Padova shock: siringhe conficcate sui muri e tossicodipendeti nei bagni, orrore nel reparto di Pediatria

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Siringhe nei bagni di pediatria è un gruppetto di tossicodipendenti che di tanto in tanto verrebbero visti aggirarsi al piano terreno della palazzina all’interno dell’azienda ospedaliera di Padova. Uno dei quattro avrebbe circa trent’anni vestito in giacca e cravatta con al suo fianco una giovane donna con il volto segnato dalla dipendenza.

Il problema, è quanto resta dopo il loro passaggio: siringhe, cartine, cucchiaini di plastica che finiscono direttamente nel quale. Incursioni limitata al piano terra, fortunatamente non entro nei reparti, ma le segnalazioni continuano ogni giorno.

Poi ci sono altre due ragazze, più giovani, trovate sedute imbambolate sopra il fasciatoio, sempre in bagno. Quattro dovrebbero essere i responsabili del disastro che periodicamente – l’ultima volta la settimana scorsa – viene rinvenuto dagli addetti alle pulizie nei servizi igienici in uso ai bambini, alcuni dei quali in dialisi, e ai loro familiari. Siringhe, cucchiaini, sangue, il terribile spettacolo che si ripete, almeno da quattro mesi a questa parte, con un’intensificazione nell’ultimo. A dicembre la prima segnalazione alla direzione e ai servizi alberghieri dell’Azienda ospedaliera, alla quale ne sono seguite altre…

“A volte quest’uomo, sulla trentina, si accompagna con una donna, anche lei visibilmente sofferente. Poi ci sono altre due ragazze, più giovani, trovate sedute imbambolate sopra il fasciatoio, sempre in bagno. Quattro dovrebbero essere i responsabili del disastro che periodicamente – l’ultima volta la settimana scorsa – viene rinvenuto dagli addetti alle pulizie nei servizi igienici in uso ai bambini, alcuni dei quali in dialisi, e ai loro familiari. Siringhe, cucchiaini, sangue, il terribile spettacolo che si ripete, almeno da quattro mesi a questa parte, con un’intensificazione nell’ultimo. A dicembre la prima segnalazione alla direzione e ai servizi alberghieri dell’Azienda ospedaliera, alla quale ne sono seguite altre”.

In un edificio ospedaliero, più che in ogni altra tipologia edilizia, la concezione della qualità è strettamente legata al “tempo di vita utile” del complesso stesso. Essa, pertanto, è direttamente influenzata dalle scelte progettuali in tema di prestazioni e di mantenimento nel tempo delle stesse. La marcata differenziazione tra il degrado fisico-prestazionale delle componenti edilizio/impiantistiche e l’obsolescenza funzionale delle apparecchiature e tecnologie medicali è una realtà propria dell’Ospedale che si configura sempre meno come “albergo”, assumendo una funzione sempre più marcata di “Luogo ove si svolge un processo specialistico di cura”. E’ indispensabile, quindi, che nella progettazione ospedaliera siano presenti i due ordini di conoscenza: opere civili e impiantistiche, e tecnologie elettromedicali. Poiché la qualità edilizio/tecnologica dell’Ospedale si configura in termini prestazionali riferiti al tempo di vita utile dell’unità edilizio-tecnologica nel suo insieme, lo studio della manutenzione programmata acquista anche la funzione di strumento per controllare l’obsolescenza funzionale differenziata e di conseguenza preservare l’integrità dei livelli prestazionali di obiettivo. Non vi è dubbio, pertanto, che la condizione necessaria per un passo significativo verso la qualità del prodotto risieda in una maggiore attenzione nella valutazione e nella programmazione dei costi di realizzazione e di manutenzione. Il momento progettuale è pertanto essenziale e determinante per una corretta impostazione degli aspetti tecnologici, economici ed operativi legati alla futura gestione dell’organismo edilizio affinché esso possa mantenere le caratteristiche prestazionali desiderate. E’ determinante, inoltre, in fase progettuale, la capacità di valutazione economica dell’obsolescenza funzionale differenziata dei componenti l’organismo ospedaliero nel suo complesso; la conoscenza dell’evoluzione dell’obsolescenza consente infatti la pianificazione procedurale e la programmazione tecnico-economica degli interventi manutentivi. Va da sé che in sede progettuale i sub-sistemi edilizi dovranno assumere una connotazione di massima manutenibilità possibile definita come risposta alle esigenze di accessibilità, integrabilità, regolabilità, riparabilità e sostituibilità. Tale requisito, proprio delle “macchine”, dovrà essere assunto anche dai sub-sistemi edilizi, caratterizzati comunemente da più alte prestazioni di durata, al fine di ovviare agli alti costi economici diretti ed indiretti che identificano i sistemi edilizi tradizionali. Per tale motivazione il Progettista dovrà valutare le prestazioni dei singoli materiali in rapporto ai sub-sistemi edilizi di appartenenza, facendo previsioni sulla possibile concomitanza di obsolescenza funzionale delle unità spaziali, che costituiscono il complesso dell’edificio, in rapporto a quella delle tecnologie biomediche in esse contenute. In buona sostanza, al fine di ottimizzare costi di realizzazione, di manutenzione e di riconversione funzionale dell’oggetto edilizio, si dovrà porre maggiore attenzione alla qualità dei materiali, senza cercare a tutti i costi e per tutte le casistiche l’eccellenza prestazionale in termini di durata, quanto piuttosto quelle qualità prestazionali che permettono la massima manutenibilità come precedentemente definita. In campo edilizio la manutenzione non può più essere considerata, anche da parte dei progettisti, come un’attività di semplice riparazione di un guasto, secondo un approccio purtroppo ancora presente. Essa comprende tutte quelle attività ed operazioni di pulizia, regolazione, sostituzione e/o integrazioni di elementi e/o parte di essi, a scala minore o più estesa, al fine di conservare nel tempo desiderato le caratteristiche prestazionali volute, e per tale ragione va vista anche in un contesto gestionale.

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