Omicidio in diretta su Facebook: “Ne ho uccisi altri quindici”

Viviamo in un’epoca non più feroce di quelle passate. Solo che questa, come diceva il compianto Giovanni Sartori, segna il passaggio da homo sapiens a homo videns. Homo videns vuole vedere tutto e, da quando la tecnologià l’ha reso possibile, anche fotografare e filmare tutto, e poi mandare in onda lo spettacolo sul suo canale personale – i vari social Facebook, Twitter, Instagram – dove immediatamente, dal numero delle reazioni e dei like, saprà se avrà avuto successo, se avrà soddisfatto il pubblico.

Il suo tema preferito? La morte. E l’ultimo grado di questa involuzione è Yhomo videns che, se non trova una morte in una strada, in una piazza, in uno stadio, da filmare, la fabbrica lui stesso. Così ha fatto il 37enne Steve Stephens di Cleveland, che ha postato su Facebook il video della sua caccia all’uomo, la domenica di Pasqua, alle due delpomeriggio.

Il film comincia: Stephens gira in auto per una strada periferica della città, incontra un disgraziato di 74 anni, di colore come lui – ma evidentemente l’epoca della solidarietà tra “fratelli” è un ricordo sepolto con gli anni Settanta – che si trascina con una busta in cui raccoglie lattine di alluminio. Il killer scende dall’auto, va incontro al vecchio, gli chiede di ripetere un nome che per quello non avrà significato nulla, Joy Lane.

Il vecchio, incerto e coniuso lo fa, e intuisce che qualcosa non va nell’insistenza con cui l’altro continua a chiedergli di ripetere quel nome. Infine la vittima alza un braccio in un disperato tentativo di proteggersi – l’altro, il cameraman, avrà estratto la pistola – grida terrorizzato, e quell’altro, come da copione, gli spara. Finite le riprese, per Stephens arriva il momento davvero eccitante, al cui confronto l’assassinio sarà stata solo un noioso prequel: pubblicare su Facebook il video, dove è rimasto per tre ore prima che il social lo cancellasse.

Mentre scriviamo l’assassino è ancora in libertà, e la madre si è premurata di fornire una
“motivazione” al suo gesto: il figliolo «uccide perché è molto arrabbiato con la sua ex fidanzata», la Joy Lane di cui sopra. Una spiegazione in linea con la demenza imperante all’epoca di homo videns.Il forsennato, che tra l’altro lavora in una struttura di assistenza
per giovani disagiati, ha usato Facebook anche per dichiarare che avrebbe già ucciso un’altra dozzina di sconosciuti, anche se la polizia conferma solo l’omicidio del vecchio raccoglitore di latte, che si chiamava Robert Godwin senior.

E aggiunge che si fermerà solo se riceverà una telefonata da Joy Lane, o almeno dalla madre. Ripetiamo: a questo tipo era stato dato l’incarico di gestire i problemi dei giovani, con la qualifica rilevante di “case manager”.

Homo videns, comunque, può anche assumere una forma più passiva, meno inquietante di Stephens. Senza spingersi a procurarsi la vittima per il suo show, può essere l’occhio indifferente, cinico, insensibilizzato che coltelefo- nino riprende un linciaggio. Come quello di cui è stato oggetto, nella serata di sabato, un ragazzo di 22 anni, Emanuel
Balbo, tifoso del Belgra- no, squadra della prima divisione argentina della città di Cordoba. Era allo stadio per la partita finita 1 a 1 col Talleres, e ha avuto la sfortuna, entrando, di riconoscere l’uomo che, in una corsa clandestina, investì e uccise suo fratello. L’uomo, che è in libertà perché il fatto venne considerato un incidente, accortosi di essere stato notato, avrebbe aizzato la tifoseria contro Balbo, dicendo che era un sostenitore del Talleres infiltrato negli spalti del Belgrano.

La folla assassina ha cominciato a spintonare il nemico, che evidentemente terrorizzato e forse già non lucido di suo, sotto i colpi degli ultras, ha scavalcato un parapetto piombando per dieci metri. Ora è cerebralmente morto. Degli spintoni, della fuga, della caduta mortale abbiamo ovviamente il video, girato dagli altri spettatori, che al prezzo del biglietto di un incontro di calcio hanno assistito anche a questo succulento fuori programma.

In questo caso, perlomeno, il video è stato utile a arrestare tre persone, che hanno costretto il poveretto a scaraventarsi di là dal parapetto. Ma certamente non è stato girato per senso di giustizia, ma solo perché l’istinto di homo videns l’aveva sentito, che c’era una morte in diretta. Un tempo si sacrificavano bambini alla divinità Moloch, oggi vari disgraziati sono dati in pasto al video e ai social. Senza nemmeno l’attenuante di una sia pur crudele, primitiva religione. Solo il piacere di un occhio sadico.

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