Orgasmo, non solo piacere: gli effetti collaterali che molti non conoscono

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L’orgasmo, il momento più atteso durante un rapporto sessuale, potrebbe causare ai due “amanti” qualche problemino… 

Come riporta il sito Dilei.it, il raggiungimento del piacere può provocare degli effetti collaterali. I ginecologi James Simon (Università di George Washington) e Anna Reinert (Università del Maryland Medical Center) hanno condotto una ricerca proprio sulle “controindicazioni” dell’orgasmo e hanno rilevato che oltre all’estremo appagamento, può portare alcuni effetti spiacevoli. 

Tra gli effetti collaterali, ridere, piangere, starnutire, sonno improvviso, debolezza generale e perfino la Disforia Postcoitale. Si tratta di una patologia che consiste nel sentirsi depressi e piangere dopo aver fatto l’amore.

Colpiscono maggiormente i maschietti, lo starnuto e la sindrome della malattia post-orgasmica: una patologia che fa sentire lui stanco e febbrile dopo il raggiungimento del piacere. Patologia che può durare anche 7 giorni. Tra gli effetti collaterali, anche dolori e mal di testa. E nei casi più estremi si potrebbe arrivare a crisi epilettiche.

Intorno al 150 d.C., il medico greco Galeno ha scritto: “Ogni animale è triste dopo il coito tranne la femmina umana e il gallo”. Nessuna mancanza di rispetto a Galeno, ma i sentimenti di malinconia dopo il sesso non sono così rari tra le donne come si potrebbe pensare.

In un articolo pubblicato sul Journal of Sexual Medicine di questa settimana , il 46% degli studenti universitari di sesso femminile ha riferito sintomi PCD (disforia post-coitale), almeno una volta nella vita.

Gli scienziati hanno scoperto un legame tra altezza, BMI e numero di partner sessuali. Oltre il 5% dei 230 intervistati ha dichiarato di aver avuto sintomi PCD “un paio di volte” nelle ultime quattro settimane; il 10 % delle donne sperimenta ciò che è noto come “disforia post-coitale” in seguito il rapporto: una condizione caratterizzata da pianto, ansia, agitazione, senso di malinconia, depressione o aggressività.

I ricercatori dell’Istituto di Tecnologia del Queensland hanno teorizzato che la colpa di questa situazione può essere attribuita ai cambiamenti ormonali che si verificano dopo l’orgasmo.

 L’ORGASMO FEMMINILE: MA LE DONNE COME FUNZIONANO?

Cristiana Chiej L’orgasmo femminile è da sempre circondato da un alone di mistero dovuto in parte al fatto di non essere testimoniato, come invece accade per quello maschile, da alcun segno esteriore e visibile. Come recitava Giorgio Gaber: “Per l’uomo è chiaro, è evidente: quando arriva al massimo c’è la prova, ma le donne come funzionano? Maledizione! Non c’è la prova!”. Molti miti aleggiano ancora intorno a questo momento, come quello di derivazione freudiana che contrappone un orgasmo “maturo” vaginale ad uno “infantile” clitorideo nonostante la scienza ne abbia da tempo ampiamente dimostrato l’infondatezza. Già negli anni ’60, infatti, le ricerche di Master e Johnson hanno evidenziato come non ci sia alcuna differenza fra orgasmo clitorideo e vaginale (Masters e Johnson, 1966). Quali che siano le fibre nervose interessate in partenza, il meccanismo di innesco è lo stesso: la stimolazione diretta, manuale, o indiretta, durante il coito, del clitoride è probabilmente sempre essenziale per il raggiungimento dell’orgasmo. Oltretutto sembra che circa il 65-70% delle donne, in assenza di qualunque patologia, possa raggiungere l’orgasmo solamente mediante la stimolazione diretta del clitoride, pur provando un piacere anche molto intenso durante il coito. In ogni caso, per poter raggiungere l’orgasmo, è necessario che che la donna riceva una stimolazione sufficientemente prolungata e adeguata, ovvero personalizzata: non esiste un modo standard di accarezzare una donna e per questo è necessaria una buona comunicazione all’interno della coppia. Ma che cosa accade esattamente in una donna durante l’orgasmo? La risposta orgasmica segue la fase di eccitazione e rappresenta una discontinuità rispetto ad essa. Ha un inizio preciso nel tempo e, dal punto di vista della fisiologia, è caratterizzata da 3-12 contrazioni ritmiche e involontarie che si susseguono a intervalli di 0,8 secondi e interessano i muscoli perivaginali, perineali e talvolta anche l’utero. Durante questa fase, della durata di 3-15 secondi, aumentano la pressione sanguigna ed il battito cardiaco e vi è un leggero obnubilamento della coscienza (Fenelli e Lorenzini, 1999). Mentre negli uomini questa fase è seguita da un periodo refrattario, ovvero un variabile lasso di tempo in cui non è possibile riprendere la sequenza eccitazione-orgasmo, nelle donne è a volte possibile che la curva dell’eccitazione risalga e che si inneschi nuovamente la risposta orgasmica. Certamente questo è un modo molto distaccato di descrivere un’esperienza estremamente complessa e personale che non può essere ridotta ad un mero meccanismo fisiologico. L’orgasmo, come tutto ciò che concerne il piacere sessuale, è, infatti, un fenomeno essenzialmente psicosomatico (Kaplan, 1974) ed è regolato non solo a livello genitale ma anche a livello centrale e pertanto condizionato da pensieri, emozioni, convinzioni, vissuti e significati. Anche definire l’orgasmo come il momento di massimo piacere può non essere del tutto esatto: il piacere infatti è una costruzione assolutamente soggettiva e dipende da molti fattori. Certo, l’orgasmo è un’esperienza solitamente molto piacevole, ma non necessariamente di massimo piacere possibile. Ci sono baci molto più intensi, coinvolgenti di alcuni orgasmi. Il fatto che la risposta sessuale sia regolata anche a livello emotivo e corticale comporta non poche complicazioni: molti disturbi sessuali sono conseguenza di paure, idee, convinzioni che influiscono negativamente sul normale andamento delle diverse fasi. Ad esempio, ci sono persone molto allarmate dall’idea di manifestare di fronte al parner un’emozione così intensa che rende vulnerabili. Altri possono non accettare di dipendere da qualcun altro per ottenere sensazioni così intense e ne fanno una lotta di potere. Altri ancora sono ostacolati dall’ansia da prestazione. Abbiamo detto, inoltre, che durante l’orgasmo c’è un leggero obnubilamento della coscienza: molte persone hanno paura di perdere il controllo e questo può causare anorgasmia, ovvero l’impossibilità di raggiungere l’orgasmo dopo una fase di adeguata eccitazione. In realtà quello che accade è un restringimento del campo di coscienza, come quando si va al cinema o si legge un libro molto intensamente e ci si immerge in quel mondo per goderselo appieno. Durante questa fase la coscienza si ottunde, ma non c’è assenza di coscienza di sé. Ci si lascia andare attivamente, orientando la coscienza verso l’esperienza sessuale, ed è possibile riprendere il controllo della situazione in qualunque momento. Questa paura è un problema prevalentemente femminile, perché generalmente gli uomini hanno un’esperienza più frequente ed immediata dell’orgasmo, fin dalla pubertà, sperimentandone così la non pericolosità e rassicurandosi più facilmente. Il restringimento del campo di coscienza porta alla riflessione su di un altro mito relativo all’orgasmo, quello della simultaneità: l’orgasmo, proprio per questa lieve alterazione della coscienza, è il momento in cui si è maggiormente concentrati su se stessi e quanto più è intenso quanto più si sta da soli. Al massimo è un fenomeno contemporaneo, ma di scarsa condivisione. Forse la sincronia fa sentire un po’ meno colpevoli, un po’ meno egoisti, ma essere molto attenti all’altro non aumenta il piacere, distrae, invece, dall’esperienza fisica, facendone perdere una parte. Questo non significa che l’esperienza dell’orgasmo vada sempre giocata sulla sequenzialità, ma nemmeno che ci si debba vincolare all’idea, sbagliata, che l’unico modo di fare l’amore, sia ottenere la simultaneità dell’orgasmo. Queste due modalità possono declinarsi entrambe nella vita di una coppia e permettere un’esperienza più ampia ed allargata del piacere. La sessualità in generale ed il momento dell’orgasmo in particolare è, come dicevo, un’esperienza personale e complessa e l’unico principio che dovrebbe regolarla è la ricerca del piacere condiviso col partner: tutto ciò che pone limitazioni, che sancisce che cosa è giusto, maturo, meglio, ecc., andrebbe preso come uno dei modi possibili di stare in quella situazione e non come un vincolo assoluto.

L’importanza della sessualità nell’equilibrio psicofisico, emozionale, sociale e relazionale dell’individuo è ogni giorno crescente nella società contemporanea. Per questo motivo si riscontra un altrettanto crescente interesse della classe medica verso la conoscenza più approfondita della funzione sessuale, sia maschile che femminile, e dei suoi disordini. In questo contesto, un aspetto di specifico interesse è costituito dalle problematiche riguardanti l’orgasmo femminile e i suoi disordini, argomento che è di per sé di difficile approccio scientifico e anche clinico, dal momento che è poco affrontato dai medici; per contro, sovente le donne sono reticenti ad esporre le personali problematiche riguardanti l’orgasmo.
L’obiettivo di questo articolo è quello di
esaminare sinteticamente le principali caratteristiche fisiologiche dell’orgasmo femminile, di presentare le forme più significative di disordini dell’orgasmo nella donna e di esporre le attuali strategie di approccio diagnostico e di management terapeutico per questa frequente forma di disfunzione sessuale.

ORGASMO FEMMINILE
Nella donna l’orgasmo può essere definito una sensazione di profondo piacere, di intensità e durata variabili nel singolo individuo, che crea una alterazione transitoria dello stato di coscienza. A questa si accompagnano contrazioni ritmiche e involontarie della muscolatura striata pelvica che circonda la vagina e contrazioni dell’utero e della muscolatura dell’ano, in particolare del muscolo elevatore dell’ano. L’orgasmo è un’esperienza altamente soggettiva, che induce una sensazione di benessere e appagamento.

Esistono almeno due sedi anatomiche dalle quali scaturisce l’orgasmo femminile: il clitoride esterno e il suo approfondimento all’interno della parete vaginale anteriore che, assieme alle ghiandole esocrine parauretrali, costituisce il cosiddetto Punto G. È stata dimostrata una grande variabilità individuale sia nell’anatomia sia nella risposta fisiologica.

Considerato nel contesto della fisiologia della risposta sessuale della donna, l’orgasmo costituisce una delle fasi della funzione sessuale femminile, secondo la classica descrizione di Masters e Johnson. È un riflesso sensoria- le-motorio contraddistinto da una complessa e ancora in gran parte sconosciuta serie di modificazioni ormonali, neurovegetative, metaboliche, cardiovascolari e psicoemozionali. Tra le modificazioni ormonali e neurovegetative rilevate durante l’orgasmo, particolarmente significativo appare l’aumento dei livelli circolanti di ossitocina, prolattina e norepinefrina.

A livello cardiovascolare si riscontra un aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. A livello cerebrale è stata rilevata, al momento dell’orgasmo, una attivazione del nucleo paraventricolare dell’ipotalamo, dell’ippocampo, del cervelletto, della sostanza grigia periacqueduttale del tronco dell’encefalo. A livello neurovegetativo e neuromuscolare l’orgasmo comporta l’attivazione di un riflesso midollare che integra stimoli provenienti dagli organi genitali attraverso il nervo pudendo (S2-S4) e dal sistema nervoso centrale attraverso vie corticomidollari serotoninergiche e vie colinergiche facilitatorie.

A livello degli organi genitali e pelvici, si rilevano congestione di tutte le strutture cavernose e una serie di contrazioni ritmiche (8-10, in genere) della muscolatura vaginale, dell’utero e dell’elevatore dell’ano. Recentemente, è stata suggerita anche la possibilità che esista una componente genetica capace di influenzare, peraltro in maniera e con modalità non ancora ben definite, la variabilità della frequenza con la quale viene raggiunto l’orgasmo nella donna.

I disturbi dell’orgasmo nella donna costituiscono una componente importante nell’ambito più generale dei disordini della funzione sessuale femminile, che per completezza di trattazione. È stato infatti rilevato che tra tutte le varie disfunzioni sessuali – che nel complesso interessano in vario modo e con differente gravità il 40-45% circa delle donne adulte – i disturbi dell’orgasmo sono la seconda patologia più frequentemente riportata, essendo stati riscontrati nel 24% circa delle donne. Questi disturbi possono essere definiti come mancanza totale dell’orgasmo, o marcata diminuzione dell’intensità delle sensazioni orgasmiche, oppure ancora marcato ritardo dell’orgasmo, a seguito di qualunque tipo di stimolazione, in donne che riferiscono di raggiungere comunque un grado elevato di eccitazione sessuale. Essi possono verificarsi isolatamente o essere associati ad altri tipi di disfunzione sessuale. Un disordine dell’orgasmo, inoltre, può essere generalizzato o limitato a un solo partner. Una donna che raggiunge l’orgasmo soltanto attraverso la masturbazione, ma non con il normale rapporto sessuale, è attualmente considerata non affetta da disfunzione sessuale a carico della fase orgasmica.

Esistono numerose potenziali cause di disturbi dell’orgasmo femminile. Esse sono molto differenti tra loro e possono interferire, singolarmente o in combinazione, con un corretto e soddisfacente orgasmo attraverso le più varie modalità, che vanno da una distrofia genitale da carenza di ormoni o senile, ad alterazioni della normale anatomia del pavimento pelvico conseguenti a pregresse lesioni ostetriche, ad uso di farmaci o droghe, a fattori più squisitamente relazionali di coppia o psicoemozionali individuali.
La conoscenza dei vari fattori eziologici e dei meccanismi con i quali essi agiscono costituisce un presupposto fondamentale all’approccio diagnostico e al successivo management terapeutico della donna affetta da disturbi dell’orgasmo.

ALUTAZIONE DIAGNOSTICA DELLA DONNA CON DISFUNZIONE SESSUALE CARATTERIZZATA DA DISORDINI DELL’ORGASMO
La valutazione diagnostica di base comprende una attenta raccolta dell’anamnesi medica, sessuologica e psicosociale, un esame fisico generale e mirato e l’esecuzione di specifici esami di laboratorio.
L’anamnesi medica mira a ricercare la presenza di patologie preesistenti in grado di peggiorare la funzione sessuale in genere e la fase orgasmica in particolare. Tra queste, sono compresi l’ipertensione arteriosa, il diabete, patologie vescicali o del pavimento pelvico associate a perdita involontaria di urina, pregressi interventi chirurgici ginecologici, per esempio isterectomia. È particolarmente importante effettuare una accurata indagine anamnestica ostetrica in riferimento alle modalità del parto vaginale (spontaneo od operativo), al peso fetale alla nascita, all’esecuzione di episiotomia o alla presenza di altre complicanze ostetriche.
L’anamnesi sessuologica è volta a ottenere informazioni sul benessere sessuale generale della donna, sulle caratteristiche della sua funzione sessuale e delle sue attuali relazioni sessuali.
La raccolta di una dettagliata anamnesi psicosociale è un momento essenziale nella valutazione della disfunzione orgasmica. Considerato il contesto interpersonale dei problemi sessuali, è importante una valutazione approfondita delle relazioni avute anche in passato con partner differenti dall’attuale.
L’esame fisico generale, unitamente a quello sessuologico genitale, costituisce un momento molto importante nella valutazione della donna con disordini dell’orgasmo. Potrà consentire di rilevare alterazioni a carico dei genitali esterni, degli organi erettili femminili, nonché distrofie della mucosa vulvare e/o vaginale, cicatrici da traumi pregressi o da interventi ostetrici, eventuali situazioni di prolasso genitale. L’esame combinato addomino- pelvico potrà permettere di valutare l’integrità della muscolatura pelvica – in particolare dell’elevatore dell’ano – e potrà evidenziare aree la cui palpazione susciti dolore.
Gli esami di laboratorio generalmente sono rivolti a valutare l’assetto metabolico (glicemia, colesterolo, lipidi) e quello ormonale (estrogeni, progesterone, prolattina, androgeni, ormoni tiroidei) della donna.
Al termine di questa valutazione si dovrebbe poter porre diagnosi della presenza o meno di una
disfunzione sessuale, di caratterizzarla nel dettaglio, di individuare eventuali comorbidità, e di scomporla nella sua esatta tipologia.
MManagement terapeutico
L’approccio terapeutico attuale dell’anorgasmia si avvale di diverse modalità di trattamento. Al momento attuale, sono disponibili limitati dati scientificamente attendibili sulla validità di questi trattamenti, fatta eccezione per l’approccio cognitivo-comportamentale e, in misura minore, per quello farmacologico. La terapia cognitivo- comportamentale dell’anorgasmia ha come obiettivo quello di promuovere cambiamenti significativi nelle attitudini sessuali e nelle convinzioni sul sesso e sulla sessualità, di diminuire il grado di ansia e di aumentare la capacità di ottenere un orgasmo e di avere una migliore soddisfazione sessuale. A tale scopo vengono tradizionalmente prescritti esercizi comportamentali volti a indurre i suddetti cambiamenti. Tra questi sono compresi anche l’autoerotismo, esercizi di desensibilizzazione in caso di ansia, esercizi volti a migliorare l’educazione sessuale, esercizi volti a migliorare la capacità comunicativa e relazionale, esercizi volti a migliorare lo stato e il controllo del tono della muscolatura pelvica. Possono essere anche utilizzabili dispositivi elettromeccanici di stimolazione genitale. Al momento, non sono disponibili agenti farmacologici in grado di trattare direttamente donne con disordini dell’orgasmo. Il trattamento con agenti ormonali, per esempio estrogeni, può migliorare il trofismo delle mucose genitali in condizioni di deprivazione ormonale, ad esempio in menopausa, e favorire indirettamente il raggiungimento dell’orgasmo in donne nelle quali il rapporto sessuale è di cattiva qualità a causa del dolore sovente provocato dalla conseguente distrofia genitale. L’utilità clinica dell’impiego nell’anorgasmia femminile di farmaci vasodilatatori, quale il sildenafil, trova il suo razionale nella maggior facilità alla lubrificazione nelle donne trattate, pur non avendo effetti diretti e necessitando ancora di trial clinici controllati.

3 COMMENTS

  1. NON si trova e NON viene citata una fonte ufficiale a questa notizia, se gentilmente siete in grado voi di fornirmela visto che sullla fonte che citate e linjate non si puo commentare

  2. Come, “…Colpiscono maggiormente i maschietti” adesso anche maschietti e femminucce hanno problemi “postorgasmo”???
    Ma anche le femminucce fanno già l’amore a questa età???

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