Paura in Francia, travolge studenti con l’auto: “È un folle, è arabo ma non è un terrorista”

PARIGI Nel 2012 a Tolosa il “killer in scooter” Mohamed Me- rah inaugurò la stagione delle stragi e del terrorismo islamico, attaccando fra l’altro gli studenti di una scuola ebraica. Ieri, a non molti chilometri di distanza dai luoghi dove colpì l’algerino, è tornata la paura. Questa volta però l’autore della tentata strage non è un aspirante jihadista, bensì uno squilibrato che al volante di una Renault Clio si è lanciato a tutta velocità su un gruppo di studenti. Alla fine sono rimaste sull’asfalto tre ragazze ferite. Sono tre studentesse, due cinesi di 22 e 23 anni e una francese che subisce soltanto uno choc e in serata viene dimessa. Le due hanno fatture e traumi cranici, una è grave ma non pericolo di vita.

Erano le 15,45 quando un uomo di 28 anni, Abdellah B., alla guida della sua utilitaria, ha puntato il gruppo di ragazzi cinesi che usciva da un campus, un istituto commerciale di Blagnac. Il panico dilaga sulla rou- te de Grenade. Dopo l’impatto Abdellah si lascia bloccare e ammanettare e portare via senza opporre resistenza. Secondo una fonte citata da diversi media francesi, all’agente che lo ha fermato ha detto di essere «in missione», di essere affetto da «schizofrenia» e di aver udito «voci che ordinavano di fare del male a qualcuno».

Più tardi, il procuratore di Tolosa, escludendo l’atto terroristico e parlando di “pista psichiatrica”, ha aggiunto che Abdellah ha parlato di un’azione «maturata da circa un mese». Il giovane è noto alla giustizia per una decina di condanne, soprattutto per traffico di stupefacenti, ma non è schedato a rischio radicalizza- zione. Di recente era stato condannato alla libertà vigilata con obbligo di cure, un percorso che stava seguendo.

Intanto, mentre dal suo giro di visite nel Golfo il presidente Emmanuel Macron annuncia l’imminente «vittoria» nella guerra contro l’Isis, il procuratore antiterrorismo Francois Molins è molto più prudente nel fare il bilancio delle indagini su quella tragica sera di due anni fa, il 13 novembre del 2015, la data degli attentati a Parigi : «restano molte zone d’ombra», ammette il magistrato. La giustizia deve ancora ricostruire molti dettagli sul piano messo a punto in Siria ed eseguito dal commando che operò tra Francia, Belgio e Grecia,. Tra i terroristi che compirono la strage, tredici sono stati uccisi, altri tredici sono tuttora agli arresti, due i ricercati, uno solo il superstite di quella notte, Salah Abdeslam, detenuto in Franci.

Il procuratore antiterrorismo Francois Molins ha parlato di complessità «senza precedenti» nelle indagini, che non arriveranno a conclusione prima della primavera del 2019. Gli inquirenti devono esaminare «gli oltre 220 tomi e oltre 28.000 verbali»per ricostruire la rete, la logistica, l’organizzazione e gli strumenti attraverso i quali i jihadisti del 13 novembre organizzarono la loro azione terroristica.

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