Spinaci surgelati Bonduelle: si possono mangiare nessun allarme mandragora

“Gli esiti delle analisi effettuate da Ats Milano sui lotti di ‘Spinaci Millefoglie Bonduelle surgelati’ richiamati, come misura precauzionale, nei giorni scorsi – ha spiegato l’azienda – sono negativi: non rivelano la presenza di sostanze anticolinergiche responsabili della sospetta intossicazione da mandragora”.

Un’intera famiglia – quattro persone – era rimasta intossicata a Milano dopo aver mangiato spinaci surgelati a marchio Bonduelle, che erano stati ritirati dal mercato in via precauzionali. La prima ipotesi era che all’interno della confezione potessero esserci foglie di mandragora, erba velenosa che crea effetti allucinogeni: le analisi sul campione, però, hanno escluso questa evenienza.

Gli spinaci della Bonduelle si potranno mangiare. È infatti rientrato l’allarme dei giorni scorsi sulla presenza di sostanze nocive. Sono risultati «negativi» gli esiti delle analisi effettuate dall’Ats di Milano sui lotti delle confezioni surgelate di “Millefoglie Bonduelle” ritirate dal mercato a scopo precauzionale. «Non rivelano la presenza di sostanze anticolinergiche responsabili della sospetta intossicazione da mandragora», ha fatto sapere l’azienda produttrice. Le analisi, si legge in una nota, erano state effettuate «in seguito al caso di intossicazione di una famiglia nel Milanese che ha consumato un pasto a base di verdure tra cui Spinaci Millefoglie Bonduelle surgelati, e altre verdure acquistate presso un mercato rionale». «Siamo contenti dell’esito delle analisi per poter rassicurare i nostri consumatori e clienti», ha spiegato Gianfranco D’Amico, ad Bonduelle Italia, all’agenzia Adnkronos, «la loro sicurezza è per noi una priorità assoluta e la garantiamo grazie a controlli effettuati su tutta la filiera. Confido che i consumatori capiranno che il ritiro dei nostri prodotti è stato solo un atto di responsabilità e prevenzione».

Gli spinaci provengono dal medio oriente, in particolare dalla Persia, e furono introdotti in Spagna dagli arabi nel XI secolo. Le proprietà benefiche di questa verdura sono innumerevoli: favorisce la digestione, a virtù riminerelizzanti, stimola tutte le secrezioni, consigliato ai convalescenti, aiuta chi soffre di malattie croniche ed è ottimo per gli anemici, è sconsigliato per chi soffre di disturbi del fegato e renali. Verde o scuro e a foglia verde, gli spinaci forniscono più nutriente rispetto a qualsiasi altro cibo rispetto caloria per caloria. Il valore nutrizionale degli spinaci indica che è un alimento molto nutriente e abbasso contenuto di calorie ma molto ricchi di vitamine.

Sali minerali e moltissimi altri nutrienti. Quando si consumano gli spinaci non c’è bisogno di preoccuparsi per la dieta, questa foglia verde è un’ottima fonte di vitamina K, vitamina A, magnesio, acido folico, manganese, ferro, calcio, vitamina B2, potassio e vitamina B6. E ‘una buona fonte di proteine, fosforo, vitamina E, zinco, fibre alimentari, rame e acidi grassi omega-3.

Sono spinaci nella vostra dieta quotidiana e rimanere in buona salute e in forma. Spinaci risolvere molti problemi di salute come legati cuore problema, sano sistema cardiovascolare, problemi di stomaco, colesterolo controlli, gli occhi buoni, per le donne la gravidanza, aiutare a smettere cattiva abitudine, nel corso di stress, forte il tessuto cerebrale, mal di testa, migrane, la cura della pelle, dei capelli e ossa forti.

Carenza di ferro anemia e il cancro del paziente dovrebbero mangiare gli spinaci ogni giorno nella loro dieta. Aggiungere gli spinaci per avvolgere, panino o piadina, ogni piatto di uova, come una frittata, scramble o quiche, insalata fresca regolare. Una manciata di spinaci in un frullato o succo cambierà il colore, ma non il gusto. Spinaci nutrizione ha potenti capacità anti-infiammatorie e antiossidanti.

Erbario. Storia e leggenda di una radice antropomorfa capace di curare e di uccidere

La forma antropomorfa della radice di Mandragora ha suscitato da sempre fantasie, credenze e superstizioni, tanto che quest’erba era considerata l’ipnotico magico per antonomasia. Di conseguenza, l’etimologia del nome Mandragora, derivando probabilmente dal persiano mardumgia «l’erba dell’uomo», in relazione all’aspetto più conosciuto della radice, rispecchia a pieno tutte le convinzioni e leggende legate a questa pianta.

Presso le culture del bacino del Mediterraneo, la mandragora possiede una lunga tradizione come pianta magica, afrodisiaca, allucinogena e medicinale. Reperti archeologici egiziani del XIV secolo a.C. (durante la V Dinastia) testimoniano già la conoscenza delle proprietà di questa pianta. Nel Papiro di Ebers viene citata per diversi impieghi: assieme al fiore di loto e al papavero da oppio anch’esse piante dotate di proprietà psicoattive era impiegata per fare unguenti capaci di indurre stati ipnotici, estatici e di trance.

Nelle culture greco-latine le testimonianze di Teofrasto raccontano la valenza afrodisiaca della Mandragora, come Mandragorìtis uno degli attributi di Afrodite, dea dell’amore e della sessualità per eccellenza. Gli scritti di Plinio e Dioscoride riportano la proprietà anestetica e nel contempo allucinogena della pianta: mezzo bicchiere del succo del frutto o della radice polverizzata disciolta o semplicemente la stimolazione olfattiva da parte della pianta era un perfetto anestetico chirurgico, prima di amputazioni, mutilazioni o cauterizzazioni.
La pianta, per il suo sviluppo sotterraneo e per le sue proprietà era consacrata ad Ecate, dea degli incantesimi e degli spettri, capace di viaggiare liberamente tra il mondo degli uomini, quello degli dei e il regno dei Morti. Il timore nei confronti della dea era tale da richiedere un vero e proprio rituale di estrazione che doveva essere in svolto di notte, in sintonia con il simbolismo della pianta infera, e in presenza di un accompagnatore.

L’estrazione veniva effettuata mediante un cane, in quanto nell’atto dell’estirpazione la pianta avrebbe lanciato un grido di dolore talmente lancinante da uccidere chiunque lo avesse udito. In tal modo il cane, animale consacrato a Ecate, veniva sacrificato in onore della dea stessa. Quindi il raccoglitore, posizionandosi rispetto al vento in modo da non essere investito dall’odore venefico, disegnava con una spada di ferro tre cerchi concentrici intorno alla pianta, i quali dovevano trattenere gli influssi della mandragora al suo interno, così da non disperdersi e recare danno al raccoglitore. Con la stessa spada scavava intorno alla pianta, scoprendone una minima parte, e vi legava il cane che, per scappare, l’avrebbe estirpata. Quando il cane iniziava a sradicare la pianta, il raccoglitore, ceratosi le orecchie per non udire le urla, si teneva rivolto ad occidente, simbolicamente luogo degli spiriti inferi, affinché questi fossero propizi nella difficile operazione mentre il secondo l’accompagnatore, ballando intorno alla pianta, cantava strofette erotiche.

Nel Medioevo, la Mandragora era una delle piante più rinomate della stregoneria. Fu spesso protagonista in questo periodo nei processi contro le streghe: chi veniva trovato in possesso di radici di Mandragora era condannato in quanto la pianta era considerata uno degli ingredienti principali dei sabba.
Allo stesso tempo era considerata un potente amuleto capace di rendere invulnerabile chi lo portava con sé in battaglia: famoso è il caso di Giovanna d’Arco, accusata di eresia, in cui tra le diverse imputazioni si indicava quella di aver tenuto una radice di mandragora sul seno al fine di essere protetta in combattimento.
Sempre nel Medioevo la mandragora era utilizzata anche come anestetico. L’idea tramandata da Plinio che la pianta agisse come anestetico semplicemente con l’effluvio che emanava suggerì di utilizzarla in una spugna, imbibita del suo succo e poi messa a essiccare. Al momento dell’uso si bagnava la spugna con acqua tiepida per poi applicarla sotto le narici del malato. Con il tempo la
spugna fu perfezionata, tanto che fu creata la così detta Spongia somnifera costituita da una normale spugna marina (spugna naturale) e dallestratto fresco di alcune piante medicinali, tra cui la
morella (Solanum nigrum L .), il Giusquiamo nero (Hyoscyamus niger L .), la cicuta (Conium maculatum L .), lo stramonio (Datura stramonium L .), la lattuga velenosa (Lactuca virosa L .) e la
mandragora (Mandragora officinarum L .), insieme ad alcune gocce di oppio (Papaver sumniferum L.).

Con il Rinascimento le virtù della mandragola cominciano ad essere confutate e nella famosa commedia del Machiavelli La Mandragola, non è l’erba a curare la presunta sterilità della
protagonista Lucrezia, ma piuttosto l’atto sessuale col suo giovane amante Callimaco che, con astuzia e l’aiuto delle credenze che si celavano dietro la pianta, riuscì a conquistare il suo amore
illudendo il marito messer Nicia Calducci. Con il tempo ed i successivi studi, sono state dimostrate le proprietà sedative della mandragora e soprattutto i poteri allucinogeni, che portano a forme di trance simili alla morte.

Nel complesso la pianta è estremamente tossica, contenendo un complesso alcaloideo ad azione simile a quella dell’atropina, della josciamina e della scopolamina, presente anche nella Belladonna ( Atropa belladonna L. ) e Giusquiamo nero (Hyoscyamus niger L.). Ma ogni veleno, come è risaputo, può essere utilizzato anche come farmaco: se da un lato presa in dosi massicce può provocare
tachicardia, pressione alta, nausea, allucinazioni, vomito, diarrea, convulsioni e anche la morte; dall’altro in piccole quantità viene usata nella cura degli spasmi intestinali, come rimedio sedativo
nei casi di asma e tosse e moderatamente dosata è ancora utilizzata come preanestetico.

Anche se gli studi scientifici non hanno mai evidenziato particolari proprietà afrodisiache per questa pianta, si ritiene, tuttavia, che probabilmente alcuni degli alcaloidi presenti, come L-giusquiamina e la NOR-giusquiamina, agiscano stimolando i centri del cervello con un blando potere eccitante, provocando un aumento delle pulsazioni cardiache con conseguente elevarsi della pressione arteriosa. La generale eccitazione psicomotoria che ne deriva determina comportamenti disinibiti, che devono aver ispirato la credenza sulle virtù afrodisiache di questa pianta. Nonostante le evidenze scientifiche, il perdurare delle credenze popolari è tale che ancora fino a qualche decennio fa nelle campagne francesi si riscontrava l’usanza di offrire agli sposi il cosiddetto
«vino nuziale», che conteneva un pizzico di polvere di radice di mandragora utile per stimolarne la vita sessuale e la fecondità. La stessa usanza è diffusa anche in Nord Africa dove si tramandano
diverse ricette e rituali magico-sessuali in cui compare la Mandragora, da utilizzare prima del coito al fine di far concepire le donne sterili Infine, si può dire che la mandragora, ancora oggi, rimane comunque una pianta intrigante e affascinante, per il mito scaturito dalla forma e per i suoi poteri, presunti o reali, inquietanti e opposti. Sono numerosi coloro che la cercano e sono disposti a pagare per averla come talismano.

NORMA DI COMMERCIALIZZAZIONE PER GLI SPINACI

Riferimenti legislativi
Regolamento (CE) N. 1591/87 – Allegato 4 – della Commissione del 5 giugno 1987 che stabilisce norme di qualità per i cavoli cappucci e verzotti, i cavoli di Bruxelles, i sedani da coste e gli spinaci. Regolamento (CE) N. 888/97 della Commissione del 16 maggio 1997 che modifica talune disposizioni delle norme fissate per gli ortofrutticoli freschi.
Regolamento (CE) N. 46/2003 della Commissione, del 10 gennaio 2003, che modifica le norme di commercializzazione applicabili ai prodotti ortofrutticoli freschi per quanto riguarda i miscugli di ortofrutticoli freschi di specie differenti contenuti in uno stesso imballaggio di vendita.
I. DEFINIZIONE DEL PRODOTTO
La presente norma si applica agli spinaci delle varietà (cultivar) derivate dalla Spinacia oleracea L., destinati ad essere forniti allo stato fresco al consumatore, esclusi gli spinaci destinati alla trasformazione industriale.
II. DISPOSIZIONI RELATIVE ALLA QUALITÀ
La norma ha lo scopo di definire le caratteristiche qualitative che gli spinaci, in foglia o in cespi, devono presentare dopo condizionamento e imballaggio.
A. Caratteristiche minime
In tutte le categorie, tenuto conto delle disposizioni specifiche previste per ogni categoria e delle tolleranze ammesse, gli spinaci devono essere:
• sani; sono esclusi i prodotti affetti da marciume o che presentino alterazioni tali da renderli inadatti al consumo,
• di aspetto fresco,
• puliti, praticamente privi di sostanze estranee visibili,
• praticamente privi di parassiti,
• privi di stelo fiorifero,
• privi di odore e/o sapore estranei.
Gli spinaci lavati devono essere sufficientemente sgrondati.
Per gli spinaci in cespi, la parte comprendente la radice deve essere tagliata immediatamente al di sotto della base delle foglie esterne.
Gli spinaci devono presentare uno sviluppo ed essere in uno stato tale da consentire:
• il trasporto e le operazioni connesse,
• l’arrivo al luogo di destinazione in condizioni soddisfacenti.

B. Classificazione
Gli spinaci sono classificati nelle due categorie seguenti:
i) Categoria I
Gli spinaci in foglie e gli spinaci in cespi di questa categoria devono essere di buona qualità.
Le foglie devono essere:
> di colore e aspetto normali, in relazione alla varietà e all’epoca di raccolta,
> esenti da danni causati dal gelo, da parassiti animali, da malattie che ne pregiudichino l’aspetto o la commestibilità.
Per gli spinaci in foglie, la lunghezza del picciolo non deve superare 10 cm.
ii) Categoria II
Questa categoria comprende gli spinaci in foglie e in cespi che non possono essere classificati nella categoria I, ma che rispondono alle caratteristiche minime sopra definite.
III. DISPOSIZIONI RELATIVE ALLA PEZZATURA
Per gli spinaci non è obbligatoria la pezzatura.
IV. DISPOSIZIONI RELATIVE ALLE TOLLERANZE
Tolleranze di qualità sono ammesse in ogni imballaggio per i prodotti non conformi alle caratteristiche della categoria indicata.
i) Categoria I
Il 10 % in peso di spinaci non rispondenti alle caratteristiche della categoria, ma conformi a quelle della categoria II o eccezionalmente ammessi nelle tolleranze di questa categoria.
ii) Categoria II
Il 10 % in peso di spinaci non rispondenti alle caratteristiche della categoria né alle caratteristiche minime, esclusi le foglie e i cespi affetti da marciume, o che presentino qualsiasi altra alterazione che li renda inadatti al consumo.
Inoltre, per quanto riguarda gli spinaci in cespi, è ammessa una tolleranza pari al 10 % in peso per i cespi le cui radici misurino al massimo un centimetro a partire dalla base delle foglie esterne.
V. DISPOSIZIONI RELATIVE ALLA PRESENTAZIONE A. Omogeneità
Il contenuto di ogni imballaggio deve essere omogeneo e comprendere soltanto spinaci della stessa origine, varietà e qualità.
È vietato mescolare nello stesso imballaggio spinaci in foglie e spinaci in cespi.
La parte visibile del contenuto dell’imballaggio deve essere rappresentativa dell’insieme

In deroga alle precedenti disposizioni della presente parte, i prodotti disciplinati dal presente regolamento possono essere mescolati, in imballaggi di vendita aventi peso netto inferiore a 3 chilogrammi, con prodotti ortofrutticoli freschi di specie differenti, alle condizioni previste dal Reg. (CE) n. 48 della Commissione (gu l 7 dem.1.2003, pag. 65).

B. Condizionamento
Gli spinaci devono essere condizionati in modo che sia garantita una protezione adeguata del prodotto.
I materiali utilizzati all’interno dell’imballaggio devono essere nuovi, puliti e di sostanze che non possano provocare alterazioni esterne o interne dei prodotti. L’impiego di materiali e in particolare di carte o marchi recanti indicazioni commerciali è autorizzato soltanto se la stampa o l’etichettatura sono realizzate con inchiostro o colla non tossici.
Gli imballaggi devono essere privi di qualsiasi corpo estraneo.
VI. DISPOSIZIONI RELATIVE ALLE INDICAZIONI ESTERNE
Ogni collo deve recare, in caratteri raggruppati su uno stesso lato, leggibili, indelebili e visibili dall’esterno, le seguenti indicazioni:
A. Identificazione
Imballatore e/o Speditore: nome e indirizzo o simbolo di identificazione rilasciato o riconosciuto da un servizio ufficiale. Tuttavia, in caso di utilizzazione di un codice (identificazione simbolica), è necessario indicare accanto al codice (identificazione simbolica) la dicitura «imballatore e/o speditore (o un’abbreviazione equivalente)».
B. Natura del prodotto
«Spinaci in foglie» o «spinaci in cespi», se il contenuto non è visibile dall’esterno.
C. Origine del prodotto
Paese d’origine ed eventualmente zona di produzione o denominazione nazionale, regionale o locale.
D. Caratteristiche commerciali
Categoria.
E. Marchio ufficiale di controllo (facoltativo)

Fin da piccoli le nostre mamme ci hanno convinti a mangiare le verdure perché fanno bene alla salute. Questa saggezza materna è tanto più vera se si pensa alle verdure a foglia verde come bietole, cicoria, insalate, ma soprattutto agli spinaci. Questi ortaggi contengono infatti numerosi fitonutrienti biologicamente attivi. Da questo punto di vista, il colore delle foglie è un chiaro segnale: un verde più intenso significa maggiori proprietà benefiche.

Qui di seguito, ecco molti buoni motivi per mangiare gli spinaci:
1. Addio alle rughe
Il coenzima Q10 viene aggiunto a diverse creme di bellezza, ma lo potete trovare in versione “naturale” negli spinaci. Il coenzima Q10 gioca un ruolo indispensabile nei meccanismi di difesa della pelle nei confronti dei danni provocati dai raggi solari.
2. La pressione arteriosa… sempre sotto controllo!
Gli ortaggi a foglia verde sono la combinazione perfetta per prevenire l’ipertensione arteriosa perché sono ricchi di potassio ma poveri di sodio e forniscono anche calcio, magnesio, acido folico, polifenoli, fibre e acidi grassi omega-3 di origine vegetale.
3. Una buona dose di. arancione!
Strano, ma gli ortaggi a foglia verde sono pure ricchi di carotenoidi e di beta-carotene, dei pigmenti naturali che donano il caratteristico colore arancio in carote e zucca che però è mascherato dal verde della clorofilla nelle foglie in cicorie, bietole e spinaci. I carotenoidi proteggono gli occhi dai raggi solari, mentre il beta-carotene in sinergia con la vitamina C impedisce al colesterolo di depositarsi sulle pareti dei vasi sanguigni.
4. Fattore K, coagulazione del sangue
Forse non è così conosciuta come la vitamina C, eppure la vitamina K è indispensabile per la corretta coagulazione del sangue. Un consumo regolare di spinaci, ricchi di vitamina K, aiutano la riparazione delle pareti vascolari danneggiate da eventuali ferite sanguinanti.

5. Uno scudo naturale
Grazie alle vitamine C ed E, al glutatione e ad altri antiossidanti in essi contenuti, gli ortaggi a foglia verde agiscono in difesa dell’organismo contro lo sviluppo di neoplasie (tumori) in particolare sembra che spinaci, bietole e cicorie agiscano nella prevenzione del cancro allo stomaco.
Gli ortaggi a foglia verde potenziano il sistema immunitario e ostacolano lo sviluppo dei processi infiammatori.

6 Amici degli occhi
Una scoperta molto recente attesta che gli spinaci hanno proprietà molto utili alla vista. La luteina, contenuta in buona quantità nelle foglie di spinaci, ha la capacità di penetrare nel sangue e di depositarsi negli occhi, in particolare nella retina, apportando così ottimi benefici alla vista.

7. Altri benefici
Proprietà lassative, tonificanti e benefiche per il cuore e il sistema immunitario, rendendolo più “forte” e aiuta notevolmente l’organismo nella produzione di globuli rossi.
Per poter trarre i massimi benefici dal consumo di spinaci è bene sottolineare che gli stessi vanno rigorosamente mangiati crudi, magari in insalata con olio e sale; è infatti dimostrato che, una volta lessati, perdono il 50% circa delle loro proprietà utili all’organismo umano
Braccio di ferro, leggenda o verità?
Molto probabilmente questo cartoon ha contribuito alla diffusione del consumo di questo ortaggio, soprattutto tra i bambini, che associano gli spinaci ed il ferro in esse contenuto ad una incredibile forza.
In 100 grammi di spinaci troviamo circa 3,5 mg. di ferro vegetale, che però non è facilmente assimilabile quanto il ferro proveniente per esempio dalla carne. Ma esiste un trucchetto per ovviare a questo “inconveniente”: per aumentare l’assimilazione del ferro contenuto nelle verdure è bene innaffiarle con il succo di limone o pasteggiare con succo fresco d’arancia o pompelmo. Infatti l’acido ascorbico contenuto negli agrumi è in grado di favorire l’assimilazione di ferro vegetale, dando così retta a Popeye e rendendo gli spinaci un alimento davvero ricco di ferro.

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