Charlie Gard, i medici rinviano l’esecuzione

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Saranno staccati venerdì i macchinari che tengono in vita il piccolo Charlie Gard, il bimbo di dieci mesi ricoverato al Great Ormond Street Hospital di Londra per una rara malattia incurabile secondo i medici. I genitori hanno perso la battaglia legale arrivata fino alla Corte europea dei diritti umani.

La tragedia del piccolo Charlie ha inquietato gli animi di tantissima gente, sia laici che cattolici.C’è oltretutto un sovrappiù di strazio, perché i genitori avrebbero almeno voluto portare a casa il bambino.


Ieri, mano a mano che passavano le ore, un’onda di commozione e dolore ha attraversato tante coscienze, i telefoni dell’ambasciata britannica e la mail dell’ospedale sono stati intasati, tanto che ancora qualche giorno è stato concesso al bambino. Si sono fatte spontaneamente centinaia di veglie di preghiera, dappertutto, e molti cattolici hanno preso d’assalto il centralino della Segreteria di stato vaticana e di Santa Marta per chiedere un intervento urgente di papa Bergoglio.

Lui parla su tutto, ogni giorno. Ha tuonato perfino contro coloro che si tingono i capelli («a me fa pena quando vedo quelli che si tingono i capelli»). Ma – nonostante le richieste – Bergoglio si è rifiutato ostinatamente di dire una sola parola in difesa della vita di Charlie Gard (silenzio totale come per Asia Bibi e per tutti i casi non “politically correct”). Eppure la vita del piccolo Charlie sarebbe un po’ più importante del problema della tintura dei capelli che assilla il vescovo di Roma. Così il passaparola – sulla rete – ha fatto circolare i numeri di telefono vaticani e l’invito a farlo sapere all’interessato.

Un diluvio di telefonate si è abbattuto su Santa Marta (perfino il “Daily mail” ne ha dato notizia). Le suore del centralino (che è andato in tilt) dicevano: «stanno telefonando tantissimi…». C’è pure chi ha dovuto tentare dodici volte per prendere la linea. Dopo un po’ le suore hanno cominciato a dare le risposte che sono state suggerite dall’alto. Una delle tante telefonate: «Ho chiamato per chiedere che il Papa intervenga in modo concreto per salvare la vita del bambino Charlie Gard». Risposta della suora: «Sì, il papa sta pregando per tutti quelli che devono prendere una decisione». Replica: «No guardi, la decisione l’hanno già presa. Bisogna che intervenga subito per salvarlo». Dall’altra parte silenzio, imbarazzo e poi: «Ah capisco, preghiamo. ».

Alcuni chiedevano di riferire al papa e a mons. Paglia che devono uscire dai palazzi del potere, altri dicevano che sono lontani dal popolo cristiano e che devono ascoltare il popolo di Dio. Le suore rispondevano: «Va bene. Provo a passarle qualcuno». Ma nessuno, negli uffici chiamati, rispondeva.Dopo un po’ le suore hanno cominciato a rispondere che «il papa è stato avvisato». Poi a Santa Marta, qualcuno che desidera sempre ricevere applausi e lodi, ha cominciato a inquietarsi e infuriarsi.

Così le suore hanno avuto istruzioni più dure e hanno preso a ribattere che non si dovevano intasare le linee e che si era già espresso mons. Paglia. Ma era proprio perché le parole di Paglia hanno sconcertato che il popolo cristiano esigeva una parola chiara da Bergoglio in difesa della vita del bambino. In tanti – grazie alla rete – hanno e sviscerato questo caso, leggendo la sentenza e maturando un giudizio ponderato anche grazie a esperte come Assuntina Morresi ed Eugenia Roccella.

È una generazione che è cresciuta con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, una generazione che avverte drammaticamente la pericolosa china che si ormai da anni si è imboccata (specialmente in Europa), una china ideologica nemica della vita umana (basti pensare all’aborto). Tutti stavolta hanno detto: «Je suis Charlie». È la generazione che ha ancora nel cuore le parole accorate che le consegnò come testamento spirituale Giovanni Paolo II quando scrisse questa preghiera-promessa: «Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata… Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l’autorità di distruggere la vita non nata…

Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un’emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio… Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto».
È il popolo della vita che, da solo (senza capi), ha alzato la sua voce: sono loro che ierihan- no fatto sapere all’attuale inquilino di Santa Marta che non è su quellapoltronaper occuparsi di zanzare e vermi, come Ber- goglio ha fatto accoratamente nella sua enciclica ecologista.

Basta anche con gli attacchi a chi si tinge i capelli. Bisogna difendere la vita umana, a cominciare dai più piccoli e indifesi. È stata un’insurrezione web, un “adesso basta” popolare. Ieri, addirittura, nel primo pomeriggio via cellulare è circolato pure un invito a una veglia di preghiera organizzata per la sera stessa, alle ore 19, in piazza San Pietro, all’obelisco. Il popolo della vita si è scontrato a Santa Marta con il muro di indifferenza e di ostilità di Bergoglio (come per il Family day). Egli non costruisce ponti verso di loro, solo muri. Ma qualche ecclesiastico è stato trascinato a prendere la posizione giusta.

Il nuovo presidente della Cei, Bassetti – forse per un sussulto di coscienza, che gli ha fatto dimenticare per un attimo il bergoglismo acquisito e gli ha fatto ricordare di essere stato fatto vescovo da Benedetto XVI – è stato indotto a fare una dichiarazione chiara: «Questa straziante vicenda tocca l’anima di ogni persona e non può lasciare nessuno nell’indifferenza. Ogni azione che pone fine a una vita è una falsa concezione della libertà. Ogni vita dall’inizio alla fine va accolta e difesa».

Non è molto, ma è già qualcosa. Meglio di Bergoglio si è comportato anche il presidente della Repubblica Mattarella. Nei giorni scorsi più di cinque – mila persone avevano sottoscritto un appello per un suo intervento a favore di Charlie (ne ho dato notizia su queste colonne). Il Presidente non è stato sordo e indifferente: ha subito attivato i suoi uffici per capire se poteva percorrere le vie suggerite nell’appello. Ha voluto poi far sapere che ci aveva provato, anche se, purtroppo, senza trovare spiragli. A chi aveva fatto appello a lui è dunque arrivata la sua risposta tramite il consigliere diplomatico. La lettera (mi è stata fornita da uno dei firmatari, Giovanni Gibelli, che ringrazio) riconosce che il «delicato e drammatico caso del piccolo Charlie Gard» rappresenta «una vicenda dolorosa, che tocca la coscienza di ciascuno di noi e solleva interrogativi complessi».

Nella lettera (arrivata alla vigilia del pronunciamento della Corte) si legge ancora: «A seguito della sua istanza, si è immediatamente approfondita l’eventualità di un intervento di carattere politico o riguardante lo “status civitatis” del piccolo Charlie, ed entrambe le opzioni, tanto in ragione dell’imminenza della pronuncia della Corte quanto della circostanza che vede il caso all’attenzione del potere giudiziario britannico, non appaiono purtroppo in alcun modo percorribili». La lettera si conclude manifestando «personale vicinanza e solidarietà» ai firmatari «e idealmente al piccolo Charlie e alla sua famiglia». Era immaginabile che il Presidente Mattarella non disponesse di appigli giuridici per intervenire, ma quantomeno ha provato a studiare la cosa, si è interessato e ha voluto manifestare i suoi sentimenti di dolore e di solidarietà verso Charlie e la sua famiglia. Sembra poco, ma, di questi tempi, un po’ di umanità e di sensibilità è molto.
PS Alle 20.30 papa Bergoglio si è parzialmente arreso all’assedio con un tweet ipocrita dove non nomina mai Charlie: «Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo». La brutta figura rimane. Un papa vero non si comporta così.

Charlie Grad non si può curare, i medici staccheranno la spina

Oggi il piccolo Charlie Gard si addormenta per sempre. Ma non potrà farlo nella sua culla: i medici di Londra che hanno deciso di staccare la spina al bambino inglese malato hanno negato ai genitori il permesso di farlo morire in casa.

«Abbiamo promesso ogni giorno al nostro bimbo che lo avremmo riportato indietro», ha detto la madre, Connie Yates, in un video straziante girato in ospedale e fatto pervenire al Mail online. «Volevamo fargli il bagnetto — ha aggiunto il padre Chris — metterlo nella culla in cui non ha mai potuto dormire, ma ce lo hanno negato. Sappiamo che nostro figlio morirà ma non abbiamo voce in capitolo su come accadrà».

La coppia ha anche diffuso una foto in cui i due genitori appaiono sdraiati accanto a Charlie, dicendo di «voler passare le ultime ore preziose vicino al nostro bimbo». «Non ci hanno permesso di scegliere se far vivere nostro figlio e non ci hanno permesso di scegliere dove o quando morirà», hanno scritto su Facebook.

Il piccolo era nato dieci mesi fa con una rarissima malattia genetica, la sindrome da deperimento mitocondriale, che causa il progressivo indebolimento dei muscoli: si conoscono solo sedici casi al mondo e non ce una cura. Charlie ha trascorso la sua brevissima vita attaccato a un respiratore: secondo i dottori del Great Ormond Street Hospital non è in grado di sentire, ha subito gravi danni cerebrali e può sopravvivere solo grazie alla ventilazione artificiale. Ma, sostengono, a prezzo di tali sofferenze che la cosa migliore è staccare la spina.

I genitori si sono rivolti alla magistratura, chiedendo di poter traferire Charlie in America per sottoporlo a una cura sperimentale, che secondo i medici londinesi però non offre alcuna garanzia. Ma il loro ricorso è stato respinto tre volte: prima dal giudice di un’Alta corte, poi da una corte d’appello e infine dalla corte suprema. Allora hanno tentato la strada della Corte europea dei diritti umani a Strasburgo: ma anche questi magistrati lunedì hanno dato ragione ai dottori e autorizzato la cessazione delle cure.

Ieri si è appreso che oggi verrà staccatala spina. «Siamo stati spogliati dei nostri diritti di genitori — ha accusato il padre —. Il nostro ultimo desiderio, quando tutto è andato contro di noi, era di portare il nostro piccolo a morire a casa». «Li abbiamo pregati di
concederci il weekend — ha aggiunto la madre —. Amici e parenti volevano venire a vedere Charlie per l’ultima volta. Ma non ce tempo neppure per questo. I dottori ci avevano detto che non si sarebbero affrettati a spegnere il ventilatore. Ma ci stanno mettendo fretta: non solo non siamo autorizzati a portare nostro figlio in un altro ospedale per salvargli la vita, ma non possiamo neppure scegliere come e quando morirà». La coppia si era anche offerta di pagare privatamente per trasportare il bambino a casa con un ventilatore mobile: ma inutilmente.

I genitori di Charlie hanno annunciato che doneranno il milione e 400 mila sterline (circa un milione e seicento- mila euro) che era stato raccolto per portare il piccolo in America: il denaro verrà usato per curare altri bambini e per mettere su una fondazione in nome di Charlie. «Se lui non ha avuto una possibilità, vogliamo fare in modo che altri bambini innocenti vengano salvati — ha detto la madre —. Charlie morirà sapendo che è stato amato da migliaia di persone».

La Corte europea dei diritti umani ha ritirato le misure preventive per il piccolo Charlie Guard il bambino che purtroppo soffre di una rara e fatale malattia genetica e ha approvato le decisioni prese dai tribunali britannici, in base alle quali si possono sospendere le cure a cui finora è stato sottoposto per mantenerlo in vita.La Corte europea dei diritti umani, dunque, ha deciso e potranno essere sospese le cure che mantengono in vita il piccolo Charlie, che come già detto è affetta da una rara malattia genetica; si tratta di una sentenza che annulla le misure preventive ordinata lo scorso 19 giugno e va nella scia di quanto deciso dai tribunali britannici, dopo che il giudice aveva visitato il bambino in ospedale ed aveva optato per la sospensione della terapia con la più profonda tristezza nel cuore, ma nella più piena convinzione che fosse nel migliore interesse del bambino.

Dunque, non sembra essere stato accolto il ricorso dei genitori del bambino che in tutti i modi hanno tentato di tenere in vita il loro figlio; i genitori nello specifico avevano presentato un documento a Strasburgo, attraverso il quale avevano dichiarato che l’ospedale avesse bloccato l’accesso ad un trattamento per mantenere in vita il bambino negli Stati Uniti girando in questo modo il diritto alla vita e anche quello alla libertà di movimento ed ancora pare avessero denunciato le decisioni dei tribunali britannici come un’interferenza iniqua e proporzionata nei loro diritti genitoriali.

La Corte di Strasburgo ancora una volta ha ribadito di non avere il compito di sostituirsi alle autorità competenti nazionali e nel prendere la loro decisione, riguardo il ricorso pare abbia tenuto conto del considerevole margine di manovra che gli Stati hanno riguardo le cure sperimentali per malati terminali e nei casi che sollevano delicate questioni morali ed etiche. La storia del piccolo Charlie era stata portata alla ribalta delle cronache britanniche ed internazionali già da tanto tempo, spaccando l’opinione pubblica; al bambino era stata diagnosticata una rara malattia genetica, la sindrome di deperimento mitocondriale, che provoca il progressivo e inesorabile indebolimento dei muscoli.

Charlie è affetto da una sindrome da deplezione del Dna mitocondriale, malattia rara che causa un progressivo e inesorabile indebolimento muscolare; per la medicina, purtroppo il piccolo è incurabile, ma i suoi genitori Connie Yates e Chris Gard, sin da subito hanno nutrito le speranze di poterlo salvare e proprio per questo motivo, lo scorso 12 aprile quando l’Alta corte inglese ha stabilito che i medici potevano staccare la spina, hanno fatto ricorso alla Cedu. La storia di Charlie Gard, come già detto, ha scosso l’opinione pubblica inglese, soprattutto da quando i medici del Great Hospital di Londra, si sono rivolti ai giudici perchè convinti che il bambino sia senza speranze.

Da ieri le nostre vite non ci appartengono più, non siamo più i custodi di un soffio vitale che ci viene donato da altri e forse dall’alto, dalla Natura o da Dio, perché le nostre misere, povere esistenze sono completamente in balia e nelle mani di medici e giudici. Decideranno loro per noi, su di noi. E se vorranno sbarazzarsi di noi, non potremo opporci.

È davvero raccapricciante quello che è accaduto ieri a Strasburgo, dove la Corte europea dei diritti dell’uomo ha legittimato la sospensione delle cure per il piccolo Charlie Gard, ritirando le misure preventive nei suoi confronti e scrivendo la sua condanna a morte. La vicenda di Charlie aveva scosso l’intero continente: il piccolo inglese di 10 mesi era affetto da una grave malattia genetica (sindrome di deperimento mitocondriale) che gli impediva di respirare autonomamente e gli causava il progressivo indebolimento dei muscoli.

I medici dell’ospedale in cui era ricoverato, il Great Ormond Street di Londra, avevano decretato l’inutilità delle cure cui era sottoposto parlando di «accanimento terapeutico» e chiedendo ai giudici un’autorizzazione per staccare la spina. Da lì un doppio grado di giudizio nelle corti inglesi che aveva stabilito che era lecito, anzi doveroso lasciar morire Charlie.
Nondimeno i genitori, Chris Gard e Connie Yates, non si erano dati per vinti. Sicuri della necessità di tenere in vita il loro piccolo, avevano trovato un centro negli Usa dove si sarebbe potuta praticare una cura sperimentale nei suoi confronti; e poi lanciato una campagna social di raccolta fondi, al suon di #Charliesfight, che era riuscita a racimolare 1 milione e 300mila sterline, più che sufficienti per portare e curare il bambino in America. Infine i due avevano fatto ricorso alla Corte di Strasburgo che, dopo un doppio rinvio, ieri si è espressa decretando la fine di Charlie.

Così, in un colpo solo, sono andati a farsi benedire i diritti inviolabili alla tutela della salute e della vita della persona, su cui pensavamo l’Europa fosse fondata. E se n’è andato a farsi fottere il principio della libera volontà dell’individuo rispetto allo Stato, il diritto di un genitore di decidere il bene per suo figlio, senza vedersi imporre decisioni da un tribunale
o da un ospedale.

Guardate, qui siamo di fronte a un caso ancor più grave della vicenda Eluana Englaro. Perché là almeno c’era stata la volontà esplicita di un genitore, il papà Beppino, di sospendere l’i- idratazione e l’alimentazione per sua figlia, per quanto ciò non eliminasse lo scandalo che fosse stato un tribunale a decretare la morte della giovane. Ma qui abbiamo fatto un passo ulteriore: i genitori sono stati del tutto espropriati della patria e “matria” potestà, al posto loro hanno deciso le istituzioni di uno Stato o addirittura degli organi giuridici internazionali. Ciò rende la vicenda Charlie non più una dolorosa faccenda privata, ma la erge a caso pubblico, facendo svanire i confini tra la sfera della persona e della comunità (in questo caso, la famiglia) e la sfera del potere. E mostrando fino a che punto quest’ultimo si può spingere, ossia fino a violare la sovranità su noi stessi e sui nostri figli.

Dietro poi c’è tutta la retorica dell’efficienza, il mito dell’adeguatezza a certi standard, sotto i quali e fuori dai quali non sei degno di far parte di una società e neppure di restare in vita. È il rifiuto a prescindere della sofferenza, la soppressione di tutto ciò che non è conforme a un modello prestabilito, lo scarto di ciò che non “funziona” bene.

Ha qualche difetto di “fabbricazione”? Non è sano e bello e forte? Scartiamolo via, buttiamolo nel cesso o nella spazzatura, anziché cercare di curarlo e accudirlo amorevolmente.
Sono le reti dell’umano, prima ancora che di una comunità, che qua si sfilacciano. Sono le fondamenta sulle quali si è costruita un’idea di Europa che oggi crollano, facendo un tonfo sonorissimo. Di quel poco che restava non è rimasto più niente. Se ne sono andati definitivamente a puttane gli ultimi rimasugli di una cultura giuridica, politica, religiosa sulla quale una civiltà millenaria si era eretta. Ieri la moribonda Europa è morta insieme al piccolo Charlie. A lui spetta il regno dei cieli, a noi tocca continuare a vivere in questo inferno.

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