Neonato muore in ospedale accanto alla mamma, è accaduto dopo il parto

Davvero incredibile quanto accaduto ad una giovane mamma la quale pare abbia citato in giudizio per quasi 9 milioni di dollari, l’ospedale dove ha partorito suo figlio Jacob che dopo pochi giorni dalla nascita, ha perso la vita per soffocamento accidentale mentre si trovava nel letto insieme alla donna.

Ebbene sì, è questo quanto accaduto a Portland, dove Monica Thompson sembra abbia citato in giudizio per quasi 9 milioni di dollari l’ospedale dove ha partorito il proprio figlio che come abbiamo già detto, a pochi giorni dal parto è morto per soffocamento accidentale. La donna nel corso della sentenza svoltasi in tribunale ha raccontato che il figlio le è stato portato nel mezzo della notte e messo nel letto con lei per l’allattamento al seno, poco dopo lei si sarebbe addormentata a causa anche delle profonde medicazioni alle quali era stata sottoposta e quando si è svegliata il figlio non dava più segni di vita.

Immediatamente i medici hanno trasferito il piccolo in terapia intensiva perché aveva subito dei gravi danni cerebrali ed era stato tenuto in vita dai macchinari, poi dopo sei giorni alla famiglia pare fosse stato detto che non c’erano più speranze per lui, perché il suo coma era praticamente irreversibile e così a 10 giorni di vita, il neonato è deceduto dopo che i medici gli hanno staccato il respiratore che lo teneva in vita. Il piccolo sarebbe morto perché la mamma lo ha soffocato involontariamente, causandogli comunque dei gravi danni cerebrali permanenti perché il piccolo era rimasto senza ossigeno per troppo tempo. Monica dopo quanto accaduto ha deciso di denunciare la clinica, ovvero l‘Adventist Medical Center che pare non abbia prestato attenzione a quanto accaduto, visto che il neonato non sarebbe dovuto essere messo accanto alla mamma che dormiva.

Questa causa richiede più di 8 milioni di dollari perché ciò, oltre alla morte del piccolo Jacob ha causato anche dei gravi danni morali alla mamma. La donna, dunque, ha deciso di portare avanti una battaglia per far si che nessun’altra famiglia debba soffrire per questo. Secondo quanto riferito dall’accusa, Monica avrebbe immediatamente chiamato un’infermiera ma non avrebbe ricevuto alcuna risposta e quindi si è precipitata in corridoio per chiedere aiuto, questo fa capire che ci sono comunque delle responsabilità da parte del personale medico sanitario della struttura dove la donna ha partorito.

A tal riguardo, la struttura sanitaria sembra non abbia commentato l’accaduto.“Ho deciso di condividere la nostra storia perché mi auguro che più nessuna famiglia sia costretta a vivere una storia così tragica ma evitabile. Se le infermiere dell’ospedale avessero svolto il loro lavoro correttamente ciò non sarebbe mai accaduto”, ha dichiarato Monica Thomphson affidando legale che la rappresenta.

Cara mamma, caro papà, finalmente ritornate a casa con il vostro piccolo! Qui, tutto deve essere pronto per l’accoglienza del bambino, che inizierà a far parte di un nuovo mondo: quello della sua famiglia!
I primi anni di vita sono i più importanti per determinare la qualità della vita dell’uomo adulto sia fisica che intellettiva, ma essa dipenderà particolarmente dal modo col quale il bambino verrà allevato nel 1° anno di vita. Ecco alcuni consigli e raccomandazioni che vi aiuteranno a fare il meglio per lui.

A casa tutto è già pronto da tempo per accoglierlo?
Il lettino, preferibilmente di legno, dovrà essere adatto alle esigenze del vostro bambino:
• le sponde, quando sono rialzate, dovrebbero mantenere una distanza dal materasso di circa 60 cm e dovrebbero avere una chiusura sempre sicura. Le sponde non vanno mai lasciate abbassate quando il bambino è nel letto.
• se le sponde sono a sbarre, dovranno avere una distanza tra loro che non deve superare i 7 cm, per evitare che il bambino possa infilarvi la testa o una gamba o un braccio e non essere più capace di liberarsi.
• il materasso dovrebbe essere rigido ed avere le stesse dimensioni del lettino, per evitare spazi dove il bimbo potrebbe infilarsi.
• È meglio non usare il cuscino.
• le lenzuola e le coperte dovrebbero sempre lasciare libero il volto e il collo del bambino.
È consigliabile non sistemare il lettino vicino a cordoni o tende: il bambino potrebbe impigliarvisi. Per dormire è, inoltre, raccomandabile adagiare il bimbo preferibilmente a pancia in su o sul fianco.
La salute inizia dall’abbigliamento
È un errore credere che un bambino “imbacuccato” sia protetto da raffreddamento o che incorra meno facilmente in infezioni virali. In estate, inoltre, le tutine e i body tengono molto caldo, già il pannolino scalda molto, perciò usate vestitini o camicini larghi, possibilmente di cotone o lino (i materiali sintetici possono provocare allergie), legati solo al collo: i bambini soffrono molto il caldo.
Per vestire e svestire il bambino, adagiatelo sempre su un piano e non lasciatelo mai solo, anche se vi allontanate solo di mezzo metro e per pochi secondi, perché i bambini si muovono rapidamente e imprevedibilmente e potrebbero cadere.
Gli indumenti e la biancheria usata per il bambino dovrebbero essere sempre lavati a parte con sapone neutro.

Gli indumenti saranno semplici, morbidi e, preferibilmente, di fibre naturali: cotone, lino, canapa, seta, lana. Inoltre:
• evitare nastri, cordoncini e pizzi nei quali possono rimanere impigliate le dita
• controllare che i bottoni e le cuciture non irritino la pelle del bambino, particolarmente sotto le ascelle
• l’apertura per infilare la testa deve essere larga.
La temperatura ideale dell’ambiente dove vive il bambino dovrebbe essere compresa fra i 18° e i 20°C: la temperatura alta è molto dannosa, perché appena nati i bambini non sono in grado di regolare la propria temperatura, ma prendono la temperatura del luogo dove si trovano.
Bisogna quindi fare attenzione a non coprirli troppo soprattutto nel lettino: in questo caso il bambino può presentare un rialzo termico anche superiore a 37° ma questa non è febbre, è solo una “temperatura accidentale provocata” da noi. Essa si abbassa subito scoprendo il bambino e diminuendo la temperatura ambientale.
E’ importante garantire sempre una sufficiente circolazione d’aria nell’ambiente dove sta il bambino. Inoltre, se usate umidificatori, ricordate che il contenuto può essere irritante per le vie respiratorie del bambino, come ad esempio se usate essenze di pino e di eucalipto.
Tenete comunque presente che i profumi dei prodotti usati per pulire la casa e quelli di cosmetici usati dalla mamma possono irritare le vie respiratorie del bambino.

Se a casa lo aspettano il fratellino o i fratellini?
Date ai fratellini tanto amore, tanta attenzione, più che al neonato, che già sta in braccio a voi buona parte della giornata per essere allattato, cambiato, lavato. Evitate, in questo primo periodo, di separare i fratellini dal neonato e di modificare eccessivamente le abitudini quotidiane dei vostri figli.
Se lo aspettano anche gli animali domestici?
Se a casa avete un cane o un gatto essi dovrebbero essere vaccinati e sempre ben puliti. In questo modo possono convivere con il bambino. Presentategli il nuovo venuto e non trascurateli mai: man mano che il bimbo crescerà, essi potrebbero essere utili per il suo sviluppo psichico e saranno suoi compagni di gioco. Infatti gli animali domestici sono di grande aiuto nel migliorare la qualità della vita dei bambini e degli uomini in generale, sia dal punto di vista affettivo che psicologico; in particolare sono di aiuto per i bimbi che presentano problemi psicomotori.
i fratellini
..date ai fratellini tanto amore, tanta attenzione, più che al neonato,…
Se dormirà nella vostra camera?
Non dovreste mai, prima di andare a letto con il vostro bambino, bere alcolici o prendere sonniferi perché riducono le capacità di risposta agli stimoli o alle richieste del bambino.
Se talvolta dormirà nel lettone?
È opportuno non vestire troppo il bambino.
Sistemare il bambino preferibilmente sopra le coperte del vostro letto e coprirlo con una copertina leggera, altrimenti, durante la notte, potrebbe scivolare in fondo al letto sotto le coperte e soffocare.
Se avete piante e fiori in casa o in giardino?
Ricordate che alcune specie di piante sono velenose, se succhiate e/o ingerite possono essere tossiche e portare anche alla morte. Fra queste, ad esempio, l’oleandro, la stella di natale, il ricino. Allontanatele, quindi, da casa prima che vi arrivi il bambino. Se queste piante si trovano in giardino cercate di coprirle o proteggerle con una rete.
Se viene con voi in automobile?
Mettetelo sempre nel seggiolino per auto, omologato secondo le norme vigenti, installato correttamente sul sedile posteriore perché anteriormente esiste il pericolo dell’air-bag: mai in grembo alla persona seduta accanto al guidatore. Questa regola vale a qualunque età del bambino.

Particolari raccomandazioni
Il fumo
È molto importante ricordare che il fumo è altamente dannoso per il bambino, non solo in gravidanza e durante l’allattamento. Alcune delle conseguenze legate all’esposizione del bambino al fumo passivo possono essere delle infezioni delle vie respiratorie come riniti, otiti, bronchiti, bronco-polmoniti e attacchi d’asma. In casa, quindi, è assolutamente sconsigliato fumare in particolare nei locali dove si trova il bambino, così pure in automobile e all’aperto vicino al bambino.

La TV
Quando siete a casa ricordate di spegnere sempre il televisore durante il pasto, perché può costituire una distrazione che interferisce con il momento della nutrizione del vostro bambino. Sarebbe opportuno non usare mai la televisione come baby-sitter!

Il tempo libero

Andare a spasso è importantissimo!
È consigliabile portare il bambino a spasso il più possibile, o lasciarlo prendere aria e luce, in giardino o in terrazzo. In questo modo il bimbo potrà anche rafforzare le sue difese immunitarie.
È anche importante sapere che l’esposizione controllata al sole arricchisce il bambino di vitamina D.
Per portare a spasso il bambino, nei primi mesi di vita, è bene usare la carrozzina o il passeggino dove però il bambino dovrebbe stare sdraiato.
È comodo anche il marsupio… ma tenete sempre presente che il caldo del corpo materno o paterno e del marsupio danno un calore notevole al bimbo!
Per la salute del bambino, per evitare infezioni nei primi mesi di vita, è opportuno non portare il bambino in luoghi eccessivamente affollati o dove vi siano persone malate.

I giochi
I bambini non hanno bisogno di molti giocattoli, tuttavia è consigliabile dare al bambino giocattoli che possano favorire il suo sviluppo psico-motorio. Ad esempio: anelli di gomma per i primi 3 mesi; giocattoli da mordere da 4 a 6 mesi; mattoncini colorati da 6 a 9 mesi; giochi a incastro e costruzioni da 9 a 12 mesi.
Quando è sveglio, il bambino posto in culla o nel passeggino si sente sicuro e contento e può giocare con i passatempi a sua disposizione. Con il passare delle settimane (nel II o III mese) il bambino si trova più a suo agio se ha a disposizione una superficie più ampia.
Per farlo giocare è consigliabile sistemare il bambino per terra su un grande telo/tappeto con i giocattoli intorno, così imparerà a gattonare, ad attaccarsi alle gambe delle sedie e dei tavoli per alzarsi e camminare.
Non costringetelo a camminare tenendolo per le braccia.
Non usate il girello che può essere pericoloso e può indurre il bimbo a puntare i piedi in modo scorretto.
Non lasciate mai al bambino giochi come piccole biglie, palline, palloncini gonfiabili, trombette e sacchetti di plastica perché possono essere pericolosi e causare gravi incidenti.
Non far fare al bambino giochi che provochino scosse o strappi alla testa e al collo.
È comunque molto importante creare un ambiente che stimoli, in maniera corretta, lo sviluppo psico-fisico del bambino.

Quando incomincia a camminare
È molto utile far camminare il bambino a piedi nudi ovunque sia possibile. Ricordate che le scarpe dovrebbero permettere al bambino di fare qualunque movimento, quindi devono essere flessibili, morbide e di pianta larga. È meglio che siano più grandi che piccole!
Se la tomaia delle scarpine è alta nella parte posteriore, questa non dovrebbe essere rigida per non limitare i movimenti della caviglia utili allo sviluppo muscolare del piede.
È opportuno inoltre che la suola delle scarpine sia leggera, preferibilmente di cuoio, in modo da favorire la percezione, da parte del bambino, delle caratteristiche del suolo e il corretto sviluppo della muscolatura del piede.

Come tenere il bambino in braccio
Il piccolino può essere tenuto in braccio in modo tradizionale, ma c’è un modo particolare che a molti bambini piace, cioè a pancia in giù, con la testa appoggiata nell’incavo del vostro braccio e il torace steso sull’avambraccio.
La vostra mano va tenuta tra le gambe del bambino in modo da sostenergli l’addome. Questa posizione è molto utile anche in caso di coliche addominali. Quando diventa più grandino un’ottima posizione è anche quella di metterlo a cavalcioni su un fianco: in questa posizione vede e osserva ciò che lo circonda.

Se ha il singhiozzo
I neonati hanno spesso il singhiozzo, esso non è da considerarsi una anormalità, ma è dovuto ad una ridotta attività del muscolo del diaframma. Non preoccupatevi! Si risolve da solo.
Se piange
Il bambino piange normalmente circa 60-90 minuti al giorno durante le prime 3 settimane di vita, alla stessa ora ogni giorno, e non smette con nessun tipo di consolazione; questo è normale. Nelle settimane successive il pianto può aumentare di 2-4 ore al giorno, poi gradualmente decresce intorno ai 3 mesi di età.

 Il bimbo piange per molti motivi, ad esempio:
• fame
• disagio
• affaticamento
• noia
• eccesso di stimolazioni
• luci e rumori eccessivi
• caldo
• qualche disturbo o dolore
Se per la maggior parte della giornata è contento, ma piange o urla nel pomeriggio o sera e continua per molto tempo, se solleva anche le gambine come per dolore, si tratta di coliche.
Il ciucciotto, e non il biberon, può essere dato al bambino, perché gli dà soddisfazione e conforto. Il ciucciotto deve essere piccolo, di forma anatomica, meglio se con piccoli fori per far uscire l’aria. Il ciucciotto dovrà essere sempre sterilizzato prima dell’uso.
Deve essere tolto quando il bambino si addormenta e appena possibile sarà bene eliminarne l’uso. Un’abitudine consolidata all’uso del ciucciotto può, infatti, creare seri problemi allo sviluppo delle arcate dentali del bambino.

Igiene del neonato
Il bambino è naturalmente dotato di meccanismi di difesa immunitaria e di anticorpi per adattarsi rapidamente all’ambiente esterno e per raggiungere così un delicato equilibrio tra poteri di difesa interni e microrganismi dell’ambiente.
Proprio per l’impatto che il neonato ha con l’ambiente, il genitore si è sempre preoccupato di ridurre i rischi dell’infezione adottando norme igieniche di protezione per salvaguardare la salute del neonato.
Anche se negli anni c’è stato un graduale e costante miglioramento delle misure di garanzia d’igiene e sicurezza ambientale che ha contribuito alla riduzione del rischio di infezioni nei neonati, tutto ciò non dispensa comunque i genitori dal seguire alcune regole fondamentali d’igiene.
Quali precauzioni generali è necessario prendere?
La trasmissione di microrganismi responsabili delle infezioni neonatali, successive ai primissimi giorni di vita, avviene per lo più attraverso le mani, il respiro e il contatto di corpi estranei con la pelle o le mucose del piccolo.
In questo contesto, rivestono notevole importanza delle semplici regole d’igiene:
• un’accurata detersione delle mani che dovrà precedere qualsiasi accudimento diretto del bambino l’eventuale uso da parte dell’adulto di mascherine sterili a protezione della bocca e delle narici è opportuno per evitare il passaggio attraverso il respiro di micro-organismi diretti sul neonato, in caso di infezioni delle vie respiratorie del genitore o di chi accudisce direttamente il neonato al momento della poppata, del cambio di pannolino, del coccolamento.
La mascherina va rimossa non appena cessi il contatto diretto con il neonato
• la protezione del tralcio del cordone ombelicale allo scopo di impedirne contaminazione e l’infezione che può far seguito.

  Cosa fare per l’igiene e la cura del tralcio del cordone ombelicale?
Nei primi giorni dopo la nascita, le cure date al neonato prevedono sia l’accurata detersione del tralcio del cordone ombelicale, sia la protezione di questo da fonti di possibili infezioni.
Molto importante è anche cercare di favorire il rapido essiccamento del tralcio così da facilitarne la caduta. Queste attenzioni coinvolgono direttamente i genitori che, dopo la dimissione della mamma e del neonato, dovranno prendersi particolare cura del tralcio ombelicale per alcuni giorni.
Consigli pratici
A seconda delle condizioni ambientali (temperatura, umidità, ecc.) e dell’eventuale contatto con le urine del bimbo o con altre fonti di umidità, i tempi dell’essiccamento variano. Per favorirlo si possono adottare diverse tecniche e, anche in base alle esperienze locali, le metodiche qui proposte sono varie:
• se le condizioni igienico-ambientali sono buone, l’essiccamento può essere favorito dell’esposizione all’aria, avvolgendo il tralcio solo in garze sterili protettive;
• il tralcio ombelicale può anche essere oggetto di medicazioni,2-3 volte al dì, con soluzioni antisettiche specifiche;
• alcuni punti nascita utilizzano e consigliano l’applicazione più volte al dì, senza mai esagerare, di alcol etilico a basso volume (60°-70°), non tanto per la sua modesta azione antisettica, quanto piuttosto per l’effetto essiccante che deriva dalla sua evaporazione;
• si possono anche utilizzare medicamenti antisettici in polvere;
• più recentemente è stata adottata l’applicazione di zucchero salicilato (97% di zucchero a velo e 3% di acido salicilico in polvere, con effetto antisettico), cosparso quotidianamente fino a ottenere il distacco del cordone.
Ricordate: il mancato distacco del tralcio del cordone ombelicale, talora anche dopo 15-20 giorni, o la presenza d’infezioni ombelicali o peri-ombelicali richiedono l’intervento e le cure di personale sanitario specializzato.
Come lavare e detergere il bambino?
Dopo la dimissione, soprattutto dopo il distacco definitivo del cordone ombelicale – che comunque non costituisce di per se stesso un ostacolo all’immersione del bambino in acqua – il piccolo può fare il bagnetto a seconda delle scelte dei genitori, delle loro attitudini e motivazioni di varia natura.
Lo scopo del bagno, al di là dei bisogni di pulizia, è anche quello di attivare la circolazione sanguigna della pelle e la traspirazione. Così, dopo il bagnetto, non è assolutamente indispensabile applicare creme o latte idratante sulla pelle del bambino.
Può invece essere molto utile l’applicazione di una pasta/crema sul sederino per proteggerlo da qualsiasi irritazione da urine e feci.
È invece sicuramente pericoloso l’uso del borotalco – in alcuni paesi è chiaramente indicata sulle confezioni la sua pericolosità nella prima infanzia – in quanto può essere inalato dal bambino se cosparso in quantità cospicua sul torace e sugli arti superiori o, peggio, aspirato direttamente dal contenitore, se il piccolo lo utilizza per gioco.
L’alternativa al bagno è costituita dall’uso di spugnature con acqua a temperatura adeguata, almeno nei primi giorni dopo la nascita. L’acqua e il sapone possono essere sostituiti da latte detergente o da altri prodotti dell’ampia gamma di offerte destinate a queste età. Se, infatti, si nota che il bambino vive il bagnetto come un momento di tensione o di disagio, in tal caso è meglio diradarne la frequenza, detergendolo in modo adeguato ma evitando o limitando la fase d’immersione.

Il rito del bagnetto
Mentre viene lavato, il piccolo può gradire molto che gli parliate o gli offriate giochini in modo da rendergli questo momento particolarmente piacevole. Se il bambino si diverte a contatto con l’acqua, è giusto prolungare questo momento ludico. Se invece protesta, piange, si irrigidisce non vuol dire che non ama l’acqua, ma che avverte qualche elemento di disagio (temperatura, schizzi, insicurezza da parte di chi lo sostiene, ecc.).
In questo caso sarà opportuno cercare di comprendere le ragioni di questo disagio e provare a rifare il bagnetto dopo qualche giorno. Se d’estate fa molto caldo, si può dare sollievo al piccolo utilizzando delle spugnature fresche oppure offrendogli più volte l’immersione in acqua tiepida.
La pratica del bagnetto, dopo i primi giorni del rientro a casa, può essere seguita da un leggero massaggio, che, se gradito dal piccolo, induce rilassamento e predispone al sonno.

L’esperienza, comunque, insegna che se il bambino dimostra gradimento per il bagnetto, che rappresenta un momento felice, quasi un gioco, non vi è alcuna controindicazione nel lavarlo nella vaschetta da bagno anche quotidianamente.
il bagnetto, che paura
Consigli pratici
Anche se ogni bambino può reagire diversamente all’esperienza
del bagnetto, si possono tuttavia dare alcuni utili suggerimenti:
• il bagno può essere eseguito anche nei primi giorni dopo la nascita;
• il bagno non deve comunque rappresentare momenti di tensione o di disagio: in tal caso è meglio diradarne la frequenza detergendo il piccolo in altro modo;
• la temperatura ideale dell’acqua oscilla tra i 32°C e i 35°C, a seconda della percezione del piccolo e, perciò, del suo gradimento: il controllo della temperatura può essere fatto con termometri a lettura istantanea o, più tradizionalmente col contatto del gomito della madre o del padre con l’acqua;
• il bagno può essere eseguito direttamente nella vasca di casa o, ancora meglio, in una vaschetta per bambini, mettendo sul fondo un tappetino di gomma per ridurre il rischio di scivolamento;
• se si usa la vaschetta per bambini, bisogna accertarsi ogni volta che questa venga sistemata su un piano molto stabile e grande, adeguato a contenere tutto quanto occorre, evitando così di doversi allontanare anche solo un istante dal piccolo (non lasciatelo mai solo nell’acqua, neanche per un secondo!);
• in caso venga utilizzata la vasca grande, opportunamente detersa e predisposta per le esigenze del piccolo, è opportuno che si ponga maggiore attenzione vista la grande massa d’acqua e lo spazio molto più ampio; l’opzione del bagno in vasca grande offre l’opportunità, in molte famiglie, d’immergersi accanto al figlio;
• la stanza dove viene effettuato il bagno dovrà essere sufficientemente riscaldata, evitando però l’eccessivo surriscaldamento e la relativa umidità;
• i prodotti in commercio per il bagnetto del bambino offrono un’ampia possibilità di scelta di pH, di detergenza, di comfort adeguati alle caratteristiche della cute a quest’età, ma ciò non esclude l’uso del tradizionale sapone cosiddetto neutro.
Ricordate: non si deve abbandonare mai, nemmeno per un attimo, il bambino da solo nella vaschetta, infatti, a parte il rischio di annegamento che può verificarsi anche in condizioni di ridotto volume di acqua, il piccolo può inalare acqua schizzata o riversata sul volto giocando con contenitori cavi, ecc. oppure, scivolando, può spaventarsi e procurarsi piccoli traumi. Infine non deve essere posto in prossimità di erogatori di acqua (rubinetti, miscelatori, ecc.) per il rischio di ustioni di acqua ad alta temperatura.
Quando tagliare le unghie?
Dopo il bagnetto, si possono tagliare le unghie del piccolo (che si saranno ammorbidite con l’acqua) utilizzando forbicine a punta arrotondata: il profilo delle unghie delle mani segue la curvatura del polpastrello delle dita, mentre quello dei piedi è più lineare, conservando l’angolatura alle estremità.

Come pulire le orecchie?
La pulizia dell’orecchio del neonato si limita al padiglione esterno e all’accesso del condotto uditivo, ricordandosi di non utilizzare cotone idrofilo (cotton-fiock) o altro materiale estraneo all’interno del condotto, in quanto il piccolo, reagendo a stimoli dolorosi o fastidiosi, potrebbe improvvisamente effettuare bruschi movimenti del capo con conseguenti lesioni del timpano.
Come pulire il naso?
Anche per la pulizia interna del naso, si raccomanda di non usare corpi estranei, ma tutt’al più l’instillazione di qualche goccia di acqua, di soluzione fisiologica o isotonica di bicarbonato, per migliorare la fluidificazione del muco e per favorirne la rimozione.

Cosa fare per il cambio del pannolino?
Nei primi giorni dopo la nascita il bambino viene generalmente cambiato e lavato molto spesso, in rapporto alla frequenza dei suoi bisogni.
Tolto il pannolino, il bambino può essere lavato con acqua nel lavandino del bagno, tenendolo in braccio a pancia in giù e ben appoggiato sul braccio di sostegno, mentre viene deterso con l’altra mano utilizzando sapone o altro detergente. Può essere risciacquato direttamente sotto il rubinetto verificando prima che l’acqua corrente sia tiepida.
Per quanto riguarda le bambine, per evitare che eventuali fonti d’infezione passino dall’ano alla vagina, sarà opportuno lavarle e asciugarle procedendo dal davanti al dietro.
La scelta di preferire l’uso di salviettine predisposte per la pulizia del bambino al momento del cambio di pannolino è ovviamente lasciata ai genitori.
L’offerta del commercio è ampia, ma andrebbero privilegiati, almeno nei primi tempi, i prodotti che non contengono essenze profumate, ma solo emulsioni leggere che non ungono la cute. In tal caso si raccomandano comunque lavaggi giornalieri, con l’utilizzo di detergenti a basso grado di acidità.
Nelle bambine, nel corso delle prime settimane dopo la nascita, possono essere frequenti delle secrezioni vaginali, ma non è assolutamente opportuno tentare di rimuoverle dall’interno. Esse sono la conseguenza dell’effetto, sulla mucosa del neonato, di ormoni materni ricevuti attraverso la placenta nel corso della gravidanza, ma nel volgere di 15-20 giorni esauriscono i loro effetti. Nei maschietti il prepuzio è spesso aderente al glande, ma nelle delicate manovre di detersione del pene non è opportuno cercare di scoprire del tutto il glande con manovre di stiramento verso il dietro del prepuzio.
Il pannolino non deve mai essere troppo aderente, ma di misura adatta e posizionato con gli adesivi davanti. Nei maschietti ancora in attesa del distacco del cordone ombelicale, nel pannolino il pene dovrebbe essere rivolto verso il basso, nel tentativo di evitare che, facendo la pipì, il piccolo bagni il cordone ombelicale. Di fronte a banali arrossamenti del sederino è spesso sufficiente, se le condizioni ambientali lo consentono, detergere e asciugare delicatamente la parte e lasciarla esposta alla circolazione d’aria attraverso l’impiego di un pannolino applicato in modo ampio e molto largo, oppure ponendo per qualche ora il piccolo a pancia in giù adagiato su un pannolino “aperto” per raccogliere la pipì.
Come prevenire e curare la congiuntivite neonatale?
Alla nascita, a tutti i neonati vengono instillate negli occhi delle soluzioni antisettiche o contenenti antibiotici, come pratica di prevenzione dell’infezione congiuntivale. Tuttavia a distanza di qualche giorno dalla nascita, alcuni neonati possono presentare una secrezione oculare che ostacola la normale apertura delle palpebre.

Questo fenomeno, denominato congiuntivite neonatale può coinvolgere un solo occhio, ma più frequentemente tutti e due gli occhi. L’evento non deve preoccupare eccessivamente il genitore; si tratta, infatti, di una banale congestione della mucosa nasale o di un ostacolo nel deflusso delle lacrime con conseguente infiammazione e produzione di secrezione.
Tuttavia questo piccolo inconveniente potrebbe ripresentarsi nel corso dei primi mesi, ma dovrebbe scomparire con la crescita del bambino (lo sviluppo della parte centrale del volto). Pertanto è molto raro dovere far ricorso all’oculista o all’otorinolaringoiatra per curare questa congiuntivite.
Questa lieve infezione, che nel piccolo neonato può presentarsi a qualunque ora, nel bambino più grandicello compare per lo più al suo risveglio al mattino.
È sufficiente detergere delicatamente l’occhio dalle secrezioni ed effettuare un leggero massaggio della palpebra inferiore verso la radice del naso. In questo modo si potrà osservare la regressione di questo banale evento in poche ore.
Se, invece, il fenomeno non regredisce, dopo la detersione accurata, nel volgere di 12-24 ore, oppure si è in presenza di un importante arrossamento delle palpebre, soprattutto se accompagnato da rialzo della temperatura corporea, è comunque necessario consultare con tempestività il pediatra o l’oculista.
Quali precauzioni prendere durante l’allattamento?
Per quanto riguarda l’alimentazione del bambino, l’allattamento al seno evita tutti i rischi di contaminazioni del latte, connessi alla manipolazione e utilizzo del biberon e delle tettarelle, all’uso ripetuto dei contenitori del latte, ecc. Invece, nel caso in cui il bambino è alimentato con latte artificiale, i genitori devono porre la massima attenzione all’igiene di contenitori (sia del latte in polvere, sia di quello in confezione liquida), delle tettarelle, dei biberon, delle ghiere, ecc. È buona pratica, quindi, porre dopo un accurato lavaggio tutto l’occorrente per la poppata in soluzioni disinfettanti (o in acqua bollente per quindici minuti) il biberon sarà così “sterile” in tutte le sue parti e pronto per l’uso. Sarà importante poi seguire ogni precauzione che eviti ogni ulteriore contaminazione del biberon, si dovrà prestare la massima attenzione a ogni passaggio-manipolazione che preceda il contatto del biberon con la bocca del piccolo.
Soprattutto nel momento in cui viene trasferito il latte liquido dal contenitore al biberon oppure quando viene ricomposto il latte in polvere, c’è rischio di appoggiare la tettarella del biberon o il misurino del latte in polvere su superfìci improprie, vanificando gli effetti delle precauzioni prese precedentemente nelle procedure di lavaggio e di sterilizzazione del biberon.

L’allattamento
L’allattamento al seno
Riuscirò ad allattare al seno?
Molte mamme si chiedono comprensibilmente se saranno in grado di allattare i propri figli, se avranno sufficiente latte, se sentiranno dolore nell’allattare al seno.
Si tratta di buone domande, che trovano comunque la loro principale e rassicurante risposta nell’appartenenza della specie umana, e quindi della donna, ai mammiferi che hanno sviluppato la capacità di produrre latte per la propria prole ben 220 milioni d’anni fa.
I meccanismi preposti alla produzione di latte sono quindi antichi e allo stesso tempo anche ben collaudati.
Com’è fatta la ghiandola che produce il latte?
La mammella è nel suo insieme ben più grande della ghiandola mammaria, e questo significa che le dimensioni della mammella non sono in rapporto con la capacità di produrre latte. Mammelle di piccole dimensioni sono capaci di rispondere adeguatamente alle esigenze nutritive del bambino.
La ghiandola mammaria è divisa in una decina di settori che drenano il latte prodotto indipendentemente l’uno dall’altro facendolo uscire da forellini separati in cima del capezzolo, che possono essere facilmente individuati quando il latte spruzza fuori con vigore dalla mammella.
Il capezzolo è prominente per orientare il bambino verso la fonte di nutrimento, più che per consentire al bambino di ancorarsi. Infatti, quest’ultimo quando poppa adeguatamente introduce nella bocca non solo il capezzolo, ma anche buona parte dell’areola attorno al capezzolo. L’areola è inoltre dotata di ghiandolette rilevate lungo la sua circonferenza, capaci di rilasciate un liquido che ha azione protettiva (anche antibatterica) nei confronti dell’areola e una funzione di orientamento olfattivo per il bambino in direzione della fonte di nutrimento.
Come viene regolata la produzione di latte?
A distanza di circa 2-3 giorni dopo la fuoriuscita della placenta scatta la montata lattea, la produzione abbondante di latte, che gradualmente viene a sostituire il prezioso latte dei primi giorni, il colostro.
Due sono i principali ormoni coinvolti nell’allattamento al seno che vengono rilasciati dalla mamma a seguito della suzione: la prolattina, che induce gli alveoli a produrre latte e l’ossitocina, che aiuta a spremere la ghiandola, contraendo il tessuto muscolare attorno agli alveoli.
Più spesso e più a lungo il bambino ha occasione di succhiare al seno, maggiore è la produzione di ossitocina e quella di prolattina. Siccome i due ormoni hanno azioni differenti, può capitare che la madre produca latte a sufficienza, ma non riesca a far uscire adeguatamente il latte perché il riflesso di emissione del latte non agisce adeguatamente. Infatti, quando la madre è stressata, provata dal dolore o sfiduciata, il riflesso di emissione è inibito e il latte ha difficoltà, pur essendo normalmente prodotto, a fuoriuscire. Il relax, l’affetto, la sicurezza in sé sono invece condizioni che favoriscono l’azione dell’ossitocina e, quindi, il riflesso d’emissione del latte.

Cosa si intende per allattamento a richiesta?
A seguito della suzione del bambino si attiva il riflesso di produzione di latte per azione della prolattina. Più il bambino succhia, più prolattina è prodotta dal cervello della mamma e più latte viene prodotto.
Nei primi giorni il latte materno prodotto a seguito della montata lattea può essere più o meno abbondante, ma la mamma riuscirà ad adeguare la propria produzione secondo le richieste del suo bambino, sempre che questo abbia la possibilità di alimentarsi quando vuole e si attacchi correttamente e quindi efficacemente al seno materno.
Una mamma che produce un eccesso di latte, allineerà la propria produzione verso il basso e viceversa una mamma che non produce abbastanza ne può produrre di più, a seconda dell’esigenze del bambino.
La maggior parte dei bambini è pienamente in grado, basandosi sulla propria fame, di succhiare più o meno spesso e più o meno a lungo per ogni singola poppata.
Questo è appunto il concetto di alimentazione a domanda, la cui comprensione è fondamentale per condurre con successo l’allattamento al seno.
Se, infatti, senza stretta necessità, il latte materno viene alternato con altri liquidi come latte artificiale, acqua zuccherata o camomille/tisane, allora il bambino succhierà meno al seno materno e stimolerà meno la ghiandola mammaria della mamma, che finirà per sottostimare la produzione di latte, venendo a produrre effettivamente meno latte.
Quante poppate al giorno?
Orientativamente 8 al giorno, con notevoli variazioni (da un minimo di 5 a un massimo di 12 e, talvolta e transitoriamente, anche più). La maggior parte dei bambini allattati esclusivamente al seno continuano a volere circa 8 poppate al giorno per tutti i primi 6 mesi di vita. Non è vero quindi che riducano spontaneamente col tempo il numero di poppate giornaliere. O forse è più corretto dire che questo effettivamente vale solo per una minoranza di bambini.
Può capitare, infatti, che un bambino, che fino a un certo momento aveva seguito uno schema alimentare piuttosto regolare, cominci all’improvviso a volere succhiare più spesso.
Questo è un comportamento in realtà positivo, che documenta come il bambino sia in grado di richiedere di più in caso di bisogno.
Una o due mammelle per poppata?
Il bambino va lasciato succhiare da un lato finché ne ha voglia in modo da ricevere anche la parte più grassa di latte, la cosiddetta “panna che sazia”, che è proprio di fine poppata.
Il bambino si stacca da solo; potrà bastargli la mammella di un lato solo oppure potrà voler poppare anche alla seconda mammella, magari per pochi atti di suzione.
Staccarlo dalla prima mammella prima che abbia finito, evita inoltre un’adeguata stimolazione alla mamma a produrre altro latte. Inoltre, porre fine alla poppata dopo un tempo predefinito non è un metodo efficace per evitare le eventuali ragadi. Queste, infatti, non sono dovute al tempo d’allattamento, bensì alle modalità scorrette di attacco del bambino al seno materno.
Perché il latte materno è unico?
Il latte che la mamma produce è un latte unico, inimitabile, specifico per il proprio bambino, con una composizione ideale per le sue esigenze complessive, non solo nutritive. È sempre pronto per l’uso, alla giusta temperatura, igienicamente adeguato.

In realtà il latte materno non è solo il risultato di un perfetto equilibrio fra i vari nutrienti, ma è anche ricco di molteplici sostanze ad azione biologica, che sono presenti solo in minima misura nel latte artificiale. Queste sostanze hanno effetti molteplici: aiutano la digestione del bambino, rinforzano il suo sistema immunitario in maniera permanente, maturano il sistema nervoso e gli altri organi, stimolano la produzione del sangue.
Quali i vantaggi dell’allattamento al seno per la madre?
L’allattamento al seno è qualcosa di più che un semplice atto di nutrizione, così le sue implicazioni positive interessano non solo il lattante, ma anche la donna che allatta. Insomma, anche la mamma, che si dedica con affetto alla nutrizione naturale del proprio bambino, gode di un vantaggio in salute, che si esprime innanzitutto nella riduzione del rischio di tumori al seno e alle ovaie. Questo effetto protettivo è maggiore quanto più a lungo la donna ha allattato al seno, anche in gravidanze successive. Inoltre l’apparato scheletrico della madre, che durante il periodo dell’allattamento al seno rilascia calcio per la produzione di latte, viene in qualche misura rinforzato da questa esperienza ed è più pronto, in età senile, a far fronte all’osteoporosi e alle sue complicanze.
L’allattamento al seno rappresenta per la donna anche un’opportunità per recuperare più in fretta il peso precedente alla gravidanza, dal momento che per produrre latte spende calorie e grassi.
Il fatto che questo atteso calo di peso non si riscontri sempre dipende piuttosto dal cambiamento delle abitudini di vita che segue alla maternità, magari accompagnato da un’alimentazione in eccesso (e non necessaria), piuttosto che da un effetto cosiddetto “ingrassante” proprio dell’allattamento al seno. L’allattamento al seno poi fa risparmiare la famiglia perché si evita l’acquisto di latte artificiale, biberon, tettarelle e di soluzioni sterilizzanti.

Quali i vantaggi dell’allattamento al seno per il bambino?
Una lunga lista di malattie risultano meno frequenti quando il bambino viene allattato al seno. Questa protezione supera anche il periodo dell’allattamento, mostrando effetti positivi di lunga durata. In altre parole l’allattamento al seno porta con se un bonus di salute non solo nei riguardi delle malattie infettive (respiratorie e diarrea innanzitutto), ma anche di condizioni come le allergie, l’obesità, l’armonico sviluppo neurointellettivo e del sistema immunitario. I bambini allattati al seno, infatti, richiedono minori cure mediche e vengono meno ospedalizzati.
Miti da sfatare
Un complesso di regole destinate alla donna che allatta si è sviluppato nel corso dei secoli ed è giunto fino ai nostri giorni. Se questo insieme di regole poteva trovare, in tempi passati, fondamento nelle condizioni igieniche e di vita della donna, attualmente non ha nessun significato.
Vediamole di seguito.
…tanto per sfatare alcuni miti, non serve quindi che:
• La donna rinunci all’uso del latte dei primi giorni (il colostro), che è preziosissimo per la ricchezza di anticorpi ed è più che adeguato alle necessità nutritive del neonato.
• La donna s’imponga una certa dieta. Basta che segua a tavola il suo appetito. Nessun alimento particolare è proibito, ma vale la raccomandazione generale di essere moderate nelle quantità e di variare i cibi. Qualora la madre individui un rapporto fra il consumo di certi cibi e determinati disturbi del bambino, potrà allora decidere di eliminare uno o più cibi dalla sua dieta. Siccome le diete vegetariane strette portano una carenza della vitamina B 12, questa andrà assunta dalla madre vegetariana con integratori alimentari specifici.
• La mamma s’imponga di bere un certo volume di liquidi (magari come tisane) con l’obiettivo di fare più latte, perché la sua produzione non dipende da quanto si beve, ma dalla stimolazione del seno materno da parte del bambino.
• La mamma si astenga da attività sportive, perché è ormai ben noto che queste, se moderate, aumentano la produzione di latte, senza modificarne la composizione e la crescita del bambino.
• La donna segua rituali igienici di pulizia del seno e del capezzolo prima e dopo della poppata, perché basta la pulizia quotidiana del corpo, l’allattamento al seno, infatti, protegge il bambino dall’esposizione eventuale a germi patogeni.
• La mamma sospenda l’allattamento per una febbre, un’influenza, un’infezione; in questi casi non esiste controindicazione ad allattare, perché il latte materno non rappresenta la via di contagio. Se il bambino dovesse ammalarsi dello stesso disturbo, il latte materno può aiutare il piccolo a guarire.
non serve…
In conclusione l’allattamento al seno è compatibile con uno stile di vita dinamico, moderno, che preveda anche la cura del corpo e una regolare attività fisica.
Il fumo di sigarette può ridurre la produzione di latte. Il fumo passivo inoltre risulta, senza alcun dubbio, dannoso per il bambino che lo respira.

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