Omicidio Sarah Scazzi, la Cassazione conferma e condanna all’ergastolo Sabrina e Cosima: arrestato lo zio Michele

La Corte di Cassazione nella giornata di ieri ha confermato la pena massima per Cosima e Sabrina Misseri per l’omicidio della povera Sarah Scazzi, mentre Michele Misseri è stato condannato soltanto per occultamento di cadavere e per questo motivo arrestato e dovrà scontare 8 anni di carcere. Dopo la relazione del giudice, durata oltre tre ore, il sostituto procuratore Fulvio Baldi ha chiesto di confermare la condanna all’ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano. Intorno alle ore 10.05 di ieri mattina la Corte di Cassazione ha finalmente scritto il capitolo finale di una storia davvero infinita, ovvero quella relativa alla morte della piccola Sarah Scazzi, uccisa nel mese di agosto del 2010; confermando le sentenze di primo e di secondo grado per Sabrina Misseri e per sua madre Cosima Serrano, i giudici hanno chiuso la vicenda condannano all’ergastolo le due donne per aver ucciso Sarah Scazzi, la quale era uscita dalla sua casa di Avetrana per andare dalla cugina Sabrina ma purtroppo non fece più ritorno, e venne ritrovata in un pozzo 42 giorni dopo perchè suo zio Michele Misseri, ovvero il padre di Sabrina e marito di Cosima, rivelò ai carabinieri dove lui stesso aveva “buttato” il corpo.

“Non è un processo per affermare la responsabilità di Michele Misseri per omicidio”, ma per confermare la colpevolezza di Cosima e Sabrina. E’ questa la premessa di Baldi nella requisitoria, il quale ha aggiunto: “Visti i continui ripensamenti di Michele, le corti hanno fatto a meno delle sue dichiarazioni”. Nel corso di questi anni, lo zio Michele ha più volte confessato e poi ritrattato e cambiato versione più volte, ma secondo i giudici non ci sono dubbi, ad uccidere la povera Sarah sono state la cugina e la zia, mentre lo zio Michele si sarebbe occupato di occultare il cadavere e per questo motivo è stato arrestato nella giornata di ieri e condotto in carcere dove ci rimarrà per i prossimi 8 anni. “C’è un colpevole e ci sono due innocenti che stanno scontando la pena al suo posto. Sono due sventurate, questo è un enorme errore giudiziario”, ha dichiarato l’avvocato di Cosima, Roberto Borgogno nella giornata di ieri subito dopo la conferma dell’ergastolo.

Intervenuto nel corso della giornata anche l’avvocato Franco Coppi che non si trovava in aula durante la lettura della sentenza, e raggiunto da alcuni giornalisti avrebbe solo dichiarato: “Dio non voglia che questa povera ragazza passi il resto della vita in carcere”. Condannato in via definitiva a 4 anni e 10 mesi di reclusione anche Carmine, ovvero il fratello di Michele Misseri, con l’accusa di averlo aiutato nella soppressione del cadavere della povera Sarah. Meno gravi le responsabilità di Vito Russo, l’ex legale di Sabrina Misseri condannato a un anno e quattro mesi in appello, due anni in primo grado, e di Giuseppe Nigro condannato fin dal primo grado alla stessa pena, entrambi per favoreggiamento.

La famiglia può essere il luogo più sicuro al mondo, ma anche il più pericoloso. Un ambito in cui nascono e maturano gelosie, rancori e invidie a volte così profonde da spingere chi le cova persino all’omicidio. E secondo i giudici della prima sezione penale della Corte di Cassazione è stata proprio l’invidia a spingere Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano a soffocare il 26 agosto del 2010 ad Avetrana, in provincia di Taranto, la quindicenne Sarah Scazzi, cugina della prima e nipote della seconda.

Ieri le sentenze di primo e di secondo grado sono state confermate: ergastolo per madre e figlia. E sono state anche confermate le condanne per Michele Misseri – marito di Cosima e padre di Sabrina, nonché zio della vittima – a 8 anni per soppressione di cadavere ed inquinamento delle prove, per suo fratello Carmine a 5 anni e 11 mesi sempre per soppressione di cadavere, infine per Vito Russo junior e per Giuseppe Nigro, entrambi a un anno e 4 mesi ciascuno per favoreggiamento.

Subito dopo la sentenza abbiamo incontrato l’avvocato della famiglia Scazzi, Valter Biscotti, per raccogliere le sue immediate impressioni alla chiusura di una delle vicende giudiziarie che più hanno colpito l’opinione pubblica.

Avvocato, si ritiene soddisfatto? «Ci aspettavamo questo esito, soprattutto dopo avere ascoltato la requisitoria del procuratore generale. La Corte si era bene addentrata nella vicenda, senza trascurare nessun dettaglio, gli spazi di argomentazione contraria erano ridotti ai margini. Oggi finalmente si chiude questa tragica vicenda che ha avuto come protagonista la famiglia Scazzi e soprattutto una madre, Concetta, che, pietrificata dal dolore, nell’estate del 2010 chiedeva a tutti soccorso per ritrovare la figlia».

Quindi è una sentenza che in certo senso dona sollievo alla famiglia Scazzi? «Ancora oggi la famiglia della piccola Sarah non ha trovato pace, ma è un momento di serenità. Concetta, Giacomo e Claudio possono tirare un sospiro di sollievo».

Hai già sentito Concetta? «Sì, l’ho chiamata stamattina, subito dopo la sentenza. Era in attesa di sapere, chiunque può immaginare lo stato d’animo di una madre che ha perso in questo modo la figlia, per mano dei suoi stessi parenti. È una ferita con cui dover convivere per sempre. Parlo a nome della famiglia Scazzi, che vuole ringraziare la procura di Taranto e tutti coloro che hanno lavorato in questi anni senza sosta per arrivare alla verità».

Sappiamo che lei è stato molto vicino alla famiglia Scazzi, non li ha lasciati mai da soli…
«Un bravo avvocato non dovrebbe mai immedesimarsi nei sentimenti del suo cliente per non correre il rischio di dare il consiglio sbagliato. Però noi avvocati, fin dall’inizio, non abbiamo potuto fare a meno di vivere questa vicenda anche dal punto di vista umano, senza limitarci ad occuparcene sotto il profilo legale. Oggi si chiude la pagina processuale, ma rimane il rapporto umano. È un grande successo per noi e ne siamo orgogliosi: abbiamo coniugato entrambi gli aspetti».

Questa vicenda, in fondo, ha toccato tutti gli italiani… «Lo penso anch’io. Sarah non è altro che la figlia di tutti quanti noi, di tutte le famiglie italiane. Aspettavamo tutti giustizia per Sarah. Eravamo tutti parte di questo dolore». Eppure l’opinione pubblica resta divisa. Molti continuano a sostenere con forza l’innocenza di Sabrina e Cosima e la colpevolezza esclusiva dello zio Michele.

Cosa dice a questa gente? «C’è una frase, pronunciata da Michele Misseri ed intercettata, molto emblematica: “Invece di chiamare i carabinieri, abbiamo voluto fare i furbacchioni”. Queste parole racchiudono tutto. Misseri è molto preciso quando ricostruisce la dinamica dell’occultamento del cadavere, ma diventa impreciso e confuso quando tenta di ricostruire la dinamica dell’omicidio della piccola Sarah. Il motivo è molto semplice: quando la ragazza è stata uccisa lui non era presente, non ha partecipato». Cosa sarà ora dello zio Michele? «Probabilmente nelle prossime ore verrà prelevato da casa e portato in carcere. Anche lui adesso deve scontare la sua pena».

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