Modena shock, ragazzo 20enne cinese ucciso e chiuso in valigia

Il ragazzo cinese era il figlio adottivo di un noto avvocato. Aveva sempre vissuto nella città emiliana. Sono stati i genitori a rinvenire il cadavere: poco prima erano andati a trovarlo due sue amici, connazionali.

Ancora un mistero riguardante il caso del ritrovamento di un cadavere all’interno di una valigia. Due o più persone molto probabilmente cinesi e forse anche molto giovani sono adesso ricercati dalla polizia di Modena perché possibili autori dell’omicidio di Piazza Dante dove nella giornata di sabato è stato ritrovato il cadavere di un giovane di vent’anni cinese dentro una valigia. La vittima, come già abbiamo riferito, sarebbe un giovane cinese di circa vent’anni di nome Hu, conosciuto come Leo, il quale è stato ritrovato all’interno di una valigia in un appartamento al sesto piano Dove il giovane studente abitava insieme alla madre e al compagno di lei, l’avvocato Modenese Andrea Giberti. Resta al momento un mistero Però l’ambiente nel quale si è maturato effettivamente il delitto, visto che gli inquirenti si sono chiusi in silenzio e non hanno rilasciato alcuna dichiarazione. La valigia dove all’interno È stato rinvenuto il cadavere, è stata notata nella camera del giovane della madre del ragazzo e sarebbe stato proprio l’avvocato Giberti a telefonarle, dicendole di tornare a casa perché aveva perso tracce del ragazzo dopo che due giovani erano andati a fargli visita.

Secondo quanto riferito dalla testimonianza di Giberti, i giovani compreso il giovane cinese ucciso si sarebbero chiusi nella camera dello stesso, mentre l’avvocato stava lavorando in un’altra zona dell’appartamento e sarebbero Dunque loro i due sconosciuti che molto probabilmente Leo conosceva ad essere attualmente ricercati dalla polizia. Gli agenti stanno Dunque lavorando e cercando di rintracciare i due giovani grazie anche all’analisi delle telecamere presenti nella zona e per questo motivo sono state scandagliate tutte le registrazioni. Inoltre la Scientifica avrebbe eseguito anche dei rilievi Nello stabile per diverse ore.

Gli agenti avrebbero anche eseguito altre piste, sentendo alcuni testimoni che abitano nel palazzo i quali hanno riferito di aver effettivamente visto allontanare dalla piazza Dante Alighieri, almeno due giovani e questa ipotesi nel caso in cui verrà confermata nei prossimi giorni con gli altri sviluppi delle indagini, farà sì che si potrà dire con certezza che il ventenne è stato ucciso da quei due pseudo amici che si trovavano con lui all’interno dell’appartamento.

La valigia Dove è stato rinvenuto il cadavere, pare sia stata anche occultata mentre l’avvocato si trovava all’interno dell’appartamento. Intanto la salma del giovane cinese si trova nella medicina legale, dove si dovrà chiarire uno dei tanti punti interrogativi della vicenda Ovvero come è stato effettivamente ucciso. Secondo alcune indiscrezioni sembra che la vittima possa essere stata colpita alla testa, ma non è escluso che possa essere stato anche strangolato. Nel corso della giornata di oggi si farà un punto in procura sulle indagini fino ad ora condotte.

Il corpo del ventenne di origini cinesi trovato morto l’altro ieri pomeriggio in un appartamento al sesto piano di una palazzina a Modena era all’interno di una valigia nella camera del giovane. Secondo quanto trapela delle indagini in corso, coordinate dal pm Katia Marino e in mano agli uomini della squadra mobile della Polizia di Stato, a fare la macabra scoperta sarebbe stata la madre del giovane, allertata dal compagno di lei, un avvocato modenese che ha contattato la donna spiegandole al telefono di non sapere dove fosse finito il ventenne.

Tutti e tre vivevano nella stessa abitazione. Stando a quello che l’avvocato avrebbe riferito agli inquirenti, mentre l’uomo era in casa, due giovani amici sarebbero venuti a trovare la vittima nell’abitazione, come accadeva tutti i giorni. Poi l’uomo li avrebbe visti uscire chiedendo loro dove fosse il giovane. Alla domanda entrambi avrebbero risposto in modo evasivo allontanandosi. Successivamente ci sarebbe stata la telefonata alla madre del ragazzo e il rinvenimento del cadavere nella valigia, indiscrezione riportata dal Quotidiano nazionale, Il Resto del Carlino. Questa versione dei fatti è però ancora al vaglio degli inquirenti, che stanno provando a colmare diverse lacune. Nella giornata di ieri l’altro gli uomini della Mobile hanno sentito numerosi testimoni della zona, i quali hanno confermato di aver visto due giovani allontanarsi, prima di udire le urla della madre che aveva evidentemente appena aperto la valigia. Dubbi restano anche su come il ragazzo sia stato ucciso. Potrebbe essere stato colpito alla testa e anche soffocato, ma in merito non ci sono ancora notizie certe in attesa delle risultanze di medicina legale.

Come è morto il giovane Leo? Chi lo ha ucciso per poi metterlo in una valigia, in un grosso borsone con chiusura a cerniera? Chi aveva agito voleva far sparire il cadavere, portare il giovane cinese ventenne fuori dal palazzo in piazza Dante e poi occultarlo, magari gettarlo in qualche luogo buio della città, forse anche nella vicina stazione dei treni?
E ancora: il ventenne Leo Congliang Hu è stato soffocato? Non ci sono evidenti segni di strangolamento, ecchimosi sul collo che a prima vista possano fare pensare a questo né ci sono, d’altra parte, tagli, ferite, altre ecchimosi o botte sul cranio. Soltanto un po’ di sangue raggrumato fuoriuscito dal naso.
Un litigio e poi una serie di colpi, uno dei quali micidiale? Che sia stata un’overdose? Un pomeriggio di stupefacenti assieme ad un gruppo di amici e poi, improvviso, il collasso dovuto all’overdose e da qui il tentativo di nascondere l’accaduto, di eliminare “il guaio” che era capitato cercando di nascondere l’amico deceduto per non avere problemi con la giustizia?
TANTE LE IPOTESI. Sono aperte tutte le ipotesi, tutte le piste investigative sul caso del giovane Congliang Hu, il ventenne cinese conosciuto come Leo e trovato morto dentro il valigio- ne dalla mamma naturale e dal compagno di lei, l’avvocato modenese Andrea Giberti, nell’appartamento al sesto piano del condominio al civico 29, quello il cui stabile al piano terra ospita il Sexy Shop.
«Sto molto male – ha detto ieri al telefono l’avvocato Giberti con la voce rotta dal pianto – sono sconvolto, non me la sento di parlare. Adesso devo sentirmi con la questura, mi dispiace, devo interrompere la telefonata». Lui, sabato pomeriggio era in casa, stava sbrigando le sue pratiche nello studio all’interno dell’appartamento che non è grande. Leo, studente, era in camera sua. Gli investigatori, sia grazie a quanto dichiarato dallo stesso avvocato e dalla mamma del ragazzo, sia anche tramite alcune testimonianze dei condomini (in parecchi hanno “vissuto” il dramma avvenuto in quella casa) hanno in gran parte ricostruito la vicenda.
Come ha dichiarato un vicino, diretto testimone, verso le 13.30 c’era un gruppo di ragazzi cinesi, almeno cinque o sei, che erano entrati e poi erano usciti dall’appartamento.
UN GRUPPO DI RAGAZZI. È stato notato un certo via vai , non di una o due persone ma di un gruppo di connazionali e probabilmente coetanei di Leo. In casa, come detto, l’avvocato che non ha sentito rumori particolari, né litigi. Verso le 15
più o meno ha solo notato gente che entrava e usciva di casa, come delle ombre in movimento, avrebbe riferito. Si è insospettito, ha dunque aperto la camera del figlio della sua compagna e all’interno ha trovato due “amici” del ragazzo. L’avvocato non conosce gli amici, le persone che frequenta il 20enne. Ha chiesto di Leo e gli avrebbero risposto che era ap-
pena uscito. E i due, salutandolo, sono usciti pure loro. CAMERA ORDINATA. Giberti allora ha iniziato a cercare il 20enne, gli ha telefonato sul cellulare, ha quindi chiamato la sua compagna che nel frattempo, era andata a fare la spesa, è arrivata a casa. In camera non c’era confusione, non c’era quel disordine tipico di quando vi è una colluttazione
o una rissa all’interno di uno spazio, c’erano soltanto alcuni vestiti, alcuni oggetti che erano sul letto e che solitamente erano nella valigia di Leo. Allora l’avvocato l’ha un po’ spostata da terra, l’ha aperta e dentro ha trovato il ragazzo, rannicchiato.
Leo, dicono, è un giovane esile, alto circa un metro e 70. La valigia è stata quindi aperta
e la mamma ha iniziato ad urlare tutta l a sua disperazione. COPPIA DISPERATA. Lui e l’avvocato erano sconvolti, disperati, il vicinato ha sentito a lungo i due gridare. Un vicino ha deciso di intervenire: ha bussato, ha constatato sentendo il polso e il collo del ragazzo che non c’erano segnali vitali. Poi è arrivato il 118, i soccorritori hanno trovato il ragazzo sdraiato sopra al borsone e dopo è stato il momento delle forze dell’ordine e delle indagini. E’ ovviamente caccia aperta agli “amici” di Leo, a quel gruppetto giovani, almeno quattro e probabilmente sei, che sono stai visto gravitare in casa e nel palazzo nelle prime ore del pomeriggio, quando probabilmente si è consumato il delitto o chissà cos’altro al sesto piano.
Nell’appartamento ora sigillato è stato prelevato di tutto, sono state cercate tracce biologiche, Dna, impronte. Sono astati asportati oggetti, indumenti. Tutto può essere utile.
E ovviamente ora tantissimo dipende dalle telecamere, piazzate non solo nella hall del palazzo. Tutti gli hard disk sono stati sequestrati.

E adesso sotto con le immagini. Nel palazzo di una decina di piani dove si è consumata la tragedia del ventenne quello della sicurezza è un problema molto sentito: alcune telecamere sono collocate proprio all’ingresso del palazzo e guardano chi entra e chi esce e chi sale lungo la rampa delle scale. Una telecamera è collocata all’interno dell’ascensore. Altre sono state posizionate negli scantinati e altre ancora, più nascoste, sono piazzate in alcuni piani del palazzo.
Tutti gli hard disk del sistema di videosorveglianza sono stati sequestrati e la polizia sta visionando ogni fotogramma. Ma non solo: gli investigatori hanno acquisito anche le immagini delle telecamere del Sexy shop e quelle delle varie telecamere della rete comunale di sicurezza, che sono nel piazzale e anche in viale Crispi e via Niccolò dell’Abate. Chi è entrato e chi è uscito dal palazzo non può non essere finto nel mirino di una o più telecamere: ora tutto dipende se i fotogrammi siano o meno “leggibili”, possano
dare cioè indicazioni utili al fine di risalire all’identità di quegli “amici” di Leo Congliang Hu. Perchè, come confermato da un vicino che per primo ha cercato di soccorrere il ragazzo, erano in un gruppo.
«Sono rientrato dal lavoro verso le 13.30 – racconta – e appena sono uscito dall’ascensore ho visto una ragazzo
che ha fatto per entrare. Io mi sono fermato, lui anche. Gli ho chiesto: “Allora?” e quello ha fatto finta di niente. Dietro a lui un altro. Poi, mentre mi avviavo verso ilo mio appartamento, mi sono un po’ girato e ho visto altri due ragazzi andare verso il settimo piano e due ancora iniziare ascendere verso il quinto, fermandosi dopo pochi
gradini. Tutti venivano dall’appartamento dell’avvocato. Un gruppo dunque».
«Io ho mangiato, sono andato a riposarmi – prosegue il vicino – poi mia moglie mi ha chiamato perché il bambino piangeva e il cane abbaiava. Dall’appartamento dell’avvocato c’erano urla e grida, sia di lui che della signora cinese. Ho aspettato, poi visto che non smettevano sono intervenuto. Ho bussato, l’avvocato ha aperto. Sono entrato nella stanza, c’era il ragazzo sdraiato di schiena sopra alla valigia aperta. Un braccio sulla gamba destra, l’altro più aperto, sulla parte superiore della valigia-borsone. Aveva del sangue coagulato sotto al naso. Ho sentito il polso, ho sentito all’altezza del collo, non c’erano segni vitali. Gli ho aperto un occhio e mosso le mia mani davanti facendo schioccare le dita, non c’era reazione. Ho detto di chiamare subito le forze dell’ordine. Sono rientrato in casa e, per tutto quello che era accaduto e per quello che avevo visto, sono corso in bagno e ho rimesso».

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