Costa Concordia, l’ex comandante Schettino confermata la condanna 16 anni: si costituisce a Rebibbia

Francesco Schettino l’ex comandante della Costa Concordia è stato condannato nella giornata di ieri a 16 anni e un mese di prigione dalla Cassazione. La sentenza di condanna che conferma quella della Corte d’Appello, è stata emessa nella giornata di ieri e condanna definitivamente il comandante della Costa Concordia al carcere; l’ex comandante ha atteso il verdetto della Cassazione proprio davanti al carcere romano di Rebibbia ed ha dichiarato di essere pronto a costituirsi. “Busso in carcere per costituirmi perché credo nella giustizia”, sono queste le parole dichiarate da Schettino appena appreso il verdetto della Cassazione comunicatogli dai suoi legali ed infatti poco dopo è entrato nel Nuovo Complesso del carcere romano.

Il suo legale dopo aver ascoltato la sentenza di condanna ha annunciato di voler far ricorso alla Corte di Strasburgo e nello specifico ha dichiarato: “Aspettiamo le motivazioni della sentenza della Cassazione ma sono una persona che non si da per vinta e ritengo che nel processo a Schettino ci siano state una serie di violazioni dei diritti di difesa dell’imputato e faremo ricorso alla Corte di Strasburgo. Schettino riconosce di essere il responsabile ma non colpevole perché sulla Concordia c’era un team di comando, lui non era solo e la nave presentava molte deficienze”. Schettino era stato condannato a 16 anni ed un mese di reclusione dalla Corte di Appello di Firenze lo scorso 31 maggio 2016; il Pg della Cassazione aveva chiesto la conferma della condanna e l’annullamento con rinvio della sentenza d’appello nella parte in cui ha escluso l’aggravante per gli omicidi colposi.

Sostanzialmente, dunque, il PG aveva espresso parere positivo nell’ accoglimento del ricorso presentato in Cassazione dalla Procura della Corte d’Appello Fiorentina che chiede un inasprimento della pena. Ricordiamo che la Costa Concordia sì andò a schiantare contro gli scogli dell’Isola del Giglio dopo una manovra di avvicinamento messa in atto proprio da Schettino la sera del 13 dicembre del 2012 e purtroppo in quell’occasione morirono 32 persone, mentre il 193 rimasero ferite su un totale di 4000 persone, tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Il comandante nella sua difesa ha sempre sostenuto di essere riuscito a limitare i danni, ed i morti, compiendo una manovra che portò la nave a ridosso dell’isola grazie ad una sua manovra.

“Nessun commento”, è questo invece a quanto dichiarato dal comandante Gregorio De Falco, ufficiale della Guardia Costiera che intimò la sera del 13 dicembre 2012 a Francesco Schettino di tornare sulla nave la notte del naufragio, rispondendo alla domanda di un commento al verdetto della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna a 16 anni per l’ex comandante del transatlantico. “Si chiude una parentesi dolorosa ma rimane ancora aperta una ferita per la comunità di Isola del Giglio. Continuano infatti su altri tavoli le vicende giudiziarie in ambito civile”, sono le parole del sindaco di Isola del Giglio Sergio Ortelli commentando la condanna definitiva.

ROMA Ha atteso il verdetto seduto in macchina, davanti al carcere di Rebibbia. Sapeva, sin dal primo momento, l’ex comandante Francesco Schettino che la Cassazione difficilmente avrebbe rivisto la sua posizione. Tre gradi di giudizio, tre processi e sempre lo stesso verdetto: 16 anni per omicidio colposo aggravato, naufragio, lesioni colpose, abbandono della nave e di persone incapaci. Trentadue morti, decine di feriti, milioni di danni, compreso il rischio ambientale per la bella isola del Giglio, che la notte del 13 gennaio del 2012 si è ritrovata una nave grande quanto un palazzo di sei piani sdraiata a poche centinaia di metri dalla riva.

Schettino ha ricevuto la telefonata del suo avvocato Saverio Senese, dopo quasi cinque ore di Camera di consiglio. «Comandante – ha detto il legale – non è andata bene». E lui, in risposta: «Avvocato, rispetto la giustizia, busso e mi vado a costituire». Così ha varcato la soglia del penitenziario romano pochi minuti dopo la lettura del verdetto. Ha scelto di giocare d’anticipo e di non aspettare che i carabinieri lo andassero a prendere per portarlo a Poggioreale o a Se- condigliano, più vicini alla sua Meta di Sorrento. Ha preferito l’istituto della capitale, dove i detenuti sembrano vivere un po’ meglio.

Da lì partirà la sua nuova vita, perché è facile immaginare che la strategia difensiva non si fermerà al verdetto di condanna e al carcere. La buona condotta, il fatto di non essersi mai allontanato dall’Italia pur essendo in possesso del passaporto, una maggiore presa di coscienza di quanto accaduto, potrebbero portare in tempi relativamente brevi alla richiesta, da parte dei suoi legali, della modifica dello stato di detenzione, dal carcere ai domiciliari.
Sono passati poco più di cinque anni dal giorno del disastro. Questa volta la giustizia è stata molto rapida: Schettino è stato visto, sin dall’inizio, come il male assoluto. Le vittime hanno ricevuto un risarcimento dalla Costa Concordia, ma difficilmente potranno dimenticare quanto hanno passato quella notte. «I miei assistiti – ricorda l’avvocato Michelina Suriano che ne ha difesi sette – hanno il terrore di avvicinarsi all’acqua. Uno di loro ha anche sviluppato il Parkinson. Finalmente da oggi l’ex capitano potrà cominciare a pagare le sue colpe. Costa crociere, invece, non ha ancora finito di pagare».

Ed è proprio questa la vera querelle di tutta la vicenda. «Gli italiani hanno sempre bisogno di crocifiggere qualcuno – considera con amarezza l’avvocato Senese – Il comandante paga per tutti. E’ il capro espiatorio. Mi auguravo che si arrivasse a un verdetto che non avesse il sapore della vendetta». «Aspetteremo di leggere le motivazioni – ha aggiunto molto provato l’altro difensore, Donato Laino – Ci rivolgeremo alla Corte europea».

L’ex comandante paga per le sue colpe, per avere accettato di fare l’inchino davanti al Giglio e aver causato trentadue morti, per aver scelto di lasciare la nave quando
altri passeggeri dovevano ancora essere salvati e per non aver ammesso sino in fondo le sue responsabilità. Paga anche la scelta di aver voluto procedere con il rito ordinario, certamente mal consigliato da chi lo ha difeso nei primi due gradi di giudizio (l’avvocato Senese è arrivato solo in Cassazione), mentre gli altri indagati se la sono cavati con un patteggiamento molto lieve. «Con il verdetto della Cassazione si chiude un capitolo importante di questa tragica vicenda – considera l’avvocato Massimiliano Gabrielli del comitato “Giustizia per la Concordia” – Peccato però che sia solo Schettino a entrare in carcere». Uno Schettino che negli ultimi mesi ha scelto il silenzio, la discrezione. E che ieri, pallido, con la barba e i capelli lunghi, ha lasciato Meta e la famiglia per tentare di risarcire con il carcere quanti, in questa storia, hanno sofferto più di lui.

ROMA Una tragedia italiana con la sua galleria di eroi e antieroi. Personaggi che hanno dato il meglio e il peggio di sé, la cui vita è cambiata e la cui voce, le cui testimonianze, sono rimaste nell’immaginario pubblico come tante sfaccettature di un naufragio nazionale. Il comandante Schettino che in plancia dirige la sua nave con oltre 4mila tra passeggeri ed equipaggio contro gli scogli delle Scole pur di esibirsi nella leggerezza di un inchino.
Il capitano di fregata Gregorio De Falco, oggi non più in sala operativa a Livorno ma al comando logistico della Marina a Nisida, che a Schettino intimò “Salga a bordo, cazzo!” e riscattò quella notte l’orgoglio italico per finire però anche lui incagliato nelle secche di una battaglia amministrativa davanti al Tar.

Non poteva mancare un tocco rosa nel nero della tragedia col suo bilancio di 32 morti, due rimasti a lungo incastrati nel relitto. È sopravvissuta, intervistata da tutti i media, la bionda moldava Domnica Cemor- tan, hostess per tre mesi sulle navi della Costa che quella sera assaggiò un dolce alla tavola del comandante e lo raggiunse in plancia, «invitata a vedere il panorama dell’isola, un passeggero come gli altri», minacciando querele nei giorni e negli anni successivi contro chiunque ipotizzasse che ne fosse l’amante. Anche lei ha ottenuto il suo risarcimento di decine di migliaia di euro. In aula, Schettino ne evitava lo sguardo.
Poi Manrico Giampedroni, commissario di bordo, decorato per aver salvato diverse vite nelle 36 ore che rimase intrappolato nella nave con una gamba spezzata. Morto da eroe Girolamo, musicista pugliese di Alberobello dei Dee Dee Smith, che stava sul ponte 3 col suogruppo e per quanto non sapesse nuotare, cedette a un bambino il posto della salvezza su una delle scialuppe.

Ma accanto a ufficiali e passeggeri, ecco spiccare uomini delle istituzioni come Franco Gabrielli, che volle fortissimamente raddrizzare la storia storta della Costa attraverso una brillante operazione di recupero, “parbuckling” in gergo, complessa rotazione della carcassa rovesciata che ebbe inizio il 16 settembre 2013 e finì con le riuscite operazioni di ri-galleggiamento il 14 luglio dell’anno dopo. Gabrielli oggi è capo della Polizia. Artefice tecnico del miracolo il sudafricano Nick Sloane, che sul relitto in navigazione verso Genova giocava a golf usando la pozza del comignolo come buca. Protagonista assoluto Schettino, con la sua furiosa e inossidabile autodifesa che non lo ha salvato dal carcere. Icona dell’Italia vigliacca e arruffona.

I FATTI

In prossimità delle coste dell’Isola del Giglio, naufraga la nave da crociera Concordia della compagnia Costa, con a bordo 4.229 fra passeggeri e membri dell’equipaggio; 30 persone perdono la vita; due ad oggi risultano ancora disperse.
Gli elementi caratteristici della gestione delle conseguenze del naufragio della nave Concordia sono rappresentati da:
• lo scenario raro, ampio e complesso;
• l’approccio integrato insito nel modello organizzativo;
• la gestione delle criticità connesse al concorso di tre linee di attività simultanee;
• la complessità delle operazioni Sar;
• la necessità di realizzare un forte raccordo tra tutti i numerosi attori impegnati nell’emergenza;
• la profonda interazione tra soggetti pubblici e privati;
• l’urgenza di definire misure di protezione e mitigazione ambientale nonché di garantire la messa in sicurezza della nave;
• la necessità e il ruolo dell’intervento del livello nazionale.
Varie e complesse sono state le attività che a livello operativo sono state condotte simultaneamente e che hanno caratterizzato i primi due mesi dell’emergenza (operazioni di recupero dei dispersi in concomitanza con le attività di debunkering e la realizzazione del percorso tecnico amministrativo per la definizione e adozione del progetto di rimozione del relitto) e che hanno richiesto un notevole sforzo in termini di coordinamento tra le diverse componenti impegnate e di garanzia della sicurezza degli operatori.
La dichiarazione dello stato di emergenza e l’affidamento del coordinamento al Dipartimento Nazionale della Protezione Civile* 1 e la nomina di un Commissario Delegato, come diretta espressione tecnica del governo nazionale, ha garantito la direzione univoca delle attività di soccorso e di gestione delle problematiche emergenziali mediante l’istituzione di una Struttura di missione dipartimentale, emanazione del Commissario Delegato e operante sull’isola.

L’EVENTO
In navigazione al largo delle coste dell’Isola del Giglio la Costa Concordia ha urtato lo scoglio delle Scole arenandosi sul lato di dritta presso Punta Gabbianara. Successivamente all’ordine di evacuazione dato dal comandante della nave, la capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Livorno ha assunto il coordinamento delle operazioni di salvataggio a mare in cui sono stati impegnati reparti della stessa capitaneria di Porto, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco e delle Forze di Polizia.

Nelle stesse ore, il Sistema di Protezione Civile si è attivato per garantire l’assistenza ai passeggeri evacuati all’Isola del Giglio, e successivamente, trasferiti a Porto S. Stefano. La prima assistenza alle persone trasportate al Giglio è stata fornita dal Comune dell’Isola e dai cittadini spontaneamente intervenuti. Il Prefetto di Grosseto, a capo dell’Unità di crisi locale in raccordo con l’amministrazione provinciale e il Sindaco del comune dell’Isola del Giglio, sin dai primi momenti ha coordinato le operazioni di soccorso per garantire l’assistenza sanitaria e alloggiativa ai passeggeri evacuati e ha affidato la direzione tecnica delle operazione di ricerca e soccorso a bordo nave al Comandante dei Vigili del Fuoco di Grosseto. Nei primi 30 minuti dall’ordine di evacuazione sono state tratte in salvo 3.000 delle 4.228 persone imbarcate, tra equipaggio e passeggeri (quattro volte la popolazione residente presso l’Isola del Giglio). Per i trasferimenti sono stati impiegati tutti i traghetti che collegano l’Isola con la terraferma.

A Porto Santo Stefano era stato attivato un sistema di prima accoglienza che, con la presenza della Croce Rossa e l’impiego del volontariato di protezione civile, ha garantito coperte, pasti caldi e assistenza sanitaria e trasferito in seguito i passeggeri in strutture alberghiere anche tramite il supporto della società Costa. I feriti, immediatamente visitati, sono stati trasferiti ai vicini ospedali. Sia sull’isola che sulla terraferma, le Forze di Polizia e l’Arma dei Carabinieri, hanno raccolto le generalità dei passeggeri al fine di avere un’indicazione chiara di chi risultasse disperso, potendo così fornire una lista aggiornata alla Prefettura di Grosseto. Il trasferimento dei passeggeri è durato sino al primo pomeriggio del giorno successivo il naufragio.

A seguito dell’incidente è stato subito inviato un team del Dpc con il compito di monitorare le operazioni di assistenza ai passeggeri e all’equipaggio della nave e di fornire supporto alle Regione Toscana. Il Dpc ha pertanto mantenuto una costante interlocuzione con la stessa Regione, la Prefettura e la Provincia di Grosseto, la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Livorno, Porto Santo Stefano e Talamone, e con le altre strutture operative e con il volontariato di protezione civile. Sono stati inoltre garantiti continui contatti con le ambasciate ed i consolati per offrire assistenza ai cittadini stranieri coinvolti. Contemporaneamente alla fase di salvataggio a mare, coordinata dalla Capitaneria di Porto, sono iniziate le attività di ricerca e recupero dei dispersi sotto il coordinamento operativo del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Durate oltre due mesi si sono configurate come una delle più lunghe e altamente sofisticate ricerche in tal senso. Alle operazioni di ricerca e soccorso hanno preso parte anche risorse delle strutture operative specializzate quali sommozzatori della Marina Militare, dei Vigili del Fuoco, della Polizia di Stato, delle capitanerie di Porto e della Guardia di Finanza, volontari esperti del corpo Nazionale del Soccorso alpino e Speleologico e della Federazione Italiana attività Subacquee.

In considerazione della gravità dell’evento, al fine di coordinare le operazioni relative al recupero dei dispersi, all’assistenza ai superstiti del naufragio, in buona parte di nazionalità straniera, nonché per favorire le procedure di rimozione del carburante e di recupero della nave, il 20 gennaio 2012 il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza e con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3998 del 20 gennaio 20122, il Capo Dipartimento della Protezione Civile è stato nominato Commissario Delegato con il compito di:
• provvedere al coordinamento degli interventi per il superamento del contesto emergenziale;
• controllare l’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica realizzati dall’armatore per il recupero della nave;
• assicurare le eventuali attività di messa in sicurezza e bonifica delle aree pubbliche o, comunque, di competenza della pubblica amministrazione;
• verificare l’adozione di misure di sicurezza nelle operazioni di rimozione del relitto soprattutto per la tutela delle matrici ambientali.

IL RUOLO DELLA STRUTTURA DI MISSIONE
Al fine di supportare il Cd per la realizzazione di tutti gli interventi necessari a fronteggiare lo stato di emergenza nel territorio del comune dell’Isola del Giglio, il 22 gennaio 2012 è stata istituita una struttura di missione composta da personale del Dpc e organizzata per funzioni di supporto. La Sm è stata coordinata dal Direttore dell’Ufficio Gestione delle emergenze del Dipartimento della protezione civile. La Sm, al fine di garantire efficacia ed efficienza nelle proprie attività ha attivato presso l’isola del Giglio un centro operativo. Oltre alla Segreteria di Coordinamento, sono state istituite le seguenti funzioni di supporto:
• Tecnico- scientifica;
• Informazione e Stampa;
• Volontariato;
• comunicazione;
• Contratti e Contabilità;
• Relazioni internazionali;
• Informatica e risorse tecnologiche;
• Telecomunicazioni di emergenza;
• Logistica;
• Gestione del personale;
• Attività aeronautiche.

Le funzioni di supporto, sono state distinte in funzioni operanti in loco – hanno permanentemente svolto la propria attività presso il centro operativo attivo sull’isola del Giglio – e funzioni operanti in sede – che hanno permanentemente svolto la propria attività presso la sede del Dpc a Roma.

La complessità e la peculiarità dello scenario emergenziale, generato dal naufragio della Concordia, ha indotto il Cd a sviluppare un modello operativo di intervento che tenesse conto dei diversi aspetti in cui si articolavano gli interventi.

La Sm ha terminato le proprie attività il 15 giugno 2012. Il monitoraggio delle attività, nello specifico inerenti il progetto di rimozione della nave sono stati affidati all’Osservatorio per il monitoraggio istituito con un decreto del Cd del 15 giugno 2012.

Di seguito è riportato il modello organizzativo adottato per la gestione dell’emergenza Concordia che origina dall’articolato dell’Opcm 3998 e dall’organizzazione della risposta del sistema nazionale di protezione civile. La complessità del modello emerge dal grande numero di soggetti chiamati a garantire una risposta univoca alla gestione emergenziale.
La Sm, quale articolazione operativa del Cd ha operato raccordando i vari soggetti pubblici e privati e gli organismo creati per garantire il necessario supporto al Cd, nella gestione delle tre principali attività che hanno contraddistinto l’emergenza:
1. raccordo operazioni Sar;
2. definizione delle operazioni di salvaguardia ambientale;
3. avvio degli iter tecnico amministrativi per l’adozione in tempi rapidi del progetto di rimozione della nave;
La specificità e centralità della Sm è evidente dalla numerosità e complessità delle attività in cui è stata impegnata e la cui gestione è stata mantenuta sia direttamente che per il tramite delle funzioni di supporto attivate nonché attraverso uno stretto raccordo con tutti gli enti e le amministrazioni coinvolte:
• supporto tecnico operativo e documentale necessario al commissario delegato e al coordinatore della struttura per il perseguimento degli obiettivi generali;
• raccordo con gli enti e le amministrazioni componenti i comitati istituiti per il necessario raccordo informativo;
• monitoraggio delle attività operative poste in essere dalle strutture operative coinvolte nella gestione emergenziale;
• coordinamento e raccordo con i tecnici della comunità scientifica impegnati per le attività consultive e di monitoraggio e con gli enti e le amministrazioni operanti in ambito territoriale ed ambientale (ispra, arpat, etc);
• monitoraggio stampa e media; gestione rapporti con i media e con gli uffici stampa delle istituzioni e dei privati coinvolti nell’emergenza;
• definizione degli aspetti finanziari connessi all’emergenza e monitoraggio della spesa;
• aggiornamento del sito web del Dpc e monitoraggio del web e dei social network;
• relazioni con il pubblico: gestione quesiti pervenuti alla casella urp@protezioneci- vile.it e attivazione del contact center del dipartimento;
• raccordo con le organizzazioni nazionali di volontariato, e, relativamente all’impiego delle rispettive componenti volontarie, con le regioni e con la Croce Rossa Italiana;
• valutazione e definizione dell’impiego di risorse logistiche;
• coordinamento degli assetti aerei del Dpc;
• raccordo con le altre strutture operative per il coordinamento dei mezzi ad ala fissa e rotante;
• mantenimento del raccordo informativo con il Monitoring and Information Centre di Bruxelles;
• raccordo con i principali attori internazionali coinvolti a vario titolo;
• raccordo informativo con le ambasciate e i consolati per le informazioni relative ai dispersi e alle vittime;
• supporto ai famigliari delle vittime;
• creazione e gestione dell’infrastruttura di rete e fonia (cablaggio dati ed elettrico);
• installazione e gestione canali radio di coordinamento.
Al fine di garantire il necessario raccordo operativo la Sm ha attentamente pianificato i momenti di condivisione e programmazione delle attività secondo uno schema che ha delineato il lavoro della Sm per i primi mesi:

Costa Concordia incagliata all’Isola del Giglio/

La tragedia minuto per minuto Testimonianza choc. Un passeggero inglese della Costa Concordia è sicuro: “Schettino era ubriaco”. Racconta di averlo visto parecchio sbronzo durante la cena, mentre abbracciava una donna. Ecco chi voleva salutare il comandante Schettino: il suo predecessore Palombo. “Ciao comandante, ci sei?”. E gli telefonava mentre la Costa Concordia stava affondando. Giallo sul numero dei dispersi: 29 o addirittura 40? Una sopravvissuta: “Ho paura che il numero dei morti debba salire”. Il comandante in carcere controllato a vista: si temono atti di autolesionismo. La beffa della storia: pochi giorni fa la foto per la rievocazione del Titanic. “La vedo, è bianca come un fantasma”. Arriva l’ondata del turismo macabro, al Giglio intere famiglie con videocamere e binocoli. Allarme ambientale: c’è il pericolo di una marea nera causata dal combustibile. Da giovedì vento forte e onde alte due metri.

LA CRONACA DI LUNEDI’ 16 GENNAIO LA PRIMA TELEFONATA CON LA GUARDIA COSTIERA –

La prima telefonata della Capitaneria Schettino la riceve alle 00,32. A quell’ora secondo alcuni testimoni il comandante si sarebbe già messo in salvo sulla scogliera. Gli viene chiesto quante persone sono ancora a bordo. Schettino risponde 2-300. “Ora torno sul ponte – assicura alla Capitaneria – Ero andato a poppa per capire cosa stava succedendo”. “Rimarrà solo lei?”, chiede la sala operativa. “Credo di rimanere solo io” replica.

LA SECONDA TELEFONATA CON LA GUARDIA COSTIERA – Alle 00,42 una nuova telefonata. La sala operativa della Capitaneria chiede quante persone devono ancora essere evacuate. Schettino risponde: “Ho chiamato la società e mi dicono che ci sono un centinaio di persone” (ma l’evacuazione è ancora in corso). “Io sto coordinando” assicura il capitano all’ufficiale della Capitaneria, ma poco dopo si lascia scappare una frase che sembra sconcertare l’ufficiale: “Non possiamo salire più a bordo perché stava appoppando”. E poi: “Abbiamo abbandonato la nave”. A questo punto l’ufficiale della guardia Costiera capisce tutto: “Comandante, ha abbandonato la nave?”, gli chiede. E Schettino svelto ritratta: “No, no, macché abbandonato la nave”. Ma l’ufficiale della guardia costiera alza la voce, e cerca di scuotere il comandante. “Adesso lei va a prua, risale la biscaggina (la scala di corda delle navi, ndr) e coordina l’evacuazione. Ci dice quante persone ci sono ancora: se ci sono bambini, donne, passeggeri e il numero esatto di ciascuna di queste categorie. Vada a bordo. Cosa fa, lascia i soccorsi?”. Schettino: “No, no, sono qua, sto coordinando i soccorsi”. L’ufficiale ricomincia: “Comandante, è un ordine, ora comando io. Lei ha dichiarato l’abbandono nave, vada a prua, risalga sulla nave e vada a coordinare i soccorsi. Ci sono già dei cadaveri». Schettino: “Quanti?”. L’ufficiale: “Deve dirmelo lei, cosa vuole fare, vuole andare a casa? Lei ora torna sopra e ci dice cosa si può fare, quante persone ci sono e di cos’hanno bisogno”. Schettino di nuovo assicura: “Va bene, sto andando”. Secondo la Capitaneria, tuttavia, non risalirà più a bordo.

L’ANNUNCIO SU FACEBOOK ALLE 21.08: “TRA POCO PASSERÀ VICINA VICINA…”

“Tra poco passerà vicina vicina la Concordia di Costa Crociere”. Ore 21.08. Quasi un’ora prima della tragedia, Patrizia Tievoli, sorella di Antonello Tievoli, il maître della Costa Concordia, annunciava agli amici di Facebook il passaggio della nave davanti all’Isola del Giglio. “Un salutone al mio fratello che a Savona finalmente sbarcherà, per godersi un po’ di vacanza” scriveva Patrizia. Secondo alcuni questo post potrebbe spiegare la manovra scellerata del comandante Schettino. Dopo la morte, la nave affondata “Costa Crociere” potrebbe portare un grave rischio ambientale. E’ l’allarme del Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. E già le prime chiazze d’olio sono uscite intorno alla nave. “Il rischio ambientale per l’isola del Giglio e’ altissimo, l’obbiettivo e’ quello di evitare che il carburante esca dalla nave e stiamo lavorando su questo”. Tra i soccorritori si ritiene che “la speranza di trovare in vita i dispersi si sia ormai ridotta al minimo”, come ha detto il sindaco dell’Isola del Giglio, Sergio Ortelli. L’unica speranza e’ “che si sia creata nella nave qualche bolla d’aria”. “Siamo di fronte ad una tragedia di proporzioni importanti”. Cosi’ in una conferenza stampa Pier Luigi Foschi, presidente e Ad della Costa Crociere in merito alla tragedia della nave Concordia all’Isola del Giglio.In merito a ipotesi di passaggi sottocosta dell’Isola del Giglio da parte di navi Costa Crociere, “l’unica volta che siamo stati informati di un passaggio – ha sottolineato l’ad della Compagnia – risale al 9 e 10 luglio del 2011 per la festivita’ di San Lorenzo”. “L’impatto diretto dei danni al momento e’ stato quantificato in 93 milioni di dollari”, ha aggiunto Foschi. Una manovra spregiudicata, azzardata e inescusabile”. Cosi’ il Procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, ha commentato la manovra del comandante della Concordia, Francesco Schettino.”Si e’ deciso, non sempre senza rischi di riprendere le operazioni a bordo della Concordia volte a ricercare i dispersi”. Lo ha sottolineato Luca Cari, coordinatore delle operazioni.e abbandono della nave”.

SOCCORSI DISPERSA GIOVANE SPOSA, NON SAPEVA NUOTARE SI È GETTATA IN ACQUA CON I FAMILIARI, POI NESSUNA TRACCIA –

– Si è tuffata in acqua insieme ai familiari per cercare la salvezza sulle coste dell’Isola del Giglio, ma è scomparsa nel nulla. Maria D’Introna, 30 anni, residente a Cavaglià (Biella), risulta ancora tra i 16 dispersi. Era partita per la crociera insieme al marito, Vincenzo Roselli, 40 anni, il cognato Antonio, di 32 anni, sua moglie, Luciana Piarulli, 30 anni, e i due anziani genitori del marito, Martire Roselli, 74 anni, e Lucia Perrone, 72 anni. Era il viaggio per festeggiare le nozze d’oro dei suoceri. La donna non sapeva nuotare e aveva paura dell’acqua, ma anche il marito Vincenzo non sapeva nuotare – dicono gli amici – eppure ce l’ha fatta.

NAVE AFFONDATA: DUE GLI INDAGATI, NELLA GIORNATA DI MARTEDI’ IL COMANDANTE DAL GIP – Allo stato attuale delle indagini sul disastro della Costa Concordia, la procura di Grosseto sta procedendo nei confronti di due soli indagati: il comandante della nave, Francesco Schettino, e il primo ufficiale in plancia, Ciro Ambrosio. E’ quanto si apprende negli ambienti della procura di Grosseto. Martedì mattina al tribunale di Grosseto si terra’ l’interrogatorio di garanzia di Schettino, fermato sabato con le accuse di omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono della nave. Dopo l’interrogatorio di garanzia, il gip dovra’ decidere se convalidare o meno il fermo.

IL CDM DICHIARERA’ LO STATO DI EMERGENZA – Il prossimo CdM dichiarera’ lo stato d’emergenza in seguito al naufragio della Costa Concordia davanti all’isola del Giglio. Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, al termine del vertice in prefettura a Livorno.

PICCOLE CHIAZZE COMBUSTIBILE ‘LEGGERO’ – Gli elicotteri che hanno sorvolato in mattinata la zona del naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio hanno segnalato qualche chiazza di combustibile attorno alla nave. A quanto si è appreso si tratta di combustibile ‘leggerò attribuibile a diesel o ad acque reflue di sentina, in grado di evaporare.

TESTIMONI, COMANDANTE AL BAR CON UNA DONNA – Poco prima del disastro all’Isola del Giglio, il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, e’ stato visto da testimoni al bar con una donna. Maria Ines Lona, un giudice argentino 72enne, riferisce che “i passeggeri che erano stati sulla nave prima di me dicono che spesso passava il suo tempo tra le donne e il bere”. E proprio quella sera, dice un’altra passeggera, un’olandese 41enne, al ‘Daily Mail’, Schettino e’ stato visto bere in uno dei bar della nave “con una bella donna al braccio”. “Quello che mi ha scandalizzato piu’ di tutto – racconta la donna, Monique Maurek – e’ stato quando ho visto il comandante passare gran parte della serata prima che sbattessimo contro uno scoglio a bere al bar con una bella donna sotto braccio”.

RIPRENDONO OPERAZIONI DI SOCCORSO – “Si e’ deciso, non sempre senza rischi, ma con massima attenzione, di riprendere le operazioni a bordo della Concordia volte a ricercare i dispersi”. Lo ha sottolineato Luca Cari, coordinatore delle operazioni insieme a Stefano Giannella della Direzione regionale dei Vigili del fuoco. Al momento le operazioni notturne sono ancora sospese dopo che stamane la nave Costa Concordia si e’ mossa di 9 centimetri in verticale e 1 e mezzo in orizzontale. “al momento la poppa – ha sottolineato ancora Cari – e’ ferma e c’e’ solo una flessione in prua dovuta alla struttura”.

CRI, MOLTI TRAUMI DA CADUTE E STATI DI CHOC – La CRI ha effettuato anche interventi sanitari, soprattutto presso la postazione di pronto soccorso dell’ospedale di Orbetello, dove sono giunti circa 40 feriti, di nazionalita’ italiana, tedesca e spagnola. Lo comunica la Croce Rossa Italiana intervenuta assieme alle altre istituzioni nelle operazioni di soccorso e assistenza ai passeggeri della nave Concordia affondata all’isola del Giglio. “La maggior parte di essi, di eta’ compresa tra i 30 e i 70 anni – spiega Mauro Pasquarelli, volontario della Croce Rossa di Orbetello – presentavano traumi da caduta agli arti, con fratture dei polsi, delle dita, di una spalla, causati dal tentativo di reggersi durante l’urto e poi nello sbilanciamento della nave. Numerose altre persone erano in stato di choc e di ipotermia per il freddo”. “Da rilevare inoltre – sottolinea il responsabile della Croce Rossa di Orbetello, Michele Casalini – che siamo intervenuti anche in soccorso di persone con malattie patologiche che a seguito dell’evento traumatico si sono manifestate, come nel caso di alcuni pazienti con crisi epilettiche”. La Croce Rossa, inoltre, e’ presente nella provincia di Grosseto in due centri di accoglienza: a Grosseto e a Marina di Grosseto. Gli operatori CRI svolgono attivita’ di assistenza e supporto sanitario, visite mediche in collaborazione con il 118, distribuzione generi di conforto, assistenza psico-sociale, gestione delle aree di accoglienza.

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