Omicidio Luca Varani, condannato a 30 anni Manuel Foffo: Prato rinviato a giudizio, processo il 10 aprile

Si torna a parlare dell’omicidio di Luca Varani per la cui morte sono stati arrestati Manuel Foffo e Marco Prato.Proprio nella giornata di ieri è arrivata la condanna a 30 anni in abbreviato per Manuel Foffo, accusato di aver ucciso insieme a Marco Prato il giovane Luca Varani lo scorso 4 marzo in un appartamento al Collatino, durante un festino a base di alcol e droga. E’ questa la decisione presa dal gup Nicola Di Grazia che al termine della stessa udienza tenuta nella giornata di ieri a Piazzale Clodio ha disposto anche il rinvio a giudizio di Marco Prato. Sempre nella giornata di ieri è stata esclusa per entrambi la premeditazione ed anche l’aggravante dei futili motivi e Foffo dovrà pagare anche una provvisionale di 200 mila euro ai genitori del povero Luca Varani, in attesa del processo civile che dovrà stabilire l’entità esatta del risarcimento dovuto al padre ed alla madre del ragazzo ucciso. Il processo a carico di Prato comincerà il 10 aprile davanti ai giudici della Prima sezione della Corte d’Assise di Roma.

Sono amareggiato, non è giustizia piena. Questi omicidi non possono essere giudicati col rito abbreviato”, è questo quanto dichiarato dal padre di Luca Varani subito dopo la sentenza. Foffo potrà scegliere di ricorrere in appello, mentre per Marco Prato difeso dagli avvocati Pasquale Bartolo e Matteo Policastri, il processo, come anticipato, comincerà il prossimo 10 aprile davanti ai giudici della Corte d’Assise. “Sono amareggiato, non è giustizia piena. Questi omicidi non possono essere giudicati col rito abbreviato”, ha dichiarato il padre di Luca Varani, riferendosi nello specifico al fatto che l’abbreviato avrebbe permesso a Foffo la riduzione di un terzo della pena,mentre col rito ordinario avrebbe rischiato l’ergastolo. “Non c’è motivo, in base alle carte, che possa giustificare questa decisione. La premeditazione secondo me c’è il giro in macchina, l’invito a Luca, sono elementi che secondo me mostrano la premeditazione. Appena entrato nell’appartamento c’era l’intenzione di ucciderlo”, ha dichiarato l’avvocato Andrea Florita, che assiste i genitori di Luca Varani.

Come abbiamo già anticipato, il giovane Luca è stato ucciso nella mattina del 4 marzo 2016 in un appartamento alla periferia est di Roma, e nello specifico sito in via Igino Giordani e secondo una prima ricostruzione sembra che i due imputati abbiano fatto ripetutamente uso di sostanze stupefacenti ed alcoliche nei due giorni precedenti l’omicidio; nella notte del 3 marzo, i due erano usciti dall’appartamento, girando in macchina per le vie di Roma alla ricerca di un qualsiasi soggetto da uccidere o comunque aggredire al solo fine di provocargli delle sofferenze fisiche e togliergli la vita. Non avendo trovato nessuno, tornati a casa avrebbero chiamato Luca Varani, invitandolo a raggiungerli a casa, ed una volta giunto nell’abitazione di Foffo, secondo quanto riferito dal Pm Francesco Scavo, i due lo avrebbero fatto denudare al fine di ottenere una prestazione sessuale e poi gli hanno offerto una bevanda con una forte dose di psicofarmaco che lo ha stordito al punto da costringerlo a recarsi in bagno, dove poi è avvenuto l’atroce massacro che si è concluso definitivamente in camera da letto con la morte del giovane.

È stato messo il primo tassello del processo che cercherà – per quanto possibile- di fare giustizia per l’atroce delitto di Luca Varani, il 23enne seviziato e ucciso da due conoscenti che – in preda al delirio di droga e alcol – volevano «provare il brivido di commettere un omicidio». Ieri Manuel Foffo, che ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, è stato condannato a 30 anni di reclusione, ottenendo quindi lo sconto di un terzo della pena dall’ergastolo che altrimenti avrebbe preso. L’amico e complice, Marco Prato, andrà a giudizio ordinario il 10 aprile prossimo, davanti alla I Corte d’Assise di Roma, ma i presupposti di questa condanna non depongono a suo favore. Il gup Nicola Di Grazia, all’udienza preliminare di ieri, ha dato il via al processo su uno dei delitti più crudeli dell’ultimo secolo, quello avvenuto il 4 marzo 2016, quando Luca Varani fu attirato in una trappola da quei suoi conoscenti, che da 48 ore si stavano devastando con qualunque sostanza e improvvisamente avevano avuto l’idea di cercare un «diversivo» che spezzasse la noia.

L’indagine sul delitto era stata chiusa il 9 novembre scorso dal pm Francesco Scavo: per Foffo e Prato è stata mossa l’accusa di concorso in omicidio premeditato e pluriaggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti e futili. Anche se ieri il gup ha alleggerito entrambi gli imputati della premeditazione e dell’aggravante dei futili motivi.
«Dopo aver fatto entrambi ripetuto uso di sostanze alcoliche e stupefacenti nei giorni antecedenti l’evento», scriveva il pm, Foffo e Prato erano usciti la notte prima dell’omicidio e avevano «girato in macchina per la vie di Roma alla ricerca di un qualsiasi soggetto da uccidere o comunque da aggredire al solo fine di provocargli sofferenze lisi- che e togliergli la vita».

Torna ti a casa la mattina del 4 marzo, i due avevano chiamato Varani invitandolo a raggiungerli nell’appartamento di Foffo, in via Igino Giordani. Quando Luca è entrato nella casa, scrive il pm, «lo hanno fatto denudare», e gli hanno offerto una bevanda con uno psicofarmaco che «lo stordiva a tal punto da costringerlo a recarsi in bagno». Lì è cominciata la tortura che si è conclusa, quasi due ore dopo, con la morte del ragazzo: «Provarono a soffocarlo con una corda di nylon, colpendolo poi alla testa e in altre parti del corpo per cento volte sia con martello, sia con coltelli, provocando la sua morte per dissanguamento», concludeva il pm.

Le verifiche effettuate dagli inquirenti hanno confermato il ruolo dei due presunti assassini nella morte di Varani. Sulle armi utilizzate, almeno tre, sono presenti tracce biologiche di Foffo e Prato. Questo elemento farebbe cadere la tesi dei difensori di Prato, secondo i quali il ragazzo non avrebbe partecipato attivamente all’omicidio. Dal carcere, il 30enne aveva infatti raccontato: «Ha fatto tutto Manuel, io non ho potuto impedirglielo perché ero anche stordito dalla droga e dall’alcol. Il suo è stato un raptus violento ed io sono rimasto bloccato anche perché lo amo e sono succube della sua personalità». Una strategia difensiva che ha portato Prato a scegliere il rito ordinario, sperando di farla franca nel corso del dibattimento. Ma, di contro, il ragazzo rischia di prendere l’ergastolo, una pena maggiore di quella del “fidanzato”, che l’unica cosa che ha negato di tutta questa tragica storia è quella di essere omosessuale. Quella era la vergogna di Foffo e di suo padre. Nessun cenno di scuse, invece, alla famiglia Varani, che ha perso un bravo ragazzo di 23 anni.

Le scelte processuali di Manuel Foffo hanno invece preso un’altra direzione: avendo capito che giustificarsi sarebbe stato difficile, ha preferito ammettere le proprie colpe in merito alle sevizie e all’uccisione di Luca e approfittare dello sconto di un terzo della pena che spetta a chi chiede il rito abbreviato. Una scelta che ha suscitato la sdegno della famiglia di Luca.
«Sono amareggiato», ha detto ieri il padre di Varani, «non è giustizia piena. Questi omicidi non possono essere giudicati col rito abbreviato» e permettere a queste persone di godere di uno sconto di pena. Secondo lui, il 30enne meritava l’ergastolo. Foffo dovrà anche pagare una provvisionale di 200mila euro ai genitori del 23enne, in attesa del processo civile che dovrà stabilire l’entità esatta del risarcimento dovuto ai familiari del ragazzo ucciso.

Il padre di Luca Varani è amareggiato. Manuel Foffo, uno dei due assassini di suo figlio, è stato condannato al massimo della pena, ma in virtù del rito abbreviato l’ergastolo viene ricalcolato in 30 anni. «Non è giustizia piena. Non si può dare l’abbreviato per quello che hanno fatto», dice il signor Giuseppe a caldo dopo la sentenza del gup Nicola Di Grazia.
Il complice di Foffo, Marco Prato, ha scelto invece il rito ordinario e sarà processato a partire da aprile accettando così il rischio del carcere a vita ma convinto di potersi però giocare tutte le carte che possono scagionarlo dall’accusa formulata anche per lui: omicidio volontario pluriaggravato da crudeltà, premeditazione e futili motivi. Questi ultimi due elementi non sono stati riconosciuti dal giudice a carico di Foffo. «Una decisione immotivata», sostiene l’avvocato Andrea Florita, che assiste i genitori di Luca. Il 29enne dovrà anche risarcirli in via provvisionale con 200 mila euro. Il suo difensore, Michele Andrano, ricorrerà in appello.
La prima parziale conclusione processuale del delitto di via Igino Giordani arriva a un anno quasi esatto da quel cruento 4 marzo. Il massacro con cento colpi di coltello e martello, l’infierire sul corpo del 23enne reso inoffensivo (altra aggravante) dalle droghe sciolte di nascosto nel suo bicchiere, l’orrore del corpo straziato da una furia senza spiegazioni. Il pm Francesco Scavo ha cercato il movente nella psiche dei due assassini. L’omosessualità non rivelata e il rancore verso il padre per Manuel Foffo, come la «propensione criminale latente» per Marco Prato, pr della movida gay. Una miscela esplosiva sfogata su una vittima incolpevole. «Un’aggressione — è stato sottolineato nella requisitoria — messa in atto con fredda determinazione attraverso sevizie. Un fatto di eccezionale gravità».
Tutto inizia la notte del 3 marzo 2016. Foffo, 28 anni, e Prato, 29, cominciano un festino a base di alcol e droga al quale vengono invitati altri conoscenti dei due. Nessuno però ha i «requisiti» voluti dai due che escono in strada «alla ricerca di una vittima a cui fare del male». Finché alle 7 del mattino del 4 marzo attirano Varani nell’appartamento al quartiere Collatino con la promessa di denaro in cambio di sesso. Lo drogano e si accaniscono mentre Prato indossa parrucca e tacchi a spillo. Poi si addormentano a fianco del cadavere. Al risveglio Prato va in albergo, assume dei farmaci e tenta forse di uccidersi. Foffo avverte il padre e si costituisce. In otto interrogatori confesserà tutto. Prato parla una sola volta e dice di aver subito la personalità del complice.

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