Omicidio Yara processo d’appello: dopo 15 ore di camera di consiglio, confermato l’ergastolo per Bossetti

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“Ve lo giuro, mai diventerò colpevole della mia innocenza. Questo è il più grave errore giudiziario di questo secolo”, sono queste le parole con cui Massimo Bossetti ha concluso le dichiarazioni spontanee rese nella giornata di ieri in aula di fronte alla Corte d’Assise d’Appello di Brescia, che deve giudicarlo decidendo se confermare o meno l’ergastolo della sentenza di primo grado oppure rimandarlo al nuovo processo ordinando magari quella superperizia sul DNA che la difesa dell’imputato ha continuato a chiedere in questo processo.

Per l’accusa che basa la sua ipotesi su atti raccolti in 60 faldoni, il carnefice di Yara Gambirasio la 13enne di Brembate ha un nome, ovvero Massimo Giuseppe Bossetti, identificato con il Dna come Ignoto 1 il quale tra l’altro continua a dichiararsi innocente, ed anche ieri ha rischiato di veder confermata dai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Brescia la condanna all’ergastolo già pronunciata in primo grado a Bergamo.

Nella mattinata di ieri, Massimo Bossetti si è presentato con la solita abbronzatura e la solita camicia celeste con interni floreali e ha preso la parola davanti ai giudici intorno alle ore 8:45 parlando per circa mezz’ora per ribadire la propria innocenza e chiedere giustizia oltre a nuove verifiche perché il vero o i veri assassini di Yara, sono ancora in giro secondo quanto riferito dall’imputato e stanno ridendo di lui e della Giustizia. “Non sono io l’assassino, mettetevelo in mente. La violenza non fa per me. Chi ha ucciso Yara è un pazzo, un sadico, e io non lo sono“, sono state queste le parole dichiarate da Bossetti, poi rivolgendosi ai giudici ha anche chiesto perché non è mai stata effettuata una perizia psichiatrica su di lui che dimostrerebbe che in realtà non è come lo hanno descritto e dunque dimostrerebbe che non è capace di fare del male a qualcuno.

Dopo aver ribadito le sue ragioni, ha rivolto un pensiero anche alla vittima dell’omicidio per cui è stato condannato, definendola l’unica vittima di questa immane tragedia, aggiungendo che poteva essere sua figlia o la figlia di tutti, una giovane ragazza che aveva davanti una vita e tanti sogni da realizzare. “Neppure un animale meriterebbe una fine così, tanto dolore, tanto accanimento, tanto sadismo. Non oso immaginare il dolore dei familiari di Yara”, ha aggiunto ancora Bossetti.

In occasione di questo processo di appello Massimo Bossetti, ha potuto anche rivedere le tre donne più importanti della sua famiglia: sua madre Ester Arzuffi, sua moglie Marita Comi e sua figlia Laura; si è trattato di un incontro piuttosto breve e fugace, nel corso del quale l’imputato ha potuto stringere le mani alla moglie, prima di sedersi nel banco degli imputati.“Papà uscirà a testa alta dalla porta principale. Così deve essere è così sarà”, ha detto Bossetti rivolgendo un pensiero ai suoi tre figli nel corso delle dichiarazioni spontanee rese questa mattina a Brescia.Confermata dai giudici la sentenza di condanna già decisa in primo grado, al massimo della pena ovvero l’ergastolo per l’uccisione di Yara Gambirasio. La notizia è giunta nella notte, intorno alla mezzanotte dopo 15 ore di camera di consiglio.

Massimo Bosseti aveva chiesto di uscire «a testa alta» dal processo d’Appello per l’omicidio di Yara Gambirasio e i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Brescia per decidere se dovesse essere così o meno si sono riuniti in una Camera di consiglio fiume, cominciata alle 9 e 30 del mattino e chiusa nella notte. Uno svolgimento complicato, segno probabilmente che non tutta la giuria era d’accordo sulla decisione.
La sua estrema difesa il muratore di Mapel- lo, in carcere da tre anni, l’ha affidata a delle dichiarazioni spontanee scritte su fogli che ha tirato fuori da una cartelletta rossa e che ha usato per chiedere alla corte di riparare a quello che ha definito «il più grande errore giudiziario di tutta la storia». Quattordici ore ad aspettare che la sua supplica venisse accolta: «vi imploro», aveva chiesto ai giudici,«fate questa perizia». E prima che la Corte lasciasse l’aula, lui ha lanciato lo sguardo al pubblico che tutti gli occhi aveva puntato sopra di lui per tutta la- mattina: «Io sono innocente, ficcatevelo bene in testa», sono state le sue parole. Non ha risparmiato di eprimere il proprio rancore per le modelità dell’arresto: «C’era necessità di scomodare un immenso esercito e umiliarmi davanti ai miei figli e al mondo intero?» dice in modo accorato riferendosi al suo arresto, il 14 giugno del 2014 nel cantiere in cui lavorava a Dalmine. «Perché? Perché? Perché?» ha ripetuto l’imputato. E girandosi verso la moglie per poi tornare con lo sguardo ai giudici ha aggiunto: «Quel Dna non è mio».
Lui ha soltanto un obiettivo (seppur la sua richiesta sia tardiva): ripetere l’esame genetico che lo inchioda alla responsabilità dell’omicidio di Yara Gambirasio. Rapita all’uscita dalla palestra il 26 novembre 2010, accoltellata e lasciata morire in un campo incolto a settecento metri da casa. Ha anche chiesto scusa per il comportamento scorretto tenuto in aula, quando, mentre parlava il sostituto procuratore Marco Martani, lui era sbottato: «Lei viene qui a dire idiozie». Per l’accusa è «ineccepibile» la sentenza con cui la Corte d’Assise di Bergamo, un anno fa, lo aveva condannato all’ergastolo per l’omicidio della bambina e dalla prova del Dna è arrivata la «assoluta certezza della sua responsabilità». Poi una serie di indizi che avevano fatto da corollario per l’accusa: il suo furgone nelle immagini delle telecamere nei pressi della palestra da cui Yara scomparve, le fibre trovate sul corpo della ragazza compatibili con quelle dei sedili del suo automezzo. Da qui la richiesta della conferma del carcere a vita e anche di sei mesi di isolamento diurno per avere «incolpato del delitto» un collega, cercando di indirizzare le indagini su si lui. Dalla presunta calunnia Massimo Bossetti era stato assolto in primi grado. Il carpentiere, padre di tre ragazzini, ancor più che scendere in dettagli processuali ha voluto far capire ai giudici «che persona sono». Ha voluto rivolgere un «sincero pensiero a Yara Gambirasio. Poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà».
Ad attendere la sua sorte c’era anche sua madre Ester Arzuffi che, per qualche istante si è anche commossa. Bossetti ha provato a descriversi come un buon padre di famiglia che «ha avuto la vita distrutta per della accuse da cui si dice estraneo». Per i legali di Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini le analisi eseguite nei laboratori del Ris sul Dna «contengono più anomalie che marcatori». La lista degli errori sarebbe interminabile tanto da ritenere che la traccia «non è di Bossetti».

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