Omicidio-suicidio a Trento, colpi di pistola: trovati due giovani fidanzati. Lei voleva lasciarlo

Una vera tragedia quella venuta a Tenno, in provincia di Trento dove sono stati segnalati alcuni colpi di arma da fuoco provenienti da una casa. I militari hanno trovato purtroppo nell’abitazione dalla quale provenivano i colpi di arma da fuoco, due morti e si tratterebbe di una ragazza di 22 anni e di un ragazzo di 24 anni, residenti nella zona e uniti da una relazione sentimentale.

Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri della compagnia di Riva del Garda, i quali sono riusciti ad entrare grazie all’aiuto dei vigili del fuoco; la segnalazione sembra essere arrivata al 112 da alcuni vicini che hanno udito gli spari. Nonostante al momento non si abbiano tante notizie, l’ipotesi al momento più accreditata dagli investigatori è quella di omicidio-suicidio a maggior ragione del fatto che all’interno dell’appartamento è stata ritrovata una pistola.

La storia tra i due pare sia iniziata quando erano entrambi piccoli o comunque poco più che adolescenti e nello specifico circa 6 anni fa, ma si tratterebbe di una storia purtroppo nell’ultimo periodo in crisi talmente profonda che anche i genitori pare ne fossero a conoscenza, ma ovviamente nessuno si poteva immaginare un finale del genere.  Le vittime come già detto sono due giovani, Mattia Stanga di 24 anni e Albachiara Baroni di 2 anni più giovane, due ragazzi di Tenno piccolo comune del Trentino sopra Riva del Garda, i quali sono stati ritrovati morti nella giornata di ieri; come abbiamo riferito, i due corpi sono stati ritrovati in seguito alla segnalazione di alcuni residenti i quali avevano chiamato le forze dell’ordine dopo aver udito alcuni spari intorno alle ore 13:30 e una volta giunti sul luogo del delitto, le forze dell’ordine nello specifico i carabinieri hanno trovato i corpi dei due giovani nel bagno al piano superiore.

Il Corpo del giovane è stato ritrovato con ancora in mano l’arma e per questo motivo i carabinieri hanno confermato la dinamica dell’omicidio- suicidio, anche se nella giornata odierna verranno svolti ulteriori esami balistici per rendere ancora più chiaro il quadro agli inquirenti. “I ragazzi sono stati trovati nel bagno al piano superiore della casa e l’arma risulta del giovane. Una pistola per uso civile, sportivo. La dinamica appare chiara”, hanno spiegato i militari della compagnia di Riva del Garda, comandati dal capitano Marcello Capodiferro, e dai colleghi del nucleo investigativo provinciale, guidati dal capitano Andrea Oxilia.

Sul luogo dell’omicidio suicidio è intervenuto il pm della procura di Rovereto, insieme alla scientifica e ai militari della compagnia di Riva del Garda. Tutti sotto shock per la fine atroce dei due giovani e in tanti hanno riferito che si trattava davvero di una bella coppia di due persone buone bello e soprattutto molto giovani.

Prima un colpo, e poi un altro, e un altro ancora. E quindi ancora. Tutti indirizzati verso la propria ragazza, in fuga disperata al piano di sopra per scappare alla furia omicida del proprio compagno, la persona che amava da tempo e che sembrava destinato a trascorrere con lei il resto della vita o comunque i prossimi anni da coppia felice.
Ha sparato almeno quattro volte, Mattia Stanga, 24 anni, operaio della Cartiera del Garda e residente con i genitori a Tenno, in via delle Cesure 28, nella parte alta del paese. Quattro colpi, ma è probabile che alla fine siano addirittura cinque o persino sei (toccherà al nucleo investigativo dei carabinieri e al medico legale – che oggi effettuerà gli esami autoptici delle vittime – ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti) le volte in cui ha premuto il grilletto della sua pistola, una Sdm di fabbricazione cinese, adatta al tiro sportivo e alla difesa personale, comperata giusto poche ore prima della sua follia in un’armeria di Roncone.
Erano le 14 quando Mattia ha ucciso la fidanzata Alba Chiara Baroni, 22 anni, cameriera al bar Mirage di viale Rovereto a Riva, con la quale sembra stesse progettando di andare a convivere. E poi si è ammazzato, rivolgendosi contro la stessa pistola, completando il più assurdo dei drammi. Se si sia trattato di un raptus o di un gesto premeditato lo dovranno stabilire gli inquirenti, i carabinieri e il sostituto Procuratore della Repubblica di Rovereto Valerio Davico, che per diverse ore, ieri pomeriggio, sono rimasti nella casa di Tenno dove si era appena consumato l’omicidio-sucidio. Una tragedia inspiegabile, non solo per i familiari ma per tutta la comunità di Tenno, che ieri si è bloccata, attonita, a seguire l’evolversi di una vicenda che le lascerà per sempre una feritaprofonda ed impossibile da rimarginare.
La notizia di quanto accaduto ieri in via delle Cesure si è sparsa velocemente. A dare l’allarme, appena uditi i primi spari, intorno alle due del pomeriggio, sono stati i vicini di casa. Uno di loro ha compreso subito che si stava trattando di colpi d’arma da fuoco e così ha telefonato ai carabinieri chiedendo aiuto. Diverse le pattuglie dell’Arma della Compagnia di Riva del Garda, comandante dal capitano Marcello Capodiferro, hanno riempito il piazzale davanti all’abitazione della famiglia Stanga, utilizzata in parte anche come residence per turisti. Da Trento sono scesi i militari del nucleo investigativo con in testa il capitano Andrea Oxilia: in un primo momento, infatti, l’allarme parlava di una possibile rapina in casa con armi da fuoco. Al loro arrivo, nella villetta di Tenno, i carabinieri hanno trovato i corpi dei due giovani riversi senza vita sul pavimento del bagno. La ragazza ricoperta di sangue e con più di un foro di proiettile sul corpo, il ragazzo con il segno di una ferita letale alla testa e con la pistola ancora in pugno.

È bastato poco a capire la dinamica di quanto successo nell’abitazione della famiglia Stanga, molto conosciuta a Tenno per l’attività nel settore edile: il papà di Mattia, Lucio, e il fratello Michele sono titolari di una ditta di costruzioni mentre lo zio Ivo è anche assessore comunale nella giunta del sindaco Gian Luca Frizzi, ieri presente assieme al suo vicesindaco Giuliano Marocchi.

I carabinieri hanno ricostruito quella che può essere una possibile dinamica dei fatti ma che dovrà essere confermata dai successivi rilievi. Mattia era solo in casa, ieri poco prima delle 14, quando è stato raggiunto dalla fidanzata Alba Chiara. A quel punto deve essere scoppiata una lite fra i due (secondo i carabinieri, in base a quanto hanno appurato dai familiari dei due ragazzi, nella coppia c’era della tensione già da qualche giorno ma nulla che potesse far pensare ad un epilogo del genere) che è culminata nel raptus che ha fatto impugnare a Mattia la sua pistola, appena comperata, e a fare fuoco, una, due, tre, almeno quattro vole. Uno dei proiettili è uscito dalla finestra del bagno andandosi a conficcare nel muro in sassi di fronte all’abitazione, che confina con la casa dei vicini. Altri bossoli, invece, sono stati ritrovati nel corridoio e quindi nel bagno posto al piano di sopra, dove la ragazza aveva cercato disperatamente riparo, senza riuscirvi, e dove Mattia l’ha raggiunta ponendo fine alle loro vite. Nel giro di pochi minuti sono arrivati i genitori di Mattia mentre è toccato al sindaco Frizzi raggiungere i familiari di Alba Chiara (il papà Massimo e la mamma Loredana), che abitano in località Volta di No, per metterli al corrente della tragedia appena accaduta.
A dare un supporto logistico alle forze dell’ordine c’erano anche i vigili del fuoco di Ten- no: Mattia era un loro amico e compagno di tanti interventi, sempre pronto a dare una mano. Ieri, non si davano pace.

Ho sentito cinque, sei spari, quando ho udito il secondo e il terzo sono rientrato velocemente in casa perché ho capito subito che si trattava di colpi di pistola. Tra l’altro pensavo ad una rapina, non credevo ad una cosa del genere». Giovanni Narducci è stato il primo a dare l’allarme. Abita nella villetta a schiera costruita proprio dall’impresa edile della famiglia Stanga a due passi dalla casa in cui è avvenuta la tragedia. «Ero fuori, in giardino – racconta l’uomo – quando ho sentito gli spari. Inizialmente credevo fosse una rapina, anche perché qualche ora prima era saltata la corrente elettrica e questo mi aveva insospettito. Al terzo sparo sono corso dentro. Credo di aver sentito almeno cinque spari ma forse potevano essere anche sei. Durante i primi colpi di pistola si sentivano anche dei lamenti ed è per questo che pensavo ad una rapina. Ho chiamato subito i carabinieri. Non sapevo esattamente cosa stesse accadendo, devo dire che sono stati momenti di paura. Non ho sentito delle urla, piuttosto del vociare accompagnato ai colpi di pistola, non so dire se era una voce di donna o cosa. È successo tutto abbastanza velocemente, in maniera anche piuttosto frenetica, ho chiamato subito i carabinieri, erano le 13.52, vedendo l’orario della telefonata sul mio cellulare».
A quel punto a Tenno sono arrivate le forze dell’ordine, i carabinieri di Riva e Trento, le ambulanze (che hanno dovuto fare una mesta retromarcia, visto che per loro non c’era più nulla da fare) e i vigili del fuoco di Tenno con l’ispettore distrettuale Michele Alberti presente sul luogo della tragedia.
«Nel frattempo c’era una signora, una mia vicina, che ha sentito gli spari come me – prosegue il racconto di Giovanni Narducci, residente a Tenno da sedici anni, da quando ha acquistato l’abitazione costruita dagli Stanga – e che si è molto spaventata, anche perché aveva un bambino e si è chiusa velocemente in casa. Poi il resto di quanto è successo ormai è noto».
Mattia Stanga non lo vedeva spesso girare da quelle parti. «Non lo conoscevo – spiega – o per meglio dire me lo ricordo quando era più piccolo, quando la casa era in costruzione. Piuttosto è più frequente vedere il fratello, che abita in questa stessa palazzina assieme alla compagna. Tra l’altro io vado e vengo, sono spesso lontano da Tenno per poi farvi rientro appena possibile».
Una famiglia, gli Stanga, molto conosciuta a Tenno e anche benvoluta per il suo lavoro e per l’impegno in favore della comunità. Così come è stimata anche la famiglia Baroni, che abita a Volta di No. Due famiglie distrutte da una tragedia inspiegabile.

Ci ha messo poco tempo la notizia della tragedia di Ten- no a fare il giro della Busa e a gettare nello sconcerto e nell’incredulità amici, colleghi e conoscenti. Alba Chiara Baroni 22 anni, era una ragazza amata e solare che viveva la vita tra lavoro, casa e speranze. Sogni che si sono infranti in quello che le indagini sembrano descrivere come un omicidio suicidio e che ha spezzato due giovani vite nel primo pomeriggio di ieriaTenno.
In molti hanno riversato sul suo profilo Facebook messaggi di ricordo e cordoglio. Da quelle parole digitali emerge quella che era la parte tangibile di questa ragazza di Cologna, piccola frazione del Comune di Tenno poco sopra l’abitato di Riva, che di passioni ne aveva davvero tante. L’hockey, uno sport non noto al grande pubblico, ma che viveva con entusiasmo e che le aveva dato non poche soddisfazioni militando nella squadra femminile dell’Hockey Club di Riva del Garda. Passione che le era stata trasmessa dalla sua famiglia e che l’aveva portata nella società rivana dove aveva conosciuto proprio Mattia Stanga al quale si era avvicinata timidamente e con il quale aveva poi iniziato una lunga storia d’amore. Sentimento in cui credeva intensamente tanto da scriverlo come tratto distintivo di sé stessa. «Sono innamorata pazza» recita la sezione informazioni. Amore che Alba Chiara Baroni metteva in tutto ciò che faceva. «Addio tesoro! – scrive l’amica Stephanie Tocchi –

Tutte le risate che ci siamo fatte insieme, la tua dolcezza. Sei tra le persone più limpide che abbia mai conosciuto, non ti scorderò mai tesoro e ti ricorderò sempre con un immenso sorriso. È stato un piacere conoscerti».
Una ragazza che si prodigava per gli altri. «Una compagna di giochi, un’amica e ora un angelo – la ricorda Mariam Ait Hammou – Mancherà la tua allegria». Una ragazza che adorava stare in compagnia. «Riposa in pace stellina mia – scrive Giada Seri- ghelli – non mi sembra vero, un altro angioletto se ne va. Mi ricorderò sempre le serate con te e i pomeriggi, mancherai tanto». Lavoratrice esemplare dava prova delle proprie doti quotidianamente. Dall’aprile del 2016 lavorava con impegno all’Hotel Mira- ge di Riva del Garda dove la notizia è arrivata a poche ore dalla tragedia. Qui, proprio nella mattinata di ieri Alba era in servizio, solare e sicura nella sua divisa, pronta a servire e aiutare gli ospiti di uno dei principali hotel rivani di viale Rovereto.
Finito il turno si è diretta a casa del suo fidanzato dove ad aspettarla non ha trovato l’amore da lei sempre descritto come tale, ma la morte. Sgomento tra i dipendenti dell’hotel che si sono uniti nel dolore e nel cordoglio dei famigliari. Oltre a Riva questa giovane ragazza aveva lasciato l’Italia per fare qualche stagione in gelateria in Austria.
Nella sua indole vi era una vena artistica che l’aveva portata a frequentare il liceo artistico Depero a Rovereto e che per un certo periodo l’ha portata a Vicenza alla Scuola D’Arte e Mestieri dove si studia oreficeria, pelletteria, moda e tecniche artistiche. Una passione studio, quest’ultima che metteva in pratica in piccoli gesti quotidiani come nelle composizioni dei piatti da lei cucinati e serviti come in un vero ristorante di alta cucina. Ma anche in opere che lei realizzava e che condivideva con gli amici e con i parenti. Opere d’arte di varia natura che riproducevano sotto varie forme la propria natura gioiosa e spensierata. «Dolce, solare e simpatica».
Alba Chiara Baroni si riconosceva come una ragazza aperta e socievole decisa ad affrontare le esperienze della vita a viso aperto, pronta a confrontarsi con il mondo del lavoro, innamorata della vita e dei suoi affetti. Eppure qualcosa sembra sia stata nascosta, qualcosa che non funzionava, qualcosa che adesso chi di dovere dovrà cercare di ricostruire e che ha portato alla fine di due vite nel fiore degli anni e che ha tolto all’amore dei genitori Massimo e Loredana e alla sorella Aurora il sorriso di chi nella vita ci credeva davvero.

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