‘Ndrangheta, arrestato il latitante Antonino Pesce figlio del boss: era il capo del clan che importava cocaina

Nella giornata di ieri i Carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria in collaborazione con quelli della Compagnia carabinieri ed a quelli dello Squadrone cacciatori Calabria, hanno arrestato il latitante Antonino Pesce di 34 anni il quale pare essere il reggente dell’omonima cosca; secondo quando riferito l’uomo si nascondeva all’interno di un appartamento a Gioia Tauro, nel momento dell’irruzione dei militari ed ancora sembra che al momento dell’arresto abbia tentato di disfarsi di una pistola lanciandola dalla finestra dell’abitazione. Insieme al latitante è stato arrestato anche Tonino Belcastro 53enne di Gioia Tauro, il quale è stato accusato di favoreggiamento; l’uomo era già noto alle forze dell’ordine, proprietario dell’abitazione in cui è stato sorpreso il latitante e presente al momento dell’istruzione dei carabinieri. Antonino Pesce, è stato intercettato proprio nel momento in cui il latitante stava per andare via ed infatti sembrerebbe essere stato colto di sorpresa dalle forze dell’ordine.

L’uomo si trovava al secondo piano dell’edificio, in un appartamento pieno di vestiti e giochi per bambini, probabilmente dei suoi figli più piccoli. Come abbiamo già anticipato, alla vista dei carabinieri Pesce ha tentato di disfarsi di una pistola lanciandola dalla finestra dell’abitazione; l’arma è stata recuperata dai militari ed è risultata essere una semiautomatica in ottimo stato e perfettamente efficiente, completa di caricatore e relativo munizionamento, recapitato nel corso di un furto effettuato a Civitanova Marche nel 2015. “Vi è arrivata la chiamata?”, è questo quanto dichiarato da Antonino Pesce ai carabinieri che hanno fatto irruzione nell’appartamento nel quale si trovava al momento dell’arrivo delle forze dell’ordine; in realtà, non sembra essere essere giunta nessuna soffiata ai carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, giunti al latitante semplicemente grazie alla conoscenza del territorio ed alle indagini tecniche.

 L’uomo era latitante dallo scorso mese di luglio ed era accusato di associazione a delinquere e traffico internazionale di stupefacenti; nonostante si tratti di una persona piuttosto giovane, Antonino Pesce ovvero il figlio del boss Giuseppe è ritenuto il capo dell’omonimo clan e secondo quanto riferito dai magistrati, era lui a gestire l’importazione di cocaina per conto del clan ed ancora pare amministrasse gli affari leciti ed illeciti di famiglia al fine di assicurare il mantenimento agli uomini del clan detenuti ed alle loro famiglie. Come abbiamo anticipato, gli investigatori sono arrivati a lui grazie ad una indagine fatta di pedinamenti ed intercettazioni; l’uomo già dallo scorso mese di luglio si era reso irreperibile ed i carabinieri avevano già cominciato a controllare i movimenti di familiari e conoscenti tra Rosarno e Gioia Tauro dove era il centro dei suoi interessi criminali per via dell’importazione di cocaina.Il Ministro dell’Interno Marco Minniti nella giornata di ieri si è congratulato con il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette per l’importante operazione.

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