Herpes shock: Neonata perde la vita per colpa di un bacio

Si è presa il virus dell’herpes appena nata, dal bacio di un amico di famiglia. Nel corpicino della piccola Mariana Sifrit, l’infezione si è fatta rapidamente strada fino al cervello, procurandole una grave meningite. E’ morta a soli 18 giorni di vita.

Alla bimba era stata diagnosticata lo scorso 7 luglio una meningite virale probabilmente scatenata dal virus herpes simplex. A trasmetterlo sarebbe stato un amico o un parente di famiglia che l’ha sbaciucchiata appena è venuta al mondo.

La bambina di soli 18 giorni si chiamava Mariana Reese Sifrit, la quale viene ricordata con grande tristezza e dolore dalla madre attraverso un lungo post su facebook dando la notizia della sua morte ai suoi contatti. “La nostra principessa Mariana Reese Sifrit ha messo le sue ali d’angelo alle 8,41 di mattina nelle braccia del suo papà e con la sua mamma accanto a lei. Ora non soffre più ed è con il Signore”,  è questo quanto scritto dalla mamma della piccola Mariana su Facebook, annunciando dunque la morte della piccola che pare abbia contratto il virus dell’herpes in seguito al bacio di un amico di famiglia, giunto a trovarla  e che pare gli abbia trasmesso il virus attraverso un bacio. La donna ha voluto rendere nota la tragedia, al fine di aiutare chiunque altro a salvare la vita dei propri figli e proprio per questo motivo nel post scritto su Facebook ha aggiunto  “Speriamo che con la storia della nostra Mariana si potranno salvare molte più vite”.

I dottori sono del tutto convinti purtroppo che questo virus è stato passato alla neonata tramite il bacio di un parente o di un amico che era andato a trovarla subito dopo la nascita. La Vicenda è avvenuta negli Stati Uniti dove Mariana era nata il primo di Luglio e i genitori si erano sposati una settimana dopo la nascita e proprio in quello stesso giorno, purtroppo hanno capito che la figlia aveva qualcosa che non andava; aveva smesso di mangiare e non rispondeva più alle sollecitazioni, così hanno lasciato la festa di nozze e sono corsi in ospedale dove hanno ricevuto la triste notizia che la figlia era stata colpita dal virus della meningite, un virus che come abbiamo già detto  il virus era stato trasmesso da un amico di famiglia attraverso un bacio. Ovviamente  l’amico di famiglia non sapeva di avere l’herpes e di conseguenza non sapeva che attraverso il suo bacio avesse potuto determinare il triste destino della piccola Marianna.

Da questa terribile disavventura, la mamma ha voluto lanciare un messaggio pubblico dicendo: “Non lasciate che nessuno baci i vostri figli appena nati, teneteli isolati e non fateli toccare da chiunque”.Nel giro di pochissime ore purtroppo, la bambina ha smesso di mangiare e non si svegliava e via via nel corso della stessa giornata ha smesso di respirare, tutti i suoi organi hanno cominciato a non funzionare.

I genitori una volta resosi conto delle gravi condizioni di salute della figlia, hanno spiegato di averla portato immediatamente a Mariana al Blank Children’s Hospital di Des Moines, dove medici hanno spiegato loro che la bambina aveva contratto la meningite attraverso il virus dell’herpes. “I  primi due mesi dopo la nascita del bambino sono molto critici, poiché i virus possono diffondersi rapidamente e causare gravi malattie nei neonati”, spiega Tanya Altmann, pediatra del Calabasas Pediatrics in California.

Le malattie infettive spesso causano fenomeni di allarme più o meno giustificati, accompagnati dalla diffusione, attraverso la televisione e le prime pagine dei giornali, di preoccupanti notizie di ricoveri, situazioni di contagio e decessi, come è di recente avvenuto per la meningite meningococcica.

Il termine meningite è generico ed indica un’infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono e proteggono cervello e midollo spinale. La meningite è generalmente di origine infettiva, determinata cioè da virus, batteri o funghi, ma può essere causata meno frequentemente da neoplasie, fenomeni autoimmunitari o dall’assunzione di alcuni farmaci.
Tra le forme infettive, quella più frequente e di solito meno grave, è la forma virale, dovuta a virus di comune diffusione, come i virus influenzali o gli herpes virus.

Questa forma non è contagiosa, perché dovuta all’eccezionale superamento della barriera emato-encefalica da parte del germe, a causa della presenza nel soggetto colpito, in quel particolare momento, di alcune condizioni predisponenti, come uno stato, anche transitorio, di immunodepressione; se lo stesso virus infettasse un altro soggetto, provocherebbe l’insorgenza della sola malattia di base; ad esempio, nel caso di un virus influenzale, comparirebbero solo i sintomi dell’influenza.

Il meningococco, invece, è un batterio che causa elettivamente la meningite; quindi venendo a contatto con un soggetto ammalato di meningite meningococcica e contagiandosi attraverso le goccioline respiratorie, si correrebbe il rischio di sviluppare proprio questa malattia, che di solito si manifesta, con sintomi caratteristici, dopo un periodo di incubazione variabile da 1 a 10 giorni.

Quando il batterio dal rinofaringe, dove è comunemente ospitato in soggetti portatori sani (in Italia il 10-20% della popolazione generale), raggiunge le meningi, provoca un’infiammazione che si manifesta in maniera acuta con febbre, cefalea intensa, rigidità nucale, nausea, vomito e spesso anche macchie cutanee (maculopapule o petecchie); nei casi fulminanti possono verificarsi porpora, shock, coma e morte.

Il malato è contagioso durante la fase acuta dei sintomi e nei giorni immediatamente precedenti l’esordio, ma cessa di esserlo dopo 24 ore dall’inizio di un adeguato trattamento con antibiotici. La contagiosità è comunque bassa; la meningite da meningococco viene, infatti, generalmente trasmessa solo a chi ha avuto un contatto stretto (conviventi o casi di esposizione diretta alle secrezioni attraverso baci, condivisione di spazzolino da denti, posate, ecc.) con il malato nei 10 giorni precedenti l’inizio dei sintomi.

In questi casi è importante effettuare una profilassi con antibiotici, cominciandola entro 48 ore dall’ultimo contatto con il malato, ed attuare la sorveglianza sanitaria per i successivi dieci giorni, in modo da individuare e trattare immediatamente eventuali casi secondari.
I batteri che causano la meningite, ed in particolare il meningococco, non possono vivere a lungo fuori dell’organismo umano, per cui facendo arieggiare i locali e provvedendo alla loro accurata pulizia, se ne causa l’inattivazione.

Nel caso di collettività (caserme, colonie, convitti, dormitori) o in situazioni di sovraffollamento, occorre ventilare bene gli ambienti di vita e di riposo e, quando si sia verificato un caso, non è necessaria la chiusura e la disinfezione dei locali comuni.
Esistono 13 diversi sierogruppi di meningococco, ma solo 5 (denominati A, B, C, W 135 e Y) causano meningite; in Italia ed in Europa i sierogruppi B e C sono i più frequenti.

II meningococco è endemico in alcune aree del globo e può dare origine a focolai epidemici, che nei paesi a clima temperato si verificano con maggiore frequenza in inverno e primavera. In base ai dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia nel 2015 e nel 2016 si sono verificati circa 200 casi per anno di meningite da meningococco, la maggior parte dei quali causati dai sierogruppi B e C, e tale andamento rispecchia il trend degli ultimi anni.

Il vaccino, tranne che in corso di epidemia, è indicato solo per le fasce di popolazione raccomandate e per i gruppi a rischio (soggetti con patologie che provocano deficit immunitari o presenza di particolari condizioni: lattanti in asili nido, ragazzi che vivono in collegi, e/o dormono in dormitori, reclute militari, viaggi in paesi dove la malattia meningococcica è comune, come alcune zone dell’Africa), al fine di mantenere alta la protezione collettiva e individuale dalla malattia.

Esistono tre tipi di vaccino anti-meningococco: il vaccino coniugato contro il meningococco di sierogruppo C (MenC), che è il più frequentemente utilizzato; il vaccino coniugato tetravalente, che protegge dai sierogruppi A, C, W135 e Y, ed il vaccino contro il meningococco di tipo B.

Alcuni vaccini sono offerti gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale già da diversi anni, anche se a volte l’offerta vaccinale varia da regione a regione. L’obiettivo del nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 è, però, quello di uniformare l’offerta vaccinale sul territorio nazionale, prevedendo la vaccinazione gratuita contro il meningococco C all’età di 13 mesi in dose singola, quella contro il meningococco B nel corso del primo anno di vita e la somministrazione gratuita del vaccino tetravalente ACWY135 negli adolescenti.

Nei casi di meningite meningococcica, molta importanza riveste, infine, un’informazione sanitaria accurata e tempestiva sulla malattia e sui rischi di trasmissione.
Incontri formativi rivolti alla collettività, dettagliate risposte per fornire chiarimenti a dubbi e timori individuali ed una comunicazione precisa ed immediata delle informazioni ai media possono essere utili a ridurre l’ansia scatenata dall’evento in seno alla comunità.

Cos‘è l‘herpes?
L‘herpes è causato dal virus Herpes simplex di cui vi sono due tipi: il tipo 1, detto herpes labiale o febbre delle labbra, e il tipo 2 denominato herpes genitale. In linea di massima, i due virus possono colpire tutte le parti del corpo. Lherpes è molto diffuso: il 90 per cento della popolazione adulta è portatore del virus di tipo 1, mentre il 10-30 per cento del virus di tipo 2.
Come si trasmette?
L‘herpes si trasmette per contatto fisico e per contatto con sangue, sperma, liquido seminale e liquido vaginale. Il rischio di contagio è particolarmente elevato se il contatto avviene con le mucose della bocca, dei genitali o dell‘ano. Il pericolo di contagio raggiunge il suo apice nella fase in cui sorgono vescicole o ulcere. Ma un contagio può avvenire anche senza l‘apparizione di questi sintomi.
Quali sono i sintomi e le conseguenze?
L’herpes si manifesta con l‘apparizione di vescicole che provocano prurito o bruciore principalmente nella cavità orale, sulle labbra, o nella regione genitale. Inoltre possono manifestarsi dolori alla minzione, un rigonfiamento dei linfonodi, febbre o dolori locali. Tuttavia, un‘infezione può anche essere asintomatica. Nella maggior parte delle persone infette il virus dell‘herpes non ha gravi conseguenze sulla salute.
La prima infezione è quella più fastidiosa. Una volta placata, il virus rimane nel corpo per tutta la vita. Fattori esterni, come lo stress, possono riattivarlo e i sintomi possono di nuovo manifestarsi.
Come viene diagnosticato?
In generale il medico è in grado di riconoscere l‘herpes semplicemente con una diagnosi visiva. A volte viene inoltre effettuato uno striscio, poi sottoposto a esame.
Come viene trattato?
L’herpes non può essere guarito, ma è possibile curarne i sintomi, solitamente con medicamenti antivirali. In tal modo si può ridurre la frequenza dei sintomi e la loro durata. Quando insorge un herpes, occorre iniziare subito il trattamento per aumentarne l‘efficacia.
Come prevenire una (re)infezione?
Le vescicole o le ulcere non devono essere toccate. Se tuttavia dovesse succedere, si raccomanda di lavare le mani. Evitare di baciare o di fare sesso orale con una persona affetta da herpes labiale.
In caso di insorgenza dei sintomi con una frequenza superiore a sei volte l‘anno, si consiglia di consultare un medico per un‘eventuale cura preventiva.

La meningite da meningococco è un’infezione pericolosissima perché improvvisa, subdola, spesso letale o fonte di gravi complicazioni (sequele). Colpisce inaspettatamente persone sane, non dà segnali premonitori ed evolve rapidamente . A essere colpite sono le meningi, membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, ma non solo: spesso si sviluppano complicazioni gravi e potenzialmente fatali, prima tra tutte la setticemia (infezione del sangue), ma anche endocardite o flebite. Le sequele post-infezione non sono da sottovalutare: tra chi sopravvive, possono residuare sordità, ritardo dello sviluppo psichico e fisico, paralisi cerebrale, amputazione degli arti, tanto più invalidanti quanto più colpiscono precocemente nell’infanzia.

Bambini e giovani a rischio Poiché l’unico serbatoio di Neisseria meningitidis è l’uomo e il contagio avviene per via aerea (tosse, starnuti e, negli adulti, bacio profondo), il rischio aumenta laddove è più alta la concentrazione di persone, maggiore la prevalenza della malattia e le condizioni igieniche non ottimali. Circa la metà dei casi di meningite meningococcica si manifesta entro i cinque anni, con un picco più alto tra i due mesi e l’anno di vita: il sistema immunitario del neonato e del bambino è infatti ancora immaturo e non in grado di difendersi quando entra in contatto col batterio.

La seconda fascia d’età più colpita, adolescenti e giovani adulti (14-25 anni), è a rischio perché maggiormente esposta alla frequentazione di luoghi affollati e chiusi (caserme, scuole, convitti, mezzi pubblici, discoteche), o ad abitudini scorrette come il fumo (che indebolisce le difese e rende l’ambiente più favorevole alla trasmissione del batterio), o lo scambio di bicchieri e posate. Per capire l’elevato potenziale di contagio, si deve ricordare che secondo alcune stime, il 10-20% della popolazione adulta è portatore sano (senza alcun sintomo) del meningococco a livello di naso e gola, e che il contagio avviene per via aerea. Meno dell’1% dei portatori sani svilupperà l’infezione mentre, per una persona altrimenti sana, il contatto stretto e ravvicinato con un portatore aumenta di 800 volte il rischio di contagio . A rischio sono anche i viaggiatori per turismo, lavoro o devozione (i pellegrinaggi alla Mecca sono l’esempio più classico). Nessuna età può dirsi quindi protetta dal contagio.

I numeri del contagio nel mondo e in Italia Nel mondo, ogni anno, sono complessivamente mezzo milione i casi di meningite meningococcica. L’epidemiologia dei diversi sierogruppi di meningoccocco varia considerevolmente a seconda dell’area geografica. In Italia, l’incidenza della patologia è particolarmente accentuata nei bambini sotto l’anno di vita, in cui risulta tre volte maggiore rispetto a quella che si osserva nei bambini di 1-4 anni di età.

La causa principale di malattia meningococcica è rappresentata dal sierogruppo B: dal 2007 al 2011 MenB ha costituito in media circa il 61% dei casi totali di meningococco e nell’anno 2011 ha rappresentato il 64% dei casi totali tipizzati di Neisseria meningitidis.

La distribuzione dei diversi sierogruppi varia nel tempo e ciò è in parte dovuto all’introduzione di vaccini contro specifici sierogruppi. A tale proposito è interessante notare come, in seguito all’introduzione in Italia di un vaccino contro il sierogruppo C (2006) si sia osservato un decremento dell’82% dei casi da MenC (dato aggiornato al 2011). Parallelamente, i casi da MenB sono rimasti stabili nel tempo (circa 90 casi l’anno), evidenziando come, nonostante la pressione evolutiva esercitata dal vaccino, non si sia verificato il fenomeno del replacement.

Diagnosi, terapia, dati di mortalità La meningite menigococcica ha una letalità tra il 9 e il 12%5 , ma in assenza di un trattamento antibiotico adeguato può raggiugere il 50%6 . La diagnosi di meningite meningococcica non è purtroppo immediata.

Segni e sintomi iniziali sono aspecifici, apparentemente simili a quelli di una forte influenza e risultano confondenti soprattutto nel caso dei bambini, la fascia d’età più colpita dall’infezione: febbre, vomito, emicrania, fotofobia (sensibilità alla luce), dolori e rigidità articolari e muscolari, brividi, mani e piedi freddi. I segni dirimenti, rigidità nucale e rash cutaneo, sono tardivi (13-22 ore dopo quelli d‘esordio), e ritardano perciò la somministrazione dei corretti trattamenti salvavita. La diagnosi certa si ha tramite il prelievo del liquido cefalorachidiano (liquor) nel quale ricercare le cellule batteriche, e con un’emocoltura eseguita con le tecniche di biologia molecolare. Il trattamento, in regime di ricovero, prevede la somministrazione di antibiotici (penicillina, ampicillina, cloramfenicolo, ceftriaxone), che però può essere inefficace se l’inizio di tale terapia è tardivo. Il frequente sviluppo di complicazioni gravi, prime tra tutte la setticemia (infezione del sangue), ma anche endocarditi, flebiti, broncopolmoniti, epatiti è altamente pericoloso.

Infine, la meningite meningococcica può causare complicazioni invalidanti e drammatiche nel tempo: in un sopravvissuto su cinque (20%) si possono sviluppare sordità, ritardo di apprendimento e crescita, paralisi cerebrale o perdita degli arti. Un esito drammatico soprattutto in età infantile. Va inoltre considerato che l’impatto economico della malattia meningococcica può essere molto alto, con costi che possono superare le centinaia di migliaia di euro per ciascun caso, attribuibili sia al trattamento acuto, sia alla gestione delle sue conseguenze a lungo termine: dalle cicatrici cutanee alle amputazioni e, soprattutto, le disabilità neurologiche, tanto gravi da richiedere terapia farmacologica, assistenza continua e specifici programmi di rieducazione per tutta la vita.

Uno studio realizzato nel Regno Unito dalla Meningitis Research Foundation e pubblicato da Pediatric Drugs all’inizio di quest’anno dimostra che ciascun paziente che sopravvive ad un’infezione da meningococco riportando complicazioni nel tempo, costa in media al Servizio Sanitario Nazionale 3.879.300 euro. Lo stesso caso avrà un impatto economico ancora maggiore sulla società, cui verrà a costare circa 5.238.762 euro se si aggiungono ai costi del sistema sanitario quelli per l’assistenza sociale di cui una persona portatrice di handicap ha bisogno.

C’è oggi un’emergenza meningite?

Non c’è attualmente un’epidemia di meningite. In base ai dati dell’ISS, nel 2015 e nel 2016 si sono verificati in Italia quasi 200 casi per anno di malattia invasiva da meningococco, la maggior parte dei quali causati dai sierogruppi B e C. L’andamento rispecchia il trend degli ultimi anni. In generale, la letalità riguarda il 10% dei casi. Il vaccino va somministrato solo alle fasce di popolazione raccomandate e ai gruppi a rischio, per mantenere alta la protezione collettiva e individuale dalla malattia. La diffusione della meningite in generale è bassa ed è rimasta costante negli ultimi cinque anni. L’unica variazione epidemiologica negli ultimi due anni riguarda il focolaio di meningococco C presente in Toscana che è però circoscritto in un’area specifica nella quale la Regione ha immediatamente predisposto l’offerta gratuita della vaccinazione ad una ampia quota della popolazione.

2. Quali batteri causano la meningite?

Tra gli agenti batterici che causano la meningite il più temuto è Neisseria meningitidis (meningococco), oltre a Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e Haemophilus influenzae. Del meningococco esistono diversi sierogruppi, dei quali i più diffusi sono: A, B, C, Y, W135, X. Il più aggressivo è il meningococco di sierogruppo C, che insieme al B è il più frequente in Italia e in Europa.

3. Quali sono le fasce più a rischio di contrarre l’infezione causata dai diversi tipi di meningococco?

I bambini piccoli (al di sotto dei 5 anni di età) e gli adolescenti, ma anche i giovani adulti sono a rischio più elevato di contrarre infezione e malattia. Per quanto riguarda il sierogruppo B, la maggior parte dei casi si concentra fra i bambini più piccoli, al di sotto dell’anno di età.

4. Quali sono i vaccini anti-meningococco a disposizione ed esattamente contro quali ceppi?

Esistono tre tipi di vaccino anti-meningococco:  il vaccino coniugato contro il meningococco di sierogruppo C (MenC): è il più frequentemente utilizzato e protegge solo dal sierogruppo C  il vaccino coniugato tetravalente: protegge dai sierogruppi A, C, W e Y  il vaccino contro il meningococco di sierogruppo B: protegge esclusivamente contro questo sierogruppo.

5. Sono obbligatori o raccomandati?

I vaccini anti-meningococco sono vaccini raccomandati. Sono tutti inseriti nel nuovo Calendario vaccinale LEA, incluso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019, ed è previsto siano offerti gratuitamente a specifiche fasce di popolazione, che sono quelle a maggior rischio di infezione. La scheda vaccinale in vigore prevede:  la vaccinazione contro il meningococco B nei bambini nel corso del 1° anno di vita (3 dosi al 3°, 4°, 6° mese di vita e 1 richiamo al 13° mese)  la vaccinazione anti-meningococco C nei bambini che abbiano compiuto un anno di età (1 dose al 13°-15° mese)  la vaccinazione con vaccino coniugato tetravalente nell’adolescenza, sia come richiamo per chi è già stato vaccinato contro il meningococco C da piccolo sia per chi non è mai stato vaccinato. Al di fuori delle fasce di età sopracitate, il vaccino è fortemente raccomandato in persone a rischio perché affette da alcune patologie (talassemia, diabete, malattie epatiche croniche gravi, immunodeficienze congenite o acquisite, asplenia, etc.) ed è consigliato anche in presenza di particolari condizioni (lattanti che frequentano gli asili nido, ragazzi che vivono in collegi o dormono in dormitori, reclute militari, e per chiunque debba recarsi in Regioni del mondo dove la malattia meningococcica è comune, come ad esempio alcune zone dell’Africa).

6. Quali sono gratuiti e quali a carico del cittadino? I vaccini contro la meningite inseriti nel nuovo Calendario vaccinale LEA, incluso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019, sono gratuiti per specifiche fasce di popolazione, che sono quelle a maggior rischio di infezione. In particolare:  la vaccinazione contro il meningococco B è gratuita per i bambini nel corso del 1° anno di vita (3 dosi al 3°, 4°, 6° mese di vita e 1 richiamo al 13° mese)  la vaccinazione anti-meningococco C è gratuita per i bambini che hanno compiuto un anno di età (1 dose al 13°-15° mese)  la vaccinazione con vaccino coniugato tetravalente è gratuita per gli adolescenti, sia come richiamo per chi è già stato vaccinato contro il meningococco C da piccolo sia per chi non è mai stato vaccinato. La vaccinazione contro il meningococco B prevede dosaggi diversi a seconda dell’età in cui si inizia a vaccinare, anche se il vaccino è indicato soprattutto al di sotto di un anno di età. Per quanto riguarda i vaccini contro gli altri agenti batterici della meningite, la vaccinazione contro Haemophilus influenzae tipo b (emofilo tipo b) è solitamente effettuata, gratuitamente, insieme a quella antitetanica, antidifterica, antipertosse, antipolio e antiepatite B, al 3°, 5° e 11° mese di vita del bambino, come da calendario vaccinale italiano. Non sono necessari ulteriori richiami. La vaccinazione contro lo Streptococcus pneumoniae (pneumococco) è offerta gratuitamente e il calendario nazionale prevede la somministrazione di tre dosi: al 3°, 5° e 11° mese di vita del bambino. Il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale ne prevede l’offerta attiva e gratuita anche ai soggetti di 65 anni di età.

7. Quanto dura l’effetto della protezione vaccinale?

Generalmente, la durata della protezione dipende dal tipo di vaccino e dall’età in cui viene somministrato. Infatti, mentre alcuni vaccini, come quello anti-epatite B, conferiscono una protezione duratura lungo tutto l’arco della vita, per altri vaccini, come quelli contro difterite e tetano, sono raccomandati richiami decennali. Riguardo ai vaccini anti-meningococcici, i dati attualmente disponibili in letteratura non consentono di stabilire la necessità di un richiamo. In Italia, con il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale, è stata inserita una dose di richiamo nell’adolescenza in quanto è un’età a maggior rischio (seppure sempre molto basso) rispetto al resto della popolazione, per rafforzare la risposta immunitaria ad una eventuale infezione.

8. Qual è il valore del richiamo vaccinale?

Il richiamo di una vaccinazione permette di mantenere elevata la protezione immunitaria individuale nei confronti di una specifica malattia infettiva e garantire, qualora i livelli di copertura vaccinale siano elevati, anche nella popolazione generale l’instaurarsi della cosiddetta immunità di gregge, una specie di scudo di protezione, essenziale a limitare la circolazione di un determinato microbo ed evitare il riemergere di malattie ormai sotto controllo, difendendo così anche le fasce di popolazione più vulnerabili come anziani, bambini molto piccoli ancora non completamente vaccinati e soggetti a rischio.

9. Negli adolescenti va fatta la vaccinazione? E se è stata fatta a un anno di età va fatto un richiamo? La vaccinazione anti-meningococcica con vaccino tetravalente è raccomandata agli adolescenti, in quanto rientrano tra le categorie a maggiore rischio di contagio, sebbene limitato rispetto ad altre malattie infettive molto più contagiose, come influenza e morbillo. Il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale raccomanda la vaccinazione nell’adolescenza anche per chi sia stato vaccinato contro il meningococco C da piccolo. Nell’evenienza di soggetti già vaccinati, la dose di richiamo serve a rafforzare la risposta immunitaria ad una eventuale infezione. 7

10. Per gli adulti che nell’infanzia non sono stati vaccinati contro il meningococco è consigliata la vaccinazione?

La vaccinazione negli adulti non è raccomandata, a meno che non siano presenti i fattori di rischio o le condizioni sopra riportate. Chi ha dubbi è opportuno che si rivolga alla ASL o al proprio medico di base.

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