Corre in ospedale con dolori atroci alle mani, i medici fanno una scoperta shock

Ha dell’incredibile quello che è accaduto a una donna di 58 anni coreana. La donna si è recata urgentemente in ospedale con dolori fortissimi entrambi gli arti superiori, così forti che non riusciva neanche a muovere le mani, i medici immediatamente hanno effettuato una lastra e quello che hanno potuto vedere è stata una scoperta scioccante, all’interno delle sue mani c’erano molti filamenti d’oro.

 Non si tratta però di una specie di miracolo, la donna, infatti, come riporta anche il Sun, si è sottoposta ad agopuntura per diversi anni. I filamenti d’oro che si trovano nelle dita e sui polsi sono il residuo degli aghi che per anni si è fatta mettere sotto pelle per cercare di lenire i dolori. Quando aveva 18 anni ha iniziato ad avere dolori articolari e a 48 le è stata diagnosticata l’artrite reumatoide, così ha decido di provare la terapia dell’agopuntura.

Le sue mani erano deformi, ma i medici sostengono che la causa del dolore è nella malattia, purtroppo degenerativa e incurabile, non nei residui di oro trovati. Probabilmente però, se avesse seguito una terapia farmacologica i dolori sopportati per anni sarebbero stati meno intensi.
Che cos’è la Medicina cinese?
La Medicina cinese è il sistema di conoscenze mediche teoriche e pratiche formatosi in Cina in tempi antichissimi e trasmesso fino al giorno d’oggi. Qual è l’origine della Medicina cinese?
Essa nasce dall’osservazione e dall’interpretazione degli eventi naturali. Anche l’uomo è un essere naturale: ciò che accade in natura si può riscontrare anche nell’uomo. Come la natura passa dal giorno alla notte, dall’estate all’inverno, anche l’uomo passa da fasi d’attività a fasi di riposo. La teoria dello Yin e dello Yang è il simbolo di quest’eterno ondeggiare della natura. Essa rappresenta storicamente il tentativo di spiegare i fenomeni naturali con leggi naturali. Con ciò l’uscita della medicina dalla magia.
Come funziona il corpo umano?
L’universo (e l’uomo che ne fa parte) è percorso da un’energia vitale (Qi) che dà origine a tutte le trasformazioni. Essa deriva dai progenitori, ma si nutre dell’energia del cielo (aria) e della terra (cibo). È allo stesso tempo un’energia fisica e psichica. Fluisce nel corpo dentro una rete di canali (in occidente denominati meridiani) connessi agli organi interni. Nel loro decorso lungo il corpo, i canali “affiorano” talora alla superficie: qui si trovano i punti d’Agopuntura, agendo sui quali si può influenzare il flusso del Qi.
Come originano le malattie?
L’uomo è inevitabilmente esposto agli influssi più vari provenienti dalla sua costituzione, dal cielo (climatici), dalla terra (alimentazione), dallo stile di vita e dalle sue emozioni. Questi influssi, se esagerati, possono colpire l’equilibrio corporeo e creare un ambiente in cui fatalmente insorgono le malattie. Usando una similitudine: se un campo è invaso dall’acqua inevitabilmente cresceranno piante di palude, se è seccato dal sole forzatamente cresceranno dei cactus. La Medicina cinese non ritiene utile strappare le spine ai cactus, cioè agire sul sintomo, preferisce invece trasformare l’ambiente corporeo in modo da renderlo inadatto a far attecchire le malattie.
Come si capisce la malattia di cui soffre un malato?
Ascoltando, osservando e palpando il malato, il medico cinese “vede dentro” il malato attraverso i propri sensi e non attraverso l’“analisi”. Dall’analisi di tutti i dati sensoriali e dalla loro sintesi ragionata emerge lo squilibrio energetico del malato.
Di quali tecniche dispone la Medicina cinese per prevenire e curare le malattie?
La Medicina cinese ha sviluppato differenti modalità d’intervento: l’Agopuntura, la farmacologia, la dietetica, il massaggio e la ginnastica medica. Quale che sia la terapia, lo scopo è portare il sistema malato all’equilibrio: è questo l’obiettivo finale. Ogni individuo ha il suo punto d’equilibrio, perciò la terapia va adattata al problema di ogni paziente.
Che cos’è l’Agopuntura?
L’Agopuntura consiste nel pungere la pelle con aghi sottili in punti ben precisi chiamati punti d’Agopuntura allo scopo d’influenzare il flusso di energia nei canali. Si può influire sui punti d’Agopuntura non solo pungendoli (Agopuntura), ma anche riscaldandoli (moxi- bustione), massaggiandoli col dito (digitopressione), applicandovi correnti elettriche (elettro Agopuntura). In questi modi si ottengono effetti diversi sul flusso d’energia.
L’Agopuntura è dolorosa?
Generalmente si usano aghi d’acciaio. Gli aghi sono flessibili e molto più sottili degli aghi da iniezione. Non s’iniettano farmaci. Il dolore è generalmente lieve e ben tollerato.
Ci sono dei rischi?
Gli aghi sono usati una volta sola e poi eliminati per annullare il rischio di trasmissione di malattie infettive. Fa parte della conoscenza tecnica dell’Agopuntura stimolare i punti in modo sicuro.
La Medicina cinese utilizza anche dei farmaci?
Sì. I farmaci cinesi sono principalmente d’origine vegetale, ma alcuni sono d’origine animale o minerale. Ne sono descritte diverse migliaia, ma solo poche centinaia sono di uso corrente. Le sostanze a cui la Medicina cinese riconosce valore di farmaco non hanno tanto effetto su un sintomo quanto piuttosto sulle sostanze corporee e sul flusso energetico.
La farmacologia cinese assomiglia alla nostra erboristeria?
No, perché:
– non tutti i farmaci cinesi sono d’origine vegetale;
– ben poche piante medicinali cinesi sono anche piante medicinali occidentali e viceversa;
– la farmacologia cinese non usa i farmaci in base alle sostanze chimiche contenute; essa non estrae dalle piante i principi attivi ma usa le piante o parti delle piante per intero;
– soprattutto, la farmacologia cinese non usa un farmaco in base al suo effetto sul sintomo (ad esempio aglio per l’ipertensione, miele per la tosse, iperico per la depressione, ecc.), ma unicamente in base all’influsso che esso ha sull’energia.
La farmacologia cinese assomiglia all’Omeopatia?
Sì e no.
– Sì, perché anche l’Omeopatia ritiene che l’uomo debba essere curato nel suo insieme e non solo nelle sue parti; inoltre anche perché l’Omeopatia sostiene che non bisogna sopprimere il sintomo ma cercare i meccanismi di fondo che fanno emergere la malattia.
– No, perché la farmacologia cinese usa farmaci che hanno azione opposta a quella della malattia ed inoltre perché la farmacologia cinese non usa dosi omeopatiche.
Infine perché i farmaci non vengono impiegati singolarmente, ma associati fra loro in ricette, esattamente come i cibi.
Come funziona la dietetica cinese?
Funziona come la farmacologia cinese, solo che invece di usare medicine, usa cibi. La dietetica cinese è completamente diversa da quella occidentale. La Medicina cinese non ricerca la costituzione chimica del cibo, ciò che conta è che esso sia sano, fresco, genuino, di stagione, della propria terra, che arricchisca con la sua vitalità la nostra vitalità. Come i farmaci, i cibi sono dotati ognuno di proprietà peculiari: una natura riscaldante o rinfrescante, un sapore che indirizza l’energia, un effetto su determinati organi o settori corporei. La dietetica deve saper utilizzare le proprietà specifiche dei singoli cibi per comporre delle ricette gradevoli che vanno a riequilibrare uno squilibrio energetico. La dieta è pertanto la medicina di tutti i giorni e proprio perché essa è fondamentalmente simile alla farmacologia, esiste la possibilità di abbinare cibi e farmaci, con gli stessi criteri che guidano l’associazione di più farmaci. Naturalmente in questo caso il prodotto finale sarà un cibo e come tale dovrà essere nutriente e buono da mangiare. Un esempio evidente di dieta medicata alla maniera cinese è il vin brulé, indicato quando d’inverno si ritorna a casa dopo essere stati a lungo al freddo. Cannella e chiodi di garofano riscaldano fortemente l’interno del corpo, il vino caldo e piccante fa circolare l’energia e riscalda la superficie del corpo, espellendo il vento freddo.
E il massaggio cinese?
Anch’esso è molto antico. Combina le tecniche proprie del massaggio con la conoscenza dei canali energetici e dei punti d’Agopuntura. Per questo ha insieme azione superficiale e profonda.
A che cosa servono le ginnastiche mediche? Nella Medicina cinese sono sorte molte tecniche corporee con obiettivi pratici diversi: preventivi, curativi e marziali. Il loro esercizio coinvolge corpo e mente attraverso la concentrazione mentale, la regolazione del respiro, l’assunzione di determinate posture e l’effettuazione di vari movimenti. Le principali ginnastiche mediche
cinesi sono il Tai Ji Quan ed il Qi Gong.
A chi può essere utile la Medicina cinese?
La Medicina cinese è stata impiegata per millenni per curare uomini ed animali. Essa non può far crescere i denti per la terza volta: in presenza di un difetto grave ed irreparabile di un organo non
resta che sostituirlo, ciò che rimane fuori della portata di una medicina energetica. Non è stata sperimentata a sufficienza nella terapia specifica del cancro, anche se può essere utile nel trattamento di molti disturbi connessi. Oltre a questo, essa può essere impiegata sia negli adulti sia nei bambini in un vastissimo ambito di malattie, acute e croniche, fisiche e psichiche, anche là, dove la Medicina Occidentale dà risultati deludenti. Anzi, è proprio là che se ne può consigliare massimamente l’impiego.A chi è raccomandabile la Medicina cinese?
Non a tutti. Infatti:
– gli aghi pungono,
– i decotti di erbe hanno una preparazione complessa e sapori molto forti,
– la dietetica preferisce i cibi sani (a cui noi non siamo più abituati) a quelli buoni,
– il massaggio è più energico che rilassante, – la ginnastica richiede tempo e grande concentrazione.
Né è proponibile a chi ritiene, con ragione, che questi procedimenti derivino dall’età della pietra. La comprensione della Medicina cinese porta ad operare delle scelte
nella propria vita. Solo chi ha a cuore la propria salute ed il proprio benessere ed ama farsene carico in prima persona, dovrebbe accostarsi a questa medicina.
L’Artrite Reumatoide rappresenta per il Reumatologo, lo specialista che si occupa dello studio, della diagnosi e della terapia delle malattie reumatiche, una delle affezioni che più
10 impegnano per la complessità delle problematiche sia dal punto di vista biologico- conoscitivo che dal punto di vista clinico-assistenziale.
Sebbene gli antichi Autori, come Ippocrate, abbiano distinto una “artrite” dalla “gotta”, sono dubbi i reperti che comprovino l’esistenza dell’Artrite Reumatoide nell’antichità, per lo meno in Europa, tanto che si suppone che essa sia comparsa in epoca recente, molto probabilmente dopo la scoperta dell’America. La prima descrizione certa della malattia è opera dello studente francese Augustin-Jacob Landrè-Beauvais che, nei primi dell’800, la definì con il termine di “goutte astenique primitive”. Nel 1853 venne nosografizzata da Charcot, dal quale prende l’eponimo, e successivamente venne nosologicamente distinta da Garrod (1890). Negli anni seguenti Adams ne definì le principali caratteristiche anatomo-patologiche. A cavallo della II guerra mondiale, Waaler (1940) e Rose (1948) identificarono separatamente il fattore reumatoide, che la fece riconoscere come malattia auto-immune. Il termine Artrite Reumatoide, coniato da Garrod nel 1876, adottato per convenzione dalla Lega Internazionale contro
11 Reumatismo nel 1941, ha sostituito tutte le precedenti denominazioni della malattia, quali Poliartrite Cronica Primaria o Artrite deformante.
Secondo le stime più accreditate in Italia sarebbero affette da Artrite Reumatoide tra le 200.000 e le 300.000 persone, dato che di per sé, tenuto conto della natura cronica e potenzialmente invalidante della malattia, rende conto dell’importanza che l’Artrite Reumatoide riveste anche dal punto di vista medico-sociale.
Il presente volumetto vuole essere una guida pratica per il paziente con Artrite Reumatoide. Secondo lo schema di questa Collana, la materia è presentata come risposte a quelle che sono le domande che più frequentemente il paziente rivolge al medico. In realtà sarebbero forse centinaia le domande che si potrebbero porre per chiarire gli innumeri aspetti che una malattia complessa come l’Artrite Reumatoide presenta, ma necessariamente, per brevità e sintesi, si è data risposta a 90 domande, numero fatidico e un po’ scaramantico.
Il primo decennio del 2000 ha assistito ad un notevole progresso nelle conoscenze e nel trattamento di questa temibile malattia, che ne ha rivoluzionato la prognosi. L’Autore ha cercato di fare del suo meglio per fornire una informazione organica, seguendo l’iter classico dei trattati di patologia medica. Se l’utente avrà la pazienza di scorrere tutto il libretto, alla fine dovrebbe essersi fatto una idea realistica di quanto si sa oggi su questa malattia. Ciò dovrebbe metterlo in grado di comprendere come la malattia agisce sul suo organismo, ma allo stesso tempo predisporlo a recepire i consigli terapeutici del suo medico, al fine di raggiungere il miglior risultato possibile in termini di cura della malattia e di prevenzione della disabilità.
CHE MALATTIA È L’ARTRITE REUMATOIDE?
L’Artrite Reumatoide è una connettete sistemica ad elettiva localizzazione articolare, con carattere erosivo, deformante e talora anchilosante, ad andamento cronico e progressivo, contraddistinta dalla presenza, in una grande percentuale di casi, di auto-anticorpi anti-immunoglobuline di classe IgG (fattori reumatoidi).
COSA SIGNIFICA CONNETTIATE SISTEMICA?
Che si tratta di una malattia che non si limita ad interessare le articolazioni, ma che ha ripercussioni su tutto l’organismo.
L’ARTRITE REUMATOIDE PUÒ ESSERE CHIAMATA ANCHE CON ALTRI NOMI?
Un termine più appropriato, e che meglio descrive la malattia, è Poliartrite Cronica Primaria, che significa malattia infiammatoria che colpisce molte (poli) articolazioni, ad andamento persistente (cronica), senza causa nota (primaria). Un altro termine, più popolare, è quello di Artrite Deformante, che sottolinea una delle caratteristiche della malattia, cioè di poter determinare deformazioni, soprattutto alle mani e ai piedi.
CHE DIFFERENZA C’È TRA ARTRITE E ARTROSI?
L’artrite è una malattia di natura infiammatoria, mentre l’artrosi è di natura, almeno inizialmente, degenerativa. Nella prima l’organo bersaglio primitivo è la membrana sinoviale, nella seconda è la cartilagine articolare. La membrana sinoviale avvolge la cavità articolare, aderendo alla capsula articolare, la cartilagine articolare riveste i capi ossei articolari. All’interno della cavità articolare si trova il liquido sinoviale o sinovia, che ha lo scopo di lubrificare l’articolazione, consentendo lo scivolamento reciproco dei capi articolari, permettendo all’articolazione di muoversi senza attrito.
L’ARTRITE REUMATOIDE È UNA MALATTIA FREQUENTE?
Impiegando gli attuali criteri diagnostici la prevalenza della malattia è compresa tra lo 0,3% e l’l,5% della popolazione mondiale. La distribuzione della malattia è uniforme in tutto il mondo e sembra non risentire di fattori meteorologici, geografici e neppure di fattori socio-economici.
Si è valutato che in Italia colpisce circa lo 0,5% della popolazione generale (0,6% delle donne e 0,25% degli uomini). In Italia quindi circa 170.000 donne e 60.000 uomini sono affetti da questa malattia per un totale di 230.000 persone in età adulta.
Benché la prevalenza dell’Artrite Reumatoide sia nettamente inferiore a quella di altre condizioni, quali l’artrosi, la frequente gravità del quadro clinico e l’elevato potenziale invalidante ne fanno una malattia dall’impatto socio-economico rilevante in termini di costi, disabilità e perdita di produttività.
C’È DIFFERENZA DI FREQUENZA TRA I DUE SESSI?
La malattia è più frequente nelle donne, con un rapporto maschi/femmine di morbilità di 1 a 3-4. Tuttavia questa differenza tra i due sessi si riduce quando la malattia compare nell’età avanzata.
L’ARTRITE REUMATOIDE È UNA MALATTIA EREDITARIA?
L’Artrite Reumatoide non è una malattia ereditaria, tuttavia pur non essendo dimostrata una ereditarietà diretta, è stata constatata una certa tendenza all’aggregazione familiare, con una maggior frequenza della malattia nei parenti di primo grado e soprattutto nei gemelli monozigoti (identici) dei pazienti.
ESISTE PREFERENZA PER UNA DETERMINATA ETÀ?
La malattia può insorgere a qualsiasi età, tuttavia il picco di maggiore incidenza è compreso tra i 35 e i 50 anni.
SONO NOTE LE CAUSE DELLA MALATTIA?
L’Artrite Reumatoide è una malattia la cui eziopatogenesi, da considerarsi multifattoriale, non è ancora del tutto nota.
Attualmente, le ipotesi eziopatogenetiche di maggior credito sostengono che la malattia possa manifestarsi in individui geneticamente predisposti qualora vengano esposti all’azione di un evento o di un antigene scatenante (non ancora individuato). La conseguente attivazione del sistema immunitario sarebbe responsabile della comparsa di un processo infiammatorio acuto che successivamente, attraverso una complessa serie di eventi umorali e cellulari, tende ad automantenersi e a cronicizzare.
Il processo patologico, una volta innescato, ha come bersaglio principale le articolazioni sinoviali, nelle quali sono identificabili contemporaneamente fenomeni infiammatori (acuti e cronici) e distruttivi.
QUALI SONO I FENOMENI PATOLOGICI NOTI PIÙ RILEVANTI?
Nella sinovite reumatoide si osserva una attiva proliferazione di cellule che sintetizzano anticorpi, tra i quali i fattori reumatoidi (che costituiscono oltre il 50% degli anticorpi sintetizzati). Questi fattori reumatoidi, reagendo con le immunoglobuline di classe IgG sintetizzate in situ, portano alla formazione di immuno-complessi che attivano il sistema del complemento (gruppo di proteine circolanti spiccatamente reattive) con conseguente liberazione di sostanze che richiamano selezionate popolazioni di cellule circolanti, che si accumulano nella membrana e nel liquido sinoviale. L’intrappolamento degli immuno-complessi negli strati superficiali della cartilagine articolare richiama queste cellule che la aggrediscono mediante la liberazione di enzimi con capacità digestive. Inoltre gli immuno-complessi possono passare in circolo e depositarsi a livello delle pareti dei vasi con possibilità di reazioni infiammatorie anche gravi a carico di queste strutture (vasculite). La concomitante stimolazione del sistema monocito- macrofagico porta alla secrezione di potenti mediatori dell’infiammazione (citochine), tra le quali particolarmente dannosi si sono dimostrati l’interleuchina-1 (IL-1), il Tumor Necrosis Factor alfa (TNF-alfa), l’interleuchina-6 (IL-6) con ulteriore stimolo alla proliferazione delle cellule dell’infiammazione e dei piccoli vasi (neoangiogenesi), che sono responsabili dell’aumento di volume della membrana sinoviale (iperplasia villosa), che viene a costituire il cosiddetto “panno sinoviale”. Si verifica inoltre una tendenza all’espansione dei processi disimmmunitari nei pazienti reumatoidi di vecchia data, nei quali è frequente la comparsa di auto-anticorpi diretti contro svariati antigeni (antigeni nucleari, collageno, proteoglicani, ecc.). La cartilagine nelle fasi avanzate presenta estese perdite di sostanza, che determinano un assottigliamento della rima articolare riscontrabile anche radiologicamente, mentre la cavità articolare è il più delle volte occupata da un versamento, avente le caratteristiche di un liquido infiammatorio. La proliferazione del “panno reumatoide” e l’attivazione degli osteoclasti (le cellule deputate al riassorbimento delle trabecole ossee), dovute a liberazione di citochine in conseguenza del processo infiammatorio locale, sono responsabili dei fenomeni erosivi a carico dei capi ossei e dei tendini.

2 commenti

  1. articolo molto interessante, anche se è una sintesi del tutto però rende molto bene i concetti.

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