Terremoto a Norcia, consegnate prime 18 casette agli sfollati

Volti segnati dalle lacrime, ma questa volta a San Pellegrino di Norcia si piange di felicità. Quasi sei mesi dopo la prima maledetta scossa che ha fatto tremare il Centro Italia, provocando morte e distruzione, 18 famiglie hanno di nuovo una casa. Alloggi in legno, 60 e 40 metri quadrati, capaci di ospitare fino a quattro persone: il linguaggio della burocrazia li chiama Sae, che sta per Soluzioni abitative di emergenza, «ma per noi sono molto di più, sono un ritorno alla vita», ha raccontato chi ha avuto dalle mani del sindaco, Nicola Alemanno, le chiavi per prenderne possesso.

Le 18 casette di legno consegnate ieri mattina, nella frazione a pochi chilometri dalla città di San Benedetto («sono bellissime» ha detta una delle assegnatarie), sono le prime ad essere terminate e quindi abitate nell’intera area del sisma.

«Un risultato che sta a testimoniare che le istituzioni stanno funzionando e questo è solo il primo di tantissimi passi che percorreremo insieme verso la completa ricostruzione», ha detto Alemanno. Al pensiero del sindaco si è accodata Fernanda Cecchini, assessore della Regione Umbria, che ha voluto sottolineare «come lo Stato c’è e questo villaggio ne è la diretta testimonianza». «Chi ci diceva che dovevamo portare qui le vecchie casette utilizzate nel terremoto del 1997 si sbagliava, siamo felici e orgogliosi di avere optato per alloggi nuovi, se non altro abbiamo rispettato la dignità di queste persone», ha aggiunto l’assessore.

Dignità che ieri si è sciolta nell’emozione, come quella provata da Maria Luisa Giorgi che appena ha messo piede nel suo nuovo alloggio si è lasciata andare a un pianto liberatorio: «Dopo tanti mesi abbiamo di nuovo una casa, è bellissima c’è veramente tutto e poi questa non crollerà sulle nostre teste». Anche a Bruno Biagini ne era stata assegnata una, ma lui ha deciso di lasciarla alla nonna di San Pellegrino, Cecilia Amici, 85 anni.

Lei, stando alle regole di assegnazione, non ne aveva diritto in questo turno, ma Bruno non se l’è sentita di far vivere Cecilia ancora lontano dalla sua terra e così glie l’ha ceduta. Un gesto di altri tempi che, per dirla con le parole del sindaco, «sta a testimoniare il cuore grande di quest’uomo a cui va tutto il nostro ringraziamento».

L’umiltà di questa gente non è passata inosservata nemmeno all’ex calciatore Roberto Baggio che ha voluto festeggiare il suo 50° compleanno tra gli sfollati di Norcia. Dopo il taglio della torta nella serata di sabato, ieri il Divin Codino ha visitato il centro storico della città, fino a spingersi davanti a quel che resta della basilica di San Benedetto. «La gente qui è ammirevole, un esempio per tutti» ha detto dopo aver trascorso la notte in un camper con la sua famiglia.

Sotto il tetto sicuro di una giornata di sole, il capo della protezione civile Fabrizio Curcio, in perenne tuta militare e sorriso tattico, lo annuncia come un successo: «Se in Umbria sono già pronte, qui le casette arriveranno in estate, perché siamo in una primissima fase». «Qui» si chiama Macerata, avamposto terminale del terremoto che ha spinto fino a gennaio il suo carico di scosse. Nel resoconto felice di quanti hanno ritrovato delle pareti sane dopo avere visto crollare quelle marce, per rispetto si comincia dagli ultimi, quelli che sperano. Perché le prime 18 famiglie che hanno le casette e festeggiano a Norcia con decine di selfie, sorrisi, lacrime e baci, il loro tributo al freddo e al fango l’hanno già pagato. E quei sessanta metri quadrati per 4 persone e quei quaranta riservati alle coppie consegnati ieri in Valnerina, non sono più una soluzione d’emergenza, non sono una roulotte, un camper, o peggio una tenda di stoffa mal cucita. Sono una casa.

Non ci sono favori o spinte a dividere chi ha una casetta e chi l’aspetta. Come sempre, nelle emergenze in cui decide il destino della terra, è il calendario a dare la scansione. E se Macerata attende, Amatrice per il Lazio, Arquata per le Marche e Norcia per l’Umbria vedono in queste ore la soluzione attesa. Mai tanta solidarietà aveva animato gli aiuti agli sfollati e mai tanta generosità è stata trasmessa.
Il pianto di nonna Cecilia non bagna solo le rughe dei suoi ottantacinque anni vissuti a San Pellegrino, la frazione di Norcia venuta giù alla prima botta d’agosto, ma anche quelle più giovani di Bruno Biagini. Al secolo Amici, nonna Cecilia era rimasta fuori dalla lotteria delle prime assegnazioni, quelle arrivate per caso con la voce del bussolotto e della burocrazia. Così Bruno, uno dei fortunati vincitori, non ha esitato: «Cecilia, ecco la chiave, prendi la mia casa». Forte dell’anzianità della montagna, Ste fano Onori, un’abitazione distrutta nella stessa San Pellegrino, non misura il pudore della commozione. «Ho vissuto in un container in questo periodo – racconta – e avere adesso questa casetta è un sogno, quantomeno non sentiremo più il freddo che abbiamo dovuto sopportare in queste settimane».

Nel ritrovato fortilizio, Norcia sorride almeno quanto Macerata aspetta. Spiega ancora Curcio, ospite in terra marchigiana: «Sono stati fatti oltre 110.000 sopralluoghi in tutta l’area colpita dal sisma. Nel Maceratese siamo in una primissima fase. Abbiamo parlato di sette mesi dopo il 24 agosto. Senza sapere che ci sarebbero state le scosse di ottobre e di gennaio». Già, ma la fretta porta al mare, dove la stagione turistica è alle porte e gli alberghi hanno ancora gli sfollati dell’inverno nelle loro camere.
Il capo della Prociv lo dice d’un fiato: «Il compito dell’organizzazione degli sfollati spetta alle singole Regioni. È chiaro che basterebbe fare una buona programmazione, i posti letto ci sono e sono tanti. Bastano per tutti. È necessario però che la Regione, oltre che accertarsi della disponibilità degli albergatori, faccia colloqui con gli sfollati». Curcio passa il manico al governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, mentre il calendario lascia il posto al cronometro dell’ennesimo conto alla rovescia del dopo terremoto.

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