Ospizio lager shock, gestito da un prete: anziani legati a letti, tavoli e termosifoni

Davvero incredibile quanto scoperto nel Forlivese e nello specifico a Predappio, dove alcuni anziani ospiti di uno ospizio venivano legati con fascette di plastica o stoffa a letti O poltrone, ma anche gambe dei tavoli o termosifoni, con il solo obiettivo di farli stare tranquilli anche se tranquilli comunque lo erano già. E’ questo quanto accadeva all’interno di un ospizio lager gestito da un prete sito a Predappio, in provincia di Forlì scoperto dagli investigatori della squadra mobile all’interno della struttura socio assistenziale Opera San Camillo di Predappio sulle colline Forlivesi. Il direttore di questa struttura è un sacerdote di 60 anni, il quale collaborava con un assistente di 40 anni e per loro sarebbe scattata la sospensione per 4 mesi dall’esercizio del pubblico servizio, ma ulteriori provvedimenti saranno presi dalla magistratura in seguito allo sviluppo delle indagini che sono tutt’ora in corso.

Pare che sotto osservazione ci siano le responsabilità del resto del personale, ovvero di una decina di persone fra interni e avventisti. All’interno della struttura erano presenti poco più di una trentina di anziani, molti non autosufficienti e con necessità di una costante assistenza, mentre per quanto riguarda il personale pare sia stata registrata nell’ultimo periodo una carenza e proprio questo aspetto sarebbe sarebbe alla base del trattamento di coercizione nei confronti degli anziani ospiti.

Il Blitz è scattato all’alba di ieri dalla polizia all’interno del San Camillo dove è stato ritrovato un paziente legato e due soli operatori al lavoro, mentre altri due si apprestavano a dare loro il cambio. Nel corso della Perquisizione oltre ad essere stato ritrovato il paziente legato, i locali sono stati rinvenuti in precarie condizioni igieniche e proprio a tal riguardo nelle prossime ore saranno effettuati altri sopralluoghi dai funzionari dell’ASL i quali dovranno stabilire se i pazienti dovranno essere trasferiti altrove. Purtroppo dalle indagini è emerso che gli anziani venivano legati ai letti, sedia,poltrona e termosifoni con cinghie di contenzione anche quando erano tranquilli e non davano in escandescenza e in alcuni casi venivano lasciati così per lunghi periodi anche in spazi comuni della casa di riposo per anziani e pazienti psichiatrici.

L’inchiesta è stata portata avanti dalla Procura di Forlì, nello specifico su richiesta del PM Filippo Sant’Angelo e si ipotizzano reati di maltrattamenti all’opera San Camillo di Predappio, una storica struttura per anziani del paese. Alcune telecamere nascoste della polizia sono riuscite a girare delle immagini davvero scioccanti ovvero come già abbiamo detto, anziani mansueti ammanettati con delle fascette a letto come fossero crocifissi, è questo quanto dichiarato dal dirigente della squadra mobile della Questura di Forlì Mario Paternoster. Le Immagini raccontavano di un anziano legato ad una poltrona costretto a sollevare tutta la sedia per potersi recare in bagno.Come già detto, al momento i due denunciati sono liberi e non sono soggetti a delle misure di limitazione della loro Libertà, ma non potranno in alcun modo esercitare la loro attività lavorativa nella casa di riposo per i prossimi quattro mesi.

La violenza nella terza età non è solo una tematica complessa riguardante il settore socio-sanitario ma in generale un vero e proprio tabù sociale. Il progetto Interreg IV Italia- Austria “Violenza nella terza età” si propone di infrangere questo tabù.
Una formazione ad hoc vi può aiutare ad affrontare meglio eventuali situazioni di violenza nella vita professionale. Nel contesto assistenziale, gli/le anziani/e possono essere sia vittime che autori/trici di violenze. Anche a voi può capitare di dovervi confrontare con situazioni del genere nella vita professionale di tutti i giorni. La vostra è una professione che regala gioia e soddisfazioni, ma purtroppo le eccezioni non sono infrequenti.
Questo programma formativo si propone di:
• supportare e aggiornare gli/le operatori/trici professionali del settore socio-assistenziale e sanitario nel confronto con una tematica delicata come quella della violenza e dell’aggressività.
• preparare e formare chi si avvia a una professione nel settore socio-assistenziale e sanitario alla sfida rappresentata dalla “violenza nella terza età “.
Partecipare a questo programma di formazione vi aiuterà a riconoscere la violenza ed adottare i necessari provvedimenti per evitarne il ripetersi; purtroppo infatti, quello della violenza nella terza età è un problema diffuso. Dell’argomento tratta anche il rapporto pubblicato dall’OMS nel 2011 sui maltrattamenti alle persone anziane. Ogni anno in Europa sono più di 8.300 le vittime di omicidio di età pari o superiore ai 60 anni e 10.000 anziani/e sono oggetto di abusi quotidiani da parte di operatori socio-sanitari, familiari o altre persone. Le violenze domestiche. Inoltre, la violenza può essere esercitata anche dagli/lle stessi/e assistiti/e.
Spesso chi è costretto da una malattia o da altre circostanze legate all’avanzare dell’età ad affidarsi all’assistenza altrui perde la propria indipendenza e la propria capacità di autodeterminazione. Molte di queste persone non sono più in grado di esternare i propri desideri e le proprie necessità e si trovano, così, a dipendere dagli altri.
Chi presta assistenza si trova ad affrontare ogni giorno situazioni anche estremamente impegnative; infatti, spesso, fare la cosa più “giusta” per gli/le assistiti/e è davvero difficile. Un’azione involontariamente “sbagliata” può avere molteplici e pesanti ripercussioni su tutte parti coinvolte: gli/le assistiti/e possono essere feriti nel corpo e/o nella psiche, gli/le auto- ri/trici incorrere in conseguenze sul piano legale.

Cos’è la violenza nella terza età?

Esempio
Lisa F. ha 80 anni e vive da sola. Lisa è sempre stata una donna indipendente, con un proprio stipendio e da quando è rimasta vedova è riuscita comunque a cavarsela egregiamente vivendo da sola nella sua abitazione di proprietà. Da qualche anno, però, la vista di Lisa è andata progressivamente peggiorando e oggi Lisa si trova ad affrontare grandi difficoltà anche in casa propria e può ormai uscire solo se accompagnata.
Sua figlia, impegnata con il lavoro, ha pochissimo tempo da dedicarle e fa del suo meglio per organizzarle la vita nel minimo dettaglio: da anni la figlia si occupa di tutte le questioni burocratiche ed ha accesso al conto corrente della madre; Lisa, infatti, non è più in grado di leggere e quindi non può più gestirlo. Per fare la spesa, Lisa si fa aiutare dalla donna delle pulizie, ma deve comunque sempre chiedere il denaro alla figlia.
Dopo una brutta caduta, in cui ha riportato una frattura del femore, Lisa ha dovuto accettare che un giorno la figlia le mettesse in casa una badante con cui deve convivere. Lisa non accetta la badante e la caccia regolarmente di casa; la figlia, totalmente impotente, è esasperata dalla cocciutaggine della madre e minaccia di farla ricoverare in una casa di riposo. La signora Lisa rimane della propria idea; qualche giorno dopo, tuttavia, cade nuovamente rompendosi diverse costole. Ora non si può più opporre alla presenza della badante, ormai assunta a tempo pieno. La badante è una persona cordiale, ma mette Lisa a letto molto presto perché preferisce trascorrere la serata da sola. Lisa si arrabbia perché è abituata a stare alzata a lungo, e poi, non vuole mangiare quello che la badante le cucina, perché si tratta per la maggior parte di piatti cui non è abituata.

La violenza nei confronti delle persone anziane può assumere diverse forme. Può consistere in abusi fisici e psicologici fino ad arrivare allo sfruttamento economico.

Quindi, la violenza nei confronti degli/le anziani/e può assumere diversi aspetti:
• Violenza fisica
• Violenza psicologica
• Violenza sessuale (in Austria questa forma di violenza si indica perlopiù con l’espressione “violenza sessualiz- zata”)
• Violenza economica
• Violenza strutturale
• Trascuratezza
• Limitazionedella libera volontà
• Indicatori di violenza
Violenza fisica: “Mi fai male!”
La violenza fisica si può manifestare con calci, percosse, strattoni, ma anche una contenzione frequente e ingiustificata. Anche la sedazione farmacologica senza il consenso del medico o dei familiari può essere considerata una forma di violenza fisica. Spesso, tracce di violenza fisica si possono riscontrare solo in casi di estrema brutalità e risultano di difficile classificazione; infatti, ematomi e ferite possono essere causati anche da cadute o particolari patologie.
Violenza psicologica: “Chiudi il becco, vecchio imbecille !” Particolarmente frequente e ricca di sfaccettature, la violenza psicologica è spesso difficilmente riconoscibile. Rientrano nella violenza psicologica gli ordini, le minacce, le coercizioni, i rimproveri, la derisione, gli scherni, le umiliazioni; anche parlare degli/le assistiti/e in loro presenza, ignorarli/e e trascurarli/e (ossia non provvedere adeguatamente alla soddisfazione dei loro bisogni fisici e psicologici essenziali) può essere considerata una forma di violenza psicologica. Nella maggior parte dei casi, le conseguenze di questa forma di violenza si fanno sentire solo dopo molto tempo.
Violenza sessuale: “Questo contatto fisico mi mette a disagio”
Il termine “violenza sessuale” indica qualsiasi tipo di contatto che avvenga senza il libero consenso di chi ne è oggetto. Di violenza sessuale si parla anche nel caso in cui, a causa delle sue condizioni di salute, la persona che ne è oggetto non sia in grado di manifestare il proprio libero consenso.
La violenza sessuale, tuttavia, non si limita soltanto allo stupro o alla coercizione, ma comprende anche:
• i commenti allusivi
• il mostrare materiale pornografico
• il disprezzo del corpo invecchiato
• le manipolazioni inopportune durante l’igiene intima
• il costringere un’anziana signora a portare i capelli corti perché è più facile curarli oppure costringere l’anziano/a ad indossare abiti sgraditi, ad esempio una tuta da ginnastica (gender-based violence).
• il mancato rispetto di abitudini culturali riguardanti l’igiene corporea.
• il non tener conto delle personali preferenze rispetto al personale di cura maschile o femminile.
Vi è, inoltre, un aspetto ancora oggetto di molti tabù: quella della sessualità nella terza età è una risorsa che passa quasi inosservata all’interno delle strutture. Per gli assistiti/e risulta quindi estremamente difficile esprimere adeguatamente le proprie esigenze sessuali. Soprattutto gli/le assistiti/e che a causa di disturbi psicologici non sono ormai più in grado di esprimere chiaramente le proprie esigenze si vedono opporre un chiaro rifiuto, e questo vita naturai durante. Questa è una forma di trascuratezza passiva assimilabile alla violenza.
Violenza economica: “Non ti dò una lira!”
Il termine “violenza economica” indica qualsiasi azione che comporti una dipendenza economica. Di violenza economica si può parlare in caso di sottrazione di mezzi finanziari e di negazione del sostentamento basilare (diritto di abitazione, usufrutto, etc.), di sfruttamento degli/le assistiti/e e di estorsione. La violenza economica può essere dimostrata solo quando l’autore/trice ne trae un vantaggio diretto. Di violenza economica si può parlare anche quando gli/le assistiti/e vengono co- stretti/e a rinunciare a tutti i loro averi, ad esempio agli oggetti personali e di valore affettivo, cosa che va a compromettere notevolmente il loro benessere all’interno di un ambiente loro estraneo. Questa forma di violenza si può riconoscere nell’organizzazione degli spazi riservati agli/lle anziani/e.
Trascuratezza
La violenza nei confronti delle persone anziane non si manifesta solo sotto forma di abusi fisici; anche tutte le azioni e le omissioni in grado di produrre gravi ripercussioni negative sulla situazione di vita e sul benessere emotivo della persona anziana possono essere considerate a pieno titolo “violenza” (Dichiarazione di Toronto sulla Prevenzione Globale dei Maltrattamenti agli Anziani, OMS 2002).
Qualche esempio di comportamento negligente:
• ignorare le persone
• non rispondere
• dare del “tu”
• far attendere a lungo gli assistiti/e per andare in bagno

• lasciare a lungo gli assistiti/e con il pannolone o la traversa sporchi
• lasciare gli assistiti/e a lungo nudi/e
• negare agli/le assistiti/e i necessari ausili/le necessarie risorse
Inoltre:
• la mancata prestazione dell’assistenza necessaria nelle attività quotidiane
• la mancata prestazione delle necessarie cure igieniche ed assistenziali
• la mancata somministrazione di cibo e bevande
• la mancata prestazione di adeguata assistenza in caso di degenza a letto
possono essere causa di difficoltà di orientamento, disturbi della coscienza e dell’attenzione fino ad arrivare alla comparsa delle cosiddette piaghe da decubito.
Limitazione della libera volontà
Che nelle strutture la libera volontà degli/le ospiti sia soggetta a limitazioni è un fatto assodato; emerge, tuttavia, una tendenza verso l’autodeterminazione e l’indipendenza.
Vi sono però anche situazioni in cui, a causa dello stress o per mancanza di tempo, gli/le assistenti si vedono costretti/e a ricorrere continuamente alla violenza: lo fanno e si avvalgono frequentemente della parola per giustificare le proprie azioni. Alcuni esempi:
• somministrazione forzata di cibo e bevande
• igiene personale contro la volontà dell’assistito/a
• divieto di contatti con altre persone
• accendere o spegnere radio e televisore senza esserne richiesti

• disturbi del ritmo sonno-veglia
• costringere gli/le assistiti/e a svegliarsi o lavarsi troppo presto
La prevaricazione è un fenomeno comune a tutti gli ambiti della vita. La limitazione della libera volontà può essere causa di malumore, può portare l’anziano/a chiudersi in se stesso, a perdere la voglia di vivere fino a desiderare la morte.
La violenza nella terza età per le donne: aspetti di genere Una visione di genere della tematica della “violenza nella terza età” dal punto di vista delle donne:
• le donne sono più frequentemente vittime di violenza (nell’immediato contesto sociale)
• la maggior parte delle donne giunge alla terza età (spesso in condizioni di fragilità e vulnerabilità)
• I rapporti di potere in seno alla società contribuiscono a far sì che le donne si trovino spesso svantaggiate (e proprio nella terza età i molteplici svantaggi cui la donna è sottoposta possono comportare pesanti disagi.)
• Comportamenti sessuali violenti, soprusi e minacce nei confronti delle donne da parte di coniugi e compagni di vita non sono, purtroppo, una rarità (spesso anche in età avanzata alcuni uomini fondano la propria autostima sulla potenza sessuale; la vecchiaia non protegge dallo stupro).
E’ molto diffusa l’errata convinzione che le donne anziane non siano soggette ad abusi sessuali; gli uomini sfruttano infatti la loro incapacità di difendersi e la loro vulnerabilità e questo fa sì che anche le case di riposo siano teatro di episodi di violenza sessuale. Atti di violenza nei confronti di anziani ed anziane vengono perpetrati in pubblico, nelle case di riposo-centri di degenza e fra le mura domestiche.
Quella della violenza contro le persone anziane rimane ad oggi una tematica fortemente tabù. E forse l’assordante silenzio che circonda questa tematica è tale perché in questo caso, delle violenze sono autrici anche le stesse donne. Tuttavia, tutte le forme di violenza si verificano in un contesto culturale di stampo maschilista. Da un’analisi sensibile al genere degli atti di violenza emerge chiaramente come, in un contesto culturale di stampo maschilista, mentre per l’uomo violenza è sinonimo di guerra con tutti i mezzi possibili e di eliminazione fisica, in una sorta di furore distruttivo, le donne tendano, invece, a ricorrere alla violenza per autodifesa, eccesso di stress ed esasperazione. Inoltre, una specifica analisi di genere del fenomeno della violenza nella terza età non può non considerare come soprattutto le donne si facciano carico dell’assistenza e della cura dei familiari e che anche le professioni socio-sanitarie e mediche legate all’assistenza delle persone anziane siano svolte in prevalenza da donne.
Modelli di cura e assistenza riconosciuti
Vi presentiamo due modelli di assistenza da tenere eventualmente in considerazione nella prevenzione della violenza:
Attività della vita quotidiana (ATL – Aktivitaten des Taglichen Lebens)
Le attività della vita quotidiana (ATL) si basano sui principi di una vita sana ed offrono agli/le assistenti un utile strumento orientativo per l’identificazione delle esigenze fisiche, psicologiche e psico-sociali degli/le assistiti/e nel quadro del processo assistenziale.

Ciascuna attività ATL deve essere sempre vista in relazione e in interazione con le altre.
Le 12 attività ATL secondo Liliane Juchli sono:
• garantire la sicurezza
• respirare
• essere svegli e dormire
• lavarsi e vestirsi
• muoversi
• mangiare e bere
• regolare la temperatura corporea
• espellere
• comunicare
• sentirsi uomo/donna e comportarsi come tale
• tenersi occupato/a
• trovare un “senso”
Attività ed esperienze esistenziali della vita (AEDL – Aktivita- ten und existentielle Erfahrungen des Lebens )
Monika Krohwinkel ha aggiunto alle 12 attività ATL l’elemento “confrontarsi con le esperienze esistenziali della vita”, elaborando complessivamente 13 modelli AEDL. Rispetto alle attività ATL, quelle AEDL sono impiegate specificamente nella cura e nell’assistenza delle persone anziane.
Chi è colpito/a dalla violenza nella terza età?
Il fenomeno della violenza nella terza età vede coinvolti diversi “ruoli”:
• il ruolo di chi della violenza è vittima, sia come assistito/ a che come assistente
• il ruolo di chi della violenza è autore/trice, come assistente professionale o non professionale il ruolo di chi , è osservatore-testimone della violenza da parte di assistenti professionali o non professionali, familiari inclusi.
Spesso osservare violenze perpetrate da assistenti o familiari è fonte di insicurezza, dato che non si sa quale sia la cosa più giusta da fare o come si possa veramente dare un aiuto. La presenza di tutti questi ruoli rende difficile sviluppare idonee strategie operative e/o prevenire la violenza, in quanto è necessario affrontare il tema in modo differenziato.
La violenza nella terza età tra autonomia e assistenza La dipendenza, più o meno consapevolmente accettata, gioca un ruolo fondamentale in questo contesto. Nella loro attività quotidiana, gli/le assistenti si trovano a dover prendere continue decisioni:
• le cure igieniche vanno effettuate ora o più tardi?
• Gli/le assistiti/e mangiano a sufficienza?
• Gli/le assistiti/e assumono una sufficiente quantità di liquidi?
• Si può accettare il rifiuto delle terapie farmacologiche?
• Come rispondere al rifiuto di cure ed assistenza da parte degli/le assistiti/e?
• Come comportarsi in caso di sfasamento del ritmo sonno-veglia?
• Come affrontare eventuali disturbi comportamentali e psicologici?
Questi e molti altri interrogativi continuano a riproporsi giorno dopo giorno. A volte la decisione è semplice; altre volte, invece, decidere si fa più arduo e si va incontro a situazioni conflittuali.

“L’etica”, dice Larissa Krainer, “richiede delle decisioni, ma assumere decisioni e trovare risposte sulle questioni etiche non è per niente facile.” Quindi per gestire queste gravose situazioni nell’ assistenza è importante da un lato affrontarle come questioni di natura etica e dall’altro comprendere che esistono zone d’ombra che danno origine a tali dilemmi. La tesi di Larissa Krainer e Peter Heintel individua la causa di numerosi conflitti in alcune zone d’ombra di importanza decisiva (Krainer und Heintel, 2010; Heintel, 2005). Le zone d’ombra si caratterizzano sempre per la presenza di posizioni divergenti, ciascuna sorretta da una propria giustificazione e non è, pertanto, possibile risolverli “mettendo a tacere” le posizioni altrui (cioè stabilire se qualcuno ha ragione o torto). Quindi, è importante individuare le contraddizioni, riflettere su di essi e saperli gestire. Le situazioni nell’ assistenza più gravose impongono agli/lle assistenti di decidere fra ciò che l’assistito/a desidera e ciò che è meglio per lui/lei. Ogni decisione comporta una ponderazione dei pro e dei contro e nell’etica non possono esistere pretese di assolutezza. (Eckhardt 2010).
Nel processo decisionale, la scelta dipende dalla risposta ai seguenti quesiti:
• cosa vale pernoi e perché?
• Cosa è importante per la persona interessata insieme a cui o per cui si deve prendere una decisione?
• Ciò che prevediamo di fare è davvero il meglio possibile perquesta persona?
(Da: „Demenz und Palliative Geriatrie in der Praxis”, Kojer Marina, Schmidl Martina, Springer Verlag, 2011).

Cosa favorisce la violenza?

Nella maggior parte dei casi, le violenze che si verificano nell’ambito dell’accompagnamento e dell’assistenza alle persone anziane sono figlie della frustrazione. Le cause della frustrazione sono molteplici e possono essere legate o meno al rapporto di assistenza e cura.

Esempio sul tema “Cosa favorisce la violenza”
La signora Muller lavora in una grande casa di riposo-centro di degenza. Considerato che nell’ultimo periodo ha avuto luogo un consistente cambio di personale e che alcuni dipendenti mancano perché affetti da influenza, si rende necessario distribuire in maniera particolarmente efficiente i compiti da svolgere. Dato che i trattamenti di igiene personale degli/delle ospiti devono concludersi al più tardi entro le 9.30, il/la dirigente tecnicoassistenziale decide che il/la dipendente che fa il turno di notte debba assumersi l’incarico di curare l’igiene personale di più ospiti. Consapevole del proprio dovere, ma con un certo senso di colpa, alle quattro e mezza la signora Muller comincia a fare il bagno ai/lle primi/e ospiti e a prestare i trattamenti igienici. Gli/Le anziani/e si ribellano, sono arrabbiati/e e non collaborano. La signora Muller comunica questa circostanza in sede di passaggio di consegne, ma i/le colleghi/e pensano che il problema non sia grave e che gli/le ospiti debbano anch’essi/e andare incontro agli/alle assistenti quando se ne presenta il bisogno.

Sovraccarico nell’assistenza in generale
Nelle attività di assistenza in generale si incontra una serie di difficoltà, tra cui ad esempio:
• Le difficoltà legate a situazioni di assistenza di lunga durata: Nella maggior parte dei casi, le situazioni che richiedono assistenza durano per lunghi periodi e chiamano coloro che prestano assistenza ad un impegno gravoso che spesso sfocia nel sacrificio ed in un eccessivo carico di stress.
• La quasi totale assenza di risultati positivi: Nonostante il grande impegno, i risultati positivi stentano a vedersi mentre, al contrario, le competenze di vita e le capacità della persona assistita si riducono ogni giorno di più.
• Il confronto quotidiano: Il confronto quotidiano con la fragilità della persona assistita può creare ansia per il proprio futuro.
• La proroga a lungo termine: Dover rimandare i propri interessi ed i propri obiettivi a tempo indeterminato contribuisce a far crescere la propria insoddisfazione rispetto alla situazione in cui ci si trova.
• La carenza di opportunità formative: La carenza di opportunità di formazione e di aggiornamento rende più difficile affrontare particolari situazioni di assistenza con un atteggiamento professionale.
• Il boicottaggio: Può accadere che la persona assistita rifiuti in parte le cure e l’assistenza prestatagli; così, spesso anziché con riconoscenza le attenzioni prestate sono ripagate con diffidenza e accuse.
• Le pretese: La persona assistita ha pretese che risulta difficile soddisfare.
• La pressione psicologica: La continua presenza fisica ed il sentirsi perennemente “a disposizione” mettono chi presta assistenza sotto pressione.
• La presenza di odori sgradevoli: Le frequenti visite al bagno, i continui cambi di biancheria intima, traverse o pannoloni e la presenza di odori sgradevoli sono all’ordine del giorno.

• Relazione asimmetrica: La prolungata dipendenza da assistenza dà complessivamente luogo ad una relazione asimmetrica di cui l’imposizione ed il ricorso alla violenza possono essere parte integrante.
(Da: „Den Ursachen zu Leibe rucken”, Michael Blum in Alten- pflege 9/97)
Sovraccarico nell’assistenza residenziale
L’assistenza residenziale in particolare riserva un’ampia serie di difficoltà. Ne forniamo di seguito alcuni esempi:
• Coercizione istituzionale: Solo di rado accade che la persona anziana si trasferisca o soggiorni in una casa di riposo di propria spontanea volontà; di conseguenza, tutte le misure coercitive “istituzionali” possono avere ripercussioni negative.
• Strutture spaziali e temporali: Le strutture spaziali e temporali sono prefissate ed estranee. Il senso di dipendenza, vissuto come una grande minaccia da parte dell’anziano/a dei nostri giorni, può essere causa di sensazione di impotenza, sensi di colpa e malinconia.
• Routine fisse: L’esistenza di routine fisse, che lasciano poca libertà di azione, limita fortemente la sfera privata e sessuale dell’ospite privandolo/a quasi completamente della privacy.
• Perdita dell’autonomia decisionale: La perdita della propria autonomia decisionale, delegata al personale, viene vissuta dagli/le assistiti/e come una prevaricazione. Una situazione in cui la diversità dei ruoli rivestiti dai/dalle protagonisti/e è deltutto evidente: attività frenetica da parte degli/le assistenti a fronte di mancanza di partecipazione e apatia da parte degli/le assi- stiti/e.
• Rinuncia alle abitudini e alle conoscenze di un tempo: Può accadere che gli/le assistiti/e debbano rinunciare alle loro abitudini ed alle loro conoscenze, che i contatti con l’esterno si facciano difficili o che il frequente avvicendamento del personale faccia venire meno importanti figure di riferimento.
• Impotenza appresa: Spesso l’impotenza degli/le assistiti/e è “appresa” nella casa di riposo .
• Sovraccarico e pretese eccessive: Il sovraccarico e le pretese eccessive, le tempistiche estremamente strette, specie in caso di assenza o carenza di personale, l’attribuzione di responsabilità pertroppi/e assistiti/e e l’assenza di privacy risultano estremamente pesanti.
• Turni di lavoro: Talvolta il lavoro in turni rende difficile intrattenere contatti sociali regolari; la scarsa remunerazione economica e la mancanza di possibilità di carriera minano l’autostima degli/le assistenti.
• Difficoltà di comunicazione: Difficoltà di comunicazione con gli/le ospiti della struttura; i segnali provenienti dagli/le ospiti non vengono raccolti/vengono male interpretati
• Molestie sessuali: Lamentele e mugugni sono tutt’altro che una rarità; inoltre, soprattutto il personale femminile è esposto a molestie a sfondo sessuale da parte di alcuni ospiti.
• Carattere sanzionatorio: A volte i provvedimenti adottati assumono un carattere sanzionatorio.

• Mobbing: A lungo andare, il lavoro di squadra può risultare pesante; quindi, quello del mobbing è un fenomeno che non si può del tutto escludere.
Sovraccarico nell’assistenza domiciliare
Anche l’assistenza domiciliare presenta le sue difficoltà:
• Emarginazione sociale: L’emarginazione sociale della persona assistita e di chi la assiste è provocata dall’ isolamento.
• Indipendenza emotiva: Solo raramente chi assiste i genitori dimostra di possedere la capacità di percepirli come individui indipendenti, di mettere dei “paletti” e di aver acquisito una chiara indipendenza emotiva dagli stessi ( = maturità filiale).
• Mancanza di apprezzamento: La mancanza di apprezzamento fa aumentare la sensazione di stress e risulta difficilmente compensabile.
• Ristrettezze e preoccupazioni economiche: Il disagio economico nasce principalmente dalla perdita del posto di lavoro.
• Spazi abitativi ristretti: Eventuali condizioni abitative ristrette influiscono negativamente sul benessere de- gli/le ospiti.
• Offerte di sgravio del carico di assistenza: Spesso non si è adeguatamente informati sulle offerte di sgravio del carico di assistenza.
• Dipendenze: Eventuali dipendenze dell’una o dell’altra parte rendono difficile il rapporto di assistenza.

Esperienze
Il vissuto personale dell’assistito/a influisce sul rapporto di assistenza. Le seguenti esperienze possono favorire la violenza:
• Esperienze di violenza vissute in prima persona
• Presenza di rapporti caratterizzati da violenza in fami- glia/nella coppia
• Diverso retroterra culturale degli/le assistenti
• Difficoltà nei rapporti genitori/figlio/a e nella relazione di coppia
• i processi di “transfert” possono portare allo sviluppo di sensazioni negative nei confronti di determinati/e assistiti/e o degli assistenti.
Biografia: A cosa ci si riferisce con i termini “biografia” o “lavoro biografico”?
La biografia è la storia della vita di una persona. La biografia di una persona è legata a doppio filo al suo “destino epocale”, ossia agli eventi storici verificatisi nel corso della sua vita. Il lavoro biografico si esplica nell’impiego e nel coinvolgimento del vissuto personale della persona anziana nel quadro dell’accompagnamento e dell’assistenza. L’obiettivo che si pone il lavoro biografico è quello di riconoscere e promuovere l’individualità della persona anziana, contribuendo così ad agevolare le attività di assistenza e a minimizzare il ricorso alla violenza. Conoscere la biografia degli/lle assistiti/e consente di comprenderne meglio lo stile di vita, le abitudini e le peculiarità.
Scarsa psicoigiene
L’uomo è un insieme inscindibile di corpo, mente e anima. Nella nostra società, la psico-igiene riveste grande importanza, perché solo di rado ci prendiamo cura della nostra psiche con la necessaria dedizione. Finché la nostra testa “funziona”, quasi non ci rendiamo conto di cosa e quanto il benessere mentale significhi. Tuttavia, il progressivo aumento delle malattie mentali è un fenomeno evidente e rappresenta una seria minaccia per la nostra convivenza. Spesso lasciamo che i nostri problemi si trascinino irrisolti, siamo bloccati, ci teniamo tutto dentro, senza cercare una via d’uscita dal vicolo cieco in cui ci troviamo; crediamo di dover sopportare qualsiasi cosa. Ci sono molti modi semplici di fare qualcosa per se stessi. Ogni miglioramento conseguito in uno dei tre ambiti fa sentire i suoi effetti positivi anche sugli altri due:
• corpo
• mente
• anima
Prendersi cura della propria psiche significa:
• chiedere tempestivamente aiuto in caso di sovraccarico
• parlare dei propri problemi (nonostante il sovraccarico)
• curare e tutelare le proprie relazioni
• trovare tempo per la creatività e per il relax
Chi ride vive più a lungo – e soprattutto gode di maggiore salute. E chi ride, può anche piangere. Tuttavia, quanto più i problemi sono opprimenti, tanto più è importante consultare un professionista.

Riconoscere la violenza

Come riconoscere la violenza?
“Innanzitutto, occorre contemplare la possibilità che episodi di violenza possano accadere anche nel proprio ambiente. Finché non si crede alla possibilità della violenza nei confronti di persone anziane e bisognose di assistenza sarà impossibile riconoscere la violenza ed i segnali che ce la indicano” (Da: Bru- cker, www.Medical-tribune.de).

Esempio di violenza nella terza età:
Alla signora M., ospite da ormai 4 mesi di una casa di riposo, è stata diagnosticata una forma di demenza. La signora ha 87 anni e da anni lamenta problemi alle ginocchia che ormai le impediscono praticamente di camminare. Ha un solo figlio che le fa visita un paio di volte la settimana. La signora M. non ha mai accettato di trasferirsi in una casa di riposo; spesso racconta episodi improbabili, ma conserva, tuttavia, ancora momenti di lucidità in cui si esprime con estrema chiarezza. Già pochissimo tempo dopo l’ingresso nella struttura, la signora ha raccontato al figlio di essere stata vittima di presunti maltrattamenti fisici da parte degli/lle assistenti, lamentandosi, per esempio, di essere stata costretta a fare cose che non voleva fare (ad esempio, farsi la doccia) bloccandola e tenendola ferma, oppure, di essere stata sgridata in modo tanto brutale da essersi spaventata ed aver sbattuto contro la porta di camera per scappare. A dire il vero, al figlio della signora M. è già capitato di notare talvolta la presenza di lividi sulle braccia ed altre parti del corpo della madre, motivo per cui si è rivolto agli/lle assistenti per sapere cosa le fosse accaduto. Le risposte ripetutamente ricevute in diverse situazioni non del tutto chiare (“sua madre ha sbattuto contro qualcosa “, “sua madre è caduta”, “a sua madre vengono subito dei lividi anche solo a lavarla”), pur facilmente comprensibili, non risultavano tuttavia del tutto convincenti. Il figlio non sapeva più bene cosa credere e visto che la casa di riposo era, comunque, importante per la madre, si è guardato dall’essere troppo “insistente”; inoltre, poteva benissimo trattarsi di un peggioramento dello stato di demenza della madre che ormai magari mentiva senza essere cosciente di farlo.

Non solo la violenza fisica lascia conseguenze ben visibili come ematomi e ferite; anche tutte le altre forme di violenza si manifestano, infatti, con sintomi fisici. La violenza provoca paura e senso di impotenza che creano uno stato di stress permanente, il quale a sua volta dà origine a sintomi riconoscibili.
Indicatori
I seguenti segnali di allarme possono essere indizio di comportamenti violenti:
• Ematomi variamentedatabili
• Arrossamenti, edemi o graffi in aree del corpo atipiche
• Ferite ai polsi e/o alle caviglie dovute a contenzione
• Emorragie non imputabili a cause patologiche
• Fratture ossee, asportazione di capelli
• Scarsa igiene personale
• Piaghe da decubito
• Contratture non imputabili a cause patologiche
• Ustioni
• Stato di timore, paura, diffidenza
• Sbalzi d’umore, depressione, tendenza a ritrarsi
• Aggressività, trascuratezza
• Disidratazione, riconoscibile dalle condizioni della pelle o da stati confusionali
• Perdita di peso e debolezza fisica (dovuti a carenze nutrizionali )
• Anomalie nella somministrazione dei farmaci
• Assenza di adeguata assistenza medica
• Contenzione frequente e di eccessiva durata

• Disturbi del sonno, inappetenza
• Apatia (indifferenza, insensibilità)
• Uso di un tono poco rispettoso tra assistito/a e assistenti
• Contatti altalenanti con il medico oppure mancata presentazione agli appuntamenti medici
• L’assistito/a non viene lasciato/a solo/a durante la visita medica
• Gli/le assistenti si mostrano indifferenti o irritati nei contatti con gli/le assistiti/e
• Gli/le assistenti paiono inesperti.
Indicatori fisici
Anche il minimo segno di violenza fisica riscontrato sul corpo della persona assistita dovrà essere in ogni caso documentato. Autori/trici di violenza nel contesto dell’assistenza alle persone anziane possono essere gli assistenti, i/le familiari, altri/e ospiti della struttura, altre persone o addirittura gli/le stessi/e assistiti/e. A necessitare di adeguata protezione sono soprattutto gli/le assistiti/e, che rappresentano in ogni caso l’anello più debole di questa “catena”, sia nelle strutture di assistenza, che nell’assistenza professionale domiciliare che nell’assistenza privata (Da: „Gefahren fur alte Menschen in der Pflege”,Landespraventionsrat Nordrhein-Westfalen, 2006).

Indicatori di violenza
La violenza ha origine già dalla dimensione sociale; la società odierna estromette la vecchiaia, la malattia e la morte dalla nostra vita quotidiana. Queste esperienze elementari vengono delegate alle istituzioni; il dolore e la morte vengono scaricati su medici e assistenti di ospedali, case di riposo e ospizi (Tirolo) e/o strutture residenziali pubbliche (Alto Adige) e banditi così dalla quotidianità. Una forma di violenza, questa, contro la quale non esiste alcun tipo di strumento giuridico; solo la sensibilizzazione della società può portare a cambiamenti durevolmente sostenibili in questo campo. Spesso all’atto pratico, “riconoscere la violenza” si rivela più difficile di quanto si creda! Gli/le assistiti/e si trovano a subire diverse forme di violenza (si veda il modulo “Cos’è la violenza nella terza età?”) soprattutto da familiari o assistenti da cui dipendono e da cui si aspettano aiuto, cure e attenzioni. Spesso il silenzio che avvolge questa sfera fa sì che gli indicatori della violenza non risultino visibili all’esterno e sfuggano così a qualsiasi controllo (i.a. Kosberg 1988). La soglia del pudore che impedisce alle vittime di parlare delle violenze subite è molto alta e gli/le assistiti/e affetti da disturbi psichici non sono praticamente in grado di raccontare le proprie esperienze di violenza. Quando, poi, la persona anziana si oppone alle violenze subite c’è ragione di temere una escalation. Inoltre, talvolta i segni di violenza risultano difficilmente riconoscibili anche ai/alle profes- sionisti/e del settore. Nella terza età, infatti, le persone sono affette con sempre maggiore frequenza da vari problemi di salute con sintomi ambigui, a monte dei quali potrebbe anche esserci una violenza. A volte anche gli stessi medici nutrono incertezze, dovute al timore di avanzare false accuse e alle relative conseguenze legali.
Tenendo gli occhi sempre ben aperti si può, in ogni caso, riconoscere una situazione potenzialmente in grado di sfociare nella violenza o una situazione di violenza già in corso.

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