Non sopportati i rumori di chi mastica e vorresti picchiarlo? La colpa è della misofonia

Vi capita mai di udire un qualsiasi rumore, come il ticchettio dell’orologio, o il vostro partner che russa, o qualcuno che mastica una gomma, scatenandovi del nervosismo o addirittura ansia o panico? Se la risposta è si, secondo alcuni ricercatori dell’Institute of Neuroscience della Medical School presso la Newcastle University potreste soffrire di una patologia ovvero la Misofonia che consiste in un disturbo che si concreta nel fastidio per i suoni scatenanti ovvero quei suoni che quando giungono all’orecchio del soggetto interessato, scatenano una serie di fastidi. In effetti il termine pare che letteralmente significhi “odio del suono”. Chi soffre di questa patologia, detesta come già abbiamo anticipato, ad esempio il rumore prodotto da qualcuno che mangia, oppure il ticchettio dell’orologio o ancora udire qualcuno che russa; questi tipi di rumori, nei soggetti affetti da misofonia causano dei veri e propri fastidi, tra i quali sudorazione eccessiva ed accelerazione del battito cardiaco. Va sottolineato che è normale che il rumore dia fastidio a tutti, ma nei soggetti affetti da misofonia, il rumore causa una reazione del cervello incontrollata ed a limiti del patologico, provocando uno stato di insofferenza.

“Il termine misofonia significa odio del suono”, spiega uno degli autori dello studio, Sukhbinder Kumar. “Ma non di tutti i suoni: al contrario, le persone che ne soffrono sono ipersensibili solo a determinati tipi di rumori, che sollecitano una forte risposta emotiva e fisiologica”. Secondo quanto riferito da un gruppo di ricercatori dell’Università di Newcastle e pubblicato poi sulla rivista Current Biology, sembra che soffrire di questa particolare patologia potrebbe dipendere dalla particolare conformazione di alcune aree cerebrali. Nello specifico i ricercatori hanno effettuato un’esperimento sul campo insieme a 42 volontari, di cui 22 sani e 20 ai quali era stato precedentemente diagnosticata la misofonia, i quali sono stati sottoposti ad una serie di ascolti, ovvero rumore come quello della pioggia che cade, rumori fastidiosi come il pianto di un neonato o ancora quelli noti per scatenare la misofonia, come la masticazione.

Tutti i partecipanti hanno reagito in modo differenti ai rumori considerati neutri così come a quelli fastidiosi e ad esempio al rumore della masticazione i pazienti affetti da misofonia hanno evidenziato un aumento del battito cardiaco e della sudorazione; i ricercatori hanno inoltre effettuato un esame strumentale che ha permesso di notare come questa reazione fosse accompagnata da una maggiore attività di una struttura cerebrale chiamata insula. “Abbiamo dimostrato per la prima volta che c’è una differenza nella struttura del cervello di chi soffre di misofonia”, spiega l’autore.In particolare, la corteccia anteriore insulare è iperconnessa a strutture del cervello coinvolte con la regolazione delle emozioni e con la memoria”.Nonostante si conosca poco, la misofonia è una patologia di cui se ne è cominciato a parlare nel 2011 anche se fino ad oggi non erano mai stati pubblicati studi approfonditi al riguardo.

L’intolleranza a rumori “molesti” in generale, ma soprattutto per chi li patisce come un‘aggressione al proprio benessere, fa parte di un disturbo chiamato “misofonia” (dal greco mísos, odio e phónos, suono). E’ un disturbo che indica una selettiva sensibilità al alcuni suoni. A differenza dell’iperacusia, che indica un’ipersensibilità a tutti i suoni, la misofonia è specifica per uno o più rumori molto determinati. E’ un disturbo sottovalutato, che interessa in varia misura circa il 10% della popolazione, in cui specifici suoni “molesti” possono scatenare forti reazioni emotive di insofferenza, di rabbia, di collera, di aggressività. Per alcune di queste persone la misofonia può diventare veramente disturbante, quando scatena una sofferenza e un disagio che possono diventare incompatibili con la normale vita di relazione. Più raro è che l’intolleranza al suono scateni un dolore specifico, nel suo caso il dolore vulvare. Si ritiene che il problema nasca da “cortocircuiti” fra aree diverse a livello del sistema nervoso centrale. E’ più frequente nelle persone che soffrono di disturbi ossessivo-compulsivi. Come affrontarlo? Ha ragione, è difficile curare situazioni che non sono conosciute. Nella mia esperienza la strategia utile per ridurre la sensibilità selettiva (e, auspicabilmente, eliminare il dolore) si basa su una terapia farmacologia multimodale. Bisogna agire in parallelo, per ridurre sia l’iper-reattività cerebrale, sia il dolore a livello del “parafulmine”, nel suo caso l’organo genitale. E’ poi indispensabile la collaborazione con uno specialista competente sul versante neurologico del disturbo, per la diagnosi di possibili patologie concomitati che devono essere trattate (ansia, disturbo ossessivo-compulsivo), per una parallela terapia di desensibilizzazione acustica e per un supporto psicoterapeutico. Il peggioramento che lei ha notato dopo la menopausa, come è successo ad altre mie pazienti, può essere nettamente ridotto con terapia ormonale sostitutiva ben personalizzata.

La misofonia è una forma di ridotta tolleranza al suono. Si ritiene possa essere un disturbo neurologico risultante da un’esperienza negativa riguardo ad uno specifico suono, indipendentemente dal fatto che sia forte o debole. Il termine è stato coniato dai neuroscienziati statunitensi Pawel e Margaret Jastreboff ma è spesso sostituito con l’intercambiabile sensibilità selettiva al suono.

A differenza dell’iperacusia, la misofonia è specifica per un determinato suono. Si sa ben poco riguardo alla localizzazione anatomica delle anomalie che causano il quadro clinico, ma si ritiene possano trovarsi a livello dei centri superiori del sistema nervoso centrale, una localizzazione più centrale rispetto alle anomalie alla base dell’iperacusia.

Clinica

I soggetti con misofonia sono di solito infastiditi, e talvolta infuriati, dall’esposizione a un suono ritenuto ordinario da altre persone, come quelli generati da persone che si tagliano le unghie, si lavano i denti, che mangiano, respirano, annusano e parlano, oppure da sbadigli, fischi, russamenti o colpi di tosse, inoltre da certe consonanti o da alcuni suoni ripetitivi. Altri soggetti sono anche influenzati da stimoli visivi, come movimenti ripetitivi del corpo, dei piedi o delle dita e, più in generale, da movimenti che osservano con la coda dell’occhio. Possono sviluppare un intenso stato ansioso e un comportamento evitante, che può portare a una riduzione della capacità di socializzare. Alcune persone possono provare compulsionenell’imitare quello che sentono o vedono.

Epidemiologia

La prevalenza della misofonia è sconosciuta, ma si ritiene che sia una condizione più comune di quanto stimato in precedenza. Nei pazienti con tinniti, ovvero il 4-5% della popolazione generale, alcune rilevazioni riportano una prevalenza del 60%, mentre uno studio del 2010 la stima intorno al 10%.

Uno studio del 2013 condotto su 42 pazienti con misofonia ha riportato una bassa incidenza dei più comuni disturbi psichiatrici, con l’eccezione del disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, stimata al 52.4%.

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