Blitz Ros contro cosca Piromalli, fermi: 33 arresti

Nonostante l’Italia sia un paese produttore di olio d’oliva e di buona qualità, c’è chi ha pensato bene di esportarlo dagli Stati Uniti spacciandolo per italiano. E’ questo quanto accaduto in Italia e nello specifico in Calabria, dove nell’anno nero della raccolta dell’olio con un crollo della produzione che ha sfiorato circa il 40 percento, una multinazionale agroalimentare sembra non aver riconosciuto alcuna crisi. Stiamo parlando della ‘ndrangheta e nello specifico della cosca dei Piromalli che attraverso una serie di aziende amministrate da prestanome e collaborazione con il clan della mafia italo-americana Gambino è riuscita a riversare sul mercato americano quantità massime di olio spacciato come extravergine di altissima qualità. E’ questo quanto scoperto grazie ad un’importantissima operazione antimafia del Raggruppamento operativo speciale de carabinieri nei confronti della Cosca della ‘ndrangheta Piromalli; sono circa 33 le persone fermate tra cui Antonio Piromalli 45enne, ovvero il figlio dello storico boss Giuseppe e ritenuto il capo operativo della cosca. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati beni per un valore complessivo di 40 milioni di euro e pare siano ancora in corso nuove perquisizioni in Veneto.Le accuse sono a vario titolo di associazione a delinquere, traffico di stupefacenti, intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e persino tentato omicidio.

Le cosce, erano riuscite a mettere in piedi un traffico per spacciare negli Usa falso olio extravergine di oliva, che però altro non era che olio di sansa, ovvero lo scarto della produzione; i soggetti agivano con la massima attenzione, alternando le etichette e trasformando l’olio di sanza in olio extravergine d’oliva di origine italiana, inviandolo nei mercati di Wal-Mart ed altri grandi catene americane.E’ questo quanto scoperto dall’indagine portata avanti nei mesi scorsi, coordinata dai magistrati di Reggio Calabria che hanno ordinato il fermo di 33 affiliati al clan Piromalli. Intervenuto sulla questione, il procuratore capo Federico Cafiero de Raho, il quale ha dichiarato: “A Gioia Tauro, gli uomini dei Piromalli continuavano a muoversi con i classici metodi dell’imposizione e dell’intimidazione mafiosa, capaci di difendere con i kalashnikov i loro interessi criminali sul porto o di controllare le squadre attive nello scalo a Milano invece erano gli imprenditori in giacca e cravatta, capaci di stringere importanti accordi commerciali con interlocutori nazionali e internazionali”.

L’operazione ha comportato anche l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 40 milioni di euro; da quanto è emerso sembra che il clan gestisse anche cocaina, filoni d’affari apparentemente legali e commercializzazioni di prodotti alimentari. Gli affari a New York erano gestiti attraverso Rosario Vizzari, un broker formalmente residente a Segrate, che spesso viveva in New Jersey, dove teneva i rapporti con la famiglia Gambino. Vizzari pare essere stato indagato anche dall’Fbi negli ultimi anni.

Anche nel mercato ortofrutticolo sono arrivate le mani dell’ndrangheta. Ieri i carabinieri dei Ros, che hanno eseguito un ordine della Dda di Reggio Calabria, hanno arrestato 33 persone, affiliati alla cosca Piromalli, una delle più potenti della ‘ndrangheta calabrese. Di quei 33 arresti, 8 sono stati eseguiti a Milano. Secondo gli investigatori il mercato ortofrutticolo di via Lombroso per la criminalità organizzata era diventato un’importante base, da cui muoversi, partire, ritornare, organizzare. E da mettere sotto controllo. Diversi i reati contestati agli arrestati, Ira cui associazione maliosa, traffico di stupefacenti, ma anche intestazione fittizia di bene. Per Milano, in particolare, i fermati sarebbero tutti colletti bianchi.

Un’operazione, quella dei Ros, che non è di certo passata sotto traccia in città. «Sulla situazione dell’Ortomercato sarà convocata una seduta della commissione Antimafia di palazzo Marino», ha annunciato ilpresiden- te della commissione David Gentili, del Pd, che ha poi aggiunto: «Gli arresti e le parole usate dai magistrati ci descrivono una situazione gravissima che ha coinvolto l’area dei Mercati Generali. Dobbiamo capire quanto è accaduto, come sia stato possibile. E valutare le eventuali azioni da intraprendere».
Il sindaco Beppe Sala sottolinea la necessità di intervenire con tempestività. Riccardo De Corato, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, invece, presenterà un’interrogazione in Regione per il ripristino del presidio fisso di polizia o carabinieri all’Ortomercato. «Presidio necessario – puntualizza – dato che solo i vigili non possono certo farsi carico di tutti i problemi della sicurezza. Anche Sala e l’assessore Rozza dovrebbero portare avanti questa richiesta per il bene dell’Ortomercato e di tutti i commercianti onesti che ci lavorano».

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