Padova shock, posta un video su Facebook mentre guida: dopo lo schianto fatale

La mania di filmarsi alla guida e pubblicare su Facebook, o comunque sui diversi social network, il video in diretta ha fatto un’altra vittima. In realtà, episodi di questo genere sono piuttosto rari in Italia. Questa volta, però, la tragedia è avvenuta nei pressi di Padova. Più precisamente a Monselice, a una trentina di chilometri dalla città patavina.

Un automobilista di 32 anni – Yassin Harchi, di chiare origini straniere ma da tempo residente ad Anguillara e impiegato nel settore zootecnico – stava per l’appunto percorre una strada statale, filmandosi e postando il video in diretta su Facebook.

Pochi minuti dopo la sua Alfa 147 si è schiantata contro un palo, e l’uomo è morto sul colpo. Soltanto poche settimane fa aveva destato impressione un episodio molto simile, con due giovani ragazze che si sono schiantate sulla strada per Briine, in Repubblica Ceca, addirittura nel corso della diretta su Facebook.

Una recente statistica ha calcolato che, negli ultimi anni, negli Stati Uniti muoiono circa una cinquantina di persone all’anno proprio mentre si filmano durante performance più o meno pericolose – soprattutto corse in moto e lanci con il paracadute, ma anche per l’appunto durante la guida di un’automobile.

«Lei era stanca aveva chiesto a Elena il favore di guidare»

«Una bonacciona dalla battuta sempre pronta e dal sorriso stampato sul volto, disposta a seguire il fidanzato anche in capo al mondo». A Carbonara, dove Marianna Loro viveva con i genitori Piero e Meri e col fratello minore Davide, di 23 anni, ricordano la ventisettenne come una persona gioviale, disposta ad adattarsi anche a lavori modesti pur di rendersi indipendente dalla famiglia e crearsi una posizione per un futuro assieme al moroso Simone Milan di Pozzonovo. Nella bifamiliare in via Lo- volo, a cento metri dalla grande rotatoria di Ponte Tezze, papà Piero, dipendente del Consorzio di Bonifica, e mamma Meri, caposettore del Personale al comune di Vo’, sono chiusi in un dolore straziante. «Stanno passando momenti terribili, sono inavvicinabili», afferma la zia di Marianna che abita sul retro della bifamiliare. «La ragazza stava vivendo un momento molto bello», aggiunge la donna. «Proprio venerdì 1 settembre aveva iniziato a lavorare alle dipendenze della Dream Solution, un’azienda della zona industriale di Padova. Per lei era come toccare il cielo con un dito, era felicissima ma un destino crudele le ha lasciato questa gioia nel cuore solo per poche ore».
Marianna Loro dopo il diploma conseguito al liceo scientifico Ferrari di Este, si era adattata a fare di tutto. «Aveva aiutato gli zii che gestiscono un distributore di carburanti in paese», racconta la zia. «Poi ha conosciuto Simone e l’ha seguito per amore e per lavoro in Olanda e Portogallo. Fino a qualche mese fa, quando sono rientrati in Italia decisi a mettere su famiglia nel Padovano». Ad Amsterdam, dove il fidanzato si era recato per un progetto di ricerca, la ventisettenne aveva lavorato come commessa in un negozio di souvenir. Per un breve periodo la giovane aveva vissuto con Simo- ne anche a Potenza ed era stata impegnata in un’associazione che opera per conto dell’Unicef, ma il suo sogno era quello di mettere su famiglia nella sua terra.
Sabato sera prima della tragedia i due fidanzati erano stati in un locale della zona di Maserà in compagnia della coppia di amici. Forse per festeggiare il primo giorno del nuovo lavoro di Marianna. All’uscita aveva affidato la guida della sua Lancia Y alla ragazza di Conselve. Lei aveva preso posto sul sedile lato passeggero. Le due coppie si stavano con tutta probabilità dirigendo verso Pozzonovo dove abitano i due ragazzi. Ieri mattina la notizia della tragedia di B attaglia Terme è rimb alzata in poco tempo a Carbonara e a Bastia dove la domenica si tiene il mercato settimanale. Marianna è stata ricordata nel corso delle messe domenicali celebrate nelle due chiese da don Richard e don Mauro.

«Tutti lo temevano per la sua stazza, era il gigante buono»

Amici, energia, voglia di vivere e di divertirsi, la capacità meravigliosa di regalare sorrisi. La comunità di Mottinello Nuovo, a Galliera, è sconvolta dalla morte di Dario Scapin, che lascia la famiglia: mamma Luisa, conosciuta in paese per aver gestito una merceria, papà Luigi e la sorella Alessia. «Amava rendermi felice» , ricorda l’ex fidanzata, Giulia Velo, una storia importante, durata quattro anni, fino ad inizio di questo. Dario viveva in via Campagna con i genitori. Da tanti anni era impiegato come macellaio alla Italbovini a Tempio di Ormelle, nel Trevigiano. Nella stessa azienda lavorava anche il papà. La notizia della tragedia ha lasciato senza parole i colleghi di lavoro, che lo descrivono come un «bravissimo ragazzo». Sabato sera il trentunenne gallierano stava rientrando dalla festa di matrimonio di una cugina. «Dario era un ragazzo pieno di vita», ricorda commosso il presidente della Polisportiva Mottinello Nuovo,
Adriano Turcato, «Ha giocato con noi dai 15 ai 20 anni, dagli Allievi fino ai Juniores. Era il classico centrocampista avanzato, aveva un piede buono e tirava da fuori area. Aveva un carattere esuberante, sempre pronto alla battuta, davvero fantastico» . E poi c’è la sua ex,
Giulia, una storia durata quattro anni. La fine dell’amore era diventata una bella amicizia, un rapporto fraterno: «Ho saputo che Dario non c’è più dai suoi familiari. Lui era una persona buona, solare e molto socievole», ricorda, «Amava far ridere la gente e aveva una di quelle parlantine facili in grado di coinvolgere anche le persone più timide. Dario amava mettersi in tiro e farsi bello, almeno per me. Era appassionato del suo lavoro, inoltre amava cucinare e adorava prepararmi i risotti alla domenica al mare. Poi al mattino si leggeva la sua Gazzetta dello Sport e si scolava litri di caffè direttamente dalla moca». «Faceva il macellaio», racconta Giulia, «ma avrebbe potuto fare benissimo qualsiasi lavoro con il suo approccio tuttofare e il suo carattere espansivo. Uno dei suoi hobby preferiti era rendermi felice in qualsiasi momento della giornata, e anche in una crisi o in una lite lui cercava sempre il modo di farmi sorridere». Uno strappo violento, improvviso, drammatico. Su Facebook lo descrivono come un «uomo ragno», un «tipo tosto, ma con un grande cuore, con i discorsi che mi facevano ridere fino ad avere le lacrime» . Riaffiorano le istantanee dei primi calci al pallone: «Dario, da piccolo, quanti ricordi sul campo da calcio del patronato: per la sua stazza, tutti lo temevano, ma era buono, era il gigante buono».

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