Osteoporosi: la mortalità è più elevata nell’uomo. 1 su 8 ne è colpito ma la trascura

“L’alterazione della microarchitettura ossea, in particolare a livello della struttura trabecolare del radio, può aiutare a predire le fratture nelle donne in post-menopausa”, è questa la conclusione dello studio OFELY a cui sono arrivati i ricercatori dell’Inserum UMR 1033 e dell’Università di Lione in Francia coordinati da Elisabeth Sornay-Rendu. L‘osteoporosi è un problema sempre più diffuso e non riguarda solamente le donne, ma al contrario costituisce una seria minaccia anche per gli uomini; secondo i dati riprodotti nelle scorse settimane sembra che questa patologia colpisca circa 3,5 milioni di Italiane e un milione di italiani causando ogni anno circa 100000 fratture di polso e 90000 fratture di femore di cui circa 20.000 solo nell’uomo.

Negli uomini l’osteoporosi tende a comparire molto tardi e non assume quella forma di rapido decadimento osseo tipico delle donne in menopausa, ma non per questo è considerata innocua, in quanto risulta essere molto pericolosa e sembra avanzi in modo più che veloce senza essere diagnosticata e curata. Si tratta di un problema di salute pubblica piuttosto serio e per questo motivo la società italiana dell’osteoporosi del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro da tempo sta cercando di sensibilizzare gli uomini su questo problema poco noto, edotto riguardo nel corso dell’ultimo Congresso Nazionale SIOMMMS, gli esperti non hanno perso tempo nel lanciare l’appello.

Al fine di prevenire questa pericolosa patologia gli esperti consigliano di fare particolarmente attenzione a quelli che sono i fattori di rischio sui quali si può intervenire, come il fumo, l’alcol e l’adozione di una dieta sana e di uno stile di vita non sedentario. Ritornando allo studio, i ricercatori francesi sembra abbiano effettuato un esperimento sul campo, ovvero su 539 donne in post menopausa, individuando il modo di prevedere le fratture tramite tomografia computerizzata quantitativa periferica ad alta risoluzione che consente di esaminare in modo tridimensionale la microarchitettura ossea delle strutture corticali e trabecolari della porzione distale di tibia e radio. Dai risultati è emerso che circa 135 donne sono state interessate da almeno una nuova frattura dovuta a fragilità, incluse 81 le quali hanno subito una frattura importante dovuta ad osteoporosi.

Sembra che dopo aver aggiustato il dato sulla base dei risultati dell’esame di densitometria ossea e del Fracture Risk Assessment Tool, il risultato era praticamente lo stesso.Gli autori hanno concordato sul fatto che questa tecnica può aiutare a identificare le donne ad alto rischio che non sono adeguatamente diagnosticate attraverso la densità ossea, per avviare un adeguato intervento terapeutico. Secondo un altro studio, fare turni di lavoro o viaggiare spesso subendo il jet-lag può aumentare il rischio osteoporosi, soprattutto nei più giovani. “I disturbi del sonno possono essere più dannosi per il metabolismo osseo se si presentano da giovani, quando la crescita delle ossa è fondamentale per la salute scheletrica a lungo termine”, spiega una degli autori, Christine Swanson, assistente professore presso l’Università del Colorado a Aurora, Colorado.

L’osteoporosi nella storia…
L’osteoporosi, la principale e più diffusa malattia dell’osso, è conosciuta da tempo immemorabile . Già 5000 anni fa i medici, osservando le ossa dei cadaveri di persone anziane, si accorsero che in certi casi esse erano più leggere e più porose del normale . Il tipico aspetto a spugna dell’interno dell’osso appariva particolarmente rarefatto, presentando ampi spazi vuoti
È proprio a questo caratteristico aspetto delle ossa colpite che si deve il nome della malattia
La prima descrizione moderna dell’osteoporosi risale al 1885, ma i primi veri studi sulla sua natura e sulle sue cause si attestano alla fine degli anni ’40 . Solo di recente però si è affermata una nuova concezione di questa malattia: infatti nella pratica medica, fino a una ventina di anni fa, l’osteoporosi non era considerata una vera e propria malattia, ma solo la naturale e inevitabile conseguenza dell’invecchiamento, pertanto senza rimedio Le fratture di vertebre o di femore degli anziani, soprattutto donne, erano reputate solo una fatalità, un rischio legato all’età avanzata e che sfuggiva a ogni possibilità di controllo .
– oggi
Oggi si è capito che l’osso, pur andando incontro come gli altri tessuti e organi del nostro corpo a un processo di invecchiamento, non necessariamente deve arrivare a quel grave impoverimento della sua componente minerale, a quella grave perdita di sali di calcio che lo fa diventare tanto fragile
Ma vi è di più: ora si ha la consapevolezza che l’osteoporosi non dipende solo dall’età; infatti, anche se è nettamente più frequente negli anziani, in certe condizioni può comparire a qualsiasi età, anche giovanile o addirittura infantile . Pertanto deve essere studiata, valutata, stimata al pari di una qualsiasi altra malattia
Infatti l’osteoporosi è una condizione di anormalità dell’osso, esattamente come l’insufficienza cardiaca o la bronchite cronica lo sono del cuore e dei polmoni . Naturalmente l’osteoporosi non arriva mai di colpo, a ciel sereno . Così come l’ipertensione e l’ipercolesterolemia, l’osteoporosi è una malattia “silenziosa” che può progredire per diversi anni fino alla diagnosi o finché non avviene una frattura . Spesso però nemmeno una frattura è sufficiente affinché l’osteoporosi sia diagnosticata: infatti si calcola che solo una frattura vertebrale su tre viene riscontrata clinicamente a causa della sintomatologia dolorosa o dell’incurvamento della colonna vertebrale che ne conseguono
Questa peculiarità dell’osteoporosi, unita all’aumento progressivo dell’aspettativa di vita della popolazione in tutto il mondo, ha fatto sì che tale patologia, per le conseguenze cui può esporre, abbia assunto le proporzioni di emergenza sociale, tra le più gravi ed urgenti da affrontare nel XXI secolo .
Diffusione dell’osteoporosi
L’osteoporosi interessa una porzione elevata della popolazione italiana, soprattutto di sesso femminile, e presenta un tasso di crescita proporzionale al crescere dell’età
Alcune caratteristiche peculiari di questa malattia la rendono poco conosciuta e meno temuta di altre: tra queste, la mancanza di dati epidemiologici precisi sulla sua diffusione nel nostro paese, la sua asintomati- cità, il lungo periodo di latenza, la possibilità che i suoi effetti (fratture ossee di diversa entità) siano ascrivibili ad altre cause e la mancanza di programmi di prevenzione consolidati . Il recente interessamento al problema dal parte del Parlamento Europeo sottolinea la valenza sociale e politica di questa patologia, particolarmente diffusa in Italia, dove il quadro demografico caratterizzato da una vita media tra le più alte al mondo, deve far ritenere il nostro Paese tra le aree a maggior rischio di patologia osteoporotica . Si stima che in Italia circa 5 milioni di persone siano affette da tale patologia, anche se probabilmente esiste una larga parte della popolazione a cui la malattia non è stata diagnosticata in maniera corretta
L’osteoporosi colpisce il 33% delle donne tra i 60 e i 70 anni di età e il 66% di quelle al di sopra degli 80 anni . È relativamente meno diffusa negli uomini (20%) . Nel 2000 in tutto il mondo l’osteoporosi ha causato 9 milioni di fratture di cui la gran parte a carico di femore, polso e vertebre Le proiezioni per i prossimi anni sono ancora più allarmanti in quanto tali numeri di per sé impressionanti, aumenteranno drammaticamente Si stima, infatti, che il numero delle sole fratture di femore salirà dagli attuali 1,6 milioni annui ad un numero compreso fra 4,5 e 6,3 milioni entro il 2050 In Italia il 25% delle donne di età superiore ai 40 anni ed il 17% degli uomini di età superiore ai 60 anni è affetto da osteoporosi . In base a questi dati si stima che ad oggi in Italia oltre 3,5 milioni di donne e circa un milione di uomini siano affetti da osteoporosi . Prendendo in considerazione anche l’osteopenia, una condizione in cui la massa è ridotta rispetto alla normalità, che spesso precede l’oste- oporosi e che espone a maggiori rischi di frattura, si calcola che il 66% delle donne ed il 50% degli uomini ne siano interessati . Tali numeri per il nostro Paese sono destinati a crescere ancora più rapidamente che altrove, dal momento che l’Italia è il paese europeo con il più alto indice di vecchiaia (numero di ultrasessantacinquenni ogni 100 giovani di età inferiore ai 14 anni); se infatti nel 2000 si sono registrate 86.000 fratture di femore, la stima è che queste raddoppieranno entro il 2020, arrivando a contarne circa 150.000 .

Conseguenze dell’osteoporosi

Le fratture causate dall’osteoporosi determinano un maggiore rischio di future fratture, detto ‘effetto domino’. Infatti dopo una prima frattura vertebrale:
I Il rischio di sviluppare fratture non vertebrali aumenta di 2-3 volte .
I Il rischio di sviluppare una fratture di femore raddoppia .
I Una donna su quattro riporterà una nuova frattura (vertebrale o non vertebrale) nell’anno successivo .
La frattura di femore, che ogni anno in Italia causa un numero di giorni di ricovero simile a quello legato all’infarto del miocardio, al tumore al seno e al diabete, è la più grave conseguenza dell’osteoporosi .
I Il 20% dei pazienti che hanno subito una frattura di femore muore entro un anno
I La frattura di femore causa disabilità motoria (incapacità totale o parziale di deambulare e incapacità di compiere azioni quotidiane) nel 40% dei casi dopo un anno
I Il rischio di permanenza in strutture di lungo-degenza è aumentata di sei volte
Molto più lacunose sono le stime sulle fratture vertebrali . Queste sono infatti le tipiche fratture che vengono diagnosticate solo tardivamente, spesso per caso, in occasione di una radiografia per il mal di schiena Inoltre una frattura vertebrale resta il più delle volte un fatto tra medico e paziente, non passa attraverso gli ospedali e non rientra nelle statistiche . Addirittura si calcola che due fratture vertebrali su tre sono considerate dai pazienti un banale mal di schiena e non sono neppure portate all’attenzione del medico . E viceversa anche molti medici, di fronte a un mal di schiena, non pensano a una frattura vertebrale e non richiedono una radiografia .

I Costi
L’onere finanziario connesso alle cure delle fratture da osteoporosi è sbalorditivo e continua ad aumentare . Nella sola Unione Europea i costi dovuti all’osteoporosi sono stati 31,7 miliardi di euro nel 2000 e si stima che nel 2050 arriveranno a 76,7 miliardi . Questo perché spesso le fratture da osteoporosi si ripresentano nel tempo: si calcola che le fratture di femore si ripetono nel 14% delle donne e quelle di polso nel 10%, mentre ben il 25% dei casi presenta fratture vertebrali multiple . Attualmente all’incirca 25.000 letti ospedalieri sono necessari per trattare le fratture da osteoporosi e nel 2050, se la situazione non si modificherà, ne occorreranno almeno 56.000 . In Italia nel 1999 le sole spese ospedaliere per le fratture di femore sono state di oltre 555 milioni di euro (1. 100 miliardi di vecchie lire) . Ma in primo piano devono soprattutto essere poste le sofferenze individuali . Dopo una frattura di femore, il 20% dei pazienti non riacquista la capacità di camminare, il 10-15% non è più in grado di uscire di casa da solo e la maggioranza non è più completamente autosufficiente . Le donne anziane, le più colpite dall’osteoporosi e dalle fratture, passano spesso dalla condizione di poter aiutare i familiari a quella di essere di grave peso Infatti, le fratture vertebrali sono causa di una certa inabilità e di dolore e le frequenti recidive possono in pochi anni portare la qualità di vita dei pazienti verso un drammatico degrado Coerentemente con il fatto che le fratture di femore sono la più grave conseguenza dell’osteoporosi, esse sono responsabili dei maggiori costi associati all’osteoporosi ed in Italia nel 2002 hanno determinato un ammontare di oltre un miliardo di euro così ripartiti:
I 40% per riabilitazione post-operatoria;
I 35% per il ricovero ospedaliero;
I 15% per costi diretti (giornate lavorative perse, mancata produttività dei familiari, dipendenza da assistenti a domicilio);
I 10% per le pensioni di invalidità ed accompagnamento per i 18.000
pazienti con disabilità permanente
I maggiori costi associati all’osteoporosi non sono quindi causati dai farmaci utilizzati per il suo trattamento, ma dai costi derivati dalle fratture e dalle loro conseguenze (ad esempio ricoveri, pensioni, invalidità) Conseguentemente i farmaci che riducono maggiormente il rischio di fratture, in particolare quelle di femore, determinano consistenti risparmi per la società, riducendo i costi da queste derivati . L’osteoporosi è una malattia a largo impatto sociale con diverse e comprovate conseguenze negative di matrice sanitaria, sociale ed economica, nonché relative alla complessità della patologia in esame.

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