Passeggera cacciata a forza dall’aereo, è allergica ai cani: Il video

Non è un buon periodo per la compagnia aeree americane in termini di relazioni col pubblico a bordo dei velivoli. Dopo la vicenda del medico di origini cinesi, David Dao, costretto con la forza a scendere da un volo della United Airlines in overbooking per fare posto a dei dipendenti di una compagnia satellite, stavolta è toccato alla Southwest Airlines finire nella bufera.

Come si vede in un filmato girato da un altro passeggero, una donna, dopo aver dichiarato di essere allergica ai cani – due animali erano a bordo del volo che doveva decollare da Baltimora alla volta Los Angeles – è stata prelevata con la forza da almeno tre agenti della polizia del Maryland e scaraventata fuori dall’aereo tra le grida e le proteste della giovane. Nell’audio si vede la donna trascinata di penso lungo il corridoio verso il portellone. La donna cerca di far desistere i poliziotti, urlando: “Mio padre ha un intervento chirurgico domani. Cosa state facendo? Non toccatemi”. Ma gli agenti non sembrano voler sentire ragioni: “Forza signora, andiamo. Cammini”.

La donna è stata poi fermata ed incriminata per comportamento ostile, rifiuto di obbedire ad un ordine della polizia, disturbo della quiete pubblica e resistenza all’arresto. È stata quindi portata davanti alla Corte della contea di Anne nel Maryland e poi rilasciata solo dopo essere stata formalmente accusata dei reati che avrebbe commesso.

Dopo la diffusione del video in questione, la Southwest Airlines si è subito scusata, per quanto abbia giustificato l’accaduto ricordando che “le nostre regole prevedono di negare l’imbarco ad un cliente che, se sprovvisto di certificato medico, sostenga di poter avere reazioni allergiche potenzialmente letali e non può volare senza problemi per la presenza di animali a bordo”. E ancora: “Offriamo pubblicamente le nostre scuse a questa cliente per la sua esperienza e la contatteremo personalmente per rispondere alle sue rimostranze”.

LE ALLERGIE IN CANI E GATTI
Che cos ’è un ’allergia?
La scienza medica veterinaria ha compiuto negli ultimi decenni passi da gigante: ciò ha contribuito alla scoperta di numerose malattie un tempo sconosciute o sottostimate negli animali e ha permesso al tempo stesso di constatare come talune affezioni tipicamente umane possano colpire con una certa frequenza anche cani e gatti.
Un esempio lampante in tal senso è quello delle patologie su base allergica che, al pari di noi uomini, interessano indubbiamente anche i nostri beniamini a quattro zampe.
L’individuazione sempre più frequente di problemi allergici negli appartenenti alle specie canina e felina deriva verosimilmente anche dal loro stile di vita sempre più simile al nostro, mostrandoci come alla fin fine non siamo poi così diversi dagli animali con i quali scegliamo di dividere la casa e l’esistenza.

L’allergologia è senza dubbio uno dei settori più complessi della medicina: nonostante le ricerche effettuate, infatti, gli scienziati non sono a tutt’oggi ancora riusciti a trovare una risposta precisa a molti interrogativi in proposito.Tanto per citare degli esempi, si ignora perché alcuni individui – siano essi uomini o animali – manifestino reazioni di ipersensibilità nei confronti di determinate sostanze e altri no, così come perché altri sviluppino all’improvviso forme allergiche tardive. Con il termine di allergia si intende una reazione anomala messa in atto dall’organismo verso una o più sostanze, normalmente innocue o privi di effetti patogeni, nei confronti delle quali risulta ipersensibile: accade così che il primo contatto con una determinata sostanza causi la cosiddetta sensibilizzazione, mentre le esposizioni successive provochino una risposta esagerata, contraddistinta da una serie di sintomi indotti dal sistema immunitario.

La funzione di quest’ultimo è quella di riconoscere come estranee o nocive particolari sostanze, scientificamente denominate allergeni: si tratta per lo più di proteine, generalmente presenti nella struttura dei microrganismi patogeni (virus e batteri), capaci di determinare – al momento delle esposizioni successive alla prima, la produzione di anticorpi (immunoglobuline) e
speciali globuli bianchi (linfociti) in grado di difendere l’organismo dall’azione dei “nemici” in questione. Il processo che caratterizza le allergie è del tutto simile a quanto appena descritto, con la differenza che i meccanismi di difesa (sensibilizzazione e produzione di anticorpi e globuli bianchi) vengono diretti verso allergeni innocui, identificati però dal sistema immunitario come potenzialmente pericolosi per l’organismo. Gli allergeni agiscono principalmente per via percutanea (cioè attraverso la pelle, come avviene nelle allergie alle punture d’insetto), per ingestione (allergie alimentari), per contatto diretto (allergie a determinati materiali) o per via inalatoria (allergie a sostanze vegetali, come i pollini).

La dermatite allergica da pulci
Le pulci sono parassiti piuttosto comuni in cani e gatti, pur se ospitati in appartamento: si tratta di piccoli insetti scuri (facilmente visibili a occhio nudo, misurano pochi millimetri di lunghezza) che si nutrono del sangue dei nostri amici di casa, per succhiare il quale infliggono loro punture particolarmente fastidiose. La cosiddetta DAP (Dermatite Allergica da Pulci) costituisce un problema piuttosto frequente e assolutamente da non sottovalutare: ne è responsabile la saliva delle pulci (o meglio una proteina in essa contenuta), che viene inoculata nell’organismo animale nel momento in cui gli insetti pungono i nostri beniamini a quattro zampe per compiere il loro pasto di sangue.

Questa forma di allergia può scatenare a volte reazioni davvero imponenti, caratterizzate da intenso prurito, caduta del pelo, infiammazione cutanea, comparsa di ferite infette, croste e piaghe.
Perché si manifesti la dermatite allergica da pulci è sufficiente la presenza di un solo parassita, la cui azione innesca rapidamente i segni clinici appena descritti: proprio per questo motivo non è sempre facile trovare gli insetti sul corpo dell’animale colpito e associare di conseguenza l’insorgenza dei sintomi alla loro causa specifica. Nel dubbio, cani e gatti che presentano lesioni dermatologiche come croste o piaghe dovrebbero essere sempre e comunque sottoposti a uno specifico trattamento anti-pulci, avendo l’accortezza di utilizzare un preparato che impedisca anche la riproduzione delle pulci e la loro diffusione nell’ambiente.

Allergie su base alimentare
Le cosiddette “reazioni avverse” al cibo sono risposte anomale che l’organismo di cani e gatti mette in atto dopo avere ingerito ingredienti alimentari o additivi di diverso genere e che comprendono, a loro volta, differenti disturbi, siano essi su base immunologica oppure no. L’intolleranza alimentare, per esempio, è una reazione avversa che si instaura senza che vi sia una corrispondente forma di allergia. Diverso è il caso dell’ipersensibilità, che nasconde un meccanismo di tipo immunitario: l’alimento, in tal caso, si comporta da allergene e determina una risposta anticorpale da parte del sistema immunitario dell’animale.

Vi sono, poi, altre denominazioni, quali l’idiosincrasia al cibo (reazione abnorme che non presuppone meccanismi di tipo immunologico), l’anafilassi al cibo (forma allergica, in grado di causare uno shock anafilattico), le reazioni metaboliche al cibo (che possono essere legate a un ingrediente o a un’alterazione a carico del metabolismo), le reazioni farmacologiche al cibo (dipendenti da sostanze chimiche presenti nell’alimento), le tossinfezioni alimentari (avvelenamenti causati da tossine presenti nell’alimento o prodotte da microrganismi contaminanti): tutte queste forme riconoscono come responsabile del problema uno o più ingredienti della dieta.

Ricerche condotte negli ultimi anni dai medici veterinari esperti in dermatologia hanno messo in evidenza come una buona parte delle affezioni cutanee di cani e gatti siano da mettere in relazione a problemi di natura alimentare. Il sintomo predominante, in questi casi, è il prurito: l’animale si lecca con la lingua, si mordicchia con i denti, si gratta con le unghie delle zampe posteriori e sfrega alcune parti del suo corpo contro superfici ruvide. Questi tentativi di alleviare il prurito generano a loro volta arrossamenti, caduta del pelo e ferite, che creano poi croste e piaghe, che diventano facilmente preda di infezioni secondarie della pelle. La localizzazione di tali lesioni può essere molto variabile, anche se più spesso sono interessate le parti ventrali del corpo (le ascelle, l’inguine, l’interno delle cosce) e le zampe (soprattutto gli spazi interdigitali).

Le reazioni avverse al cibo, tuttavia, possono determinare in cani e gatti anche sintomi di tipo gastrointestinale, talvolta associati alle alterazioni della pelle prima descritte: i più comuni sono il rigurgito, il vomito e la diarrea, i cui caratteri possono essere estremamente variabili a seconda dei casi. Tali segni clinici possono accompagnarsi
o meno a borborigmi (cioè rumori intestinali e brontolii di pancia), flatulenze (emissioni di gas più o meno puzzolenti), coliche (l’animale tende a muoversi poco e presenta addome contratto) e prurito nella zona anale.

Può poi anche accadere di assistere alla manifestazione di sintomi a carico di altri organi. La localizzazione di tali reazioni all’apparato respiratorio, pur se rara, può essere caratterizzata da starnuti, episodi di broncocostrizione (riduzione del lume delle basse vie aeree, che comportano difficoltà nell’introduzione dell’aria nei polmoni) e colpi di tosse. Sono state descritte, inoltre, convulsioni (impropriamente chiamate crisi epilettiche, in quanto non determinate da una forma di epilessia primaria), caratterizzate da perdita di coscienza, movimenti a scatto delle zampe anteriori e posteriori, emissione involontaria di saliva, urina e feci. Altre volte le reazioni avverse al cibo comportano disturbi a livello degli occhi, come per esempio infiammazione congiuntivale, lacrimazione eccessiva, prurito e presenza di secrezioni anomale. Allo stesso modo, anche le orecchie possono essere direttamente interessate: la comparsa di arrossamenti, otiti (cani e gatti scuotono con fastidio il capo e tendono a grattarsi ripetutamente le orecchie con le zampe posteriori) e secrezione ceruminosa possono infatti essere indicative di un disturbo su base alimentare.
La comparsa dei sintomi descritti deve sempre far sospettare la presenza di un problema legato all’alimentazione.

Per rendersene conto è opportuno escludere altre cause di malattia, quali per esempio infezioni, parassitosi, avvelenamenti e così via. È consigliabile quindi fare quanto prima gli esami specifici, necessari per il riconoscimento del problema. Nonostante esista la possibilità di effettuare anche su cani e gatti test cutanei (intradermoreazione) e analisi del sangue, il metodo più attendibile per individuare il problema consiste nella cosiddetta dieta da privazione o da eliminazione, per mettere in atto la quale è necessario scegliere due fonti alimentari – proteine e carboidrati – con le quali l’organismo animale non sia mai venuto in contatto: le proteine possono essere di origine animale oppure vegetale, mentre per quel che riguarda i carboidrati ci si indirizza di solito su avena, orzo, farro o patate. Gli ingredienti vanno ben cotti ed è indispensabile non dare all’animale assaggi di altro genere nel corso della giornata. In alternativa, si possono utilizzare mangimi ipoallergizzanti specifici, reperibili nei negozi per animali. La dieta da privazione va protratta per almeno quattro-otto settimane consecutive, verificando se i disturbi tendono a scomparire del tutto. Dopo tale periodo senza sintomi, si comincia ad aggiungere un nuovo ingrediente alla volta per fasi di una settimana, valutando il risultato. In questo modo ci si rende facilmente conto se un determinato ingrediente provoca o meno problemi.

Altri tipi di allergie
Le dermatiti allergiche da contatto si manifestano in seguito al contatto diretto con la sostanza allergizzante. Alcuni cani possono presentare problemi dermatologici dopo avere trascorso del tempo in prati o giardini in cui crescono determinate piante. In questi casi possono comparire piccole lesioni arrossate – che danno all’animale prurito più o meno intenso – sulla pelle di certe zone del corpo: gola, collo, pancia, interno cosce, coda. Cani e gatti possono, poi, soffrire per il contatto con superfici domestiche trattate con certi detergenti e non risciacquate. Nei cani maschi, per esempio, questo genere di problema si rende evidente con un arrossamento dello scroto, che provoca all’animale un certo fastidio, al punto da indurlo a leccarsi, fino a far comparire arrossamenti e piaghe. Anche certi accessori per animali possono scatenare allergie e dermatiti da contatto: ciotole, cucce, tappetini, brandine e giochi possono causare alterazioni cutanee talvolta serie, che si risolvono solo sostituendo gli accessori. Tutte queste forme di allergia si curano impedendo all’animale il contatto con le sostanze responsabili. L’applicazione di schiume e creme ad azione decongestionante, così come la somministrazione di medicinali anti-prurito, aiuta a guarire nei casi più seri.

Anche se si tratta di reazioni non molto comuni, c’è la possibilità che i nostri animali siano allergici a determinati farmaci. I medicinali somministrati per bocca provocano di solito la comparsa di reazioni dermatologiche alla testa e in particolare al muso. I sintomi sono il prurito, che può causare escoriazioni (anche sanguinanti), arrossamenti, perdita di pelo e così via. I principi attivi dei farmaci somministrati per via topica, invece, causano irritazioni circoscritte. L’esempio classico è quello dei collari antipulci e anti-zecche, responsabili a volte di irritazioni, gonfiori, lesioni con bolle e così via. Di fronte a un’allergia da farmaci, è importante segnalare subito l’episodio al medico veterinario, in modo che lo riporti sul libretto sanitario dell’animale e tenga conto, in futuro, di non utilizzare più quel determinato prodotto.

Il termine scientifico di “atopia” indica un’allergia inalatoria, legata nella maggior parte dei casi a sostanze vegetali, primi tra tutti i pollini. Relativamente frequenti nel cane e nel gatto, le atopie comportano problemi a livello della cute: il prurito induce l’animale a grattarsi, a leccarsi con la lingua, a mordicchiarsi con i denti e a sfregarsi contro superfici ruvide. Il risultato di tali comportamenti può essere la formazione di zone infiammate più o meno estese, ferite che rischiano di infettarsi, croste e piaghe. Per una diagnosi precisa di atopia è necessario fare certi esami del sangue, in relazione ai quali si possono preparare vaccini specifici.

Casi particolari di allergia
L’asma bronchiale del gatto è un’affezione caratterizzata da broncocostrizione (cioè riduzione del calibro delle vie respiratorie inferiori) con conseguenti tosse e difficoltà respiratorie. Gli studiosi ritengono, anche se non vi sono ancora prove definitive al riguardo, che questa malattia possa essere legata a fenomeni di ipersensibilità, anche in considerazione del fatto che in alcuni gatti i disturbi si accentuano in determinate stagioni dell’anno. La cura dell’asma bronchiale del gatto, la cui diagnosi prevede l’esecuzione di esami radiografici e del sangue, si basa sulla somministrazione di farmaci cortisonici e broncodilatatori.
L’edema angioneurotico è una reazione allergica caratterizzata dal gonfiore improvviso e generalizzato a carico del muso dell’animale: le labbra, il naso e le palpebre sembrano lievitare a vista d’occhio, conferendo all’animale un aspetto quasi grottesco, che ricorda quello di una buffa maschera di carnevale. Questo problema di accompagna talvolta all’aumento di volume dei genitali esterni, che possono pertanto apparire gonfi e tumefatti. Tale condizione allergica si rende per lo più evidente entro 15-20 minuti dal contatto (via percutanea, ingestione, inalazione e così via) con l’allergene responsabile.

L’orticaria (che talvolta decorre associata all’appena descritto edema angioneurotico) è contraddistinta dalla rapida comparsa di tanti piccoli pomfi, distribuiti un po’ in tutta la superficie corporea, che suscitano nell’animale una sensazione di prurito, inducendolo a grattarsi con insistenza.
L’edema della glottide dipende dall’eccessivo rigonfiamento delle vie respiratorie intermedie (corrispondenti alle regioni anatomiche di faringe e laringe), che può impedire a cani e gatti di respirare correttamente. Tale evenienza si verifica più facilmente quando l’animale viene punto in gola da un insetto catturato con la bocca. In
questi casi l’animale mostra una grave difficoltà di respirazione, con perdita di bava e con le mucose orali che diventano di colore bluastro. Se non si interviene, cani e gatti rischiano di morire per asfissia.

Altrettanto grave è lo shock anafilattico, una reazione allergica violenta e improvvisa, in seguito alla quale gli animali possono morire in breve tempo. I danni più seri sono provocati da gravi alterazioni di tipo circolatorio (responsabili a loro volta del brusco abbassamento della pressione sanguigna) e respiratorio (contrazione di bronchi e bronchioli, fino alla quasi completa diminuzione del diametro del loro lume, con impossibilità di passaggio di aria ai polmoni). Anche questa, così le altre tre condizioni poc’anzi descritte, necessitano del tempestivo ricorso al medico veterinario.

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