Palermo, per gli inquirenti l’omicidio Fragalà fu omicidio di mafia: arrestate 6 persone

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I killer, che si sono accaniti sulla vittima con violenza brutale, avevano messo in conto che questa potesse morire

“Non poteva restare senza colpevoli l’omicidio di un professionista a Palermo”, è questo quanto dichiarato dal Procuratore Francesco Lo Voi, in riferimento alle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo che hanno riportato in carcere tre mesi dei mafiosi già fermati negli anni scorsi per il caso relativo all’omicidio Fragolà. E’ svolta nelle indagini sull’omicidio dell’avvocato Enzo Fragolà ucciso a Palermo lo scorso 26 febbraio 2010; secondo quanto emerso, sembra che i carabinieri hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone con l’accusa di aver avuto un ruolo sulla morte dell’ex parlamentare, aggredito a bastonate la sera del 23 febbraio 2010 all’uscita dal suo studio, pochi metri dal palazzo di giustizia di Palermo. L’avvocato Fragolà, morì solo dopo tre giorni all’Ospedale Civico; gli inquirenti sono concordi nel dichiarare che a determinare la condanna a morte del legale da parte di Cosa nostra, sarebbe stata la sua volontà di convincere alcuni suoi clienti a collaborare con la giustizia. Intervenuto il capo della Procura della Repubblica di Palermo, Francesco Lo Voi il quale ha dichiarato: “I mafiosi volevano dare un segnale a tutta l’avvocatura palermitana”.

Ad ordinare l’omicidio, secondo quanto riferito dalla Procura, pare siano stati il boss del mandamento di Porta Nuova Francesco Arcuri, ma gli esecutori materiali furono Paolo Cocco e Francesco Castronovo, tutti e tre erano liberi al momento dell’arresto. Il delitto fu programmato dai mafiosi del Borgo Vecchio Antonino Abate, Salvatore Ingrassia e dal boss di Resuttana Antonio Siragusa, tutti e tre detenuti i quali vennero indagati ed arrestati in passato per l’omicidio ma poi scarcerati. “Sia per le modalità esecutive che per le finalità, come ha anche riconosciuto il gip, possiamo dire che il delitto Fragalà è un omicidio di mafia che doveva costituire un segnale all’intera classe forense”, ha detto in conferenza stampa il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, sembra che Castronovo, che si presentò a casa del pentito Francesco Chiarello, poche ore dopo il delitto, sotto shock e completamente coperto di sangue, incaricato da Cosa nostra di danneggiamenti ed aggressioni.

Il coinvolgimento di Cosa nostra nel delitto era già emerso nella prima indagine e si era chiusa con un’archiviazione, ma poi il movente rivelatosi falso, venne individuato in presunte avances fatte da Fragalà alla moglie di un detenuto vicino alla mafia. “Sia per le modalità esecutive che per le finalità, come ha anche riconosciuto il gip, possiamo dire che il delitto Fragalà è un omicidio di mafia che doveva costituire un segnale all’intera classe forense”, ha detto in conferenza stampa il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi. Sembra che un contributo fondamentale all’indagine è venuto dal collaboratore di giustizia Francesco Chiavello. Lo Voi ha aggiunto, a tal riguardo, che le dichiarazioni di Chiarello che era a conoscenza di molti particolari sulla programmazione e sull’esecuzione del delitto, sono state sottoposte a verifiche.

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