Gardaland shock, turisti a testa in giù bloccati sulle montagne russe per un black out

La stagione 2017 di Gardaland non è partita nei migliori dei modi, nel primo weekend di apertura infatti il Parco divertimenti è stato colpito da un black out elettrico che ha mandato fuori uso alcune attrazioni tra cui tutte le montagne russe. Tutte le attrazioni dell’area ‘adrenalina pura’ si sono rimesse in funzione riaccumulando alla loro partenza le solite code.

“Oggi un anomalo straordinario sbalzo di energia da parte di Enel – ha comunicato la direzione del parco con una nota – ha causato guasti a uno dei trasformatori del parco“.

La percentuale di clientela straniera nel Parco la scorsa stagione è stata pari al 30% a fronte del 70% di italiani. Prima di far tornare i visitatori sulle attrazioni, le giostre sono ripartite vuote, “un reset – ha detto l’ufficio stampa del parco – come se fossero le cinque di mattina quando vengono riavviate le attrazioni e le si prepara per la giornata”. Per la nuova stagione il cast degli artisti di Gardaland porta in scena momenti di grande impatto scenico.

Al momento del ‘blocco’ un’intera famiglia si trovava su un vagoncino a una trentina di metri di altezza. I commenti non devono necessariamente rispettare la visione editoriale de Il Sole 24 ORE ma la redazione si riserva il diritto di non pubblicare interventi che per stile, linguaggio e toni possano essere considerati non idonei allo spirito della discussione, contrari al buon gusto ed in grado di offendere la sensibilità degli altri utenti.

Nella classifica Tripadvisor dei luoghi più visitati e amati nel 2016, Gardaland ha registrato il 1° posto in Italia e il 7° nella classifica europea: lo scorso anno gli oltre 3 milioni di visitatori hanno superato del 4,5% il numero di ospiti del 2015.

Diciamo la verità: i parchi dei divertimenti, a meno che non siano dei Jurassic Park, con tirannosauri e triceratopi clonati, sono una noia mostruosa. Il brivido, se c’è, su quelle montagne russe, giri della morte, tunnel dell’orrore, si paga salato e dura poco. Una passeggiata dopo mezzanotte in certi quartieri delle nostre città è assai più avventurosa. Perciò, per scherzo ma non troppo, viene il sospetto che ieri quelli di Gardaland se le siano sabotate da soli, le loro colossali giostre pe bambini e adulti in fase regressiva.

L’occasione era d’oro per un lancio di marketing senza precedenti: nel giorno dell’inaugurazione della stagione 2017, il parco riapre, e alle 13, come in una tristissima e sgangherata giostra di paese, salta la luce. I vagoncini che si inerpicano su per le cime ripide del “Sequoia adventure”, montagna russa alta 27 metri, si piantano lassù sul quel terzo grado dell’arrampicata. Altri visitatori sarebbero rimasti appollaiati nei loro abitacoli a testa in giù, come pipistrelli. Scattano i soccorsi, si dispongono le scale d’emergenza e in mezz’ora gli addetti del parco, imbragandoli, riportano a terra i mal capitati.

Ma non c’erano i generatori? Sì, ma per attivarli bisognava prima resettare, come da protocollo di sicurezza, tutte le attrazioni. Spegnere e riaccendere, l’antica regola per risolvere i malfunzionamenti tecnologici di ogni genere, dal frullatore alla tv alle montagne russe “Shaman”, con immersioni in una realtà virtuale costata cinque milioni di euro.
Una simpatica bimbetta, la figlia di una coppia israeliana in vacanza, dopo la sosta obbligata sulla cresta della montagna russa, ha commentato: «Che bella giornata, iniziata proprio bene».

Qualche altro bello spirito ha detto la verità: «Finalmente un po’ di adrenalina vera». Già, perché le giostre più colpite dal blackout erano quelle nella zona della cosiddetta “adrenalina pura”. C’è voluto «un anomalo sbalzo d’energia» perché finalmente Gardaland mantenesse quello che con i suoi slogan pubblicitari promette soltanto: emozioni, brividi, e anche un pizzico di panico, purché nessuno, com’è stato, si sia fatto nemmeno un graffio.

Paura eh? Direbbe l’ansiogeno scrittore Carlo Lucarelli, al quale consigliamo subito di preparare una trasmissione tv sul caso delblack out di Garda- land, i suoi mille misteri. Come
cuore del dramma ci concentreremmo, fossimo in lui, sull’interminabile mezz’ora sopportata dai poveri visitatori variamente sospesi in punti elevatissimi e scomodissimi delle attrazioni. Sia che si trovassero in una salita quasi verticale, sia che stessero proprio capovolti, sarebbe interessante capire che cosa gli passasse per la testa troppo irrorata di sangue.

Avranno pensato a un attentato? Perché no, Gardaland non sarebbe un obiettivo più insensato di una discoteca, di un lungomare, e altri tragicamente noti. «Ma no, quale attentato – avrà pensato qualcun altro, – è che non hanno pagato la bolletta della luce. Ormai le compagnie fanno così, neanche avvertono più, staccano e via. Adesso bisognerà pagare e mandare un fax per avvisare del saldo dovuto, e ripartiremo.

Ci vorrà qualche giorno». Poi ci sarà stato sicuramente, nella truppa degli appollaiati, qualche noto iettatore, di quelli che bloccano gli ascensori tra il quindicesimo e il sedicesimo
piano, e siamo sicuri che, una volta tratti in salvo, gli amici avranno saputo come ringraziarlo. Non saranno mancati quelli che, come dicono i romanzieri, «hanno visto tutto la loro vita scorrergli davanti». Per così poco? Mica tanto poco, mezz’ora, il tempo necessario perché una ragazza, ad esempio, capisca che lui è un deficiente, a farla restare a testa in giù all’una del pomeriggio a Gardaland, io questo non me lo sposo, finisce che gioca con le macchinine del bambino.

I più filosofici avranno trovato nella condizione ribaltata, prigionieri nel vagoncino della giostra, la perfetta metafora del capovolgimento di tutti i valori in cui siamo, come società, come mondo, forse come universo, precipitati. Altri avranno semplicemente trattenuto la nausea fino alla discesa per liberarsi dall’unica cosa gravemente capovolta: la colazione.
Ma tutti questi vari tipi umani che immaginiamo, ora si sentiranno accomunati dall’aver vissuto l’emozione terribile e bellissima di essere finiti come polvere nell’ingranaggio del grande parco dei divertimenti, di essere stati gli eroi del suo incepparsi. Il loro panico è vivo lubrificante per i binari dell’ottovolante, che attireranno nuovo pubblico pagante con la segreta speranza di inchiodarsi a testa in giù, a 27 metri d’altezza, con le sequenze del salvataggio a impazzare sui social.

Ogni anno sono tanti i bambini che vengono soccorsi a causa di incidenti provocati durante l’utilizzo di attrezzature situate all’interno dei parchi gioco. Le statistiche ufficiali, in Italia, rilevano oltre 15.000 incidenti all’anno. Le cause possono essere innumerevoli, da una parte l’istinto di scoperta del bambino, dall’altra la presenza di attrezzature fatiscenti, carenti di manutenzioni e protezioni di sicurezza o non adeguatamente sottoposte a controlli e ispezioni. Le principali cause di infortunio sono da attribuirsi a:  Giochi obsoleti e non rispondenti alle normative in vigore.  Attrezzature non correttamente montate, danneggiate o prive di manutenzione.  Presenza di ostacoli fissi (piante, arredo urbano, ecc…) non attentamente valutate alla progettazione.  Mancanza di superfici per l’assorbimento di impatto (spazi e altezze di cadute libere).  Non corretta separazione tra l’area gioco e altre zone potenzialmente pericolose. In caso di incidente, però, l’individuazione delle responsabilità deve essere valutata caso per caso, tra il fabbricante/distributore/importatore, gli accompagnatori degli utenti, oppure, nel maggior caso delle ipotesi, il personale dell’amministrazione e/o gestore dell’area giochi, il quale, non è stato adempiente a quelli che sono i parametri minimi richiesti dalla Normativa Vigente. La Sfera scs attraverso un personale altamente formato e qualificato, le cui competenze sono attestate da più Enti Certificatori, si propone di supportare qualsiasi Ente Pubblico e Privato nella realizzazione e gestione di un’area gioco sicura sotto ogni aspetto, quindi conforme ai requisiti richiesti dalla Normativa vigente Europea UNI EN 1176 ed UNI EN 1177

Gardaland riapre tra squali, parate e attrazioni virtuali

Al via ieri la nuova stagione di Gardaland e la novità dell’anno è Shaman, la Montagna russa con la realtà virtuale. Indossati i visori – studiati appositamente per il percorso – gli ospiti saranno trasportati nel misterioso mondo degli Indiani d’America «attraverso uno spettacolare volo – come anticipa una nota del parco – e raggiungeranno i luoghi in cui, per migliaia di anni, le tribù delle Montagne Rocciose, guidate dal capo sciamano, vissero un incredibile rituale oltrepassando i confini del mondo degli spiriti dei loro antenati.

E allora… il doppio giro della morte, i due avvitamenti laterali e l’elica finale che caratterizzano l’attrazione diventeranno vere e proprie acrobazie aeree. Per il momento, però, – conclude la nota – Shaman sarà temporaneamente disponibile senza la realtà virtuale, ma la Montagna Russa sarà perfettamente funzionante».

Per la nuova stagione il cast degli artisti di Gardaland prevede, tra gli altri, Romeo, le formi- dable al Palatenda ovvero un nuovo spettacolo totalmente comico nel quale Kevin Huesca, ventriloquo di fama intemazionale, vestirà il ruolo di uno strampalato personaggio di varietà. A Gardaland Theatre, invece, il nuovissimo spettacolo si intitola Perla d’Oriente. il pubblico potrà ammirare l’antica tradizione acrobatica orientale, grazie a ben 22 artisti tra acrobati e corpo di ballo.

Per i più piccoli c’è il clown Pass Pass con il quale divertirsi passeggiando per il parco e va segnalata anche la Parata che, per la nuova stagione, si presenta particolarmente ricca di colori, carri scenografici e tanti nuovi personaggi compreso un grande Dragone Cinese lungo circa 18 metri. La novità a Gardaland Sea life Aquarium, invece, è uno squalo “chitarra”, Rhinoba- tos Typus, un singolare esemplare dalla forma insolita e quasi preistorica, a metà tra uno squalo e una razza che nuota con grande eleganza nelle acque della vasca oceanica.

Questa particolare razza è diffusa nelle acque tropicali costiere dell’area Indo-Pacifica e vive fino a 90 metri di profondità. Sarà proprio attraversando il meraviglioso tunnel oceanico trasparente che i visitatori potranno osservare squali, razze, trigoni e tantissimi pesci colorati. Con i suoi 2 hotel (Gardaland Hotel e Gardaland Adventure Hotel) il parco divertimenti è oggi una delle destinazioni turistiche più gettonate.

Ricca anche l’offerta ristorativa:nel nuovo T-Rextaurant (grill & steak) «sarà come pranzare in una foresta giurassica, a bordo di jeep e attorniati da grandi dinosauri. L’intrattenimento sarà garantito da un magnifico esemplare di T-Rex». E ancora l’Aladino Coffee Bar con scenari del deserto arabo, il Sushi Restaurant, il Chiosco Vega- no, la trattoria Capitan Hook e il Ristorante Corsaro Nero, con una nuova sala ricavata dal ponte di una nave. Non mancano anche preparazioni per le esigenze più particolari come i menù dedicati ai celiaci. Sono ormai più di 25 i punti ristorazione nel parco.

IL VERDE COME SPAZIO DI GIOCO E FANTASIA: L’ESPERIENZA DI GARDALAND

I naugurato nel lontano 1975,e recentemente passato ad una proprietà inglese,Gardaland è oggi il primo e più importante parco tematico italiano ed uno dei maggiori in Europa. Situato sulla sponda sud-orientale del lago di Garda,in una zona climaticamente privilegiata e di notevole interesse turistico, ha recentemente superato il traguardo dei 3 milioni di visitatori all’anno. Il Parco, la cui superficie supera i 250.000 mq, si struttura attraverso una serie di percorsi a tema che raccontano il mondo della storia,dell’avventura e della fantasia e si snodano presentando una grande varietà di attrazioni (attualmente oltre 40). Ma Gardaland è anche un luogo ragguardevole e singolare dal punto di vista botanico e paesaggistico:il verde è presente ovunque in forma naturale, sotto forma di giardini o di realizzazioni integrate con la scenografia delle attrazioni, che riproducono ambienti di fantasia, ovvero ambienti ad imitazione di paesaggi esotici. Il Parco ha sempre dimostrato una particolare attenzione alla qualità dell’ambiente, alla bellezza e all’armonia del paesaggio;nel corso degli anni il verde si è così conquistato un ruolo da protagonista al pari e più delle attrazioni riscuotendo rinnovati consensi ed ammirazione da parte dei visitatori (non a caso nella classifica di gradimento degli ospiti ai primi due posti troviamo la pulizia ed il verde). All’interno del Parco è possibile scoprire una grande varietà di ambienti e diverse tipologie di realizzazioni. Gardaland custodisce non solo giardini, ma anche alcune formazioni naturali, testimonianza della vegetazione locale originaria, anch’esse sottoposte a monitoraggio e cura da parte del servizio di manutenzione. Il Parco, in particolare, è attraversato in tutta la sua lunghezza da un torrente naturale, sulle cui sponde ed aree limitrofe è presente una formazione forestale,che si estende per circa 11.000 mq e che costituisce il principale polmone verde.Vi si trovano farnie di grandi dimensioni,olmi sfuggiti alla falcidie della “grafiosi dell’olmo”,consorzi di carpini bianchi, oltre a platani e specie tipiche di formazioni ripariali, quali ontani neri, salici, pioppi. Altri relitti di formazioni originarie si trovano in altre aree del Parco, con la presenza ora di querce,ora di grossi platani e salici,testimonianze di boschetti, capezzagne e corsi d’acqua presenti in passato. In queste formazioni i veri problemi provengono dalla manutenzione pregressa, in particolare dalle potature antiquate ed errate che hanno avuto come unico risultato quello di danneggiare gli alberi. Un tempo infatti si ricorreva a capitozzature e a tagli su rami di grosso calibro, la sciando di regola monconi che con il tempo marcivano e causavano problemi fitosanitari via via più gravi, compromettendo la vita e la stabilità della pianta. Inoltre la mancanza di operazioni di diradamento ha causato nel corso degli anni una densità eccessiva con conseguente filatura ed indebolimento degli alberi. Negli anni scorsi si è provveduto al censimento e all’analisi della stabilità dei singoli soggetti mediante le tecniche e gli strumenti del metodo VTA, al fine di dedurre lo stato di salute degli alberi e al tempo stesso garantire la sicurezza dei visitatori. In seguito ai risultati dell’analisi è stato messo in atto un articolato programma di interventi di potatura, di messa in sicurezza e di abbattimenti di soggetti morti e pericolosi o di soggetti di scarso valore e dominanti specie più nobili, oltre ad un piano di impianto in zone sensibili o danneggiate da passati eventi meteorici straordinari. L’impiego di piattaforme aeree,di mezzi di sollevamento telescopici, di attrezzature individuali via via più sofisticate e, nei casi estremi, delle tecniche di treeclimbing, hanno permesso, unitamente al perseguimento di una maggiore professionalità degli operatori,di migliorare la qualità e la sicurezza degli interventi. In numerosi altri casi il verde, trovandosi integrato con le scenografie costruite, è pensato per creare ambienti esotici secondo il tema dell’attrazione, con lo scopo di proiettare gli ospiti in mondi lontani. Senza la presenza creata con alberi, arbusti e fiori, le attrazioni sarebbero poco più che giostre da Luna Park. Alcuni temi ricorrenti nel Parco trovano la loro ambientazione in foreste tropicali, deserti, boschi di conifere alpini, boschi e vegetazione mediterranea,ecc.Ovviamente sarebbe impossibile riprodurre alle nostre latitudini una foresta pluviale tropicale o una spiaggia caraibica o ancora un deserto australiano impiegando le medesime specie, si propone perciò non tanto una riproduzione fedele quanto un’imitazione: utilizzando specie adatte al nostro clima o esotiche sufficientemente resistenti o specie da sottoporre ad adeguate misure di protezione invernale, si cerca di imitare l’aspetto e la struttura dell’ambiente desiderato, ottenendo la suggestione del luogo. In altri casi le realizzazioni non cercano di ricreare particolari fitocenosi, rispondendo più a finalità estetico-ricreative,o hanno l’unico scopo di ottenere un ambiente di fantasia, con copiose e sgargianti fioriture, siepi sagomate,forme topiate,ecc. Numerose sono le aiuole di fiori (oltre 7.000 mq) che alternano gruppi e bordure di delicate erbacee perenni, ad ampie distese di colorate fioriture stagionali.Nelle aiuole contenenti specie annuali si succedono nel corso dell’anno da due a quattro sostituzioni di specie da fiore.In primavera il Parco si tinge dei sorprendenti colori delle viole e dei tulipani (vengono posti a dimora oltre 150.000 viole e 50.000 tulipani), mentre in estate l’aria è densa del profumo di oltre 130.000 fiori di diverse specie. Lo spettacolo primaverile dei tulipani su un tappeto di viole toglie quasi il fiato e se la primavera è clemente l’effimera fioritura delle splendide bulbose può durare per alcune settimane, prolungando uno scenario davvero unico. Le viole ed i bulbi di tulipani sono generalmente messi a dimora nel periodo autunnale, ad esclusione delle aree allestite per l’apertura natalizia e nelle quali l’impianto è posticipato (non senza problemi e difficoltà) alla primavera subito dopo il disgelo del terreno (in anni in cui il gelo è perdurato fino a stagione inoltrata, siamo stati costretti a servirci dell’ausilio di fonti di calore per sciogliere il ghiaccio e potere lavorare il terreno). Terminata la fioritura delle viole,si rende necessario procedere alla sostituzione con le specie che costituiranno l’ossatura colorata del Parco durante il periodo estivo,fino all’autunno.L’elenco dei fiori a disposizione della fantasia del progettista in questo caso è lunghissimo. La scelta delle specie è,comunque,un lavoro di estrema perizia e di infinita pazienza, rispondendo da un lato ad esigenze di composizione estetica e, dall’altro, ad una precisa collocazione nelle varie zone del Parco secondo le esigenze tipiche della specie in relazione all’esposizione e alle caratteristiche microclimatiche ed edafiche. Una così grande varietà di specie rende oltremodo complesso il lavoro di manutenzione e di cura delle aiuole che deve essere necessariamente differenziato. I fiori hanno infatti esigenze diverse di irrigazione e di concimazione e sono soggetti a problemi fitopatologici specifici e in continua evoluzione di anno in anno.Le fioriture sono dunque costantemente monitorate e curate dal servizio di manutenzione e dal servizio fitopatologico. Da qualche anno è iniziata una stretta collaborazione con alcune ditte produttrici di seme e di talee di fiori,con le quali si realizzano prove in campo e test di nuove selezioni varietali per verificare performance ed esigenze di coltivazione. Alcune aiuole ospitano le fioriture meno appariscenti, ma non meno belle delle erbacee perenni, la superficie delle quali è destinata in futuro ad aumentare, grazie ad un progetto che prevede la graduale sostituzione di fiori stagionali con erbacee perenni, allo scopo di abbattere gli elevati costi annuali legati al rinnovo delle fioriture. Durante il periodo estivo i giardinieri allestiscono sorprendenti sculture vegetali o fantasiosi disegni,utilizzando piantine di Alternanthera, una Amaranthacea americana apprezzata per la finezza della tessitura, e per i colori del fogliame che la rendono adatta a creare composizioni e disegni vegetali. Altrove si allevano piante di Ligustrum all’interno di strutture metalliche realizzando sculture vegetali permanenti. Numerosi sono i tappeti erbosi all’interno del Parco (circa 15.000 mq), tra questi alcuni sono realizzati con Agrostis spp., del tutto simili ai green dei migliori campi da golf, costituendo uno dei maggiori vanti del Parco, ed uno degli impegni più onerosi per il servizio di manutenzione,oltre che l’oggetto preferito delle animate contese degli increduli ospiti che discutono se siano veri o finti. Per essere mantenuti richiedono però una cura assai scrupolosa: necessitano di una rasatura molto frequente (ogni 2-3 gg.) effettuata con macchine a lama elicoidale, concimazioni equilibrate e continuamente modificate, trattamenti fitosanitari tempestivi,interventi di carotatura,scarifica e top dressing ripetuti anche due volte l’anno, effettuati con macchine ed attrezzature specifiche. Nella manutenzione del verde si pone sicuramente attenzione all’aspetto estetico e allo stato di salute del Parco, ma nel contempo sono divenuti obiettivi prioritari l’attenzione alla salute dei visitatori e la conservazione dell’equilibrio biologico dell’ecosistema creatosi in molte parti del Parco.

Inaugurato nel 1975, Gardaland vanta una superficie di 250.000 mq e con 3 milioni di visitatori annui è uno dei parchi tematici più importanti d’Europa.
Ma non è solo attrazioni e divertimento: al suo interno custodisce infatti un vero e proprio polmone verde

Un impegno che Gardaland persegue da alcuni anni è quello di diminuire l’uso di fitofarmaci di origine chimica e, quando non è possibile, di impiegare molecole chimiche poco pericolose. Il piano di lotta prevede una precisa zonizzazione del Parco, all’interno della quale sono individuate aree dove vengono impiegati prodotti chimici, altre nelle quali si interviene in maniera integrata e con un limitato impiego di fitofarmaci ed altre dove si attua la lotta biologica integrale (trappole a feromoni, introduzione di competitori naturali, ecc.).
Il servizio di manutenzione segue oltre al Parco anche numerose aree di servizio, e l’Hotel Gardaland Resort che, aperto nel 2004, è circondato anch’esso da oltre 10.000 mq di verde. In esso il giardino situato nella corte creata dai quattro edifici della struttura alberghiera presenta oltre un centinaio di specie di erbacee perenni in una bordura suddivisa in gruppi a dominanza cromatica. I quattro lembi di prato centrali sono solcati da blocchi di pietre di Prun disposti linearmente a suddividere il prato in piani successivi, metafora dei terrazzamenti delle colline circostanti. Sono presenti strutture metalliche colonnari che sorreggono rose rampicanti disposte a semicerchio formando una sorta di “esedra” e ancora coni di tasso e bordure di rose e siepi ed alberi. All’esterno un parco in stile paesaggistico (per il cui ottenimento sono stati necessari numerosi interventi di movimento del terreno) con colline ed ampi spazi, gruppi arborei e un laghetto con piante e fioriture lacustri. Realizzata l’anno successivo la piscina dell’Hotel è circondata da un ampio tappeto erboso, sul quale gli ospiti possono sdraiarsi, incorniciato da una vegetazione di aspetto tropicale con palme, banani e sgargianti fioriture perenni. Un patrimonio esteso e complesso dunque ed in continua evoluzione, con problematiche particolari e sempre nuove, ma anche con tante nuove idee e progetti. Tra questi, ad esempio, il desiderio di porre una sempre maggior attenzione anche all’aspetto educativo, con la realizzazione di iniziative e percorsi didattici e formativi all’interno del Parco, rivolti principalmente alle scuole, ma non solo. Per Gardaland, nel settore del verde, le nuove sfide per il futuro riguardano poi la razionalizzazione delle operazioni, la riorganizzazione del servizio, l’educazione ad una nuova sensibilità ambientale e l’attenzione ad un uso responsabile delle risorse (acqua), oltre ad una costante ricerca del bello. Anche se a Gardaland molte operazioni colturali, specialmente quelle concernenti le specie da fiore annuali e perenni, sono effettuate manualmente, il progresso avvenuto in questi ultimi decenni nel settore della meccanizzazione delle aree verdi ha concorso e concorre a migliorare e razionalizzare la manutenzione.

Il mix ottimale delle politiche di Manutenzione a Gardaland

Ottimizzare le diverse politiche manutentive è un processo lungo, laborioso ed esigente in termini di risorse. In un’ottica di miglioramento continuo esso deve essere continuamente verificato, misurato e ritarato al fine di raggiungere e mantenere il target voluto in termini di qualità del prodotto offerto ed in termini economici.
La metodologia per la definizione e creazione del processo non può eludere ed evitare i punti cardine di una moderna gestione che, nel caso specifico della “manutenzione”, sono:
a. Chiara identificazione della missione
b. Pianificazione e programmazione delle attività nel contesto di un progetto poliennale di Ingegneria di Manutenzione
c. Integrità nei confronti dei clienti e fornitori (interni ed esterni), collaboratori e comunità;
d. Vivere come momento strategico il reengineering periodico del processo (valutare alternative e soluzioni);
e. Essere in grado di disgregare e sintetizzare le diverse attività;
f. Gestire le informazioni (IT/CMMS) e capitalizzarne il contenuto;
g. Cercare l’ottimizzazione della singola attività di manutenzione trattandola come appartenente a un contesto generale. Pertanto l’ottimizzazione deve essere il risultato di un lavoro interdipartimentale ed interfunzionale,
necessariamente svolto in collaborazione con gli altri L’articolo si propone, quindi, di riassumere il percorso fatto dal ’94 ad oggi da Gardaland per l’identificazione ed l’applicazione di un “progetto manutenzione” illustrandone la specificità, le scelte fra le diverse politiche di manutenzione e la loro ottimizzazione.
L’ambiente
Descriviamo, brevemente, l’ambiente in cui operiamo per capire il motivo di alcune scelte strategiche e per la loro corretta interpretazione.
Gardaland è per: estensione, numero di ospiti, fatturato e numero di collaboratori il primo fra i parchi a tema in Italia e fra i primi in Europa.
Possiamo, senza commettere grossolani errori, considerarla una città del tempo libero, ambientata in un preciso modello urbanistico, contesti architettonici e paesaggistici di gran suggestione in cui un equilibrato mix di attrazioni, servizi, commercio specializzato ed integrato condividono una stessa area.
È, per sua natura, una realtà viva e dinamica con un elevato contenuto tecnologico, sociale ed organizzativo. Facendo un parallelo possiamo assimilarla ad un distretto industriale dove unità produttive totalmente diverse tra loro (attrazioni, spettacoli, commercio, ristorazione, verde ecc.) condividono: servizi (sicurezza, pulizia, gestione del personale ecc.) e reti di distribuzione (acqua, energia, dati ecc.). Diversamente, però a quanto avviene in un distretto industriale le unità operative sono accessibili ed utilizzate dal pubblico (aspetto ludico) ed inoltre, le parti da mantenere devono essere quanto più celate (leggi difficilmente manutenibili).
La Manutenzione a Gardaland
Descriviamo il processo che ci ha permesso di individuare, almeno per il momento, il più equilibrato mix di politiche manutentive. Di seguito le diverse fasi (Figura 1).
La missione
“Trasmettere agli ospiti che il loro divertimento e godimento del parco è il nostro primario obiettivo”. Questa breve definizione, fin troppo generica, implica una serie di considerazioni a cascata che descriviamo brevemente:
a. Azione: tutte le attività inerenti alla manutenzione, e non solo, devono essere valutate e codificate al fine di garantire uno standard quanto più elevato possibile;
b. Ambiente: sia interno al parco sia esterno (legato alla comunità) è un bene primario e deve essere curato e salvaguardato;
c. Servizi: devono essere quanto più integrati tra loro e non vi devono essere interruzioni di erogazione né di prestazioni;
d. Disponibilità: gli impianti e le attrezzature devono svolgere la loro funzione nella maniera e nel tempo previsto;
e. Sicurezza: qualsiasi impianto, servizio, struttura etc. deve salvaguardare la salute dell’ospite e l’integrità dell’ambiente.
Il progetto Manutenzione
Ogni progetto inizia e si sviluppa attorno un’idea di base; nel nostro caso si può riassumere in: “ottimizzare la vita economica del bene a vantaggio dell’azienda e degli ospiti’. Attenzione: il principio deve essere condiviso tra le varie funzioni e ruoli aziendali, ma anche chiaramente voluto, supportato e presidiato dal Top Management.
Segue, poi il criterio con cui si vuole operare. Nel nostro caso si sono cercati il rapporto, la collaborazione ed il confronto tra le diverse funzioni, così da operare in modo interdisciplinare ed interfunzionale ed avendo come periodo temporale la vita utile dell’attrazione; infine, partecipando all’acquisto ed all’installazione ancor prima dell’uso e manutenzione dell’attrazione stessa.
Il metodo individuato per raggiungere l’obiettivo prefissato è stato quello di allineare la gestione tecnica alla logica TPM®/MP.
L’obiettivo finale era quello di raggiungere l’efficienza totale di impianti, attrazioni, aspetti scenografici ecc. di un parco di divertimenti.
I vantaggi della TPM®/MP sono noti. In sintesi possiamo affermare che essi sono:
a. riduce il lead-time negli interventi manutentivi di qualsivoglia natura (programmati e non programmati)
b. progetta la manutenzione programmata e quindi ottimizza tempi/costi/ricambi;
c. fornisce preziose informazioni ai progettisti di macchine ed impianti, particolarmente in termini di manute- nibilità e sicurezza.
d. supporta il sistema di qualità;
e. riduce i costi della non qualità ed individua i fattori di disturbo;
f. riduce i costi del prodotto;
g. facilita l’interiorizzazione del valore impianto/macchi- na da parte del personale.
Il traguardo è l’efficienza totale, perchè rende la manutenzione non più un costo, ma sorgente di profitto in quanto incrementa la produttività delle attrazioni ma anche e soprattutto la loro sicurezza.
L’efficienza totale ed in particolare l’affidabilità e disponibilità delle “unità produttive”, nella specificità di Gardaland significano:
a. garantire il funzionamento dei sistemi di sicurezza (ridondanti) per la tutela dell’ospite;
b. ottenere un profitto indiretto come “immagine esterna” e soddisfazione dell’Ospite, grazie alla fama di fruibilità delle attrazioni senza problemi e nei tempi attesi;1
c. ottenere un profitto diretto: continuità ed “appeal” delle attività commerciali connesse.
Dobbiamo perciò considerare l’affidabilità e la disponibilità di un impianto strategica per la manutenzione .
L’attuazione del progetto
Si descrivono, lungo la linea del tempo, i punti cardine e le attività principali nel processo di ottimizzazione delle politiche manutentive :
E’ fondamentale specificare che dal 1998 ad oggi il Parco ha raddoppiato la propria estensione ed incrementato.

L’analisi dei dati avviene secondo la FMECA (individuazione del componente critico in base al modo ed agli effetti del guasto), successivamente lo storico disponibile nel CMMS viene confrontato con le strategie di prevenzione esistenti.
Qualora i guasti in esame fossero già coperti da una politica preventiva, si indaga sulle cause per cui si sono ugualmente verificati apportando quegli accorgimenti tecnici che emergono dall’analisi e migliorando le tecniche di prevenzione (p.e. riduzione dell’intervallo fra le ispezioni, sostituzione anticipata di quel componente ecc.).
Se, invece, i guasti non fossero coperti da prevenzione di più di un quarto il numero di Attrazioni. Essenziali nella attuazione del progetto sono la registrazione e l’analisi dei dati di fermo e guasto.
La registrazione avviene su appositi moduli presenti nella “unità produttiva” da parte di chi esegue l’intervento di ripristino della funzionalità e successivamente trasferiti nel CMMS per popolare lo storico. Allo scopo, si sta mettendo a punto un sistema automatico di registrazione evento direttamente nel CMMS. Ogni registrazione contiene le seguenti informazioni obbligatorie:
a. Unità produttiva;
b. Codice di posizione (previsto come anagrafica impianto)
c. Data ed ora di inizio evento, durata dell’intervento, ora fine evento;
d. Stato dell’unità produttiva ;
e. Componente elementare all’origine dell’avaria;
f. Nominativo delle persone intervenute;
g. Campo libero per note aggiuntive su non conformità riscontrate, difficoltà specifiche di intervento e suggerimenti.

Si valutano procedure alternative (reengineering) del processo in base alle considerazioni di mpatto dell’evento per la produttività dell’attrazione, senza mai perdere di vista la convenienza economica dei costi insorgenti attivando nuovi soggetti di prevenzione.
Quest’ultima analisi ci porta ad avere il controllo sul processo di ottimizzazione: decidere di continuare ad intervenire a guasto su un certo evento è ben diverso che subire il medesimo come un imprevisto. Gardaland accoglie ed utilizza il suggerimento proposto da A.I.MAN, di denominare “Correttiva Omologata” questo sottoassieme importantissimo della Correttiva. Vedremo più avanti perché è cos’ importante.
Una scontata ma doverosa precisazione: per Gardaland tutto ciò che ha attinenza con la sicurezza attiva sempre una politica di tipo preventivo.
Nello schema sotto riportato (figura n.3) il percorso utilizzato in Gardaland per scegliere la migliore politica manutentiva.
l risultati raggiunti
In base a quanto descritto, si riportano due esempi ed i risultati per: tipologia di attrazione ed anzianità di servizio. Essi sono:
• l’ottovolante Magic Mountain, anno di installazione 1985; periodo preso a campione ’02-’07.
• lo spillwater (ottovolante acquatico) Fuga da Atlantide, anno di installazione 2004; periodo preso a campione ’04-‘07.
Iniziamo con l’analisi degli indici base MTBF ed MT- TR stagionali (in media circa 2500 ore di funzionamento per stagione) per poi estenderne il significato a tutte le attrazioni.
Grazie al “Progetto Manutenzione” per entrambe le attrazioni si è ottenuto: un deciso miglioramento dell’MTBF (raddoppiato nel periodo a campione) ed i tempi medi di fermata si sono ridotti del 70% .
Ciò significa che:
a. si è investito nella raccolta ed analisi dei dati;
b. si è interiorizzato il know-how della macchina, riducendone il lead-time negli interventi manutentivi;
c. si sono individuati i fattori di disturbo e si sono create delle procedure ad hoc di manutenzione preventiva;
d. infine, si è “ottimizzato” il rapporto fra preventiva e correttiva.
Possiamo, dopo queste considerazioni iniziali, estendere la valutazione alla totalità delle attrazioni.
Nella figura n°6 si può vedere in termini percentuali il tempo “speso” per stato impianto (n base alla tabella n°2). In questo caso si ha:
a. una leggera riduzione dei tempi di fermo attrazione (GF);
b. un’efficace riduzione dei tempi per intervento durante il funzionamento dell’attrazione (GP) del 50%;
c. un aumento dei tempi di preavviamento dovuto alle procedure sempre più formalizzate e finalizzate in base all’analisi dello storico dei fermi (GA).
Il tutto è sempre governato dal principio base dell’Ingegneria di Manutenzione improntata alle logiche della Manutenzione Produttiva, quello di spostare quanto più possibile la manutenzione correttiva in stato di “parco aperto” ad una preventiva in stato di “parco chiuso”.
In maniera analoga possiamo trasferire i concetti su esposti in funzione dei costi sostenuti dalla manutenzione (non della mancato introito per le attività collegate all’attrazione). La figura n°7 riporta i costi di manutenzione divisi tra preventiva e reattiva (quest’ultima divisa per “stato impianto”). È stato scelto il 1996 come anno base (uguale ad 1) attualizzandone i costi degli anni successivi.
L’andamento risulta piuttosto stabile e vicino al valore unitario. Ciò può trarre in inganno se non si precisa che: dal 1996 ad oggi il numero d’attrazioni è passato da 26 alle attuali 32 (circa il 25% in più) così come l’estensione del parco è pressoché raddoppiata.
Il contenimento dei costi è parte essenziale (se non dominante) per la individuazione del migliore rapporto fra le diverse politiche manutentive. Esso trova origine esattamente nel rapporto costi/benefici precedentemente visto. Domanda: quanto vale questo rapporto, o meglio, quanto incide la decisione di procedere comunque con una manutenzione Correttiva Omologata (vedere Paragrafo 5) rispetto a tutti gli interventi di correttiva?
La figura n°8 riporta la percentuale di correttiva omologata rispetto il totale della correttiva per stagione calcolata in base ai tempi di manutenzione e secondo la classificazione della tabella n° 2 per “stato impianto”.
Il rapporto, come si nota in figura, ci dice che circa il 75% di correttiva è omologata. Questo valore, però da solo non ci dice l’impatto sulla produttiva delle attrazioni, dobbiamo, perciò considerarlo in relazione all’indice di disponibilità medio delle attrazioni (. Leggendo tra i numeri possiamo affermare che una generica attrazione X, non è stata disponibile al pubblico per circa 12 ore. Di queste solamente 3 ore (il 25%) sono dovute ad eventi imprevisti “non omologati”, le rimanenti 9 ore (il 75%) sono dovute ad eventi “omologati”.
È, a nostro avviso, ancora perfezionabile e stiamo lavorando su questo, riteniamo altresì che l’impegno che abbiamo di fronte richiederà uno sforzo notevole non solo in termini di analisi e di reengineering del processo manutentivo, ma anche di risorse e non solo umane.

Nel mondo della manutenzione (come in qualsiasi altro contesto esistente) un evento con probabilità nulla di verificarsi non potrà mai esistere. Per contro conoscendo e gestendo gli eventi possibili, possiamo condizionarli prima che si manifestino e mitigarne gli effetti oppure condurli per ottimizzazioni successive ad eventi che sappiamo trattare con efficienza oltre che con efficacia, oppure prevenire con vantaggio economico.
L’implementazione di un “progetto manutenzione”, coerentemente con le logiche delle varie metodologie utilizzate (RCM, TPM®/MP ecc.) deve sempre tenere conto della storia e delle condizioni al contorno; è necessario fissare gli obiettivi (anche parziali) in termini temporali, economici. Essi devono essere misurabili (ma anche raggiungibili e realistici) e si devono applicare le giuste tecniche di management (visione, missione, strategia, progetto e reengineering, implementazione, misura e feedback).
Il percorso è appassionante, ma deve essere valutato in relazione alla maturità della struttura organizzativa, alle risorse tecniche, economiche e soprattutto umane che si hanno a disposizione.
Il primo passo è la registrazione degli eventi ed il relativo monitoraggio tramite indici unificati che sono (per qualsiasi realtà tecnica) uno strumento fondamentale ed imprescindibile per il raggiungimento di obiettivi strategici quali ad esempio la Certificazione ma anche la dimostrazione dell’osservazione della “Diligenza”, imposta dalle vigenti norme sulla sicurezza.
L’ applicazione sistematica del principio del “monitoraggio” è alla base del processo definito di “miglioramento continuo” e permette di effettuare di volta in volta le scelte più appropriate e verificarne, sempre analiticamente, i risultati.
Il “miglioramento continuo” passa attraverso la disgregazione e la sintesi continua delle informazioni e deve coinvolgere tutta l’organizzazione in maniera interdipartimentale e interfunzionale.
L’efficienza totale non sarà mai a costo zero (tempo e risorse) ma realizza ciò che all’inizio abbiamo chiamato “missione” in cui tutti si devono riconoscere.
Il ruolo del Top Management è fondamentale: l’applicazione dei principi di cui sopra, tutti rigorosamente supportati da numeri (non opinabili e non discutibili), introduce elementi di totale ed implacabile oggettività, che non danno spazio a nessun tipo di giochi di potere. A titolo esemplificativo e non esaustivo, non c’è più spazio per lo “scaricabarile”, beninteso in nessuno dei due sensi. L’inizio della storia del Progetto Manutenzione di Gardaland ha visto e vissuto, anche traumaticamente, il processo di cui sopra, ma il Top Management ha sempre mantenuto attiva la condizione necessaria di successo: una vigilanza attenta e senza deroghe.

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