Parma, mamma e figlia 11enne uccise a coltellate: ha confessato il figlio, ex giocatore del Parma

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Orrore a Parma, dove nella giornata di martedì una donna di 43 anni e la figlia di 11 anni sono state uccise brutalmente e rinvenute all’interno della loro abitazione senza vita, in un lago di sangue. Le vittime sono Nfum Patience di 43 anni, e la figlia 11enne, Magdalene, le quali sono state rinvenute senza vita dal figlio della vittima rientrato a casa dopo un’intera giornata trascorsa fuori al lavoro.

Le due donne sono state uccise a coltellate nell’appartamento dove vivevano al sesto e ultimo piano di un palazzone, vicino alla stazione di Parma nel quartiere multietnico di San Leonardo; il figlio della vittima avuto da una precedente relazione una volta trovata tornato a casa si è trovata davanti agli occhi una scena davvero orribile. ovvero i corpi senza vita della mamma e della sorellina e c’era sangue praticamente ovunque tanto da rendere addirittura difficile per gli inquirenti muoversi nell’appartamento senza inquinare la scena del crimine ed a quel punto ha dato immediatamente l’allarme.

Sin da subito, gli inquirenti hanno ipotizzato che ad uccidere la mamma e la sorellina fosse stato il figlio della vittima, nonchè il fratello dell’ undicenne Solomon Nyantakyi, ventunenne calciatore danese cresciuto nel settore giovanile del club della città emiliana, il quale ha anche giocato nella prima squadra e convocato da Donadoni proprio nell’anno del crac della società Parma.Il giovane era praticamente irreperibile nella serata di martedì e questo non ha fatto altro che confermare l’ipotesi degli inquirenti; le indagini infatti condotte dalla Squadra Mobile di Parma, coordinate dal pm di turno Paola Dal Monte si sono concentrate sin da subito su Solomon, visto che il suo cellulare risultava irraggiungibile sin dalla presunta ora del delitto e la fuga sembra essere durata però poco perché il ventunenne è stato rintracciato e fermato dalla polizia alla stazione centrale di Milano.

Sono stati gli agenti della Polfer di Milano a riconoscere il giovane ed a bloccarlo, poi portato in caserma dove ha trascorso l’intera notte e la giornata di ieri, fino alla confessione arrivata nel pomeriggio. Ebbene sì, il ventunenne calciatore ghanese cresciuto nel settore giovanile del tempo della città è considerato una promessa mancata del calcio ha confessato nel pomeriggio di ieri di avere ucciso nella serata di martedì la madre e la sorellina.

“Ricordo Solomon, si allenava con noi del Parma e lo portai in prima squadra, in panchina, più di una volta”, dice Roberto Donadoni, ora tecnico del Bologna, “Non è facile inquadrare il carattere di un giovane calciatore in una squadra di A, ma ricordo che era un ragazzo tranquillo, anzi direi taciturno. E se davvero è stato lui, è difficile capire cosa possa essere passato per la sua testa: come si può arrivare a un gesto simile, cosa ti passa per la testa”, ha aggiunto Donadoni.

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