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Da Angelillo a Corso a Facchetti, anche il capitano insegue un posto nella storia nerazzurra

Un girone da Juve o se preferite da Inter formato Triplete. Comunque sia, la squadra allenata da Stefano Pioli, dopo aver superato il Chievo la scorsa settimana, non dovrà sbagliare quasi nulla in questo girone di ritorno che oggi la vedrà opposta in trasferta col Palermo. L’Inter ha chiuso l’andata a quota 33 punti, pochi se pensiamo a quelli messi insieme dalle squadre che la precedono in classifica, abbastanza se ci si ricorda dov’era quando l’ha presa in mano Pioli, ovvero dopo 12 giornate con soli 17 punti in classifica. L’arrivo del tecnico emiliano ha non solo normalizzato l’Inter, come speravano i dirigenti scegliendolo dopo l’ondulante periodo De Boer, ma l’ha anche potenziata, come si era prefissato proprio Pioli nel giorno della sua presentazione. In questo senso sono esplicativi due dati su tutti.

Il primo: se il campionato fosse iniziato il 20 novembre scorso, giorno del derby, prima gara con Pioli in panchina, oggi l’Inter in un mini campionato di otto partite sarebbe seconda con 19 punti alle spalle del solo Napoli (20) e davanti a Roma e Lazio (entrambe a 18, Juventus a 15 con una gara in meno). In due mesi Pioli ha rimesso l’Inter in carreggiata, ha ridato certezze ed equilibri. Adesso il tempo per recuperare è ridotto, ma Pioli sa che le rimonte sono possibili, l’ha vissuto sulla propria pelle nella stagione ’14-15 quando recuperò il Napoli e arrivò terzo con la Lazio. In quell’annata fu determinante una lunga striscia di vittorie, per l’esattezza 8, che la Lazio mise insieme da febbraio a metà aprile. Adesso il tecnico si sta ripetendo e qui arriva il secondo dato relativo al “potenziamento” di Pioli, ovvero le cinque vittorie consecutive dell’Inter nelle ultime cinque gare di campionato (Genoa, Sassuolo, Lazio, Udinese e Chievo). Il Palermo oggi e il Pescara sabato prossimo a San Siro potrebbero permettere all’Inter di completare un filotto importante prima di presentarsi a Torino allo Juventus Stadium (domenica 5 febbraio). L’ultima volta che l’Inter riuscì a vincere 7 partire di fila fu nella stagione ’12-13 con Stramaccioni in panchina e in quella striscia ci fu anche il successo a Torino in casa della Juve (3-1 il 3 novembre).

Per agganciare la zona Champions a fine campionato, però, la squadra di Pioli non potrà quasi mai abbassare la guardia. Lo ha spiegato bene proprio Pioli alla vigilia della partita col Chievo, la prima del girone di ritorno: «L’anno scorso l’Inter era terza a 39 punti a metà strada e la Roma (che all’andata fece 44 punti, ndr) arrivò poi terza a quota 80: dunque serviranno tanti punti da qui alla fine». Calcolatrice alla mano, il conto è semplice: per raggiungere gli 80 punti, l’Inter dovrà conquistarne 44 nelle prossime 18 giornate, ovvero 2.44 di media a incontro. Qualcosa di mostruoso. Da Juventus, appunto, o da Inter nel periodo d’oro. I bianconeri quest’anno hanno girato la boa a 45 punti (e manca la gara col Crotone); l’Inter nel ’10-11, con Leonardo in panchina conquistò 41 punti nel girone di ritorno. Non basterebbero per raggiungere gli 80, ma forse la zona Champions sì. Perché è vero che la Roma la scorsa annata arrivò terza con 80 punti, ma se si guardano i punteggi ottenuti negli ultimi dieci campionati, si evince come la media sia inferiore, intorno ai 71 (si va da un minimo di 62 punti, Lazio ’06-07, a un massimo di 78, Napoli ’13-14). Difficile capire oggi quanti punti serviranno quest’anno per arrivare terzi, molto dipenderà dal ritmo che terranno le prime e soprattutto se le squadre della parte bassa della classifica invertiranno la loro tendenza negativa, andando a raccogliere (e togliere) punti contro avversarie di rango. Di certo l’Inter potrà permettersi pochi passi falsi – molti gli scontri diretti a San Siro; in trasferta oltre alla Juventus avrà le sfide con Torino, Fiorentina e Lazio – e cercare di vincere almeno 13-14 partite delle prossime 18: impossibile? Chissà, sicuramente stressante per la testa e il fisico dei giocatori che non potranno staccare la spina nei prossimi quattro mesi.  Intanto oggi Pioli, come detto, insegue la sesta vittoria consecutiva e la cercherà contro l’ennesima sua ex squadra. Il tecnico, infatti, nell’ultimo periodo ha affrontato – e sconfitto – tante formazioni che hanno fatto parte della sua carriera. Pioli ha infatti battuto la Fiorentina dove ha giocato dal 1989 al 1995 e poi ha superato Sassuolo, Lazio, Chievo e Bologna (Coppa Italia), tutti club in cui ha allenato dal 2009 in poi. Manca il Palermo, guidato per pochissimi mesi nell’estate 2011. Ps: Pioli dal 1984 al 1987 giocò anche nella Juventus…

La quota tranquillità è un Everest: ottanta punti. L’Inter, per arrivarci, deve viaggiare da qui al termine della stagione, a 2,44 di media. Stefano Pioli, in pratica, deve fare un’impresa monumentale. L’organico messo a sua disposizione ha iniziato a esprimere tutte le sue potenzialità ma, per riuscire a toccare quota ottanta serve altro, ovvero una tenuta mentale che, negli ultimi anni, hanno mostrato solo la Juve e la Roma di Luciano Spalletti nel girone di ritorno dell’ultimo campionato. Quello può essere l’esempio da seguire, anche se l’uomo di Certaldo aveva trovato sì una Roma malconcia e depressa, però quei giocatori – quando Rudi Garcia era al top della sua parabola – avevano già dimostrato di poter lottare addirittura per vincere il campionato. In tal senso, l’Inter non ha ancora dimostrato nulla o, se fa testo l’ultimo torneo, ha palesato evidenti limiti di personalità nel girone di ritorno dopo un’andata in cui per mesi la squadra allenata da Roberto Mancini si era trovata in testa . Un esempio che però non è del tutto calzante: il più grande errore di Mancini è stato quello di non aver dato un’identità tattica all’Inter, cosa che invece Pioli ha fatto. Per quanto riguarda la tenuta mentale, i prossimi mesi saranno un durissimo esame per Icardi e compagni. Perché, nonostante quanto di buono fatto finora, chi sta davanti continua a correre e, il rischio che corre l’Inter è quello di patire un black out da prosciugamento di energie psicofisiche. È accaduto ai tempi di Leonardo (con l’uno-due derby-Schalke che fece svanire scudetto e Champions) e potrebbe succedere anche stavolta. Quell’Inter chiuse però la stagione conquistando la Coppa Italia e, anche per questo, nulla viene lasciato al caso nella coppetta nazionale. L’Inter, come ha giustamente spiegato Pioli, deve tornare ad abituarsi a vincere e, quanto seminato in questa stagione, può essere utilissimo per il futuro. E comunque, visto come era partita la stagione, alzi la mano chi avrebbe pensato oggi di trovarsi in questa situazione.

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Palermo. Stringere i denti, provare a fare un miracolo, aspettare rinforzi per poi giocarsi tutto dopo questo mini ciclo terribile contro Inter (oggi in casa) e Napoli (la settimana prossima in trasferta). Dopo la tormentata conferma, Eugenio Corini sa che il Palermo non può più permettersi di sbagliare, ma è anche consapevole che contro l’Inter attuale sarà durissima. All’andata i rosanero allora allenati da Ballardini sfiorarono la vittoria contro l’undici di De Boer, diciannove partite dopo quella nerazzurra è un’altra squadra con Pioli. «Effettivamente stanno molto bene – sostiene Corini – con l’arrivo di Pioli hanno trovato continuità e qualità. Tuttavia non c’è niente di scontato e noi ci proveremo. Spesso in passato sia da allenatore che da giocatore con l’Inter mi è andata bene, spero di ripetermi. Del resto sono rimasto per combattere».
Una mano gliel’ha data il nuovo ds Salerno che è riuscito a convincere Zamparini a non farlo cacciare, adesso il direttore sportivo proverà a regalargli anche i rinforzi giusti. In avanti si battono le piste Ibarbo e Martinez (col Toro si è tornati a parlare di Hiljemark), in difesa piacciono Spolli e Ajeti. «Mi aspetto che venga fatta qualcosa per migliorare la struttura della squadra – fa notare Corini – ovviamente nel limite del possibile. Servono giocatori che conoscono il campionato e che abbiano partite nelle gambe. Lo dico da quando sono arrivato e spero che qualcosa venga fatta». Prima c’è l’Inter, partita che il Palermo affronterà quasi… in trasferta. Il tifo organizzato lascerà vuota la parte superiore della curva Nord per protesta. «Per me è una grande sofferenza – ammette Corini – perché so quello che possono dare i nostri tifosi».

L’intesa che il ds Piero Ausilio avrebbe già con l’entourage del terzino sinistro Ricardo Rodriguez potrebbe non bastare per portare il mancino del Wolfsburg in nerazzurro. Il nazionale svizzero, infatti, è sì l’obiettino numero uno dell’Inter per la fascia sinistra per giugno (piace poi Wendell del Bayer Leverkusen), ma su di lui è forte il pressing in queste ore dell’Olympique Marsiglia che l’ha messo nel mirino per esplicita richiesta di Rudi Garcia.

L’OM, infatti, ha un disperato bisogno di un terzino sinistro. Il titolare, Bedimo, si è infortunato e l’ex tecnico della Roma sta ovviando all’assenza con i centrali Rekik e Hubocan, di volta in volta schierati sulla fascia. Secondo l’Equipe il Marsiglia sarebbe disposto a pagare subito la clausola di rescissione da 22 milioni per strappare Rodriguez al Wolfsburg, una mossa che metterebbe fuori gioco l’Inter che, al momento, non ha la possibilità di andare a prendere il terzino. Suning, economicamente, non avrebbe problemi, ma sappiamo che per i paletti del Fair Play Finanziario, il club nerazzurro non può esagerare, tant’è che Gagliardini è stato ingaggiato con un prestito oneroso con diritto di riscatto nel 2018. Su Rodriguez c’è anche il Psg, ma l’affondo dell’OM sembra il più deciso. Ausilio può solo sperare che Rodriguez dica no al trasferimento, visto che in caso di pagamento della clausola la palla passerebbe al giocatore. Altrimenti per il ds nerazzurro la strada è un’altra, ed è quella di riuscire a piazzare un paio di cessioni nei prossimi giorni per tentare di anticipare l’OM entro fine gennaio.

In cima alla lista c’è sempre Ranocchia, scivolato al quinto posto nelle gerarchie di Pioli dei difensori centrali. L’entourage del giocatore è in Inghilterra, ma il West Ham – che sogna Perisic in caso di cessione di Payet -, indiziata principale al suo ingaggio fino a pochi giorni fa, ha deciso di prendere il portoghese Fonte. Rimangono in lizza l’Hull City (che non stuzzica il giocatore) e lo Zenit, sempre che non si crei un’occasione col Tottenham che dopo aver perso per due mesi Vertonghen, ieri ha registrato l’infortunio muscolare dell’altro centrale titolare Alderweireld. Fra gli altri giocatori in uscita, fari su Gnoukouri, non convocato da Pioli: il centrocampista anche ieri ha detto no al Crotone e rimane nel mirino di Chievo, Udinese, Leganes e Palermo (oggi contatto fra le società). Santon è in attesa di Sampdoria ed Espanyol, così come Yao del Bastia. Il Bologna insiste per Biabiany.
Il Barbera è uno stadio dove molti dei grandi della storia dell’Inter si sono tolti soddisfazioni. Nell’elenco manca il nome di Mauro Icardi che a Palermo non ha mai segnato e oggi cercherà di infrangere questo tabù guidando i nerazzurri all’ottava vittoria consecutiva, la sesta in campionato. Il capitano cercherà anche di rafforzare la sua leadership nella classifica dei cannonieri e di approfittare dell’assenza per la Coppa d’Africa di Aubameyang per prendersi il primo posto nella graduatoria della Scarpa d’Oro dove adesso è attardato di 2 punti (ovvero 1 gol) rispetto all’attaccante del Gabon.

LE FIRME DEI GRANDI. Forse è un caso o forse no, ma molti dei giocatori che hanno scritto pagine memorabili della storia dell’Inter al Barbera sono riusciti a inserire il loro nome nel tabellino dei marcatori. Il francese Istvan Nyers, 133 gol in 182 gare con la maglia nerazzurra, a Palermo ha segnato 4 volte in 3 incontri e 2 volte è stato decisivo per la vittoria dei suoi. In squadra con lui c’era Benito Lorenzi, 143 reti in 314 match con l’Inter: “Veleno” alla Favorita ha marcato il cartellino in 3 occasioni. Nel 195253, l’anno dello scudetto, segnarono nello stesso confronto; idem nel 1949-50. Nel 1959-60 è toccato a un altro grande della storia interista regalare un dispiacere a domicilio al Palermo: nell’1-1 del 10 gennaio 1960 in gol Antonio Valentin Angelillo, 77 gol in 127 partite con la società del patron Angelo Moratti. Poi il Palermo ha lasciato la Serie A e ci è tornato solo nel 196869, quando il ciclo della Grande Inter era finito: hanno fatto comunque in tempo a segnare contro i rosanero sia Mario Corso, 92 centri in 502 sfide in nerazzurro, sia l’indimenticato Giacinto Facchetti, terzino goleador da 75 centri in 634 gare. E nel 1972 invece è scoccata l’ora di Roberto Boninsegna, 171 volte in rete nelle sue 281 partite interiste: la sua firma è arrivato il 30 dicembre 1972 e i nerazzurri hanno vinto 2-0. Il Palermo è crollato di nuovo e per oltre trent’anni l’Inter non è più volata alla Favorita. Si ripresenta nel 2004-05 e c’è stata subito un’altra firma d’autore, quella di Christian Vieri, 123 reti in 190 match con il club di corso Vittorio Emanuele: è stato Bobone a griffare il 2-0 del 30 gennaio 2005, mentre dall’anno successivo la scena se l’è presa Zlatan Ibrahimovic, decisivo sia per la vittoria del 2006-07 (un gol) sia per quella del 2008-09 (doppietta). La chiusura con Milito ed Eto’o, anche loro capaci di affondare a domicilio il Palermo con reti assortite tra il 2010 e il 2011.
MAURO, TOCCA A TE. All’elenco appunto manca Maurito che a Palermo ha giocato tre volte (2 con l’Inter, una con la Samp) senza riuscire a fare… il suo lavoro e, particolare non secondario, senza mai vincere visto che ha portato a casa due pareggi (in nerazzurro) e una sconfitta (in blucerchiato). Icardi è l’incubo dei siciliani quando gioca in casa visto che contro di loro a San Siro ha realizzato 4 gol in 3 incontri, ma in trasferta non ha ancora spezzato il tabù. Ci riproverà di nuovo oggi, conscio che lontano dal Meaz- za non è quella macchina da gol che travolge gli avversari quando l’Inter gioca in casa. L’ultimo suo gol in… territorio nemico risale al 24 novembre sul campo del Beer Sheva (Europa League), ma se limitiamo il discorso alla Serie A l’attesa è ancora più lunga e bisogna tornare indietro fino a Empoli-Inter 0-2 (21 settembre) quando firmò una doppietta. In campionato Icardi ha finora segnato 4 gol in trasferta e 11 in casa. A Palermo proverà a riequilibrare i suoi numeri. I grandi del passato dell’Inter lo aspettano nei libri della storia.

Stefano Pioli riprova la carta Banega, di nuovo titolare dopo la panchina contro il Chievo e la tribuna (causa squalifica) in Coppa Italia contro il Bologna. Ieri il tecnico ha provato l’argentino al centro della linea dei tre trequartisti dietro a Icardi e questo lo fa ritenere in vantaggio rispetto a Joao Mario che martedì ha giocato tutti i 120′ ed è uscito da San Siro evidentemente affaticato. L’ex Siviglia, già titolare nel 2017 a Udine dove però non brillò, ha un’occasione per portarsi in vantaggio rispetto al portoghese, con il quale il ballottaggio durerà fino al termine della stagione. In difesa invece Murillo ha dimostrato di aver smaltito il leggero mal di schiena accusato venerdì e conseguente a una botta subita: ieri mattina il colombiano era tra i titolari a fianco di Miranda anche perché Medel, reduce da quasi 2 mesi di assenza, ha giocato anche i supplementari con il Bologna e non può essere al 100%. L’ultimo dubbio era a centrocampo dove è tornato disponibile Brozovic, out per squalifica contro gli uomini di Maran: il croato si è ripreso il suo posto e ieri davanti alla difesa accanto a lui aveva Gagliardini e non il diffidato Kondogbia. Eder a un passo dalla presenza numero 200 in Serie A. La squadra è partita ieri nel primo pomeriggio in aereo da Mal- pensa e a Palermo ha trovato una leggera turbolenza in fase di atterraggio. Non convocati Gnoukouri, che in settimana lascerà la Pinetina (ha detto no al Crotone), e Miangue, in campo ieri a Palermo con la Primavera (leggera botta a un ginocchio).
STRISCE ED EX. L’Inter non vince a Palermo dal settembre 2010 (da allora 2 pari e 2 ko), ma oggi conquistando i tre punti Pioli ha la possibilità di superare il suo predecessore Mancini che, nella seconda esperienza interista, non ha mai inanellato 6 affermazioni di fila in Serie A. L’ultima volta sulla panchina nerazzurra questa impresa è riuscita a Stramaccioni, nel novembre 2012. Da quando è arrivato a Milano il tecnico di Parma ha battuto tutte e 5 le sue ex formazioni sfidate (Fiorentina, Sassuolo, Lazio, Chievo e Bologna). Il Palermo è la sesta.
MANOLAS E AGUERO. Se nella sessione invernale l’Inter pare aver concluso le operazioni in entrata (resta uno spiraglio per Ricardo Rodriguez del Wolfsburg; è seguito anche dal Marsiglia e del Psg), in estate i movimenti saranno molti e importanti. In Grecia danno per quasi concluso l’accordo con l’agente di Manolas, ma pur ammettendo l’apprezzamento per il giocatore, da corso Vittorio Emanuele nessuna conferma. In Inghilterra invece sono convinti che il grande colpo di cui ha parlato Moratti sarà Sergio Aguero.

L’equilibrio che lega Corini a Zamparmi resta molto sottile e l’allenatore dimostra di esserne perfettamente consapevole. Il confronto di lunedì scorso a casa del presidente non poteva appianare divergenze profonde e solo l’intervento di Salerno, appena assunto, ha permesso di evitare l’ennesimo terremoto rosanero. E’ molto difficile però pensare che la classifica del Palermo (10 punti in 20 giornate di cui 4 nelle 6 partite con Corini) possa cambiare in modo significativo nelle prossime due giornate davanti ad avversarie come Inter e Napoli. Per cui saranno importanti il comportamento e la voglia di battersi che la squadra dovrà ancora mostrare e di cui Eugenio prova a farsi garante. Anche perché di novità in organico non ce ne sono, Zamparini non ne ha fornite nei primi 20 giorni di mercato (Silva e Sunjic non rappresentano i profili attesi) e Nicola Salerno appena arrivato sta provando ad orientarsi per capire come intervenire in extremis. Oggi il Palermo si opporrà alla scatenata Inter di Pioli con gli stessi uomini che hanno evidenziato chiari limiti nei mesi precedenti e per giunta in un Barbera che al 90% vedrà sugli spalti tifosi avversari, stante lo sciopero di vaste parti del popolo rosanero, ormai al limite della sopportazione dell’attuale gestione. La curva Nord superiore e molti abbonati diserteranno lo stadio come forma di protesta, ed è quasi certo che dei 9.000 biglietti andati via in prevendita, ben oltre la metà sia stato acquistato da fans nerazzurri.

RINFORZARE GLI ARGINI. Corini esprime profondo dispiacere per la decisione dei tifosi ma la comprende: «So cosa vale la nostra gente quindi è per me una grande sofferenza pensare che non venga allo stadio. Capisco però che la squadra debba dare delle risposte in prestazione e risultati. Noi dobbiamo per forza crederci». Per fienaie l’Intel, intanto Eugenio rinsalderà il centrocampo con un uomo in più: «La squadra è costruita per giocare 3-4-2-1 o 3-5-2 e su questo ho lavorato. Conoscendo la forza dell’Inter cercheremo di coprire le fasce, ma dobbiamo anche far sì che siano loro a rincorrere noi quando recuperiamo palla. Sembra una sfida impossibile ma nel calcio il mo principio è che non c’è nulla di scontato.

L’Inter in carriera mi ha spesso portato fortuna, abbiamo una grande opportunità, cerchiamo di coglierla». Tutto risolto con Zamparmi? Insomma… «Nel nostro incontro lui ha espresso i suoi pensieri, io i miei. Poi il presidente ha incontrato Salerno e si è arrivati alla conferma. Io cerco la compattezza, la mia scelta l’ho fatta la scorsa settimana restando e sono qui a continuare a combattere».
NON PERDERE QUAISON. «A Salerno ho ripetuto le cose dette al presidente, sul mercato va fatto qualcosa per migliorare la nostra concretezza. La squadra presenta lacune strutturali, nel limite del possibile mi aspetto rinforzi che conoscono il campionato e hanno partite nelle gambe. Sunjic (non convocato, ndc)? Ha un’ottima struttura fisica, ma ha giocato con continuità lino ad ottobre e poi solo una partita a dicembre. Deve ritrovare il ritmo partita. Gli errori individuali? Non colpevolizzo i ragazzi, dobbiamo rimediare aiutandoci di squadra. Ci deve essere convinzione, mai abbassare la testa. Chi rimane qua deve avere questa forza interiore». E Quaison a rischio cessione? Corini è netto: «Giocatore fondamentale, con me ha fatto 3 gol in 6 partite. La società mi ha comunicato che ci sono delle richieste, ma io spero di preservarlo».

Mettere la sesta stavolta potrebbe davvero dare un’accelerata ai propositi di rimonta dell’Inter. Perché un successo a Palermo permetterebbe ai nerazzurri di sorpassare il Milan (che però deve recuperare il match col Bologna) finito k.o. a San Siro contro il Napoli e di rimontare punti ad almeno una tra Juve e Lazio, avversarie all’ora di pranzo. Più difficile invece immaginare che non vinca la Roma, in casa contro un Cagliari che ha la peggior difesa del campionato.
STRAMA E LA JUVE Vero che con quelli contro Sparta Praga in Europa League e Bologna in Coppa Italia la striscia nerazzurra di successi consecutivi è a quota sette, ma quelli pesanti sono i cinque di campionato seguiti alla brutta sconfitta di Napoli. Una striscia che nello stesso torneo (Mancini ci riuscì tra la fine del campionato 2014-15 e l’inizio dello scorso) l’Inter non infila dal novembre 2012. Allora in panchina c’era Andrea Stramaccioni e con il capolavoro dello Stadium – 3-1 sulla Juventus in rimonta e dopo aver preso un gol palesemente irregolare – arrivò a 7, per poi fermarsi a Bergamo nel turno successivo. Poi quella squadra crollò nel ritorno, complice una miriade di infortuni. Sei vittoria di fila in campionato tra l’altro non le raggiunse nemmeno l’Inter del Triplete. Mourinho infatti arrivò sì ad otto, ma nella prima stagione nerazzurra, tra il novembre e il dicembre 2008. Irraggiungibile invece la serie di 17 successi consecutivi del primo Mancini, tra 2007 e 2008, quando però Juve, Lazio e Mi- lan stavano ancora pagando l’effetto Calciopoli.
BEL GIOCO E UMILTÀ Pioli insomma sta facendo davvero qualcosa di importante, perché l’Inter da due mesi è sul pezzo. Tanto che diversi giocatori sembrano rinati, i nuovi (Ga- gliardini) si inseriscono subito non solo per meriti propri e si vede finalmente un’anima. Una squadra che ha il giusto atteggiamento, che regala spesso bel gioco, mostrando anche l’umiltà di chi capisce che durante una partita ci sono momenti in cui si prende qualche cazzotto, ma l’importante è non andare al tappeto. Per trovare sempre il modo di piazzare il gancio decisivo. Curioso tra l’altro che oggi al Barbera si trovino di fronte la squadra che ha guadagnato più punti da situazioni di svantaggio – almeno cinque più di ogni altra di A – e quella che ha perso più punti quando si trovava in vantaggio: ben 18 per il Palermo.
EFFETTO ICARDI Per un Nesto- rovski che non segna da sette gare dopo aver realizzato 5 gol nelle precedenti sette, c’è un Icardi sempre caldo. Il capitano col gol al Chievo di sabato scorso ha raggiunto quota 15 per il

terzo campionato consecutivo. Gli ultimi due a riuscirci in maglia Inter erano stati Ibra e Vieri. Icardi inoltre ha messo lo zampino in 5 reti (quattro gol e un assist) nelle ultime quattro sfide contro il Palermo in Serie A. Anche se non ha mai segnato al Barbera in campionato. Mauro ha fatto centro anche nel match d’andata, quando i nerazzurri però non andarono oltre all’1-1. Due dei tanti punti sprecati da De Boer contro squadre sulla carta inferiori. Una delle tante storture «raddrizzate» da Pioli, che vuole cavare il massimo da questo gennaio (sabato prossimo a San Siro sarà di scena il Pescara), sapendo che nel mese successivo ci saranno gli scontri contro le prime della classe: Juventus il 5 febbraio e Roma il 26.

La rosa dell’Inter, lo sta dimostrando il lavoro di Stefano Pioli, vale più dell’attuale sesto posto. L’Inter ha perso terreno fra il caos estivo creatosi con Mancini e successivamente sotto la gestione De Boer, ma è sotto gli occhi di tutti che l’organico a disposizione di Pioli possa fare di più. Suning ha già investito molto nell’acquisto dei giocatori – fra soldi spesi e impegnati quasi 140 milioni – e ancora lo farà la prossima estate, con l’obiettivo dichiarato di diventare la vera anti-Juve. Come? Sul mercato si può sintetizzare il lavoro futuro in sette macro-mosse che dovrebbero consolidare ulteriormente la rosa nerazzurra, ma nulla vieta che le operazioni possano essere di meno se da qui alla fine del campionato quei giocatori che oggi sono in bilico dimostreranno invece di poter far parte del grande progetto della famiglia Zhang.

Il gruppo Suning già nell’agosto scorso cercò, senza riuscirci, di portare a Milano James Rodriguez, il trequartista colombiano che al Real Madrid continua a vivere da riserva. Fra qualche mese ci sarà un nuovo assalto. La maglia numero 10 sarà di James? Forse, ma attenzione al duello che Zhang lancerà a Juventus e altre big europee per Verratti se deciderà di lasciare il Psg.

Ma i grandi colpi della nuova Inter saranno diversi e non è un mistero che il ds Ausilio segua già da più di una stagione la crescita di Bernardeschi e Berardi. L’Inter vuole puntare forte sui giovani italiani e dopo Gagliardini inserirà nel proprio motore uno di questi due esterni che andranno a rinforzare il reparto dove oggi spadroneggiano Candreva e Perisic.

Oggi il leader della retroguardia difensiva è Miranda, ma il brasiliano viaggia verso i 33 anni e avrà bisogno di un partner di livello che ne raccolga poi l’eredità. Tre i candidati con il romanista Manolas in cima alle preferenze. A seguire Marquinhos (Psg) e Lindelof (Benfica).

La difesa sarà il reparto maggiormente ritoccato. Serviranno due terzini nuovi e il focus sarà principalmente a sinistra dove l’Inter vuole tornare ad avere a un mancino che faccia la differenza. Il candidato numero uno è lo svizzero Ricardo Rodriguez del Wolfsburg. L’accordo per giugno col giocatore c’è già, ma chissà che non venga fatto un tentativo a fine gennaio in caso di nuove cessioni. In alternativa (per l’estate) occhio a Layun (Porto) e Wendell (Bayer Leverkusen).

Con un nuovo laterale sinistro, Ansaldi traslocherà a destra, ma l’argentino ex Genoa diventerà anche il jolly buono per entrambe le corsie. Resterà D’Ambrosio, ma l’Inter cercherà anche un altro interprete, magari italiano come Darmian o Zappacosta (in calo le quotazioni di Conti).

“A fine stagione Carrizo e Palacio lasceranno l’Inter. Serviranno dunque un vice-Handanovic (lo sloveno ha il contratto fino al 2018) e un vice-Icardi. Nel primo caso l’Inter potrebbe puntare già in estate su un giovane italiano che possa poi rimpiazzare Handanovic fra due stagioni. I nerazzurri sotto contratto hanno Bardi (Frosinone) e Di Gennaro (Ternana), seguono Meret, Cragno e Gollini; all’estero il tedesco Leno (Bayer Leverkusen). In attacco tutto porta a Roger Martinez, colombiano dello Jiangsu Suning, ma se l’Inter decidesse di spendere i due posti per gli extracomunitari in altro modo, il vice-Icardi andrebbe cercato in altri lidi (piace Petagna).

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