Nasce morta dopo lite tra medici: L’Asl risarcisce i genitori con 440mila euro

La Asl ha dovuto mettere una pietra sopra a quello scandalo finito sulle reti nazionali in piena estate: un assegno di 440mila euro di risarcimento stragiudiziale ai coniugi Visaggio di Corato, per la morte della loro figlioletta, vittima di un «litigio» tra due medici che si contendevano la sala operatoria. I fatti, denunciati dalla Gazzetta il 18 aprile scorso, vedono sotto accusa otto medici del Di Venere, sottoposti a indagine penale e a procedimento disciplinare le cui risultanze dovrebbero essere formalizzate nei prossimi giorni. Per ora, come conferma il direttore generale dell’Asl, Vito Montanaro, la Asl ha pagato: se potrà (o dovrà) eventualmente rivalersi sui medici, questo si vedrà. Nel frattempo ha pagato Pantalone.

La loro storia è ormai tragicamente nota. Hanno perso la loro bimba a causa del ritardo del parto cesareo nell’ospedale Di Venere. Un ritardo causato, secondo gli inquirenti, da una lite tra due medici per l’uso di una sala operatoria rimasta vuota per ore.

L’avvocato Felice Petruzzella, legare della famiglia Visaggio

«È stato l’anno più brutto della mia vita – racconta Marta –. Il 2 maggio mia figlia avrebbe dovuto compiere 1 anno. Quel giorno (era il 2016, ndr) ero felice, da lì a poche ore avrei avuto la mia bimba. Avevo avuto una gravidanza perfetta».

Invece qualcosa non funziona, Marta è in condizioni di urgenza, ma la sua situazione non viene presa in esame come si dovrebbe. «Ci dicono di restare tranquilli – racconta Onofrio – i minuti però passano. Alle 12.30 entra un’incubatrice grandissima e nessuno ci dice nulla. Poi un medico esce dicendo che mi moglie sta bene. E la bimba?, gli chiedo. Mi risponde “tua moglie sta bene”».

L’agghiacciante verità viene a galla dopo: ritardo di un’ora e mezzo perché le sale operatorie erano occupate per cesarei già programmati.

«Rispondono ad alcune delle nostre domande solo molte ore dopo – prosegue Marta – quando una ginecologa mi dice che mia figlia non ce l’ha fatta. Non mi capacito della sua freddezza. Nessuno mi dà spiegazioni. Per mesi sono stata male, non ho accettato il mio corpo. C’era un taglio cesareo, senza il frutto di quel taglio».

Eppure, continua a raccontare Golia con i due genitori e il contributo di una testimone, c’era una sala vuota, con tutto il personale pronto per eseguire un intervento. Solo che era la sala di chirurgia generale e un medico la reclamava per sé, visto che sarebbe servita per un intervento, altrettanto urgente, di appendicite. L’intervento ha però luogo solo alle 14.30.

L’inviato de Le Iene prova a chiedere spiegazioni ai medici coinvolti. Nessuno dei due però vuole rispondere. Anche il direttore sanitario non rilascia dichiarazioni. In compenso arrivano i Carabinieri, chiamati per verificare che il comportamento dell’inviato sia corretto.

Il direttore generale dell’Asl Montanaro invece dichiara di «attendere che il giudice penale determini le decisioni. Se si tratta di negligenza? Potrebbe anche essere di più». A domanda sul perché, però, almeno non si sia chiesto scusa alla coppia che ha perso la bimba, vista la chiarezza delle carte, le risposte mancano. Si resta senza parole.

Il bello è che, per dirla con le parole dell’avvocato Felice Petruzzella, molfettese, le persone coinvolte «non negano l’alterco, né che la sala fosse vuota, tanto meno che non ci fosse un protocollo per la gestione delle urgenze».

MALASANITA’
Casi di malasanità, morte causata da errori medici, risarcimento per gravi danni dovuti a responsabilità medica e della struttura ospedaliera .
Assiste le vittime che a seguito di un danno subìto per errore medico o clinico, vogliono ottenere un risarcimento senza andare incontro agli elevati costi che spesso rimangono occultati fino all’awiamento delle procedure giudiziali.
TRASPARENZA.
I nostri assistiti possono fruire di un’equipe ultra specializzata formata da: consulenti; volontari ex vittime, medici specialisti per ogni patologia riscontrata; medici legali e avvocati che collaborano al fine di ottenere il risarcimento dovuto nel caso venga individuata una responsabilità a carico del medico o della struttura. Optima interviene e patrocina la causa.
Nel caso in cui, a seguito dello studio della documentazione, il nostro team non dovesse riscontrare responsabilità, vi spiegherà senza alcun costo le motivazioni per le quali non riterrà di poter procedere.A ETICA.
Le strutture sanitarie e le compagnie di assicurazioni riscontrano un notevole aumento di cause di malasanità, in numerosi casi però si arricchisce solo il legale a cui si affida la pratica. Pur non arrivando a un esito positivo della vertenza egli si farà pagare per il lavoro svolto. Fomentando in molti casi la volontà di chi si sente danneggiato. Oltretutto non sono rari i casi in cui gli onorari superano il valore del danno.
OPTIMA è una società il cui fine è fare profitto.
Pur avendo un’attenzione massima verso ogni cliente, non ha alcun interesse a gestire pratiche che non portino risultato, ottenendo un duplice vantaggio per il cliente che terrà al sicuro i suoi risparmi e pagherà il lavoro svolto da OPTIMA riconoscendo una percentuale solo a definizione positiva della pratica. In tutti gli altri casi nulla sarà dovuto.
STRATEGIA : la via del risarcimento
Al primo appuntamento conoscitivo presso il punto informativo col consulente, è utile portare tutta la documentazione necessaria, composta da: cartelle cliniche, esami strumentali (lastre; ecografie; risonanze ecc…) e se possibile organizzare tutti i certificati in ordine cronologico al fine di stilare una storia clinica rispetto al decorso ospedaliero e successivo. Sarà in ogni caso premura del consulente aiutarvi in tale compito. Egli assieme a Voi individuerà tutte le voci di danno oltre quello fisico, che potranno andare a comporre la valutazione del danno. Come per es.: danno patrimoniale; danno riflesso; danno morale; danno psichico ecc. Dopo questo incontro, la documentazione verrà analizzata da un medico legale coadiuvato dallo specialista di settore e, in un tempo che va da 14 a 90 giorni a seconda della mole di documentazione, verrà fornito un parere utile a evidenziare se vi è stata o meno imprudenza imperizia negligenza da parte dello staff medico. A questo punto diventa necessaria una visita presso lo studio degli specialisti i quali constateranno l’effettivo danno visibile, ma anche soggettivo e stileranno la perizia medico legale utile alla quantificazione del danno. Ora è il momento di agire verso l’azienda ospedaliera e una volta individuato il legale più adatto, verrà inviata la richiesta danni e si intenterà la via extra giudiziale (ossia cercare un accordo senza andare in causa) previo colloquio con tutte le parti.

Se questo step non dovesse dare l’esito sperato ecco gli altri probabili passaggi:
MEDIAZIONE CIVILE:
Questa riforma ha come obbiettivo principale quello di ridurre il flusso in ingresso di nuove cause nel sistema giustizia offrendo uno strumento più semplice e veloce. Il mediatore è un terzo imparziale che assiste le parti al fine di trovare un accordo amichevole rispetto a una controversia. Il mediatore comunque non può produrre decisioni vincolanti per le parti.
ATP (Accertamento tecnico preventivo):
La Giurisprudenza Italiana contempla la possibilità prima della causa di promuovere un accertamento tecnico preventivo, qualora ricorrano condizioni di urgenza, quali ad esempio il pericolo di deperimento o alterazione delle prove, la possibilità di modifica dei luoghi e delle circostanze, la necessità di provvedere al ricondizionamento dello stato di salute, ovvero la necessità di effettuare interventi di qualsiasi tipo, che consentano il ripristino con urgenza dello status quo ante o comunque l’eliminazione della situazione di pericolo o di pregiudizio che si è venuta a creare in seguito all’evento contestato.
Quindi ” se è pur vero che l’accertamento tecnico preventivo non è un mezzo di prova, essendo finalizzato principalmente a far verificare, prima del giudizio, lo stato dei luoghi o la qualità o la condizione di cose, può concorrere a fondare il suo convincimento in ordine alla fondatezza dell’uno o dell’altro assunto.”
(Sent. Cass.Civ., II Sez., n.2800 del 06.02.08).
Se il giudice, attraverso dei consulenti da lui nominati messi nella condizione di appurare il danno si convince preventivamente della fondatezza della nostra richiesta è probabile che la controparte per non soccombere decida di accordarsi sul risarcimento. L’ATP ha una durata di molto inferiore rispetto alla causa.
LA CAUSA come scelta finale:
se mediazione e/o Accertamento Tecnico Preventivo non avessero dato il risultato auspicato non ci rimane altra scelta. Optima e il suo team vi seguiranno passo passo anche in questa importante decisione.
CASO MORTE PER MALASANITA’:
In questi casi è utile e funzionale agire rapidamente. Contattarci per un’autopsia in cui sia presente un consulente di parte è sicuramente la decisione più giusta da prendere per non restare coi dubbi. Se però all’epoca dei fatti non ci avevate pensato o non eravate a conoscenza dei servizi OPTIMA, chiamateci, analizzeremo il caso, e quando possibile ci impegneremo a tutelarvi.

“Viaggio nella malasanità in Italia” è l’iniziativa portata avanti dall’Associazione Codici nell’ambito della campagna “Le vittime non siete voi” lanciata in reazione alle iniziative sia mediatiche, di medici che si dichiarano essere vittime impotenti di facili ed infondate denunce, che legislative, da parte di medici che promuovono leggi in favore della categoria: il potere forte che si inchina alle lobbies.
Siamo partiti dalla Calabria, per toccare l’Abruzzo e la Sicilia, ora è la volta del Lazio. Regione che patisce come e più di altre il disservizio sanitario.
Un sistema sanitario volutamente disorganizzato, un caos creato ad arte per permettere speculazioni e sprechi, in cui la politica fa i suoi affari e si attiva con il clientelismo, gestendo i posti di comando e ottenendo appalti a ditte vicine. In questa disorganizzazione voluta, si tenta di nascondere gli errori – orrori medici.
Il viaggio virtuale, da Nord a Sud della penisola, di Codici ha lo scopo di evidenziare quanto i casi di malasanità non siano conseguenza di disorganizzazione ma di errori dovuti a personale che si sente impunibile e che approfitta del sistema in maniera spregiudicata con una caduta di eticità e moralità verticale della professione.
I medici tentano oggi di mettere una pezza al lassismo con leggi che escludono qualunque tipo di responsabilità.
1) “Medici, pazienti e avvoltoi” e leggi fatte in casa
E’ stato presentato lo scorso 24 febbraio lo spot “Medici, pazienti e avvoltoi” realizzato dall’Associazione Amami – Associazione Medici Accusati di Malpractice Ingiustamente – per difendere il mestiere dei medici, soprattutto di quelli che si sentono ingiustamente colpiti da pazienti che denunciano episodi di malasanità. A scatenare la scintilla della polemica il recente spot degli avvocati “obiettivo risarcimento”.
I medici accusano di essere sempre più spesso il capro espiatorio: quasi fossero le VITTIME da tutelare.

Ma l’Associazione Codici ha raccolto, in questi anni di attività, centinaia di storie di ordinaria malasanità, di malpractice medico-sanitaria, di genitori che hanno perso, per errore o negligenza medica, un figlio. Ritardi negli interventi, ospedali fatiscenti, ambulanze vetuste, carenza di personale, reparti in tilt e sovraffollati. Non solo, lunghe liste d’attesa per prestazioni sanitarie che potrebbero salvare la vita, rapporto medico-paziente poco curato, sprechi e ospedali che pensano solo al profitto, rapporto posti letto/medici largamente sbilanciato.
La sanità italiana è, dunque, piena di contraddizioni e a farne le spese sono i pazienti, le vere vittime di un sistema malato. Per questo Codici ha lanciato la campagna “Le vittime non siete voi”.
Come se non bastasse, recente è il DDL 1134, “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e di responsabilità in ambito medico e sanitario” volto a deresponsabilizzare i medici.
Purtroppo un dejavù. Troppo spesso la classe politica si inchina al potere delle lobbies, mettendo in atto manovre finalizzate a deresponsabilizzare i sanitari.
Il disegno di Legge 1134, d’iniziativa del senatore Amedeo Bianco, nonché Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici, è fortemente sbilanciato a favore della categoria.
Secondo Codici, è una legge “fatta in casa”, visto il ruolo del Presidente Bianco, che non ha rispetto per le vittime della malasanità e non tutela i pazienti. Il DDL è fatto da un medico a favore dei medici.
1) Gli e(o)rrori della medicina in Italia
In Italia, le cifre degli errori commessi dai medici sono da bollettino di guerra.
Ai decessi avvenuti in corsia per errori sanitari, sono da aggiungere i casi in cui, per l’errore di un anestesista o di un chirurgo, viene seriamente pregiudicata la salute del paziente.
Una realtà sempre più presente che, spesso, si traduce nel disagio del malato in primis e nei costi economici e sociali elevati, poi.
La stima dei casi di malasanità sembra quindi diffondersi a macchia d’olio, con punte che raggiungono l’inverosimile nelle regioni del Sud Italia, in questa triste classifica spunta anche il Lazio..
A testimoniarlo le numerose denunce per malasanità resi noti dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in ambito sanitario.
Sulle 570 denunce per malasanità, 117 provengono dalla Sicilia, 107 dalla Calabria, 63 dal Lazio, 37 dalla Campania, 36 da Emilia Romagna e Puglia, 34 da Toscana e Lombardia, 29 dal Veneto, 24 dal Piemonte, 22 dalla Liguria. Le denunce per eventi con decesso del paziente sono state 87 in Calabria, 84 in Sicilia, 42 nel Lazio, 30 in Campania, 28 in Emilia Romagna, 25 in Puglia e 22 in Toscana.
2) Il “caso” Lazio
Migliaia di posti letto tagliati, pronto soccorso in tilt, liste d’attesa bibliche, ambulanze in attesa che si liberi la lettiga ferma al PS, questa è la situazione della sanità nel Lazio. A fronte di questo, secondo il rapporto sul welfare Censis-Unipol, i cittadini laziali spendono e neanche poco. Tra farmaci, ticket, – 88,7% della popolazione – e prestazioni ambulatoriali – 83,5% – i pazienti per curarsi, pagano di tasca propria più che altrove. La spesa sanitaria pubblica per abitante nel Lazio è diminuita, invece, del 4%.
Una sanità al collasso su cui pesa come un macigno il taglio dei posti letto, diminuiti, dal 2007 al 2011, del 19,7% nelle strutture pubbliche e del 28,4% in quelle private accreditate, in sette anni i posti letto falciati sono stati 7000.
Eppure il Lazio spende, per la sanità, 1.967 euro pro capite, secondo un’indagine Svimez, la regione destina alla sanità una cifra tra le più alte d’Italia.
Cosa dire, poi, degli adempimenti LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)?
I risultati, riferiti al 2011 e pubblicati nel 2013 parlano chiaro. La regione Lazio è bocciata sotto diversi punti di vista e con impegni da rispettare. Tra le criticità riscontrate, le coperture vaccinali e gli screening.
In data 18 dicembre 2013 nel corso della riunione congiunta tra il Tavolo Tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e il Comitato Permanente per la verifica dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) con la Regione Lazio era emersa la necessità di rivedere la “complessiva programmazione sanitaria in modo da garantire l’erogazione dei LEA nel rispetto degli standard nazionali di riferimento”.
Sui casi di malpractice sanitaria si riprende la relazione della Commissione permanente sugli errori medici che riporta che, complessivamente, in Italia, da fine aprile 2009 a dicembre 2012 i presunti errori sanitari sono stati 326 (di cui 223 terminati con il decesso del paziente) e 144 le altre criticità (di cui 106 con morti). 51 sono i casi di malasanità nel Lazio e 35 morti.

3) Emergenza 118
L’emergenza in cui versa il 118 è stata, recentemente, oscurata da altre problematiche sanitarie; è chiaro che il servizio presenta, comunque, gravi lacune e carenze.
L’ultima notizia, che rimanda ai ritardi di intervento dell’ambulanza, fa riferimento alla morte del bambino di Fonte Nuova (Roma), deceduto per soffocamento da un hot dog. Secondo i familiari, complice fatale è stata proprio l’attesa di venti minuti dell’ambulanza. La Procura di Roma indaga sul caso.
L’insufficiente numero di autoambulanze è, sicuramente, uno degli anelli deboli della catena. Secondo la “Relazione sulla prestazione e sui risultati relativa all’anno 2012”e pubblicata il 18 luglio 2013, i mezzi di soccorso su cui si può contare sono solo 186 mentre le chiamate, gestite dalle unità operative del 118, sono state 2.851.213. e 392.771 le missioni. Numeri che rendono conto delle enormi difficoltà a coprire adeguatamente il servizio, a scapito dei pazienti.
L’azienda vive, inoltre, di riflesso la crisi dei Pronto Soccorso e delle difficoltà di accesso e di ricovero dei pazienti nei reparti tanto che, ad implementare gli affari è chi gestisce il servizio di auto mediche e ambulanze private.
Non a caso, nel 2011, la Corte dei Conti ha aperto un’indagine sulle ambulanze dell’Ares bloccate per ore nei Pronto Soccorso e sul ricorso a mezzi privati che dovrebbe essere “spot”, una tantum, e derivato dalla reale emergenza, non una pratica diffusa.
Tra le gravi carenze denunciate all’Associazione Codici, segnalazioni che meritano una verifica da parte di chi di dovere, c’è la mancata manutenzione degli apparecchi monitor necessari per la defibrillazione e per la misurazione di determinati parametri come la saturazione di ossigeno e l’elettrocardiogramma che rende inapplicabili determinati protocolli clinici, come quello per l’infarto e per l’asma.
Falle si evidenziano anche nel sistema delle comunicazioni. I mezzi di soccorso comunicano con le centrali operative provinciali attraverso canali di comunicazione puntopunto e di telefonia mobile, con evidenti rischi di copertura di segnale. Questo fa sì che il pronto intervento del 118 non possa essere garantito. Inoltre, così come riportato nella “Relazione sulla prestazione e sui risultati relativa all’anno 2012”, il sistema punto-punto e di geolocalizzazione, che consentirebbe di verificare puntualmente il posizionamento dei mezzi, non copre l’intero territorio (copertura totale per Roma e parziale per la Provincia di Roma e restanti provincie).
4) Pronto Soccorso… poco pronti
La manifestazione evidente del malfunzionamento dei Pronto Soccorso romani e laziali in generale è rappresentata dalle lunghe attese prima che un paziente possa essere sottoposto a visita. La cronaca parla di pazienti abbandonati per ore nei corridoi, su una barella, senza sapere per quanto tempo si protrarrà la loro attesa, senza informazioni in merito ad un possibile ricovero.
Il programma P.Re.Val.E., Programmma Regionale di Valutazione degli Esiti degli interventi sanitari del 2013, pubblica numeri sconcertanti.
Dal primo gennaio 2012 al 30 novembre 2012, 1324 sono stati gli accessi al Pronto Soccorso del San Camillo che hanno superato le 48 ore di permanenza. Stesso discorso per il Pronto Soccorso del S.Andrea e di Tor Vergata, dove ad attendere per più di 48 ore sono stati rispettivamente 1790 e 3034 pazienti. In pratica e a rigor di logica, al giorno, 4 pazienti del San Camillo, 5 pazienti del S.Andrea e ben 9 di Tor Vergata hanno atteso più di 48 ore al Pronto Soccorso. I pazienti in arrivo si vanno quindi a sommare a quelli già in attesa, il tilt è spiegato e assicurato.
Nel calcolo sono stati esclusi dal programma P.re.Val.E. gli accessi di pazienti non residenti nel Lazio, accessi di pazienti con età inferiore ai 18 anni e superiore a 100, accessi con diagnosi di parto, accessi terminati entro le 48 ore, accessi di pazienti deceduti durante l’accesso al Pronto Soccorso. Considerando anche questi criteri di esclusione, è verosimile che il numero di pazienti in attesa o “giacenza” nei Pronto Soccorso per più di 48 ore – più di 2 giorni -sia più elevato di quello noto.
Di seguito la tabella con le strutture che presentano le maggiori problematiche in merito agli accessi con permanenza oltre le 48 ore. Sono stati omessi gli ospedali con un numero di accessi inferiore alle 100 unità.

La maggior parte dei Pronto Soccorso, soprattutto nelle grandi strutture, si caratterizza, inoltre, da locali limitati a tal punto che gli utenti sono, molte volte, costretti a sopportare condizioni di promiscuità in cui viene lesa ogni dignità umana.
Il Consigliere regionale, Fabrizio Santori, ha presentato diverse interrogazioni. Una in particolare per conoscere per quali motivi l’Amministrazione Regionale abbia voluto di fatto istituzionalizzare l’utilizzo dei corridoi come luogo idoneo per l’aggiunta di posti letto; quali ospedali hanno adottato tale rimedio per far fronte al sovraffollamento del Pronto Soccorso; conoscere i provvedimenti adottati al fine di sopperire alla cronica carenza di personale medico e infermieristico presso i Pronto Soccorso; conoscere i motivi dei ritardi nell’apertura delle Case della Salute e nel varo delle relative linee guida, idonee ad offrire accoglienza ai codici bianchi e verdi dei Pronto Soccorso.
5) Liste d’attesa interminabili
Come sono, poi, gli accessi alla sanità del Lazio? Un paziente che si rivolge al ReCup per prenotare un esame o una visita specialistica cosa deve aspettarsi? Liste d’attesa lunghissime, eppure il Governatore del Lazio e Commissario ad acta per la sanità, Nicola Zingaretti, aveva garantito accessi più facili e tempi più brevi.
Un vero e proprio piano sulle liste d’attesa inserito tra gli obiettivi dei nuovi Direttori Generali delle Asl e ospedali, pena il mancato rinnovo del contratto.
Ad oggi, però, sul fronte liste d’attesa, nessun miglioramento.
A titolo esemplificativo, per una TAC del capo, alla Asl RmA, si attenderanno 149 giorni, 137 alla Asl RmB, 232 alla Asl di Frosinone. Per una visita cardiologica, 195 giorni alla Asl RmD, 100 alla Asl RmC. Ed ancora, per una ecografia ostetrica, 103 giorni alla Asl RmD, 95 alla Asl RmE. Può una donna in gravidanza attendere minimo 3 mesi per effettuare un’ecografia ostetrica? Un cardiopatico può attendere più di sei mesi per essere sottoposto ad una visita? Le risposte sono scontate ma il dramma delle liste d’attesa nel Lazio sembra non avere soluzione. Passano i Presidenti, cambiano le giunte ma la piaga persiste.
Codici chiede l’utilizzo di strumenti nuovi che smantellino un sistema fatto di equilibri apparenti e controlli mirati anche sull’operato dei medici a volte rei di alterare e aggirare le liste d’attesa, dando la precedenza a propri pazienti.
5.1) ed il bando per la gestione del Recup… ?
Dopo il proclama del 23 luglio 2013 del Presidente Zingaretti, sembrava che la gara per la gestione del sistema di prenotazione delle prestazioni sanitarie – ReCup – fosse cosa fatta.
E’ trascorso quasi un anno ma da allora nessuna novità, eppure questa del ReCup è una questione che merita maggiori attenzioni. E’ una storia che comincia nel lontano 1999 e che, tra proroghe, gare non fatte e revocate, vede protagonista un’unica cooperativa a gestire il numero verde regionale 80.33.33. Secondo fonti non ufficiali, i costi sostenuti dalla Regione per mantenere e garantire il servizio ReCup sarebbero elevatissimi; se la notizia fosse confermata il denaro erogato per il servizio rappresenterebbe un indubbio spreco delle pubbliche finanze.
Indire un bando sarebbe stato un passo verso la trasparenza tanto reclamizzata e, a quanto pare, tanto cara al Presidente Zingaretti. Ad oggi non sono giunte notizie in tal senso.
4) L’intramoenia nel Lazio: un giro d’affari d’oro
L’attuale gestione dell’attività professionale intramoenia contribuisce decisamente all’allungamento dei tempi d’attesa.
Più volte abbiamo sottolineato le criticità dell’attività di intramoenia, che si presta facilmente agli illeciti da parte di professionisti disonesti, motivo per cui più volte abbiamo proposto il taglio dell’intramoenia.
Si ricordi che, a quanto affermava lo scorso anno a Spazioconsumatori tv il Col. Antonio Diomeda, Vice Comandante dei Carabinieri Nas, in meno di tre anni il programma nazionale di verifiche “ha ispezionato 400 strutture, valutato la posizione di quasi 900 medici e denunciato all’Autorità Giudiziaria 300 medici”. Insomma, fino al 2013 un terzo dei medici controllati risultava in una situazione di illegalità. Tra le irregolarità più frequenti ci sono proprio l’alterazione o l’aggiramento delle liste d’attesa, meccanismo attraverso il quale si dà la precedenza ai pazienti provenienti da specifici studi medici.
E’ chiaro che è tutto interesse del medico operare in regime intramurario, pratica questa favorita certamente dall’allungamento delle liste d’attesa e che favorisce, per ovvi motivi economici, l’allungamento delle stesse. Mesi e mesi per poter effettuare esami anche salva vita sono, purtroppo, la prassi, nel Lazio. La soluzione più ovvia per il paziente è quella di rivolgersi a strutture private o richiedere una visita o un intervento in attività intramuraria, sobbarcandosi di oneri non certo indifferenti: il costo della camera, ad esempio, l’onorario del medico e così via.
Oltretutto, tale sistema continua ad essere fin troppo poco controllato. Finora è evidentemente mancato un sistema caratterizzato da trasparenza e precisione delle procedure. Oggi tale trasparenza è più che necessaria. In particolare si chiede che venga redatta una lista dei medici che effettuano l’intramoenia, ore effettuate sul totale, rapporto fra attività pubblica e attività privata, fatturato del professionista.
Ma quanto costa per un cittadino una visita in intramoenia? Ovviamente dipende dalla prestazione sanitaria e dallo specialista che andrà ad eseguirla. Possiamo comunque affermare che per una visita specialistica senologica si spenderà mediamente intorno ai 150 euro, per una visita cardiologica 100 euro, per una visita oculistica intorno ai 130 euro, per un’ecografia dell’addome anche 200 euro.

Cifre da capogiro soprattutto in considerazione del fatto che le visite specialistiche si svolgono tutte all’interno di una Azienda sanitaria pubblica.
5)La trasparenza non abita nella “Casa di vetro”
La trasparenza nel sistema sanitario regionale è, purtroppo, carente. Diverse sono infatti le questioni da dipanare, anche alla luce dei recenti fatti che hanno coinvolto il Direttore della Cabina di Regia del SSR, Alessio D’Amato. Il dirigente avrebbe, infatti, distratto dei fondi regionali indirizzandoli alla Fondazione «Rossoverde» e al gruppo consiliare «Ambiente- Lavoro» negli anni 2006-2008.
Il Direttore della Cabina di Regia è ancora al suo posto..
Il concetto di trasparenza è stato spesso utilizzato dal Presidente Zingaretti, ancor prima di essere eletto, in campagna elettorale, tanto da farne un suo punto di forza, coniando, per la Regione Lazio, l’espressione “Casa di Vetro”.
Mero spot, perché la casa di vetro scricchiola ormai da tempo, mostrando segni di cedimento.
Poca trasparenza c’è stata in merito a questioni delicate, come la nomina dei Direttori Generali della Asl: diverse interrogazioni sono state presentate dal Consigliere Santori. Codici ha invece impugnato la delibera di nomina dei Dirigenti.
5.1 Direttori Generali: solite vecchie procedure, appartenenza politica e parentele sospette
La procedura di nomina dei Direttori Generali è stata caratterizzata, fin dalle sue prime fasi, da numerosi vizi. Abbiamo spesso sottolineato tali incongruenze, in particolare sono sorti dubbi sulla regolarità dell’avviso pubblico, dell’individuazione dei soggetti incaricati di valutare i requisiti. Una scelta che non sembra essere stata fatta basandosi su criteri dettati dalla trasparenza e qualità ma, principalmente, dall’appartenenza politica.
Per le valutazioni dei nominativi, la Regione si è, infatti, affidata all’ Agenas, Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari, che non è sufficientemente “esterna” al settore per esaminare e scegliere i Direttori Generali. L’Agenzia sanitaria, pur essendo un comparto “tecnico”, è in realtà molto politicizzata, in quanto ha la principale funzione di coordinamento delle politiche sanitarie tra Stato (Ministero) e Regioni. È quindi lecito chiedersi: le nomine possono essere influenzate dal Ministro in carica (dal suo colore politico) e dal colore politico delle singole Regioni?

E’ possibile rilevare come i manager incaricati provengano dalla galassia del PD: si ribadisce, la scelta è stata fatta con criteri di “efficienza amministrativa” o di appartenenza politica?
Anche il Consigliere Santori ha manifestato dubbi: parentele sospette, inconferibilità, mancanza di requisiti. Un caso, quello della dott. Isabella Mastrobuono – ASL Frosinone- già Direttore Sanitario della Fondazione Policlinico Tor Vergata. Tale nomina viola in particolare l’art.5, comma 1, del D.Lgs 39/2013: gli incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo nelle aziende sanitarie locali non possono essere conferiti a coloro che, nei due anni precedenti, abbiano svolto incarichi e ricoperto cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dal servizio sanitario regionale.
La Regione risponde che alla Fondazione PTV “non si possa attribuire la natura di “Ente di diritto privato” , ricorrono invece tutti gli elementi per attribuire alla suddetta Fondazione la natura di ente pubblico (…)”
Altra situazione anomala riguardava la nomina del Dott. Fabrizio D’Alba, presente nella short list, figlio della Dott.ssa Melaragno, che ha gestito per oltre 10 anni il Dipartimento Sanità della Regione Lazio. Il padre del Dott. Fabrizio D’Alba risulterebbe poi essere un Dirigente del Ministero della Salute, dicastero da cui dipende l’Agenas, ovvero l’agenzia di valutazione cha ha indicato i tre commissari esterni per la scelta dei Direttori Generali.
Infine, dove sono le “facce nuove” dichiarate dallo stesso Zingaretti? Alcuni dei neo nominati hanno avuto, anche in tempi piuttosto recenti, a che fare con la sanità laziale.
Ilde Coiro, nominata da Marrazzo nel 2008 Dg di Latina
Vitaliano De Salazar: già dg dello Spallanzani, del Sant’Andrea, dell’Ares 118, Commissario straordinario della Usl RmD che secondo dichiarazioni del M5S avrebbe appoggiato Michele Baldi della lista civica per Zingaretti .
Luigi Macchitella: ex direttore generale dell’azienda San Camillo Forlanini. E’ stato nominato, nel 2013, dal Presidente Zingaretti Commissario Straordinario per la Asl di Viterbo in sostituzione di Antonio De Santis.
Carlo Saitto: Direttore sanitario Usl Latina, Dirigente del Servizio “Servizi sanitari di base”, della Agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio (ASP) nel 2001.
Giuseppe Quintavalle, Dirigente Asl Rm E (2008-2009), Direttore Sanitario Aziendale Asl Rm F, Dirigente Medico presso il Ministero della Salute (1994-1998).
Angelo Tanese, già Direttore della Asl Rm E e riconfermato dal Governatore al vertice dell’Azienda Sanitaria romana.

In particolare, in merito ad Angelo Tanese, avevamo già sottolineato i rapporti esistiti e probabilmente esistenti tra il Direttore, Cittadinanzattiva attraverso l’Agenzia di Valutazione Civica e il Consigliere regionale, nonché membro della Commissione sanità, Teresa Petrangolini. Tali rapporti sono facilmente documentabili. Tanese, infatti, è stato Direttore dell’Agenzia interna all’Associazione dei Consumatori, Teresa Petrangolini è stata fondatrice di Cittadinanzattiva e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia per i Servizi Sanitari del Lazio, oggi Agenas.
Non è forse l’Agenzia ad aver nominato i tre esperti che hanno stilato la lista dei candidati a Direttore Generale?
Visti numerosi dubbi, Codici ha impugnato la delibera delle nomine. Ecco i motivi:
[ Non sono stati resi pubblici i nominativi degli esperti dell’Agenas che hanno scelto i 581 candidati, ma solo i tre che fanno parte della commissione incaricata di selezionare la short list.
[ Non sono stati resi pubblici i criteri con cui sono stati scelti gli esperti dell’Agenas.
[ Non risultano noti i criteri per la selezione dei 581 nomi iniziali.
[ Non sono stati resi noti i risultati/punteggi dei questionari e dei colloqui sia dei 50 nomi della short list che dei 12 nuovi direttori generali.
[ Solo successivamente all’individuazione dei candidati idonei, a procedura selettiva in corso, sarebbero stati inseriti altri criteri selettivi per l’individuazione delle figure ricercate, quando la commissione stessa era già a conoscenza dei curricula dei partecipanti. L’introduzione dei suddetti nuovi requisiti è servito per far passare il numero dei candidati da 581 a 180.
[ Esistono poi situazioni particolari, come la presenza della Consigliera regionale Teresa Petrangolini (area PD). La Petrangolini è tra i fondatori dell’Associazione Cittadinanzattiva e membro del consiglio di amministrazione dell’Agenzia per i Servizi Sanitari, oggi Agenas. L’attuale Direttore Generale della ASL Rm E, Dott. Angelo Tanese, è stato anche Direttore dell’Agenzia di Valutazione Civica, un’agenzia interna all’Associazione Cittadinanzattiva. Nel corso degli anni ci sono state diverse iniziative che hanno visto la collaborazione tra Agenas e l’Associazione Cittadinanzattiva, tra cui, come si evince da una notizia battuta dall’agenzia di stampa Asca, anche per la realizzazione del programma P.Re.Val.E.
Cittadinanzattiva, associazione di consumatori ma al contempo forza di Governo. Privilegiata sotto diversi punti di vista.
5.2 Cittadinanzattiva, forza di Governo.

Tra le varie situazioni poco chiare inerenti l’Associazione figura quella relativa ai fondi della Regione a Cittadinanzattiva: la presenza di un Consigliere Regionale all’interno dell’associazione pone dei dubbi sulla trasparenza.
I fondi concessi dalla Regione Lazio all’associazione tra il 2006 e il 2012 ammontano a più di 560.000,00 euro.
Ciò che si chiede il Codici è: Cittadinanzattiva non avrebbe dovuto astenersi dal ricevere fondi dalla Regione, visto che al suo interno c’è, appunto, un Consigliere Regionale? Proprio a causa di tale presenza, ad un occhio esterno, le erogazioni non potrebbero far pensare ad agevolazioni? Sicuramente sorgono dei dubbi “morali” sulla possibilità o meno di accettare i fondi.
Come già accennato, Codici già da tempo aveva sottolineato alcune perplessità, sia su Cittadinanzattiva nello specifico, che su i rapporti dell’associazione con altri enti e soggetti. Nello specifico erano emerse le seguenti questioni, alcune già accennate:
[ Angelo Tanese, neo rinominato Direttore Generale della Asl Roma E, è stato Direttore dell’Agenzia di valutazione civica, un’agenzia interna all’associazione Cittadinanzattiva. Allo stato attuale, secondo dichiarazioni dello stesso Direttore ricevute da Codici per iscritto, il suo è un contributo scientifico volontario.
[ Teresa Petrangolini, oltre che Consigliere regionale e membro della Commissione Sanità del Consiglio Regionale, è tra i fondatori dell’Associazione Cittadinanzattiva. Non solo, è stata membro del Consiglio d’Amministrazione quando l’Agenas era agenzia per i servizi sanitari. Si ricordi che L’Age.Na.s. ha nominato i tre esperti che hanno stilato la lista dei candidati a Direttore Generale.
[ Cittadinanzattiva e Agenas avrebbero partecipato alla realizzazione del programma regionale P.Re.Val.E, il Programma Regionale di Valutazione degli esiti degli interventi sanitari del Lazio. La notizia è stata battuta dall’agenzia di stampa Asca, lo scorso 29 luglio. Alla realizzazione del programma ha aderito anche la Asl RmE.
[ Documentabili, anche attraverso semplici ricerche internet, collaborazioni tra Agenas, Tanese e Cittadinanzattiva. Recentemente è stato presentato un progetto firmato Agenas, finanziato dal Ministero della Salute e promosso dalla Regione Lazio che prevedeva un équipe mista di operatori e cittadini nella valutazione dei direttori generali. L’iniziativa è stata presentata, in data 9 dicembre, nel Salone del Commendatore della Asl RmE, dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, dal Consigliere Regionale, Teresa Petrangolini e dal Direttore della Direzione regionale salute e integrazione socio sanitaria, Flori Degrassi. Presente anche il Direttore Generale della Asl RmE, Angelo Tanese. Da chiarire se il progetto prevedeva o meno la partecipazione di Cittadinanzattiva.
Sulla questione dei fondi Francesco Storace ha presentato un’interrogazione, legittima, secondo Codici.

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