Streaming Gratis Real Madrid – Napoli Rojadirecta 15 Febbraio 2017

PARTITA CALCIO IN STREAMING REAL MADRID NAPOLI DIRETTA LIVE TV GRATIS -Una lucida follia, e vada come vada. Magari Paolo Sorrentino ci farà un film, in futuro. Il regista premio Oscar era ieri in sala stampa al Bernabeu, è uno dei 10.000 che hanno invaso Madrid per sostenere il Napoli e l’idea di Maurizio Sarri: «Voglio proporre il nostro calcio contro chi è campione d’Europa, del mondo e primo nella Liga. Voglio farlo con una formazione il più offensiva possibile. Una follia, è vero, ma in queste situazioni ci vuole faccia tosta. Con il Real rischiamo in tutti i casi: puoi studiarla come vuoi, non ci sono antidoti contro il talento.

E allora giochiamocela». Sembra quasi che l’ebbrezza che ha colto l’ambiente abbia contagiato il tecnico: i 10.000, per l’appunto; il nuovo stadio da 20.000 persone con fantozziane «poltrone di pelle umana» ipotizzato dal presidente Aurelio De Laurentiis; la presenza ingombrante e carismatica di Diego Maradona («Spero che abbia il tempo di fare due chiacchiere con la squadra – ancora Sarri -, una leggenda che ti parla è benzina»). Lo è, ma apparentemente. Perché il tecnico non perde di vista la realizzazione di un progetto.

Un progetto che è quello della squadra, non a caso reduce da 18 risultati utili consecutivi, tra campionato e Coppe. «Stiamo cominciando a crescere come mentalità – sottolinea Sarri -, dobbiamo farlo sul piano della personalità. Se ci chiuderanno in area deve essere per merito loro, non perché siamo timorosi noi». Una squadra che può aiutare la società, proprio con la Champions League. La fase a gironi, tra partecipazione e risultati, ha significato 18 milioni e 200.000 euro, cui aggiungerne altri 6 per aver raggiunto gli ottavi. Un arrivo ai quarti ne garantirebbe 6 e mezzo, le semifinali 7 e mezzo, la finale 11 da perdente e 15 e mezzo da vincitrice. Chi solleva il trofeo porta a casa oltre 57 milioni, cui aggiungere i soldi del “market pool” provenienti dalla cessione dei diritti tv e da dividere solo con la Juve (che prende il 55% della quota riservata alle italiane) dopo l’uscita della Roma. Nella scorsa Champions significarono quasi 60 milioni per i bianconeri e oltre 47 per i giallorossi. Un fiume di denaro che farebbe comodissimo al Napoli, soprattutto ricordando che lo stesso Sarri si lamentava – in passato – di scudetti decisi dai fatturati.

Ecco, il passaggio con il Real è innanzitutto questo: un momento fondamentale di crescita collettiva. Un momento che passa dal confronto con l’avversario più ricco di gloria – e soldi, dopo lo United – ma da non considerare inaffondabile. La squadra di Zinedine Zidane è ripartita dopo che le sconfitte con Siviglia (campionato) e Celta (Coppa del re) avevano interrotto una serie stagionale di 29 partite utili. Fortissima ma non inviolabile, come raccontano certi scivoloni collettivi che hanno aperto la strada verso la porta di Navas. Gli 80.000 del Bernabeu fanno paura e Insigne ha voluto capirlo già ieri, memore delle parole di Antonio Cassano («Non guardare in alto perché ti spaventi»): è stato l’unico azzurro a concedersi la camminata della vigilia sul campo. Ma Sarri vuole giocarsela con lucida follia. Questa può forse essere la chiave giusta.

Questa sera al Bernabeu il pericolo pubblico è un giocatore alto 169 centimetri, nato nel 1987. E non è Leo Messi. Dries Mertens ha in comune con la “Pulce” del Barcellona l’identica (bassa) statura e l’anno di nascita: i due sono divisi da un mese e mezzo appena, il belga è nato il 6 maggio e l’argentino il 24 giugno. Ma non solo, perché, da questo campionato, si è registrata anche una vena realizzativa ragguardevole, quasi come quella del “gemello” blaugrana. Mertens ha ritrovato una frequenza sottoporta come avveniva in Olanda, arrivando a 16 reti: gliene mancano cinque per eguagliare il record personale (21 nel Psv Eindhoven 2011/’12), dietro di una sola lunghezza a Messi. Con una differenza fondamentale, che vale per il passato come per il presente. Perché un conto è segnare, per l’appunto, in Eredivisie, uno dei tornei con le difese più allegre al mondo. Un altro conto, poi, è segnare nel Barcellona, una macchina da guerra in grado di dare una possibilità anche al più scalcinato degli attaccanti. Un ultimo conto, infine, è segnare in Italia, dove la tattica regna sovrana e dove le retroguardie chiudono strade anziché aprirle.

Eppure Mertens ci sta riuscendo alla grande e se il Napoli ha cominciato a viaggiare convinto è anche merito suo, e dell’intuzione di Maurizio Sarri. Salutato Higuain, alle prese con il lungo infortunio di Milik, in difficoltà nel gestire Gabbiadini, il tecnico ha provato con il belga terminale ultimo di un tridente ad altezza puffo, con Lorenzo Insigne e José Maria Callejon. Pareva la mossa della disperazione (in attesa del mercato del gennaio) e della testardaggine (per la nuova bocciatura di Gabbiadini), invece si è rivelata quella vincente, anche quando si è capito che Mertens non era “falso nueve” ma centravanti vero, verissimo. Tascabile e implacabile. Altro che “un nano da giardino”, come venne definito dai sapienti scout del Nec quando era un ragazzino, bensì un giocatore che non dà punti di riferimento, che fa impazzire chi è più grosso di lui, in possesso di una tecnica nel breve e in velocità che non sarà quella di Messi, ma fa godere i tifosi del Napoli. Come faceva un altro piccoletto, ovvero Diego Armando Maradona

Fino all’11 dicembre aveva segnato tre reti, stretto tra le scelte tattiche e la concorrenza sulla sinistra con Insigne. Quando si è ritrovato al centro dell’attacco si è scatenato l’inferno, per gli altri. Tre gol al Cagliari seguiti dai quattro al Torino, poi uno a Fiorentina, Pescara e Palermo, quindi altri tre al povero Bologna, battuto 7-1 al Dall’Ara. Un’iradiddio che ha messo in un angolo Lorenzo Pavoletti, centravanti vecchia maniera finito in panchina, nonostante i 13 milioni pagati al Genoa per averlo (l’ultimo dei problemi per Sarri: chiedere a Maksimovic o a Rog, per esempio). Magari tra qualche tempo le cose cambieranno, ma oggi il Napoli è Mertens: impensabile se si va a rivedere quanto faticasse con Benitez, e con lo stesso Sarri, per trovare un posto da titolare. E Mertens è il Napoli, città che adora insieme con la moglie Kat. I mal di pancia del passato sono dimenticati, l’attacco della solita Cina è stato respinto a gennaio: «E’ stato difficile dire no a tanti soldi – ha raccontato -. Ci ho pensato un giorno, poi ho rifiutato. L’Asia è in cima ai miei pensieri, ma dopo il calcio». E, magari, dopo aver prolungato il contratto fino al 2021, con l’azzurro tatuato a vita sulla pelle.

A proposito di Dries Mertens e dei calciatori “diversamente alti”. Zinedine Zidane li ritiene un problema in più, forte dell’esperienza personale con Leo Messi. Sa che sono un pericolo per il Real Madrid, non particolarmente reattivo quando attaccato in velocità, soprattutto nella linea difensiva. «A me non piacciono i giocatori piccoli – confessa l’allenatore del Real Madrid – e nel Napoli ce ne sono alcuni che giocano bene, sanno essere pericolosi e intensi». Un plurale che include anche Lorenzo Insigne (164 centimetri, cinque in meno di Mertens) e José Maria Callejon, il gigante del trio offensivo con i suoi 178 centimetri. Gente che sa aggredire lo spazio, gente che non lascia tranquilla. E con amnesie in cui ci si può ferocemente infilare, come ha fatto sabato sera l’Osasuna ultimo in classifica, una distrazione ed è arrivato l’1-1 in campo libero di Sergio Leon. E’ un dettaglio che poi sia finita 3-1 per il Real e, infatti, Zidane avverte: «A tratti ci saranno momenti in cui soffriremo, momenti in cui il Napoli potrà infilarci alle spalle. Per questo dovremo esserte concentrati. Poi anche noi sappiamo far male e speriamo di riuscirci».

Perché il Real e Zidane hanno un obiettivo: ripetersi. E’ dal 1990 che la coppa non viene sollevata da chi l’ha vinta nella stagione precedente. L’ultimo fu il Milan, nella vecchia Coppa dei Campioni, poi basta. Un obiettivo da perseguire al di là delle statistiche Uefa, che sostengono come la Champions League la conquisti una squadra arrivata prima nel girone di qualificazione, subendo meno di 8 gol. Nelle ultime undici edizioni è capitato dieci volte e il Real Madrid, nella fase precedente, è arrivato dietro al Borussia Dortmund. «Conosco la difficoltà di questo torneo – aggiunge il tecnico che l’ha vinta anche da giocatore -, basta sbagliare un partita e ti ritrovi fuori. Il Napoli, poi, gioca bene e diverte. Sarri sta facendo un gran lavoro, come Allegri, avvicinando il calcio italiano a quello europeo, con tanti giovani che giocano bene. Ma noi stiamo ritrovando il passo e vogliamo riprendere il nostro cammino».

Grazie Italia

Un cammino di crescita anche per Zidane, che si sta confermando allenatore “vero”, spazzando i dubbi sulla scelta fatta dal club per il dopo-Benitez. Lui spiega che cosa l’ha aiutato, partendo dalla Juventus: «Sono andato a Torino per giocare, ero molto giovane e ho imparato tanto. Mi hanno fatto crescere come uomo e come giocatore. E la Juventus, come il Real, chiede tantissimo: devi metterci sempre la faccia, non puoi mai mollare. Qui ho completato il mio processo di crescita, ma in Italia ho appreso davvero tanto».

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Allarme nel Real Madrid, Cristiano Ronal- do ieri non si è allenato con i compagni. A Valdebebas, però, si respira un moderato ottimismo. Ronaldo infatti soffrirebbe solo i postumi di un trauma alla gamba destra e potrebbe tornare agli ordini di Zidane già in mattinata. Ma con Benzema che non segna da ben sei partite e Bale che ha completato solo due allenamenti con i compagni – dopo l’operazione alla caviglia e uno stop di quasi tre mesi – la preoccupazione è più che giustificata. I tifosi merengues, però, vedono il bicchiere mezzo pieno, perché sanno che mercoledì sera serviranno i gol del portoghese per provare a battere il Napoli. E se c’è una cosa che Cristiano ha dimostrato è quella di saper stringere i denti pur di non perdersi la magia di una notte di Champions.

CRIOTERAPIA. Ma proprio i brividi, e non quelli di paura dei tifosi, potrebbero aiutare il recupero del quattro volte Pallone d’Oro. Da anni, infatti, Cristiano utilizza il metodo della crioterapia, per far rilassare e velocizzare i tempi di recupero dei muscoli affaticati dopo lo sforzo di una gara. Questa tecnica consiste nell’entrare in una cabina a temperatura estreme che si avvicinano addirittura ai 200 gradi sottozero. Le sessioni durano pochi minuti e hanno effetti benefici su differenti patologie. E proprio in ambito sportivo sono molte le squadre o gli atleti che la utilizzano. In particolare la crioterapia è risultata molto utile per ridurre gli stop da affaticamenti e traumi alla nazionale italiana di rugby. Tempo fa il portoghese si è fatto installare a casa sua una cabina di crioterapia valutata circa 45 mila euro. Un regalo che l’asso di Madeira si è fatto, per risparmiare tempo e poter usufruire a piacere, ma sempre sotto controllo medico, dei molteplici benefici di questa terapia. E sicuramente tra domenica e lunedì Cristiano avrà utilizzato la crioterapia per far riassorbire al più presto la contusione sulla gamba destra.

SPERANZA REAL. L’ago della bilancia pende per un Ronaldo disponibile e recuperato, anche se magari non al 100%. Ma questo il portoghese non lo ammetterà mai, da campione navigato è avvezzo a giocare convivendo con il dolore. Nell’anno della Decima Champions, finì la stagione zoppicando per un’infiammazione al ginocchio sinistro. Ma questo non impedì a Ronaldo di proclamarsi capocannoniere della Liga e di stabilire il record di gol in un’edizione di Cham- pions. Il portoghese ieri si è allenato in palestra per precauzione, onde evitare sforzi e il rischio di ulteriori traumi. Ma oggi, salvo complicazioni dovrebbe tornare con il gruppo. Almeno questo dovrebbe essere il piano dello staff madridista. Il precedente che fa ben sperare Zidane risale a fine gennaio, quando Ronaldo aveva saltato l’allenamento del lunedì per una botta sofferta 48 ore prima contro il Malaga. Il giorno dopo il portoghese si allenò regolarmente e mercoledì giocò 90 minuti a Vigo segnando un gol su punizione e colpendo un palo. La prova del nove sarà l’allenamento di questa mattina. Se il portoghese non completerà la seduta di rifinitura con i compagni, allora Zidane potrebbe optare per un 4-4-2 con Morata e Benzema dall’inizio o rimanere ancorato al solito 4-3-3 con James, Asensio, Isco e Lucas Vazquez a lottare per completare le due caselle libere di un tridente capeggiato da Karim.

Da un San Valentino all’altro, un anno dopo, per superare una prova di calcio e una d’amore. Lo so, fa male ricordarlo, però esattamente un anno fa il Napoli perse definitivamente la testa della classifica di serie A al termine dello scontro diretto (e alla pari) allo Juventus Stadium. Fu una botta tremenda ed apparentemente fatale anche per i destini futuri della squadra azzurra che delle successive 4 gare non ne vinse nemmeno una, ingoiando due pareggi in campionato (Milan e Fiorentina) e l’eliminazione ai sedicesimi di Europa League per mano di un non irresistibile Villarreal (sconfitta e pari).

Con l’inatteso e poco signorile addio di Higuain, poi, sembrò definitivamente tramontato il sogno di battersi ad altissimi livelli. Ma non è andata così e un anno dopo, il Napoli si ritrova lo stesso in lotta su tutti i fronti, con la possibilità di sfidare (quasi) da pari a pari i galattici campioni d’Europa. E’ una storia di calcio e di amore quella che si riproporrà domani sera al Bernabeu, a distanza di 30 anni dal primo e finora unico episodio ufficiale tra il Napoli e le merengues. Di calcio, perché Sarri oggi sbarcherà a Madrid con le stimmate di allenatore tra i più divertenti (anche rispettati) d’Europa e con le migliorie di solidità apportate al suo gioco troppo spesso incline a subire gol. D’amore, perché il Napoli riceverà l’appassionata spinta di 10mila e più tifosi che raggiungeranno la regione castigliana con ogni mezzo e ad ogni ora, da lunedì a sabato, per seguire dal vivo la partita più importante degli ultimi sei lustri. I fan dagli spalti, i calciatori spagnoli nello spogliatoio. Reina, Albiol e Callejon hanno tutti una buona ragione ed una sana motivazione per fare risultato al Berna- beu, da ex madridisti o da fieri oppositori del dominio Real. E la loro indole iberica si fonderà nell’orgoglio di chi vive il Napoli da partenopeo nativo oppure acquisito: Insigne ed Hamsik.

Da loro due ci si aspetta il meglio, il carattere per trascinare il resto del gruppo; e proprio loro immaginiamo che daranno l’esempio agli altri, mostrando di non temere nulla, mettendo piede sul prato del Bernabeu. Il nostro vero nemico non sarà il Real, bensì la paura che fa tremare le gambe a chi pensa di non essere all’altezza di quel teatro. Ma tu lo sei, Napoli, hai dimostrato di avere organico e cuore per mettere alle corde gli avversari, per vivere una notte da galacticos in maglia azzurra. Allora, che sia una storia magica, da godere tutta quanta intera, con l’umiltà e nella piena coscienza di ciò che si è diventati. Caro Insigne, non dar retta al tuo amico Antonio Cassano, domani sera alza la testa e guarda il Bernabeu senza che le tue palpebre abbiano alcuna esitazione. Guarda con attenzione ed apri pure le orecchie, ti accorgerai che questo tempio non può fare così tanta paura se ospita tutti questi tifosi del Napoli arrivati in Castiglia per te, per voi. Ed è un contesto ben diverso dalla prima e finora unica volta degli azzurri a Madrid.

Il destino ha voluto che dopo trenta anni si tornasse sul luogo di quella sconfitta molto meno netta (finì 2-0) di quanto il campo raccontò. Questa volta sarà diverso, per il contesto e probabilmente anche per la tenuta nervosa di un gruppo ormai abituato a vivere queste notti stellari e pure a contrastare efficacemente quelle che abitano nel pantheon del calcio continentale. L’idea di un Napoli tremulo, come lo fu quando 5 anni fa mise piede allo Stamford Bridge con lo sguardo atterrito dalla paura di sfidare a così grandi livelli il Chelsea che si laureò campione d’Europa, appartiene alla memoria ed a qualche foto dell’epoca. Oggi è un gruppo più spregiudicato, magari lo fosse anche un po’ sfrontato, sempre con l’umiltà di conoscere la storia ed il presente del Real. Ma non per questo disposti a cedere il passo ai nobili avversari. Non puoi mai sapere quanto sei cresciuto, se non sfidi e batti le più grandi e domani potrebbe essere la notte giusta per il responso, per il sorpasso. La notte di San Valentino. Dell’amore e del riscatto.

Disteso, al punto tale da far credere che per lui questa sfida sia una partita come tante. Maurizio Sarri non vive di emozioni, gli interessa la concretezza, anche se l’avversario si chiama Real Madrid e anche se per la prima volta mette piede in un monumento sacro, per il calcio, come il Bernabeu. «Per giocartela qui devi avere la faccia tosta, la follia di giocare il nostro calcio, alla nostra maniera. Sapendo che, anche se ci riusciamo, di fronte abbiamo i campioni di tutto quello che si può vincere. Questa sfida ci darà l’opportunità per capire anche a che punto siamo rispetto alle squadre top in Europa. E poi, venire qui al Bernabeu e giocarsela, è bellissimo».

BATTUTE A Sarri non manca l’ironia. Quando gli chiedono se cambierà qualcosa per sfidare il Real, risponde: «L’unico dubbio che ho è se giocare con tre o quattro punte… No, non ho nessun dubbio. Sceglierò la formazione più offensiva possibile che mi garantisca anche di avere gamba, non è che con due cambi diventiamo una squadra capace di abbassarsi». Anche perché il Bernabeu per lui è già un traguardo da assaporare: «È gratificante. Per me partire dal basso è stato formativo. In certe categorie vedi di tutto di più, cresci o muori. Credo sia un percorso che dovrebbero fare tutti. Poi ci sono le eccezioni. Io sono qui e mi prendo il 50% dei meriti. L’altro è dell’organico che ho a disposizione».

STRATEGIE Certo, il Bernabeu è anche uno stadio che bolle, ma Sarri del clima da trasferta non ha paura: «Ne abbiamo giocate di difficili, come contro il Besiktas. La mia è una squadra che può far bene sia in casa che fuori, se prende il sopravvento sa anche macinare gli avversari. Sento tanti discorsi sul Bernabeu, ma la realtà è che questo stadio deve il suo prestigio al Real che è sempre stato fortissimo, è normale che prenda questo alone mistico». E come si gioca contro il Real? «Non è stata una settimana di lavoro diversa. Abbiamo cercato di curare tutto il possibile, sapendo che puoi limitare ma che, alla fine, un colpo di talento può indirizzare la gara. Il Real lo puoi studiare quanto vuoi dal punto di vista tattico, ma la verità è che ha calciatori che possono decidere il risultato in qualsiasi momento. Ai ragazzi ho detto che stiamo crescendo di mentalità, altrimenti una striscia positiva di tre mesi e mezzo non la puoi fare. Ho detto loro che accetto qualsiasi risultato, l’unica prestazione che non accetto è quella timorosa. Se stiamo chiusi in area per 90 minuti è perché dovranno essere gli avversari a chiuderci e non per paura». E per infondere coraggio, c’è pure un talismano speciale. «Spero – fa Sarri – di vedere Maradona prima della partita e che abbia il tempo di dire due parole alla squadra. Trovarsi di fronte una leggenda che ti dice che ce la puoi fare è una bella carica».

Grazie a Dio non gioca, siamo contenti che vada in tribuna». Luka Modric su Diego Armando Maradona. La battuta del giocatore che dà la battuta al Madrid. Il preferito del Bernabeu, stadio abituato a fischiare al primo passaggio sbagliato. No, con Luka non succede mai. E quando una strana congiuntura astrale provoca l’errore del croato il Bernabeu gli riserva una dose extra di pazienza e benevolenza. I madri- disti riconoscono a Luka quella capacità di essere geniale e geometrico allo stesso tempo che hanno solo i grandi. Gli dimostrano una venerazione strettamente calcistica che in questo momento non hanno per nessun altro giocatore della galattica rosa messa su da Florentino Perez. Fischiano Benzema, Ronaldo, crocifiggono Danilo. Applaudono chi se lo merita. Ma quando si tratta di Luka sono tutti innamorati. Del resto, basta chiedere ad Ancelotti: l’infortunio del croato fu una delle complicazioni peggiori per Carletto e a lungo andare una delle chiavi del progressivo spegnimento della fiamma blanca. Perché Modric è il giocatore perfetto per il Madrid: in grado di dare una mano a Casemiro in copertura e di foraggiare la BBC tanto nel contropiede rapido come nella costruzione ragionata.

L’APPELLO AL BERNABEU Luka sta per arrivare alle 200 partite con il Real: «E spero che ce ne siano altrettante da giocare – diceva ieri -. Qui ho imparato tanto». E vinto. Due Champions tra le altre cose: «Una competizione speciale per il madridismo, diversa da tutte le altre per il rapporto storico che ha questo club con la Cham- pions. Te ne accorgi subito, appena arrivi. Speriamo che col Napoli al Bernabeu ci sia l’ambiente giusto e che il pubblico ci appoggi dall’inizio e con continuità, ne avremo bisogno». Parole che illuminano, come i suoi passaggi: l’uomo che non viene mai fischiato chiede al pubblico di astenersi dalla critica, di mettere da parte l’esasperante ricerca dell’eccellenza e di abbracciare la squadra come fanno con lui, perché bisogna remare tutti uniti.

VOGLIA DEL BIS L’appello, e poi l’ambizione, altro tratto distintivo del madridismo: «Nessuno ha mai vinto due Champions di fila, noi crediamo di poterlo fare. Pensiamo di essere in grado di diventare i primi a poter difendere il titolo». Quindi l’umiltà: «Ma non bisogna pensarci troppo. Andiamo passo dopo passo, il primo col Napoli. Vogliamo arrivare alla finale di Cardiff ma per farlo bisogna pensare partido a partido». Il mantra del Cholo Simeone. Il sogno si fa pragmatico, come il calcio di Modric: emozione lineare. Iualità, sicuramente, ma questa sera ci vorrà pure tanto carattere perché l’evento non si trasformi in incubo. Ci sarà bisogno del talento, di quella classe comune ai campioni, a coloro che possono garantire la differenza. Napoli lo chiederà al suo capitano, a Marek Hamsik, che da un decennio indossa la maglietta azzurra. Toccherà a lui elevare il gioco e renderlo funzionale per le esigenze del collettivo. Di fronte avrà Modric, il motore del Real Madrid: la sfida sarà avvincente, così come si spera possa essere tra le due squadre.

CON MARADONA La presenza dell’ex campione argentino nella stessa struttura che ospita il Napoli, ha permesso un altro incontro ravvicinato tra i due. Diego ha stretto la mano al capitano e l’ha spronato affinché stasera sia protagonista in quello stadio a lui tante volte ostile. Non è mancata la promessa di Hamsik, di colui che potrebbe strappargli un record, quello di capocannoniere di tutta la storia del Napoli. Il capitano è lì, a -4 dai 115 gol realizzati da Maradona che, ancora oggi, rappresentano il massimo fatto da un attaccante del Napoli. Certo, non è pensabile che il centrocampista possa segnarli tutti stasera, ma anche se ne dovesse realizzare uno solo, potrebbe essere un buon carico da potersi giocare, poi, nella partita di ritorno.

QUALITA’ Quelle di Marek Hamsik stanno impressionando il popolo napoletano. Da alcuni mesi, il suo rendimento s’è elevato parecchio, fino a risultare determinante per il gioco di Maurizio Sarri. Il capitano fa parte di quel gruppetto, esclusivo, che l’allenatore ritiene inamovibile. Contro Modric e Kroos ci vorrà il meglio, il centrocampo napoletano dovrà dimostrare di aver raggiunto la maturità necessaria per poter competere anche in Europa, oltre che in Serie A. Hamsik dovrà essere l’ispiratore, il riferimento per esaltare le qualità del tridente offensivo. A quasi trent’anni (li compirà a luglio) non si può più parlare di maturità, non si può pensare che uno della sua caratura ed esperienza possa sentire il peso di un confronto così importante. Al Bernabeu ci sarà poco o nulla da scoprire sulle qualità di questo giocatore: il talento non gli manca, e se riuscisse pure ad imporsi caratterialmente allora l’impresa potrebbe non essere un’eresia. Anche per lui la gara col Real Madrid rappresenta un esame importante. Un ottavo di finale di Champions League l’ha già giocato, Hamsik, contro il Chelsea, col Napoli di Walter Mazzarri. Dopo la splendida prestazione al San Paolo, la squadra crollò nella gara di ritorno a Stamford Bridge e insieme crollò anche il grande sogno di giocare un quarto di finale.

Il cuore dei napoletani è lì, che batte forte. Periferia di Madrid: l’hotel è a cinque stelle, ospiterà il Napoli. Ma, la squadra è attesa nel tardo pomeriggio, quasi inspiegabile quel gruppo di tifosi festanti che sosta al di fuori della struttura fin dalle prime ore del mattino. La curiosità è tanta, la gente del posto capisce cosa stia accadendo, il perché di tanto entusiasmo. Un qualcosa che verrà soddisfatto in tutta fretta, non appena quella gente vestita di azzurro comincia a cantare, come se si fosse in uno stadio. «O mamma mamma mamma, sai perché mi batte il corazon, ho visto Maradona…». Eccolo, Diego. È in compagnia di Rocjo, la sua compagna, e di Diego junior, il figlio abbracciato dopo 30 anni. Non vuole intrusi tra i piedi, chiede di rispettare la privacy. Ma, l’eccitazione è generale, un cronista spagnolo gli si para davanti in albergo, comincia a sparare domande, Diego si spazientisce, lo minaccia. «Sono con la mia famiglia e voglio stare tranquillo. Tu non devi disturbarmi, se continui a farlo ti farò male», gli urla Diego. Imperterrito, il giornalista, continua nella sua telecronaca seppur allontanatosi di parecchio per evitare ulteriori problemi, perché la situazione potrebbe degenere, altrimenti.

IN PALESTRA Non ha voluto rinunciare all’abituale seduta di allenamento, Maradona. Nella tarda mattinata, dopo un lungo sonno, ha lavorato per un’ora, tra tapin roulant e cyclette, prima di concedersi un massaggio rilassante. Intanto, all’esterno dell’albergo il numero dei tifosi aumenta di ora in ora, i cori sono sempre più acuti: la gente vuole vederlo e la security fa fatica a contenerne gli slanci. Diego non ha alcuna intenzione di concedersi all’abbraccio dei tifosi, ha fame, vuole mangiare. Intanto, c’è una nuova puntata della diatriba con Mauro Icardi. Qui, ci sono gli inviati delle Iene, con lui scherzano, ma poi gli piazzano il colpo: «Diego, perché non fai da padrino alla figlia di Mauro?». La domanda genera la risata dell’ex pibe de oro che ribatte: «Tutti sbagliano nella vita». Pace fatta? «Ma lascia stare il traditore…».

AMBASCIATORE L’indiscrezione trapela poco prima che la squadra arrivi in albergo: Diego Maradona parteciperà al pranzo organizzato dalla Uefa, oggi pomeriggio, in compagnia di Aurelio De Laurentiis. Insomma, si tratta dell’investitura ufficiale di ambasciatore di Napoli e del Napoli nel mondo, così come le parti avevano concordato nell’ultimo incontro avuto un mese fa a Roma.

Quella di oggi sarà la prima uscita che i due si concederanno, fianco a fianco. Al pranzo, troveranno, oltre ai rappresentanti della Uefa, anche Floren- tino Perez, presidente del Real Madrid, e Emilio Butragueno, una vecchia gloria del club ma- drilista. Fu lui a realizzare il gol che consentì al Real di eliminare il Napoli, nel settembre dell’87. Quella sera, al San Paolo, in campo c’era pure il grande Diego che ha ricordato la tristezza di quel momento in una delle ultime interviste concesse nel suo blitz napoletano di gennaio.
COI VIP Ieri sera, Maradona ha incontrato i numerosi vip che sono ospiti di Aurelio de Lau- rentiis. Dal regista premio oscar, Paolo Sorrentino (che lo citò durante la premiazione a Hollywood), all’attore Silvio Orlando, che ha interpretato il cardinale Voiello nella serie tv «The young pope». Dall’ex sindaco di Roma e ex segretario del Pd, Valter Veltroni, a Nicola Arnone, imprenditore napoletano, patron di Acqua Lete, sponsor della nazionale italiana e del Napoli. In tarda serata, Diego ha partecipato alla cena organizzata dal presidente del Napoli. Stasera sarà regolarmente nella tribuna vip del Bernabeu, uno stadio che ne ha saputo ammirare la grandezza, ma che l’ha saputo anche fischiare, come l’avversario più temibile, ai tempi della sua esperienza al Barcellona.

Sono arrivati in 4.000 nella sola giornata di ieri. Almeno altrettanti sbarcheranno oggi per un totale di circa 10 mila presenze. Saranno tanti i tifosi del Napoli che troveranno posto sulle tribune del Santiago Bernabeu per la sfida di questa sera.
INVASIONE Una vera e propria invasione che colorerà di azzurro il settore destinato agli ospiti. Madrid è pronta, come pronti sono i napoletani che si sono riversati nelle vie del cen-
tro per godersi le bellezze della capitale spagnola. Per due giorni, la Gran Via apparirà come via Toledo, il centro di Napoli. Ma non c’è soltanto la Napoli popolare, a Madrid sono sbarcati anche molti imprenditori e professionisti della città, oltre agli ex campioni di pallanuoto Pino e Franco Porzio. Sul charter del Napoli, invece, hanno viaggiato i tifosi vip, quelli che Aurelio De Laurentiis ha voluto ospitare sul proprio volo (tra cui pure il regista Paolo Sorrentino). Alcuni di questi hanno partecipato pure alla conferenza stampa di Sarri, e hanno seguito con attenzione le dichiarazioni dell’allenatore. Tra i più interessati, l’attore Silvio Orlando, seduto in prima fila. Al suo fianco, s’è sistemato Walter Veltroni, ex segretario del Pd. Confuso tra i giornalisti, s’è visto pure Lorenzo Insigne, che ha accompagnato Albiol e Callejon al Bernabeu per la conferenza pre-gara. I due ex madrilisti sono stati al centro dell’attenzione dei cronisti madrileni, mentre sono state pochissime le domande rivolte a Sarri.
PERICOLO ULTRÀ Ma a far da contraltare all’entusiasmo dei tifosi azzurri arrivati ieri nella capitale spagnola, c’è la preoccupazione delle forze dell’ordine, in apprensione per l’imminente arrivo a Madrid di 300 ultrà azzurri in viaggio con alcuni pullman partiti da Napoli. La polizia madrilena sta lavorando alacremente per intercettare i mezzi in arrivo dall’Italia, in modo da poter controllare i tifosi fino all’arrivo al Bernabeu ed evitare qualsiasi
contatto con i supporter del Re- al. Sono stati già predisposti alcuni posti di blocco lungo le strade principali che portano in città. C’è preoccupazione in particolare per quei tifosi che arriveranno oggi senza biglietto e andranno gestiti.

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