tre immigrati al Loreto Mare. Il più grave è quello di 32 anni, secondo la ricostruzione reale obiettivo della sparatoria; è stato colpito alle gambe, è necessaria anche per lui la sala operatoria ma non sarebbe in pericolo di vita. Quando i criminali sono già spariti e le vittime sono state medicate, a emergenza cessata, gli investigatori della Squadra Mobile di Napoli, coordinata dal primo dirigente Fausto Lamparelli, hanno pochi elementi su cui lavorare. Nessun testimone si fa avanti per fornire indicazioni preziose. Gli stessi ragazzi feriti, interrogati in ospedale, dichiarano di non sapere perché siano stati aggrediti da quei giovani che si limitano a descrivere come italiani e col volto coperto. Dicono che non hanno idea di chi siano e di non aver mai subìto minacce o tentativi di estorsione.
Inutili in questo caso anche le telecamere di videosorveglianza: nella zona ce ne sono, ma non sono puntate sul luogo del raid. I nastri sono stati acquisiti dai poliziotti, che nelle prossime ore cercheranno tra i fotogrammi qualche immagine in cui potrebbero essere rimasti impressi i responsabili prima dell’arrivo in via Annunziata o durante la fuga a piedi subito dopo aver premuto il grilletto. Si cerca, tra quelle decine di facce passate sotto gli occhi elettronici, la fisionomia di qualche «volto noto» della zona, di un pregiudicato da ascoltare per ricostruire quei pochi secondi di puro terrore. L’attenzione, al momento, è concentrata sul mondo del racket e sugli equilibri di potere tra i clan camorristici nell’area. Risulta che nei giorni scorsi ci siano state delle avvisaglie di quello che poi è successo ieri, anche se in maniera meno violenta. Episodi non denunciati, ma sui quali le forze dell’ordine stanno lavorando: gli ambulanti sarebbero stati già minacciati il 22 e il 27 dicembre scorso e quelli che si sarebbero rifiutati di pagare sarebbero stati aggrediti.
La zona al momento non ha un vero e proprio leader criminale, è in pratica terra di conquista. I Sibillo, che si stavano riorganizzando dopo la pioggia di manette per la «paranza dei bimbi», sono stati annientati dalla Squadra Mobile agli inizi di novembre scorso: i poliziotti avevano sorpreso Francesco Pio Corallo, 24 anni, ritenuto punto di riferimento del clan, mentre chiedeva il pizzo proprio ad alcuni ambulanti stranieri in piazza Mancini insieme a Luca Capuano e Luigi Raia, entrambi di 19anni. Decapitati anche i Mazzarella, il cui reggente, Salvatore Barile, è stato arrestato a metà dicembre a Pietrelcina, dove aveva organizzato un pellegrinaggio per incontrarsi da latitante coi familiari. Resta qualche reduce dei Giuliano, quelli cosiddetti di terza generazione. Numerosi gruppi e ognuno di loro potrebbe aver tentato di imporsi sugli ambulanti, anche ricorrendo alle maniere forti. Anche sparando in un luogo molto trafficato, col rischio di lasciare sull’asfalto non solo chi si è opposto alle vessazioni ma anche chi in quella strada stava godendo di una giornata di sole tra i negozi addobbati per l’Epifania.

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