Omicidio Fortuna Loffredo, giustizia è stata fatta: ergastolo per Raimondo Caputo detto Titò

L’ergastolo e un anno di isolamento diurno per avere più volte abusato della piccola Fortuna Loffredo, e per averla scaraventata dal terrazzo dell’ottavo piano quando la piccola si ribellò l’ennesima aggressione, è questa la condanna inflitta a Raimondo Caputo per il delitto avvenuto nel parco verde di Caivano lo scorso 24 giugno 2014.

Arrivata anche la condanna per l’ex compagna di Titò, Marianna Fabozzi per la quale sono stati chiesti 10 anni di reclusione perché imputata di concorso in violenza sulla più piccola delle sue tre bambine, amiche di Fortuna ed a sua volta violentata da Caputo.

La quinta sezione della Corte di Assise, presieduta da Alfonso Barbarano a accolto in questo modo le richieste dell’accusa presentata in aula dal procuratore aggiunto di Napoli Nord Domenico Airoma e dal sostituto Claudia Maone. Al termine della sentenza, la mamma di Fortuna ovvero la signora Imma Guardato, è rimasta in silenzio per qualche minuto e poi è scoppiata in lacrime riuscendo soltanto a dire poche parole come “Giustizia è fatta ma la condanna peggiore l’ho avuta io”, riferendosi ovviamente alla perdita della figlia.

Si è  trattato di un processo complicato, tra versioni contrastanti dell’accaduto ed accuse incrociate che hanno messo in dubbio la responsabilità di tipo per l’omicidio ma ad accusare Caputo fu soprattutto una delle figlie della Fabozzi, amica del cuore di Fortuna nel corso di un drammatico incidente probatorio tenuto l’estate del 2016. Le accuse nei confronti di Tito pare siano state confermate in aula da un detenuto compagno di cella di Caputo e la stessa madre di Fortuna, Mimma Guardato che ha sempre puntato il dito contro lo stesso e contro la Fabozzi. Al contrario, il padre della bambina Pietro Loffredo ha sempre sostenuto che la figlia non è stata uccisa da Titò, ma da un’altra persona con cui la Guardato aveva avuto una relazione ed un bambino, persona che nello specifico vive nello stesso stabile.

Al termine della sentenza, ha parlato il difensore di Caputo ovvero l’ avvocato Paolino Bonavita il quale ha definito l’ imputato come il capro espiatorio di una situazione su cui la Procura non ha fatto tutti gli accertamenti che avrebbe dovuto e potuto fare. Il legale inoltre avrebbe aggiunto che la piccola Fortuna è caduta vittima di una rete di pedofili attivo al parco verde su cui gli investigatori non hanno effettuato alcun approfondimento.”È stato un processo con qualche anomalia come il fatto che la parte civile, il padre di Fortuna, Pietro Loffredo, non si sia associato alle conclusioni del pm sulla responsabilità di Caputo”, è questo quanto dichiarato da Salvatore di Mezza, difensore di Marianna Fabozzi, la quale è anche indagata per omicidio volontario del proprio figlio, il piccolo Antonio Giglio, morto a 3 anni in circostanze anomale.

Napoli, c’è giustizia per la piccola Fortuna condannato all’ergastolo “Tito” Caputo

NAPOLI «Avvocato io non mi smuovo. Possono darmi anche dieci ergastoli, ma quella creatura non lo ho uccisa io»: la condanna all’ergastolo e i 14 anni di «sovrapprezzo», l’obbligo di pagare le spese alle persone offese, il disprezzo che sembra saturare l’aula 116 del tribunale, le lacrime di Mimma Loffredo, la mamma di Chicca, violentata e uccisa il 24 giugno del 2014, non sembrano scuotere Raimondo Caputo, che ascolta impassibile la sentenza e poi ribadisce: «Non ho ammazzato Fortuna».

E un attimo prima che le guardie gli rimettano le manette, ci tiene a spiegare che la sua casa non se la deve prendere nessuno: «Quella – ribadisce all’avvocato Paolo Bonavita che lo difende- deve andare a Raffaella che è l’unica figlia mia». Quella figlia che, almeno secondo i periti, non ha tralasciato di violentare.
In aula c’è anche Domenica Guardato, silenziosa, immobile mentre le lacrime le scendono quietamente sul viso: la mamma e l’assassino (almeno per i giudici di primo grado) non si scambiano uno sguardo. I loro sono pianeti che non s’incontrano nemmeno quando il presidente Alfonso Bar- barano legge la durissima condanna: Mimma resta con lo sguardo fisso, non si gira mai verso la gabbia dove Titò (così l’uomo è chiamato al Parco Verde), gli occhi fissi sui magistrati, non mostra il minimo cenno di cedimento.
Finisce così quella galleria degli orrori che è stato il processo per l’omicidio di Chicca, volata giù dalla palazzina numero 3 del Parco Verde di Cai- vano. Si conclude con una sentenza di “fine pena mai” per Caputo condannato anche a 13 mesi di isolamento e14anni per le violenze sessuali nei confronti delle figlie della compagna, Marianna Fabozzi che a sua volta dovrà scontare 10 anni per aver permesso all’uomo di violentare le bambine, pur sapendo quello che stava accadendo. Non solo: la donna è indagata per l’omicidio del figlio, Antonio Giglio, 3 anni, caduto anche lui da una finestra della stessa palazzina nell’aprile 2013. La donna ieri, al momento della lettura della sentenza, non era in aula.
Quella scritta ieri dai magistrati è una sentenza che accoglie praticamente in toto le richieste della Procura di Napoli Nord ed arriva dopo 8 mesi di dibattimento con minacce, ammissioni e colpi di scena. Nell’aprile dello scorso dopo due anni d’indagini le manette si erano strette intorno ai polsi di Raimondo Caputo: ad accusarlo era stata una delle figlie di Marianna, la sua compagna finita ai domiciliari. La bambina aveva raccontato le violenze subite da lei, dalle sorelline e dall’amichetta e poi aveva spiegato quello che, secondo lei era successo nelle ultime ore di vita di Fortuna. Davanti agli esperti chiamati ad ascoltarla erano sfilate le immagini di Fortuna che arriva in casa di Titò, di Caputo che la porta sul terrazzo, e poi la paura, le urla, il caos. Poi a maggio Caputo si era difeso ammettendole molestie nei confronti delle bambine, ma accusando la compagna del delitto. «Fortuna è stata buttata giù da Marianna con l’aiuto della sua figlia maggiore» aveva detto l’imputato che aveva anche sostenuto che la donna sarebbe stata pure l’assassina di Antonio, il figlio avuto dal primo compagno. Intanto erano cominciate le minacce nei confronti del presidente Barbarano. Una prima busta con un biglietto intimidatorio era arrivata a dicembre del 2016, una busta con dei proiettili e la scritta «Queste pallottole sono per te e per gli altri» è stata recapitata a maggio al tribunale. Un processo duro, teso, arrivato dopo anni di indagini rese difficili anche dall’ostinata omertà degli abitanti del Parco Verde e soprattutto di quelli della palazzina maledetta dove è stata uccisa Fortuna. Una palazzina dove sono state divelte ben 60 microspie e dove sono state arrestate quattro persone per atti di pedofilia. Il «palazzo degli orchi», com’è stato chiamato dai media, sarebbe però, secondo gli inquirenti, anche una piazza di spaccio, dove i legami sono tanti e intrecciati: per raccapezzarsi è stato necessario disegnare una mappa piano per piano. «Dieci anni sono pochi – dice Mimma Guardato – Se sul corpo di Antonio fosse stata fatta un’autopsia e delle indagini come quelle fatte per Chicca, forse mia figlia non sarebbe morta, perché sarebbe venuto fuori tutto il marcio che c’era a Parco Verde molto prima che Chicca fosse uccisa. Devo, però, ammettere che la Procura ha lavorato molto bene e io ho sempre creduto che la condanna sarebbe arrivata».

Omicidio Fortuna Carcere a vita per il patrigno

È ergastolo Raimondo Caputo, conosciuto da tutti come Titò. È lui, secondo la quinta sezione della Corte d’Assise di Napoli, il “mostro” del parco Verde di Caivano, l’uomo che il 24 giugno 2014 avrebbe costretto la piccola Fortuna Loffredo, detta Chicca, a salire sul terrazzo all’ottavo piano del palazzone popolare per poi lanciarla nel vuoto.
Caputo è stato condannato anche a 14 anni di reclusione per aver abusato sessualmente di Chicca e di due delle tre figlie minori della ex compagna, Marianna Fabozzi. Anche lei dovrà passare dieci anni in carcere: è accusata di aver coperto e favorito per anni gli abusi sessuali di Caputo sulle sue figlie. Accolte, dunque, le richieste del pm, il procuratore aggiunto Domenico Airoma: i giudici hanno riconosciuto Invalidità dell’impianto accusatorio, basata soprattutto sui racconti delle figlie di Fabozzi. Sono state le bambine, trasferite in una struttura dopo l’arresto della madre e del compagno, a raccontare agli inquirenti quanto accaduto a Fortuna e a puntare il dito contro Titò.
Una di loro, Dora, era l’amichetta del cuore di Fortuna: proprio a casa sua la piccola era stata vista l’ultima volta prima che il corpo agonizzante fosse scoperto sul cemento del cortile del palazzo, senza più la scarpetta destra. Su quello stesso selciato, e senza la stessa scarpa, fu trovato morto il 28 aprile 2013 fi figlioletto di quattro anni della Fabozzi, Angelo, volato da una finestra dell’abitazione della nonna al settimo piano dello stesso edificio nel quale viveva anche la famiglia di Fortuna. Per la sua morte è indagata la mamma.

BIMBI STUPRATI E GETTATI DALLA FINESTRA IN UNA FAMIGLIA SENZA MATRIMONIO. SE QUESTO NON È IL DEMONIO

Alla fine si è ribellata. E ha pagato con la morte. La piccola Fortuna Loffredo, bimba di sei anni, nel giugno 2014 è stata gettata giù dal balcone del sesto piano di quello che si può definire il palazzo degli orrori a Napoli. Una rete di pedofili scoperta grazie alla ribellione dei più piccoli che ha vinto l’omertà degli adulti. Dopo due anni di paure e di silenzi, è arrivata la svolta. A compiere l’efferato gesto, secondo i pm, è stato Raimondo Caputo, compagno di una vicina di casa, amica della mamma della piccola Fortuna, già noto alle forze dell’ordine per precedenti di abusi sessuali.
L’uomo è anche il compagno della madre di un’altra vittima, Antonio Giglio, il bambino di 3 anni caduto dalla finestra di casa sua nel 2013.
Secondo quanto spiega la Procura l’uomo era già detenuto perché indagato per il reato di violenza sessuale aggravata ai danni di minore. Nelle corse delle indagini è merso che l’uomo il 24 giugno 2014 avrebbe costretto la piccola salire sul terrazzo all’ottavo piano per poi lanciarla nel vuoto, “probabilmente a seguito del rifiuto del minore minore di subire l’ennesima violenza sessuale”. L’uomo avrebbe costretto la bimba a subire ripetuti atti sessuali e avrebbe sessualmente abusato di altre due minori, una delle quali compagna di gioco di Fortuna. L’indagine in questione aveva portato a provvedimenti cautelari nei confronti di Caputo e della moglie per violenza sessuale aggravata nei confronti di una bimba di 12 anni.
Nel corso delle indagini sono state arrestate due persone per abuso su minori, e prima della morte di Fortuna un altro bambino era deceduto in circostanze da chiarire. In entrambi i casi, all’inizio si pensò a cadute accidentali, nel caso del piccolo Antonio dal balcone di casa e in quello di Fortuna, dal terrazzo dell’edificio. Secondo quanto si è appreso, la persona indagata per la morte della bambina sarebbe già in carcere.
“Da una parte sono contenta perché ho avuto giustizia, dall’altro dico che quei due devono marcire in carcere perché hanno ammazzato mia figlia”. Domenica Guardato, la mamma della piccola Fortuna uccisa a 6 anni dopo aver subito abusi sessuali, commenta con l’ANSA l’arresto dell’uomo accusato dell’omicidio. Se la prende anche con la compagna dell’uomo, sua vicina di casa, in carcere per violenza su un’altra bimba di tre anni, e a loro dice: “Voglio guardarvi in faccia per capire perché lo avete fatto”. “Ho sempre saputo chi è stato a uccidere Fortuna. Ho atteso che qualcuno venisse da me, ma niente. Ma qui c’è omertà, anche oggi”, ha aggiunto Domenica Guardato. “Gli adulti ostacolavano le indagini, i piccoli hanno permesso una svolta”. Così il procuratore aggiunto di Napoli nord, Domenico Airoma, che ha coordinato l’inchiesta sull’omicidio della piccola Fortuna: il riferimento è al contributo dato da tre figli minorenni della donna che si trova ai domiciliari con l’accusa di concorso in violenza sessuale, e il cui compagno è stato arrestato per la morte di Fortuna. Airoma ha parlato di “omertosa indifferenza e colpevole connivenza” riscontrate da parte degli adulti.
Una rete di omertà
“La scarpina destra di Fortuna sarebbe stata occultata da una signora all’ottavo piano del palazzo in cui viveva la piccola. La stessa che negò di aver visto qualcuno sul pianerottolo poco prima della caduta della bambina”. Domenico Airoma, procuratore aggiunto di Napoli Nord, che indaga sulla rete di pedofili del Parco Verde a Caivano, nel Napoletano, sottolinea un particolare emerso su Fortuna Loffredo e che collegava quella che sembrava una caduta accidentale a giugno 2014 con un’altra avvenuta l’anno precedente, vittima un bimbo di 3 anni, Antonio Giglio, figlio di Marianna Fabozzi, ai domiciliari per ùaltro filone dell’inchiesta, il cui compagno, Raimondo Caputo, è ora accusato di omicidio e violenza sessuale. Anche la scarpina destra di Antonio non fu mai trovata. Il fascicolo di quell’indagine è però della Procura di Napoli. Dove fosse la scarpina di Fortuna è emerso da una intercettazione. L’indagine, sottolineano gli inquirenti, è stata resa difficile non solo dell’omertà degli abitanti del Parco Verde, ma anche da connivenze. Persone che hanno cercato in tutti i modi di depistare le indagini, accusano Airoma e il procuratore capo Francesco Greco. Caputo, 44 anni, è già detenuto in carcere con l’accusa di aver abusato sessualmente di un’altra bambina di 12 anni, altra figlia di Marianna Fabozzi, anche lei coinvolta in questo caso. L’arresto di Caputo avvenne a novembre scorso, proprio durante le indagini sulla morte della piccola Fortuna. E proprio di una rete di pedofili all’interno del Parco Verde di Caivano parla il procuratore Greco : “Un contesto che lo stesso gip nell’ordinanza ha definito disastrato”.
“Da questa indagine – spiega Airoma – arriva un quadro che ci preoccupa molto, un contesto in cui l’infanzia non è tutelata. Le istituzioni devono farsene carico, la scuola, il comune, l’Asl e i servizi sociali. Ieri abbiamo avuto un incontro con il procuratore del tribunale dei Minori per individuare degli interventi da mettere in atto”. Greco specifica che, vista la drammaticità dei fatti che coinvolgono minori, gli inquirenti non riescono a dirsi “soddisfatti” del risultato. “L’unica nota positiva – dice – è che l’equipe che sta seguendo i tre minori allontanati dal contesto, coloro che hanno permesso di arrivare a questo risultato con le loro dichiarazioni, ci ha riferito che i bambini hanno ripreso a giocare e a sorridere”. Dal momento in cui sono iniziate le indagini dopo la morte della bambina, gli investigatori hanno individuato 4 bambini che avevano probabilmente subito abusi sessuali. Nei mesi scorsi, l’indagine ha visto l’arresto di Salvatore Mucci e della moglie, ovvero coloro che per primi dissero di aver soccorso Fortuna. I tre minori allontanati, invece, sono tutti figli di Marianna Fabozzi. Le indagini non sono ancora concluse. Saranno, infatti, ascoltate le persone che hanno reso false testimonianze. “Questo risultato – conclude Greco – lo dedichiamo anche al pm Federico Bisceglia che per primo iniziò a indagare sulla rete di pedofilia e morto in un incidente stradale”. In Procura era anche l’avvocato dei Loffredo, Angelo Pisani. “La giustizia non deve avere nessuna pietà per queste persone – ha detto – c’è ancora tanto da fare e bisogna capire anche come è morto il piccolo Antonio Giglio, precipitato anche lui in circostanze simili a quelle di Fortuna e figlio della compagna di Caputo. La morte di Fortuna è servita almeno a salvare tanti altri bambini”, ha concluso l’avvocato.
Il palazzo dell’orrore
È un vero e proprio palazzo dell’orrore quello in cui la piccola Fortuna viveva con i genitori al Parco Verde di Caivano: oltre a Raimondo Caputo, l’uomo arrestato oggi per l’omicidio della piccola e alla compagna, arrestati alla fine dello scorso anno per violenze sessuali sulla loro bimba, nel corso delle indagini gli inquirenti hanno infatti accertato che anche altri quattro minori erano stati vittime di violenze. Tanto che tra le fine del 2014 e l’inizio del 2015 un’altra coppia di inquilini dello stabile era finita agli arresti per pedofilia; tra questi figurava Salvatore Mucci, colui che per primo soccorse Fortuna dopo il volo di otto piani. C’è poi la storia di Antonio, il bimbo di tre anni figlio della compagna dell’uomo arrestato, che nel 2013 aveva subìto la stessa fine di Fortuna, e di altri tre minori, sempre della stessa famiglia, tra cui la migliore amica della bimba, che qualche mese fa sono stati allontanati dal Tribunale dei Minorenni di Napoli, in quanto si è scoperto che anche loro avevano subito abusi. Proprio il contesto ambientale ha complicato le indagini, tra depistaggi veri e propri e dichiarazioni inventate ad arte. Il primo episodio inquietante è la sparizione della scarpina di Fortuna, di cui si sarebbe resa responsabile, è emerso dalle indagini, l’inquilina dell’ottavo piano, la stessa che subito dopo il fatto negò di aver visto Caputo andare sul pianerottolo con la piccola. “Lo avrebbe fatto per tutelare il figlio che era ai
domiciliari” ha spiegato il procuratore Aggiunto Domenico Airoma; la donna è stata incastrata da un’intercettazione. Nel palazzo gli inquirenti hanno sentito più volte gli inquilini, che si sono contraddetti dando versioni poco credibili, così come i bambini sentiti, che sarebbero stati “ammaestrati”. “Dicevano il falso non tanto perchè minacciati, ma proprio per quell’innata diffidenza verso le forze dell’ordine” ha aggiunto Airoma. La svolta c’è stata solo dopo che i tre figli della compagna dell’arrestato sono stati allontanati da Parco Verde e presi in custodia dai servizi sociali; hanno infatti iniziato a parlare confermando gli abusi. “In questa storia così tragica, l’unica soddisfazione è la relazione degli assistenti sociali secondo cui ora i tre minori sembrano ‘più allegri e disponibili al giocò” conclude Airoma. Chi ha dichiarato il falso è probabile venga denunciato. Dalle indagini non sono emersi collegamenti con la morte del piccolo Antonio, per la quale indaga la Procura di Napoli.

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