Paracetamolo e Metformina, non idonei. Lotti ritirati da farmacie. Ecco quali

In tempi di epidemia influenzale, i farmaci per far abbassare la febbre vanno a ruba. Il medesimo provvedimento è stato preso oggi dall’Agenzia Italiana del Farmaco per alcuni lottidi Paracetamolo prodotti dalla EG spa.Via dalle farmacie questi medicinali a seguito della notifica di allerta rapida e della dichiarazione di non conformità alle Norme di Buona Fabbricazione del sito di produzione, lo ha confermato Giovanni D’Agata, presidente dello ‘Sportello dei Diritti’. A chiederlo sono state le aziende titolori dell’AIC di PARACETAMOLO EG compresse (vari dosaggi). Per quanto riguarda il Paracetamolo:

PARACETAMOLO EG 1000 mg AIC 041467111 e PARACETAMOLO EG 500mg AIC 041467034. 30/4/2021 e di Paracetamolo PEN 16CPR 1000MG – AIC 041432093 lotto n. M6106 – scad.

Per Metformina si parla invece di EG 60CPR RIV 1000MG – AIC 037040058 nei seguenti lotti: 41908 scad. mag-17; 41910 scad. mag-17; 42814 scad. lug-17; 43220V scad. ago-17; 43322 scad. ago-17; 43828 scad. set-17; 43829 scad. set-17; 44435 scad. ott-17; 44436 scad. ott-17; 51548 scad. apr-18; 51750V scad. apr-18; 53664V scad. set-18; 54969 scad. nov-18; 54970 scad. dic-18; 54971 scad. dic-18; 60376 scad. gen-19; 61081 scad. feb-19; 62389 scad. giu-19).

La ditta Eg, inoltre, dovrà assicurarsi che i lotti sotto inchiesta verranno effettivamente ritirati entro due giorni dalla ricezione del provvedimento. Come abbiamo anticipato, il paracetamolo è un farmaco analgesico ed antipiretico e ciò significa che non solo allevia il dolore ma riduce anche la temperatura corporea durante gli stati febbrili; sostanzialmente il paracetamolo pare agisca in tal senso perchè inibisce la produzione di alcune sostanze che determinano la sensazione dolorosa ovvero le prostanoidi, nel sistema nervoso centrale. In tempi passati, prima di essere  utilizzato il paracetamolo veniva impiegato un composto simile chiamato acetanilide, che al contrario del paracetamolo però presentava problemi di tossicità.

 Il paracetamolo (acetaminofene) è uno dei farmaci più popolari e ampiamente utilizzati per il trattamento del dolore e febbre nei bambini. Nonostante la sua frequente prescrizione, piena conoscenza di molti aspetti riguardanti il ​​meccanismo d’azione è carente. Ci sono diversi dosaggi di paracetamolo non solo per la diversa modalità di somministrazione, ma anche per le diverse indicazioni (febbre e trattamento del dolore); ad esempio, la via rettale, anche se efficace come antipiretici, dovrebbe essere evitato nella gestione del dolore.

Questa recensione prende in considerazione aspetti che si occupano di farmacologia, tossicità e prescrizione terapeutica di paracetamolo; le ultime indicazioni di gestione di tossicità paracetamolo e le linee guida per la febbre e trattamento del dolore sono riportati in modo da aiutare i medici a utilizzare questo farmaco in modo corretto.

I vantaggi del paracetamolo
Dotato di una efficacia analgesico-antipiretica simile a quella dell’acido acetilsalicilico (aspirina), il paracetamolo ha il vantaggio non trascurabile di poter essere somministrato anche quando l’aspirina è controindicata, per esempio nei pazienti con ulcera gastroduodenale pregressa o in atto o in alcuni disordini della coagulazione del sangue.
L’aspirina ed altri FANS – in quanto acidi deboli – vengono facilmente assorbiti dallo stomaco dove – a causa del pH acido – si accumulano rapidamente nelle cellule facilitando la retrodiffusione degli ioni idrogeno dal lume gastrico da cui deriva l’azione tossica diretta sulla mucosa. Questo effetto va a sommarsi ad un’azione tossica indiretta che questi farmaci presentano in quanto bloccano la sintesi locale di particolari tipi di prostaglandine. Il paracetamolo, al contrario, per le sue caratteristiche chimico-fisiche, non ha la stessa capacità di accumularsi in questa sede e quindi non è direttamente lesivo per lo stomaco.
Poiché, inoltre, ai comuni dosaggi impiegati in clinica non è in grado di inibire la sintesi di prostaglandine nei tessuti periferici, il paracetamolo si presenta sprovvisto anche di tossicità gastrica di tipo indiretto. Per lo stesso motivo, il paracetamolo non ha effetti rilevanti sull’emostasi, laddove l’aspirina ed altri FANS causano notoriamente una aumentata tendenza al sanguinamento. Non ha nemmeno effetto sulla funzionalità renale e sulla pressione sanguigna, che costituiscono altri possibili “bersagli” degli effetti collaterali dei FANS.
Per la sua migliore tollerabilità e per il basso costo, il paracetamolo è stato recentemente raccomandato da un pool di esperti europei come farmaco di prima scelta nel trattamento del dolore osteoarticolare, specie se su base degenerativa, ricorrendo ai FANS solo in caso di mancata risposta o in presenza di patologie con una forte componente infiammatoria.

La curiosa storia del farmaco
Il paracetamolo ha una storia molto curiosa. Infatti, prima di essere impiegato si utilizzava un composto simile chiamato acetanilide, che però presentava alcuni problemi di tossicità. Il primo nome dell’acetanilide era “antifebbrina”, per la ragione di seguito raccontata.
Nel 1886 due medici, Cahn e Hepp, stavano sperimentando se il naftalene era in grado di espellere alcuni parassiti intestinali (i vermi). Siccome essi non ottenevano risultati, decisero di provare il naftalene su un paziente affetto da diverse patologie, compresa la presenza di vermi intestinali.
Il composto somministrato a questo paziente dimostrò una straordinaria capacità di abbassare la febbre, ma non si trattava del naftalene. I due medici, infatti, si accorsero che il composto da essi somministrato non aveva il caratteristico odore di naftalina. Il flacone da cui essi avevano preso quella sostanza aveva un’etichetta rovinata. Pertanto, per scoprire di quale prodotto si trattasse, decisero di rivolgersi ad un cugino chimico di Hepp: fu costui ad identificare l’acetanilide. L’acetanilide si differenzia dal paracetamolo, in quanto ad essa manca quel gruppo indicato come –OH nella parte alta della figura.
I due medici pubblicarono le loro osservazioni, che vennero a conoscenza del direttore della ricerca della Bayer, Carl Duisberg. Questi aveva, in quel momento, il grosso problema di ritrovarsi nei propri magazzini alcune tonnellate di para-amminofenolo, un sottoprodotto di un processo industriale, del quale Duisberg voleva liberarsi. Siccome il para-amminofenolo ha una struttura chimica molto simile a quella della “miracolosa” acetanalide di Cahn ed Hepp, Duisberg pensò di utilizzare il suo ingombrante prodotto per provare a sintetizzare qualcosa di molto simile all’acetanalide e vedere se anche questo prodotto mostrava le stesse proprietà antipiretiche. Duisberg ottenne una sostanza chiamata fenacetina, che si dimostrò un analgesico e un antipiretico molto efficace, ma con pericolosi effetti collaterali.
In realtà, molti anni dopo si scoprì che i benefici effetti prodotti in seguito all’assunzione tanto di acetanilide (la sostanza di Cahn ed Hepp), che di fenacetina (la sostanza sintetizzata da Duisberg) erano determinati dal fatto che entrambe queste molecole si trasformavano in acetamminofene o paracetamolo. Era stata, dunque, il paracetamolo la sostanza che realmente determinava gli effetti analgesico e antipiretico osservati da Cahn, Hepp e, successivamente, da Duisberg. Quando una sostanza farmacologicamente attiva si origina, come nel caso del paracetamolo, dopo che un altro prodotto è stato assunto (l’acetanilide o la fenacetina), essa si chiama “metabolita” attivo. Il paracetamolo era dunque il metabolita attivo sia dell’acetanilide, sia della fenacetina.
Il paracetamolo ha due vantaggi importanti rispetto ai suoi predecessori:

  • non è tossico;
  • è più facile da sintetizzare.

Dal 1949 il paracetamolo ha iniziato ad essere molto usato in clinica.

Durata dell’azione ed effetti collaterali
L’effetto del paracetamolo ha una durata di 4/6 ore, con inizio dell’azione analgesica ed antipiretica entro circa 30 minuti dopo l’assunzione.
Il paracetamolo non presenta effetti collaterali, alle dosi terapeutiche consigliate riportate nel foglietto illustrativo contenuto nella scatola del prodotto. In caso di fortissimo sovradosaggio, il più grave effetto collaterale è la necrosi epatica. Va ricordato, però, che esiste una sostanza (N-acetilcisteina) che, se assunta entro 12 ore dall’intossicazione, è capace di agire come antidoto al paracetamolo.

PARACETAMOLO Usi clinici Il paracetamolo viene utilizzato come analgesico ed antipiretico, nel trattamento sintomatico di stati dolorosi acuti (mal di testa, nevralgie, mal di denti, dolori mestruali) e di stati febbrili. Meccanismo d’azione (farmacocinetica e farmacodinamica) Il paracetamolo presenta effetti analgesici ed antipiretici ma solo deboli effetti antinfiammatori. L’assenza di attività antinfiammatoria può essere attribuita al fatto che il paracetamolo è solo un debole inibitore della ciclossigenasi  in presenza delle alte concentrazioni di perossidi che si trovano nelle lesioni infiammatorie. Di contro l’attività antipiretica trova ragione nell’inibizione delle ciclossigenasi nel cervello dove il tono perossidico è basso. Inoltre questo farmaco non inibisce l’attivazione dei neutrofili, al contrario dei FANS.  Viene assorbito in maniera rapida e completa a livello gastro‐intestinale (95‐98%); si distribuisce rapidamente nei liquidi organici, viene metabolizzato a livello epatico sotto forma di glucuronoconiugati (45‐60%) e solfoconiugati (30‐50%); una piccola percentuale (2‐3%) del farmaco viene eliminata nelle urine come tale.

Usi clinici Il paracetamolo viene utilizzato come analgesico ed antipiretico, nel trattamento sintomatico di stati dolorosi acuti (mal di testa, nevralgie, mal di denti, dolori mestruali) e di stati febbrili. Meccanismo d’azione (farmacocinetica e farmacodinamica) Il paracetamolo presenta effetti analgesici ed antipiretici ma solo deboli effetti antinfiammatori. L’assenza di attività antinfiammatoria può essere attribuita al fatto che il paracetamolo è solo un debole inibitore della ciclossigenasi  in presenza delle alte concentrazioni di perossidi che si trovano nelle lesioni infiammatorie. Di contro l’attività antipiretica trova ragione nell’inibizione delle ciclossigenasi nel cervello dove il tono perossidico è basso. Inoltre questo farmaco non inibisce l’attivazione dei neutrofili, al contrario dei FANS.

Viene assorbito in maniera rapida e completa a livello gastro‐intestinale (95‐98%); si distribuisce rapidamente nei liquidi organici, viene metabolizzato a livello epatico sotto forma di glucuronoconiugati (45‐60%) e solfoconiugati (30‐50%); una piccola percentuale (2‐3%) del farmaco viene eliminata nelle urine come tale. Controindicazioni   È un farmaco ben tollerato, può presentare ipersensibilità verso i componenti o altre sostanze strettamente correlate dal punto di vista chimico, in caso di reazioni allergiche si deve sospendere la somministrazione. È controindicato nei pazienti affetti da grave anemia emolitica e in soggetti con carenza di glucosio‐6 fosfato‐deidrogenasi. Può causare grave insufficienza epatocellulare. Dosi elevate o prolungate del prodotto possono provocare una epatopatia ad alto rischio ed alterazioni, anche gravi, a carico del rene e del sangue.

In caso di dieta iposodica, occorre tener presente che 1 compressa effervescente contiene 331,4 mg di sodio. Il paracetamolo è da utilizzare in gravidanza solo nei casi di effettiva necessità e sotto il diretto controllo del medico. Lo sciroppo contiene circa l’8% di alcool etilico ; pertanto, ½ cucchiaino (2,5 ml) fornisce circa 175 mg di alcool e 1 cucchiaino (5 ml) fornisce oltre 300 mg di alcool. Dosaggi superiori ad 1 cucchiaino (5 ml) ogni 4 ore (cioè 6 volte al giorno) sono controindicati nei bambini fino a 12 anni, nelle donne in gravidanza, nei soggetti che soffrono di malattie epatiche, epilessia, alcolismo, problemi e malattie cerebrali . Lo sciroppo contiene circa 20 g di sorbitolo : quando il prodotto è assunto secondo il dosaggio raccomandato ogni dose fornisce da 500 mg a 2 g di sorbitolo; lo sciroppo contiene, inoltre, 30 g di saccarosio : quando il prodotto è assunto secondo il dosaggio raccomandato ogni dose fornisce da 750 mg a 3 g di saccarosio; pertanto, il prodotto è controindicato in caso di intolleranza ereditaria al fruttosio, nella sindrome di malassorbimento glucosio‐galattosio, nella deficienza sucrasi‐isomaltasi .

Il paracetamolo in gocce contiene sodio metabisolfito che, in soggetti sensibili e particolarmente negli asmatici, può provocare reazioni di tipo allergico ed attacchi asmatici gravi.   Lo sciroppo contiene saccarosio: di ciò si tenga conto in pazienti diabetici e in pazienti che seguono regimi dietetici ipocalorici. Effetti indesiderati Con l´uso di paracetamolo sono state segnalate reazioni cutanee di vario tipo e gravità inclusi casi di eritema multiforme, sindrome di Stevens‐Johnson e necrolisi epidermica. Sono state segnalate reazioni di ipersensibilità quali ad esempio agioedema, edema della laringe, shock anafilattico. Inoltre sono stati segnalati i seguenti effetti indesiderati: trombocitopenia, lecopenia, anemia, agranulocitosi, alterazioni della funzionalità epatica ed epatiti, alterazioni a carico del rene (insufficienza renale acuta, nefrite interstiziale, ematuria, anuria), reazioni gastrointestinali e vertigini.

Sovradosaggio Nel caso di grave avvelenamento da paracetamolo (in seguito alla somministrazione di più di 10 g di principio attivo puro) possono manifestarsi collasso circolatorio, insufficienza renale acuta, ittero e coma epatico, mentre nei casi di intossicazione cronica si possono manifestare anemia emolitica, cianosi, debolezza, vertigini, parestesia, tremori, insonnia, cefalea, perdita della memoria, fenomeni irritativi del sistema nervoso centrale, delirio e convulsioni. Si può verificare un danno epatico negli adulti che hanno assunto 10 o più grammi di paracetamolo. L’ingestione di 5 o più grammi può causare un danno epatico se il paziente presenta uno dei seguenti fattori di rischio: ‐ trattamento prolungato con carbamazepina, fenobarbital, primidone, rifampicina, iperico o con altri induttori degli enzimi epatici, ‐ assume regolarmente  etanolo in quantità eccessive, ‐ potrebbe presentare un carenza di glutatione es. disturbi alimentari, fibrosi cistica, infezione da HIV, inanizione, cachessia. I sintomi che si manifestano nelle prime 24 ore dal sovradosaggio sono nausea, pallore, vomito, anoressia e dolore addominale. Il danno epatico si può manifestare nelle 12‐48 ore successive all’ingestione. Si possono anche verificare anormalità del metabolismo del glucosio e acidosi metabolica.

Nei casi di avvelenamento severo, l’insufficienza epatica può progredire in encefalopatia, emorragia, ipoglicemia, edema cerebrale e morte. Anche in assenza di un severo danno epatico, può insorgere una severa insufficienza renale con necrosi tubulare acuta, particolarmente probabile se accompagnata da dolore lombare, ematuria e proteinuria. Sono state riportate aritmia cardiaca e pancreatite.  In caso di sovradosaggio da paracetamolo, è essenziale trattare immediatamente il paziente. Anche in mancanza di sintomi iniziali, il paziente dovrebbe essere urgentemente portato in ospedale. I sintomi potrebbero essere limitati a nausea o vomito e potrebbero non riflettere la severità del sovradosaggio o il rischio di danno d’organo. Il trattamento dovrebbe essere effettuato secondo le vigenti linee guida. Il trattamento con carbone  attivo può essere preso in considerazione se non è trascorsa più di un’ora dall’assunzione del sovradosaggio di paracetamolo. Bisognerebbe misurare la concentrazione plasmatica di paracetamolo non prima di 4 ore dalla sua ingestione (concentrazioni plasmatiche misurate in tempi precedenti non sono affidabili). Si può trattare il paziente con N‐acetilcisteina entro 24 ore dall’ingestione del paracetamolo; tuttavia il massimo effetto protettivo si ottiene entro le 8 ore dall’ingestione del paracetamolo stesso. Trascorso questo tempo, l’efficacia dell’antidoto diminuisce rapidamente.

Se necessario, in linea   con lo schema terapeutico stabilito, bisognerebbe somministrare al paziente N‐acetilcisteina per via endovenosa. Interazioni La somministrazione di paracetamolo può interferire con la determinazione analitica della uricemia e con quella della glicemia. Usare con estrema cautela e sotto stretto controllo durante il trattamento cronico con farmaci che possono determinare l´induzione delle monossigenasi epatiche o in caso di esposizione a sostanze che possono avere tale effetto (per esempio, , antiepilettici quali glutetimide, fenobarbital, carbamazepina, rifampicina, cimetidina,). In caso di cosomministrazione con anticoagulanti orali è consigliato ridurre le dosi. I farmaci che rallentano lo svuotamento gastrico (es. propantelina) possono ridurre la velocità di assorbimento del paracetamolo, ritardandone l’effetto terapeutico; al contrario, i farmaci che aumentano la velocità di svuotamento gastrico (es. metoclopramide, domperidone) comportano un aumento nella velocità di assorbimento. L’uso concomitante di paracetamolo e AZT (zidovudina) aumenta la tendenza ad una riduzione nella conta dei leucociti (neutropenia). Il paracetamolo, quindi, non deve essere assunto in associazione ad AZT (zidovudina) eccetto su prescrizione medica. La somministrazione concomitante di cloramfenicolo può indurre un prolungamento dell’emivita del paracetamolo, con il rischio di elevarne la tossicità. La contemporanea somministrazione di FANS o oppioidi determina un potenziamento reciproco dell’effetto analgesico. Il paracetamolo aumenta l’AUC dell’etinilestradiolo del 22%. Il paracetamolo può ridurre la concentrazione plasmatica della lamotrigina . Posologia e modo di somministrazione.

Gli effetti tossici della tachipirina che nessuno conosce

Molti ne abusano e la somministrano anche ai bambini molto piccoli. Ma quello che la gente non sa, grazie anche alla mancanza di informazione da parte del Sistema Sanitario Nazionale, è che la tachipirina è un farmaco molto tossico che può danneggiare in maniera marcata l’organismo e soprattutto il delicato sistema immunitario dei bambini. Gli effetti collaterali della tachipirina Esiste una letteratura medica che riguarda il paracetamolo che risale già al 1967 ( cfr Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics 156, 285, 1967), che spiega quali sono gli effetti collaterali del principio attivo della tachipirina alle dosi terapeutiche: vertigini, sonnolenza, alterazioni ematologiche, secchezza orale, problemi di accomodazione, nausea, vomito, fenomeni allergici, tipo glossite (lingua gonfia) orticaria, prurito, arrossamenti cutanei, broncospasmo, porpora trombo-citopenica. Questi effetti collaterali della tachipirina sono stati riportati anche circa vent’anni fa in un libro del dott. Roberto Gava (l’Annuario dei Farmaci), dove aggiunge che il paracetamolo possiede anche un’elevata tossicità acuta dose-dipendente con gravi effetti epatici, ittero ed emorragie, e la possibilità di avere una progressione verso l’encefalopatia, il coma e la morte.

Inoltre la tachiprina può causare insufficienza renale con necrosi tubulare acuta, aritmie cardiache, anemia emolitica, agranulocitosi, e pancitopenia. (L’Aifa pubblica i 30 medicinali con maggiori rischi collaterali: podio per l’aspirina. Ecco quali sono) continua a leggere l’articolo Gli effetti tossici della tachipirina Gli effetti tossici del paracetamolo sono ampiamente noti da decenni, e gli ultimi studi risalgono ad una pubblicazione del 2010 da parte del New Zeland Ashsma and Allergy color Study Group a cura del dott. Wickens e Colleghi sulla rivista “Clinical & Experimental Allergy” . Quello che spiegano, in sintesi, è che il paracetamolo (quindi la tachipirina) è un potente farmaco ossidante e consuma le scorte del nostro più potente antiossidante:

il GLUTATIONE. E quando questo scarseggia, il paracetamolo svolge la sua azione epatotossica. “L’effetto epatotossico è esplicato da un metabolita del paracetamolo (l’N-acetil-p-benzochinone), che viene neutralizzato da un sistema epatico glutatione-dipendente. Dopo che le scorte intraepatocitarie di glutatione si sono esaurite il metabolita si lega con le proteine del citosol epatocitario ( dopo circa dieci ore dall’assunzione) e svolge al sua azione epatotossica”. ( L’Annuario dei Farmaci , dott. Roberto Gava). (Il farmaco è un veleno: tutta la verità sui medicinali contraffatti e il ruolo del farmacista. Intervista al presidente dell’Ordine dei farmacisti di Napoli) continua a leggere l’articolo I pericoli dei vaccini associati alla tachipirina Il dott. Gava aggiunge che il paracetamolo viene somministrato anche ai neonati, pur sapendo quanto questi scarseggino di sostanze antiossidanti come il glutatione. Tra l’altro sembra che la tachipirina sia somministrata ai bambini piccoli dopo aver fatto i vaccini di routine, con conseguenze a dir poco disastrose e vi spiego perché. Sappiamo che la cisteina (un aminoacido essenziale che permette la produzione di glutatione da parte del fegato e del cervello) viene sintetizzata da un enzima, la metionina sintetasi, e che il mercurio contenuto nei vaccini blocca l’attivazione di questo enzima con la conseguenza di una maggiore probabilità di alterare lo sviluppo cerebrale con incremento di autismo e del disturbo da iperattività (ADHD), patologie che sono enormemente aumentate in questi ultimi anni.

Tra l’altro i bambini autistici hanno il 20% in meno di cisteina disponibile e il 54% di livelli più bassi di glutatione e questo comporta una maggiore incapacità del loro organismo di espellere metalli tossici come il mercurio (sia alimentare che dei vaccini). Ne consegue che questi soggetti non dovrebbero mai assumere tachipirina almeno nei primi anni di vita, sicuramente non prima di aver superato i due anni. Infatti sotto i sei mesi, un bimbo non è in grado di espellere il mercurio vaccinale poiché il fegato è ancora “immaturo”. È dimostrato, tra l’altro, che il mercurio entra molto facilmente e si accumula nei tessuti cerebrali dei bambini (ma non solo) dato che la loro barriera encefalica è più recettiva. In più, il mercurio, a dosi elevate altera la mitosi cellulare in un cervello in accrescimento come è quello di un bambino. Studi scientifici del 2008 e del 2009 hanno dimostrato che l’assunzione di paracetamolo aumenta la probabilità dei bambini piccoli di ammalarsi di autismo. Eppure latachipirina spesso viene data dopo l’assunzione dei vaccini per “spegnere” gli effetti visibili e tranquillizzare quei genitori totalmente ignari di ciò che potrebbe succedere in quei soggetti più predisposti a livello immunitario ai danni dei vaccini. Febbre alta? Tachipirina.

Il bambino piange? Tachiprina. Abitudine che spesso non finisce con l’età, perché molti adulti assumono tachipirina ai primi sintomi di mal di testa, mal di schiena o semplicemente per qualche linea di febbre. Pochi giorni fa è uscita una notizia su Informasalus, che riporta uno studio coordinato dal dott. Julian Crane : “Farmaci con paracetamolo: rischio asma e allergie per i bambini”. Il dott. Crane spiega che secondo le sue ricerche, i bambini che hanno utilizzato il paracetamolo prima di aver compiuto i 15 mesi di età ( il 90%) hanno il triplo di probabilità in più di sviluppare una sensibilità agli allergeni e il doppio di probabilità in più di sviluppare sintomi come l’asma verso i sei anni rispetto ai bambini che non hanno assunto tachipirina e simili farmaci conparacetamolo. Tutte queste notizie dovrebbero farci riflettere, anche perché si tratta di un farmaco che più che un’azione antinfiammatoria ha un’azione antipiretica e analgesica. Quindi attenti agli abusi, poiché è una sostanza che svolge sempre e comunque un effetto epatotossico. Il consiglio del dott. Roberto Gava (specializzato in Cardiologia, Farmacologia Clinica, Tossicologia Medica, si è perfezionato in Omeopatia Classica, Agopuntura Cinese, Ipnosi Medica) è quello di non somministrare paracetamolo ai bimbi piccoli, specie se immaturi o se hanno assunto farmaci per tempi prolungati o se sono stati sottoposti a vaccini da meno di un mese non vaccinare i bambini sotto i due anni di età non accettare mai più di uno o massimo due vaccini per volta far eseguire a bambini esami ematochimici per capire le capacità antiossidanti e quanto sia maturo il loro sistema immunitario e la loro capacità epatica di espellere le tossine. Infine, cercate medici che abbiano una visione più aperta alle conoscenze di Medicina Naturale e di Omeopatia in generale, che sappiano seguire i genitori nel gestire le malattie dei primi anni di vita, aumentando le difese immunitarie del bambino senza imbottirli di farmaci come la tachipirina a tutti i costi.

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  1. Salve uso Metformina 850mg Teva lotto 6P604139 scade il 04/2019

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