Ortona shock, Trenta pugnalate per uccidere la moglie e l’amica

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Nel corso dell’interrogatorio nella caserma di Ortona, Francesco Marfisi, il 56enne che ha ucciso la moglie che lo aveva lasciato e la sua migliore amica, ha parlato di una relazione sentimentale tra le due donne. In realtà, Letizia Primiterra aveva denunciato i maltrattamenti domestici a un’associazione antiviolenza del territorio.

Orrore ad Ortona, in provincia di Chieti, dove due donne sono state uccise a coltellate dal marito di una delle due, un uomo di 50 anni il quale ha confessato l’omicidio nella giornata di ieri. L’uomo, dunque, avrebbe ucciso a coltellate prima la moglie, Letizia di 47 anni e poi anche l’amica Laura di 33 anni; si tratta di una vera e proprio tragedia consumatasi a Ortona nella giornata di ieri, conclusa con la confessione dell’omicida il quale sembra che circa 25 anni fa ha avuto dei piccoli precedenti penali. L’uomo era in fase di separazione dalla moglie con la quale purtroppo le cose pare non andassero più bene da tempo ormai, e lo stesso era arrivato ad ipotizzare che tra la donna e l’amica vi fosse una relazione e per questo motivo ha deciso di ucciderle entrambe.

Nel primo pomeriggio di ieri, Marfisi si è presentato in via Zara, a San Giuseppe quartiere popolare di Ortona, dove Letizia Primiterra, che nella giornata di mercoledì aveva festeggiato il 47esimo compleanno senza il marito dal quale si stava separando, si era rifugiata in casa dell’amica. L’uomo ha suonato al campanello dell’abitazione chiedendo alla moglie di poter scendere per parlare, ma si sarebbe trattato di una trappola, perchè Letizia Primiterra è stata accoltellata a morte nell’androne del palazzo. Francesco Marfisi, a quel punto sarebbe uscito dal portone urlando: “Ora vado a uccidere anche l’altra”. Ed in effetti, l’uomo preso da un raptus omicida, sembra si sia recato presso la contrada Tamarete e nello specifico presso l’abitazione di Laura Pezzella, la più cara amica di Letizia alla quale lui avrebbe attribuito la fine del loro matrimonio, aggredendola e accoltellandola.

Poi con i vestiti ancora sporchi di sangue, l’uomo sarebbe tornato nella via Zara, molto probabilmente per uccidere anche una terza donna, ovvero l’amica che aveva ospitato la moglie, ma per fortuna quando l’uomo è arrivato ha trovato i carabinieri che lo attendevano, i quali dopo averlo bloccato lo hanno portato in caserma. Nel corso di una perquisizione effettuata sull’auto dell’uomo, sembrano essere stati ritrovati due coltelli da macellaio utilizzati per uccidere le due donne, ancora sporchi di sangue.

Al delitto della donna ha assistito la figlia di 25 anni, al quinto mese di gravidanza, la quale avrebbe cercato di fermare il padre senza esito purtroppo; la giovane sarebbe rimasta ferita ma è stata condotta per precauzione in ospedale per accertamenti. In passato Letizia aveva avuto paura del marito e per questo motivo si era rivolta ad un centro antiviolenza di Ortona. “C’erano stati segnali gravi. La signora si era rivolta a un servizio sul territorio per segnalare di essere vittima di maltrattamenti”, dichiara l’avvocato Francesca Di Muzio, presidente di Donn.è, al servizio delle vittime di abusi e violenze. “Non l’abbiamo presa in carico direttamente noi, quindi conosco la vicenda per quanto mi è stato riferito. In questo caso qualcosa non ha funzionato, specialmente a livello di valutazione del rischio”, ha aggiunto ancora la donna.

Ha ucciso la moglie che lo voleva lasciare e l’amica con la quale lei si confidava (e della quale lui era geloso). Il duplice femminicido (alcune indiscrezioni riferiscono che pure la figlia della coppia, incinta di alcuni mesi, sia rimasta ferita) è avvenuto ieri a Ortona, in provincia di Chieti.

Francesco Marfisi, 50enne di Lanciano, secondo le prime ricostruzioni avrebbe telefonato alla moglie (che era in attesa della separazione) Letizia Primiterra per chiarire alcune situazioni
in sospeso e per farle gli auguri per il suo 47esimo compleanno. La donna avrebbe accettato di incontrare il marito fuori l’androne della casa in via Zara a San Giuseppe, quartiere popolare di Ortona: Marfisi, appena si è avvicinata, ha subito estratto il coltello da cucina che aveva con sé infierendo più volte sul suo corpo fino ad ammazzarla. E poi se ne è andato gridando: «Adesso vado ad ucciderne un’altra».

L’uomo è salito sulla sua utilitaria e si è recato in contrada Tamarete verso l’abitazione di Laura Pezzella, 33enne di Ortona, la più cara amica della moglie, alla quale probabilmente veniva attribuita la colpa della fine del rapporto. L’uomo ha suonato il campanello e quando la donna è scesa l’ha aggredita a colpi di coltello. E l’ha uccisa.

Con la camicia e i pantaloni completamente intrisi del sangue, Marfisi è poi salito di nuovo sulla sua auto ed è tornato in via Zara con l’intento di ammazzare anche l’uomo che ha prestato la casa alla sua ex moglie, ma fortunatamente le forze dell’ordine erano state avvertite e lo stavano aspettando. L’uomo, arrestato, ha confessato il duplice delitto.

Trenta pugnalate per uccidere la moglie e l’amica

Una trentina di coltellate inferte su due donne inermi. Le prime quindici sulla moglie che voleva lasciarlo; le altre sull’amica di questa: perché tra le due era nata una relazione sentimentale. Almeno questo è quello che pensava l’assassino. Un duplice delitto che ha scosso la tranquillità della comunità ortonese in un Giovedì santo che la città si accingeva a dedicare ai primi riti della Passione di Cristo.

Francesco Marfisi, 50 anni, di Ortona, l’omicida, è stato bloccato dai carabinieri e da un poliziotto che lo hanno visto, tutto insanguinato, mentre tornava, coltelli in mano, nel palazzo di via Zara, nel popoloso rione San Giuseppe, dove a terra aveva lasciato il corpo senza vita della moglie, Letizia Primiterra, 47 anni: pare volesse uccidere l’altra amica Chiara che da qualche tempo stava ospitando la congiunta in attesa di trasferirsi.

Nel frattempo, dopo avere compiuto il primo delitto, aveva raggiunto la zona artigianale di Tamarete, a poca distanza dall’uscita del casello dell’A14, a circa cinque chilometri dal centro cittadino, dove in pochi minuti aveva pugnalato a morte anche Laura Pezzella, 33 anni, davanti ai suoi due figlioletti di 5 e 6 anni. Insomma, una furia omicida senza freni che si sarebbe potuta concludere con altro sangue e altre vittime e placata grazie all’intervento delle forze dell’ordine.

Il duplice femminicidio si è consumato nel giro di un’ora, appena dopo le 14. Marfisi, dipendente di una ditta di gas da qualche tempo era andato a vivere dalla madre – si è presentato davanti alla palazzina di via Zara nella quale la moglie Letizia, madre di tre figli, stava trascorrendo le sue giornate ospite di un’amica, in attesa di trovare un alloggio alternativo nel quale andare a vivere insieme ai ragazzi.

Qui l’uomo ha fatto scendere la moglie aspettandola nell’androne. All’improvviso le ha urlato contro prima di estrarre dalla tasca di una giacca uno dei due grandi coltelli da cucina. I colpi sono stati inferti con ferocia nella zona dell’addome e del torace. Letizia è deceduta nel giro di pochi minuti. La prima figlia della donna, di 25 anni, è scesa all’ingresso del palazzo consapevole che stesse succedendo qualcosa di grave.

Con lei è arrivata anche l’amica che ospitava Letizia. Forse è nata anche una colluttazione con il padre, tant’è che la figlia, tra l’altro al quinto mese di gravidanza, è rimasta lievemente ferita alla testa: forse ha preso un colpo dal padre. Più tardi andrà al Pronto soccorso del Bernabeo per farsi medicare. A questo punto Marfisi è scappato. Alcuni testimoni raccontano che per strada prima di tornare sulla sua auto, ha urlato “Adesso vado a uccidere anche l’altra”. Tant’è che di lì a poco l’uomo ha imboccato la strada che porta fuori città raggiungendo l’abitazione dell’altra amica della moglie, Laura.

Ha parcheggiato l’auto sotto la villetta in cui la donna, pescivendola al porto e figlia di un pescatore, viveva con il marito Massimo Quartieri, agricoltore. Ha suonato il campanello facendosi aprire l’uscio in tono confidenziale. Quindi ha raggiunto il primo piano. Nonostante la presenza dei figlioletti della coppia – ieri non erano andati a scuola per le festività pasquali – si è scagliato contro la Primiterra prima a parole e poi uccidendola, anche in questo caso con una quindicina di coltellate tra l’addome e il torace.

Ma la furia omicida di Marfisi non si è fermata nemmeno a quel punto. L’uomo è risalito in auto, ha percorso il tragitto a ritroso, ed è tornato in via Zara, nel centro cittadino, pensando magari di riuscire ad ammazzare anche l’amica che fino a pochi minuti prima aveva ospitato la moglie Letizia. Ma qui, nella vicina via Tedesco, è stato riconosciuto da alcuni testimoni e bloccato dalle forze dell’ordine. Marfisi non ha opposto resistenza: una volta disarmato è stato trasferito nella caserma della compagnia dei carabinieri di via Roma dove è stato interrogato fino a tarda notte, alla presenza dell’avvocato d’ufficio Rocco Giancristofaro, di Ortona.

Le indagini sono state coordinate dal sostituto Giancarlo Ciani, della Procura di Chieti. I rilievi soni stati eseguiti dai carabinieri del comando provinciale agli ordini del colonnello Luciano Calabrò, della Compagnia di Ortona coordinata dal capitano Roberto Ragucci, e dal reparto investigazioni scientifiche del comando provinciale. La salma della Primi- terra è stata portata via dal palazzo di via Zara intorno alle 17,50: erano quasi le 19 quando il cadavere di Laura Pezzella è stato invece spostato dalla villetta di Tamarete.

Le salme sono state trasferite nel policlinico di Chieti: saranno sottoposte ad autopsia martedì dal medico legale Pietro Falco che ieri ha già eseguito una sommaria ispezione sui corpi. Durante le aggressioni Francesco Marfisi ha riportato alcune escoriazioni alla testa, segno che le donne hanno provato a difendersi. Pare che nei giorni scorsi Letizia Primiterra volesse denunciare il marito per presunti maltrattamenti subiti di recente. In passato aveva anche segnalato la sua situazione col marito che si era fatta insopportabile. Per tutto il pomeriggio gli investigatori hanno ascoltato testimonianze e racconti sulle due aggressioni. Con la città passata improvvisamente da un clima di riflessione religiosa a un baratro surreale di paura ed emozioni. Restano gli sguardi smarriti dei due figlioletti della Primiterra, che un parente, con tutte le accortezze del caso, ha portato via lasciando l’abitazione dove fino a poco prima avevano giocato con la mamma. Marfisi ha confessato il duplice delitto in tarda serata. Ora è rinchiuso nel carcere di Chieti.

L’assassino aveva un precedente per violenza sessuale

Ha un precedente per violenza sessuale Francesco Marfisi, il 50enne autore del doppio femminicidio di Ortona, che è co­stato la vita alla moglie Letizia Primiterra e la sua amica Lau­ra Pezzella. Un dettaglio non di poco conto, che risale al 1985, e che va ad aggiungersi ad altri precedenti per reati contro il patrimonio e piccole rapine. Ma nessuno, tra chi lo conosceva, si sarebbe aspetta­to che potesse arrivare ad ucci­dere due donne.

Lui, che è pa­dre di tre figli con un impiego alla Cogas, l’azienda che eroga gas, ha scatenato una inaspet­tata furia omicida nel primo po­meriggio di ieri. Ad Ortona c’era chi lo conosceva come “Francesco l’arteria”, un so­prannome etichettatogli sin da ragazzo. Ha ucciso la moglie nell’androne di una palazzina di via Zara, a poca distanza dall’appartamento dove lui vi­veva, sempre nel quartiere San Giuseppe. Stava attraversando un periodo difficile con Primi- terra, tant’è che lei si era mo­mentaneamente sistemata nel­la casa dell’amica, in attesa di una soluzione definitiva.

Ma il marito l’ha raggiunta in quell’appartamento e l’ha am­mazzata con diverse coltellate. Una fine atroce per Letizia Primiterra, 47 anni, che aveva fe­steggiato il compleanno il gior­no prima. Il marito, da quanto ha dichiarato agli investigatori, imputava alla sua amica, Laura Pezzella, 33 anni, la causa della sua crisi matrimoniale. Ecco perché è andato in contrada Tamarete, dove questa abitava in­sieme al marito, Massimo Quartieri – il cui papà Gino è morto investito davanti casa 15 anni fa – e ai due figlioletti di 5 e 6 anni. Davanti ai quali ieri è stata uccisa.

Primiterra, che stava per di­ventare anche nonna – la figlia è al quinto mese di gravidanza – sembra che tuttavia avesse pau­ra del marito. Pochi giorni fa, infatti, lo aveva denunciato ai carabinieri parlando però di semplici minacce. E oggi lo rivela l’associazione Donn.è, che ad Ortona conta un centro anti­violenza alla quale la 47enne avrebbe chiesto aiuto: «C’era­no dei segnali gravi. La signora si era rivolta a un servizio sul territorio per segnalare di esse­re vittima di maltrattamenti. Ora ci sentiamo di esprimere un grande sgomento e dobbia­mo capire dove non è stata compresa».

Queste sono le pa­role dell’avvocato Francesca Di Muzio, presidente di Donn.è, dopo il duplice omici­dio. «Non l’abbiamo presa in carico direttamente noi, quindi conosco la vicenda per quanto mi è stato riferito», spiega Di Muzio, «ma esiste una rete fra le associazioni ed evidente­mente in questo caso qualcosa non ha funzionato, special­mente a livello di valutazione del rischio. Dobbiamo ripensa­re il modo di lavorare, di fare formazione dei nostri operato­ri. Gli strumenti per prevenire ci sono, ma dobbiamo eviden­temente pensare a un’attenzio­ne maggiore. I casi di violenza non sono semplici.

E comun­que non esiste il raptus; quello di oggi (ieri, ndr) è l’epilogo tra­gico di uno schema che si ripe­te in molti casi di femminici- dio». Su Facebook per il suo compleanno Primiterra aveva postato una foto di una felpa con su scritto «47 anni, fantasti­co». E «le leggende sono nate a aprile». Il primo commento a questa foto era stato della sua amica Laura Pezzella, uccisa anche lei dal marito della don­na, che scriveva «Auguri di buon compleanno». Sulla tragedia è intervenuta anche la parlamentare di Forza Italia, Mara Carfagna: «Una strage senza fine. È quella delle donne che muoiono per mano degli uomini che dovrebbero amar­le.

Solo oggi sono tre i femminicidi uno a Camisano Vicentino e due ad Ortona. Non si può più assistere passivamente a quella che sta diventando una carneficina. Bisogna potenzia­re i centri antiviolenza, le case rifugio e tutti i presidi sul terri­torio. Le donne devono anche sapere che andando a denun­ciare maltrattamenti e violenze lo Stato sarà con loro, le proteggerà in ogni momento e con ogni mezzo. È una battaglia che continueremo a combatte­re finché i femminicidi non si fermeranno».

«L’ho visto uscire Era coperto di sangue»

L’ho visto appena dopo che aveva ammazzato la moglie, si dirigeva verso di me tutto insanguinato e con due coltelli in mano. Mi sono allontanato subito, facendo retromarcia con l’auto». È una testimonianza choc quella che un uomo ha fatto al Centro, chiamando in redazione subito dopo il duplice omicidio che ha scosso Ortona. È stato lui uno dei primi ad arrivare sul luogo dove Letizia Primiterra è stata uccisa dal marito Francesco Marfisi, in via Zara, nel quartiere San Giuseppe di Ortona.

Il testimone racconta al giornale quanto ha visto in tutta la sua drammaticità: «Erano le 14,15 circa», sostiene al telefono l’uomo, «quando stavo parcheggiando la mia auto a pochi passi dalla palazzina dove è avvenuto il dramma. Ho sentito urlare, era l’amica di Primiterra che stava scappando cercando di richiamare l’attenzione della gente del posto. È proprio in quel momento che dalla mia automobile ho visto Marfisi in strada venire verso di me. Era tutto sporco di sangue, anche sul volto, e con in mano questi due grossi coltelli. Ho notato una donna scappare in direzione opposta alla sua, urlava “l’ha ammazzata, l’ha ammazzata”».

Secondo quanto riferito dal testimone al Centro, Marfisi avrebbe citofonato all’appartamento della palazzina di via Zara, dove viveva l’amica della moglie. Avrebbe chiesto alla 47enne di scendere e poi all’ingresso dell’edificio si è consumato l’omicidio. Il racconto drammatico prosegue e il testimone sostiene che Marfisi avrebbe pronunciato parole da brividi: «Adesso vado ad ammazzare anche l’altra». E a quel punto l’uomo si è diretto in contrada Tamarete per uccidere Laura Pezzella, 33 anni, amica di Primiter- ra, alla quale probabilmente veniva attribuita dal marito la crisi del loro rapporto. Compiuto il duplice delitto il 50en- ne Marfisi è tornato in via Zara, ancora armato dei suoi due coltelli. «È accaduto intorno alle 15», dichiara l’uomo che ha raccontato tutto al Centro, «ma qui ha trovato gente e carabinieri che lo hanno fermato».

Nel frattempo, però, il testimone aveva già varcato la soglia del portone del quartiere San Giuseppe dove si è consumato uno dei due omicidi. «Ho visto la donna nell’androne, a terra. Una delle figlie della vittima si trovava con la mamma, aveva preso una leggera botta in testa durante l’assassinio. Dopo qualche minuto dalla tragedia è arrivato il figlio e successivamente anche la terza figlia». Ma la loro madre era già morta in un delitto efferato. «Una delle prime cose dette dalla figlia ai carabinieri è che l’uomo aveva minacciato di andare ad uccidere anche l’altra donna, e loro si sono messi subito alla sua ricerca». Ma il tentativo è stato vano. Entrambe sono decedute: «Quando è giunto il 118 nel quartiere San Giuseppe la donna era morta», aggiunge il testimone.

In via Zara decine di persone si radunano incredule e sconvolte. Alcuni hanno notato Marfisi che tornava dopo aver ucciso Pezzella: «L’ho visto con due coltelli da macellaio in mano», dice un altro testimone, «è stato braccato dai carabinieri che lo hanno fermato su questa via». Indica una strada l’uomo, è via Francesco Paolo Tedesco, accanto a via Zara, una delle arterie che caratterizzano il quartiere San Giuseppe. «Sembrava fuori di sè», aggiunge, «mi sono spaventato».

La figlia ferita si allontana dal luogo del delitto con una borsa di ghiaccio sulla testa, mentre un’altra figlia continua nelle ore successive a vagare avanti e indietro sul marciapiede vicino casa. I familiari ed i conoscenti tentano di confortarla ma è provata. È lei, tuttavia, a rivolgersi ai giornalisti dicendo che sua madre è stata uccisa così come la 34enne Pezzella. In via Zara c’è anche il papà di Primiterra che continua a fumare sigarette senza voler parlare, scosso da un lutto difficile se non impossibile da accettare. Chi abita nelle palazzine del quartiere, in pieno centro ad Ortona, fa fatica a credere a quanto successo. Ma la tragicità dell’evento si è vissuta anche in contrada Tamarete, dove il marito di Pezzella, Massimo Quartieri, pure lui sconvolto dall’accaduto, non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

PARLA LO PSICOLOGO E CRIMINOLOGO ORFANELLI «Ha soddisfatto la sua rabbia infierendo sulle due donne»

«Un omicidio passionale che trova origine in una personalità istrionica narcisistica». E’ la lettura che il professore Giuseppe Orfanelli, psicologo e criminologo, docente di Psicologia giuridica, fa del duplice omicidio di Ortona. Un episodio agghiacciante e cruento che ha sconvolto l’intera regione. L’odio incontenibile di Francesco Marfisi è esploso all’improvviso in una furia omicida e incontenibile. «E’ il tipico delitto passionale provocato dalla rabbia narcisistica appagata solo dalla completa distruzione e soppressione della propria donna, ritenuta dal narcisista un possesso, qualcosa che gli appartiene», spiega il professore Orfanelli.

«La personalità narcisistica rappresenta in casi come quello di Ortona il nucleo motivazionale da cui può trarre origine la spinta a commettere fatti che costituiscono un grave reato», afferma il docente specializzato in criminologia clinica. Professore, la furia omicida di Marfisi non si è fermata neanche dopo l’assassinio della moglie colpita con quindici coltellate. Perché? «Il numero di coltellate racconta il disegno e la determinazione di Marfisi. Ha inferto tante pugnalate perché voleva essere certo di sopprimere ciò che aveva provocato la crisi del suo matrimonio. Questo tipo di personalità è appagato solo se certo di avere distrutto».
Marfisi di omicidi ne ha commessi due, due femmini- cidi, la moglie e la sua più cara amica, e se non fossero arrivati i carabinieri avrebbe ucciso anche una terza amica della moglie, quella che oggi l’aveva accolta in casa insieme alla figlia incinta al quinto mese. Come spiega questo crescendo di odio?
«Nella rabbia distruttiva lui ha deciso di colpire tutto ciò che aveva contribuito ad allontanare la moglie. L’amica uccisa era una concausa. Nella mente di Marfisi quella donna aveva partecipato alla crisi del suo rapporto, così pure la terza amica che aveva offerto ospitalità».
La personalità di Francesco Marfisi pare fosse nota, così pure la sua indole istrionica e gli atteggiamenti spesso furiosi. Alla luce di quanto successo è legittimo domandarsi se fosse stato possibile evitare la tragedia? La moglie di Marfisi avrebbe potuto salvarsi?
«Quando dopo qualche incontro si avverte la natura ossessiva di una persona è sempre bene allontanarsi.

Spesso si è lusingati dall’interesse eccessivo, ma la possessività non è sempre positiva. I soggetti malati poi non si arrendono mai e non accettano la sconfitta. Mai concedere un ultimo appuntamento per chiarire, l’odio della rabbia narcisistica si scatena proprio nell’ultimo incontro». In questo periodo purtroppo la cronaca racconta un crescendo di femminicidi. Quale può essere il motivo? «La persona che ha la tendenza istrionico-narcisista spesso si sente spinto a distruggere da altri fatti che ritiene simili al suo. L’emulazione è un rischio, una spinta pulsante per chi vuole uccidere». Propio ieri mattina un’altra donna era stata uccisa nel Veneto. «Marfisi che nella dinamica della sua azione omicida rivela la determinazione potrebbe avere tratto un’ulteriore pulsione dal tragico fatto di Vicenza e dai femminicidi che lo hanno preceduto».

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