Orgasmo maschile, ecco perché l’uomo non parla dopo aver fatto sesso

Perché gli uomini, dopo aver fatto sesso e aver raggiunto l’orgasmo, tacciono?Una risposta a questa annosa domanda ha provato a darla uno studio condotto dagli scienziati dell’Inserm (Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale), secondo il quale non si tratta di insensibilità maschile, bensì di un’esigenza del cervello maschile, il quale tende a spegnersi subito dopo il sesso.

Il neuroscienziato Serge Stoleru e la sua equipe di medici hanno infatti analizzato l’attività cerebrale maschile durante e dopo l’orgasmo: hanno rilevato un sostanziale spegnimento della corteccia cerebrale, l’area deputata al pensiero, proprio in seguito al rapporto sessuale. Il punto è che subito dopo l’orgasmo, l’amigdala e la corteccia cingolata trasmettono al cervello l’impulso di acquietare il desiderio sessuale. L’organismo maschile produce intanto serotonina ed ossitocina, che inducono la necessità di benefico riposo.

Perché le persone s’imbarazzano quando la conversazione verte sui temi erotico-sessuali? Perché durante una piacevole serata, essere a conoscenza della presenza di un sessuologo tra i commensali porta il discorso sul tema “dell’amico dell’amico” che ha un problema sessuale, imbarazzante e da risolvere? Perché parlare di sessualità porta gli individui a esprimere con estrema facilità giudizi commentando certi intimi argomenti in modo volgare e scurrile?
Il tema della sessualità in generale, e quello del piacere e dell’erotismo maschile in particolare, sono spesso affrontati e documentati attraverso una duplice modalità di tipo ironico/ patologico, dove sono chiari certi stereotipi e false convinzioni rinforzate dalla cultura di appartenenza.

Quando l’individuo parla di sessualità, tende a ironizzare o comunque a sdrammatizzare il discorso, che una volta intavolato attenua paure e dubbi di tipo disfunzionale, e allontana l’idea di certe esperienze considerate imbarazzanti. Per “disfunzione” non intendo quei disagi presunti e vissuti dall’uomo associati a certe malattie di tipo organico: mi riferisco agli “infortuni” che l’individuo può subire e vivere nel campo della sua vita erotico-sessuale e che sono vincolati alle incomprensioni emotive, psicologiche e relazionali.
L’ironia, quindi, apparentemente permette agli esseri umani di difendersi, allontanando qualsiasi forma possibile di giudizio e pregiudizio. La patologia, o più semplicemente il concetto di malattia sessuale, tende invece ad amplificare un possibile malfunzionamento anche quando non è reale e presente, allontanando il corpo dalla mente. Ecco che la sessualità e il piacere sono vincolati a doppio nodo al concetto “meccanico” di risposta sessuale. Il corpo risponde a certi stimoli e la reazione fisica concede “magicamente” agli individui di raggiungere l’esperienza intensa del piacere.
Il corpo risponde certamente agli stimoli e la meccanica della risposta sessuale si attiva attraverso un’inevitabile e complessa reazione a catena, ma la nostra mente, il nostro sentire e vivere l’esperienza immaginata e desiderata, sono molto più efficaci e discriminanti di quanto si creda. Se il corpo risponde, lo fa soprattutto perché i processi delicati dell’immaginazione, del desiderio e dell’emotività sono concordi con gli stimoli diretti alle zone intime/sessuali ed erogene. Escludere il vissuto erotico-emotivo, il desiderio e le fantasie è come decidere di non alimentare più quella fiammella che arde: il piacere.

Nelle nuove generazioni di uomini, ma anche di donne, l’ironia è quindi la regola utilizzata per parlare e affrontare i temi della sessualità. Sembra che la sessualità debba socialmente “far sorridere”: non può garbatamente essere rappresentata nella sua massima espressione del piacere.
Il sesso ancora oggi sembra far paura, o comunque alimentare nella maggior parte delle persone imbarazzi e pregiudizi: resta un tabù, rimane purtroppo un’incognita, un comportamento dell’esperienza di vita che solamente con enorme difficoltà può essere svincolato dal concetto più comune e comodo di procreazione. Il sesso è sempre e ancora troppe volte associato a un’educazione “fai da te”. Difficilmente gli esseri umani entrano in contatto con un’educazione affettivo-sessuale chiara e funzionale e con estrema fatica si allontano dalle convinzioni ancorate all’imbarazzo e all’ignoranza.
La sessualità e il piacere sessuale non possono restare chiusi dentro a una bolla di sapone, sono elementi portanti della struttura funzionale di base dell’essere umano e quindi hanno bisogno di essere sostenuti e indirizzati al meglio.

Ecco allora che anche per l’uomo “che non deve chiedere mai” è giunto il momento di mostrarsi, allontanando false credenze e imparando a comprendere una nuova modalità comunicativa ed espressiva dell’essere “maschio”. Educare il maschile, ovvero educare a una nuova maschilità, può allontanare l’ignoranza, permettendo all’essere umano di apprendere dall’esperienza e migliorare le proprie conoscenze necessarie ad abbattere gli stereotipi e la fragilità che negli ultimi anni lo hanno accompagnato in percorsi bui, disfunzionali e disagianti, deprimendo sempre di più la sfera intimo-erotico-sessuale.
Cercare di non rimanere trincerati dietro costruzioni mentali falsate o comunque inesatte, concedersi di non affogare nel mare melmoso dell’ignoranza dove per sopravvivere si respirano solo arroganza e presunzione, sono due possibili ipotesi che fanno intravedere uno spiraglio all’uomo nuovo.
Un uomo che impara a salvare se stesso, ma non come ha sempre storicamente dimostrato, facendosi riconoscere e applaudire dall’altro diverso da sé, dalla collettività giudicante. L’uomo può imparare a valorizzare e riscoprire l’eros, concedendosi di promuovere una sessualità in cui il piacere è una chiara espressione di benessere.

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