Pene ricostruito un pene usando parte dell’avambraccio del paziente alle Molinette di Torino

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L’intervento messo a punto dalla collaborazione tra il reparto di Urologia delle Molinette di Torino e l’Institute of Urology di Londra sarà presentato durante un simposio internazionale dedicato alle più sofisticate tecniche di ricostruzione.

Si tratta di un intervento innovativo, messo a punto dalla collaborazione tra il reparto di Urologia delle Molinette di Torino e l’Institute of Urology di Londra che sarà presentato in diretta domani e dopodomani durante un simposio internazionale dedicato alle più sofisticate tecniche di ricostruzione.

Pene ricostruito con un pezzo dell’avambraccio. Una tecnica complessa ma efficace consente di ricostruire, nello stesso intervento, un glande molto simile a quello originario e di ricostituire l’uretra.

L’operazione verrà presentata l’8 e il 9 giugno in diretta alle Molinette nel corso del Congresso “Innovazioni in chirurgia ricostruttiva e robotica in urologia“.

L’intervento potrebbe essere esteso anche a tutte quelle donne transessuali che esprimono il desiderio di diventare uomini ricorrendo, di fatto, alla ricostruzione dell’organo genitale maschile per concludere il loro percorso di trasformazione da donne a uomini. La funzione erettile è garantita da una protesi inserita in un secondo tempo. I primi pazienti su cui sarà effettuato l’intervento sono un uomo che ha subito l’asportazione dell’organo genitale a causa di un tumore e un giovane affetto da micropene. La parte scoperta dell’avambraccio viene poi a sua volta tamponata con un ulteriore prelievo da una porzione di tessuto della coscia. Una tipologia di intervento che trova la sua indicazione nei pazienti affetti da una malattia ad alto rischio, in cui la prostatectomia non può essere effettuata conservando la funzione sessuale. Una tecnica chirurgica nuova permette di ricostruire il membro partendo dalla pelle dell’avambraccio, con un intervento di poche ore: “si otterranno risultati molto soddisfacenti sia dal punto estetico che funzionale, tanto da rendere questa chirurgia vincente rispetto all’ancora pionieristico trapianto di pene” si legge in una nota.

La struttura del nuovo pene viene creata a partire da un lembo di cute e di tessuto sottocutaneo, con relativi nervi e vasi sanguigni, prelevato dall’avambraccio del paziente. La perdita di tessuto dell’avambraccio viene a sua volta colmata apponendo un prelievo di cute dalla coscia del paziente.

La ricostruzione è totale e si utilizza una parte dell’avambraccio del paziente – La struttura del pene ricostruito viene creata a partire da un lembo di cute e di tessuto sottocutaneo, con relativi nervi e vasi sanguigni, che viene prelevato dall’avambraccio del paziente. La perdita di tessuto dell’avambraccio viene a sua volta colmata apponendo un prelievo di cute dalla coscia dello stesso paziente. La funzione erettile è garantita da una protesi inserita in un secondo tempo. Questa nuova tecnica chirurgica, che ha consentito di semplificare in modo efficace un intervento che prima comportava alti rischi di fallimento, è indicata nei casi di anomalie congenite del pene, quando si verifica una sua mutilazione in seguito ad eventi traumatici e nei transessuali donna.

PREMESSE Per chirurgia ricostruttiva nelle neoplasie del pene si intende la creazione di un neoglande. Si tratta di una chirurgia sostitutiva. E’ indicata per neoplasie del glande, prepuzio e solco coronarico di basso stadio e grado medio basso. Può essere eseguita anche dopo resezione degli apici cavernosi sempre per neoplasie di basso stadio e grado. E’ fondamentale per tale chirurgia che l’esame estemporaneo intraoperatorio dei margini di sezione (compresi gli apici dei corpi cavernosi) e del moncone uretrale risultino liberi da malattia. La contestuale linfoadenectomia non limita l’esecuzione di questa chirurgia.
TECNICA Si esegue una doppia incisione circolare sotto il glande e sul rafe scrotale cosi da isolare la cute dell’asta dal pene. Si rimuove il glande isolandolo dall’apice dei corpi cavernosi insieme al fascio vascolo nervoso dorsale tributario del glande. La ricostruzione del glande può essere eseguita con:
MUCOSA URETRALE AUTOLOGA EVERSA L’URETRA Viene isolata fino al bulbo aperta e ribaltata sull’apice dei corpi cavernosi. Il vantaggio di tale procedura è la conservazione di una buona capacità eiaculatoria. Non è consigliata in caso di lichen sclerosus e/o di stenosi uretrale. Il meato uretrale in tal caso è riconfigurato in atteggiamento ipospadico, cioè più in basso della sua sede naturale sulla superficie ventrale del neoglande.
MUCOSA BUCCALE Questa soluzione non migliora la sensibilità eiaculatoria ma ha solo una valenza estetica. Il prelievo viene eseguito alla guancia sulla sua porzione interna. DERMA Si esegue il prelievo alla coscia o in sede glutea. Comporta tempi più lunghi e si sviluppa una cicatrice in sede di prelievo dermico.
DURATA DELL’INTERVENTO A seconda delle sedi del prelievo e dell’esecuzione o meno di linfoadenectomia l’intervento può avere una durata compresa tra 2 – 4 ore. L’intervento si conclude con una circoncisione regolata.
COMPLICANZE Ematoma dell’asta, difficoltà nella masticazione, esiti cicatriziali dermici, stenosi del neomeato. Retrazione dell’asta più evidente in erezione nel caso di utilizzo della mucosa uretrale autologa eversa. Infezione della ferita chirurgica. Nel caso di linfoadenectomia altre complicanze possibili sono: tromboflebite, linfedema, sepsi.
DEGENZA L’ANESTESIA SPINALE O GENERALE, il ricovero è ordinario della durata di 2 – 4 giorni. Un drenaggio tubulare in aspirazione viene rimosso in 2° giornata. Il catetere vescicale in settima giornata post operatoria.
CONTROLLI I controlli periodici in questa chirurgia durante le prime settimane sono mandatori ed il paziente dovrà attenervisi come illustrato nella lettera di dimissione.
TUTTE LE MALATTIE PENE
Se l’arrossamento del glande è particolarmente intenso, l’applicazione di una normale pasta aN’ossido di zinco, può essere un buon modo per ridurre momentaneamente i fastidi, senza alterare in maniera apprezzabile il quadro clinico,
In presenza di persistente prurito, bruciore o rossore del glande è importante consultare il proprio dermatologo per poter escludere una malattia a trasmissione sessuale e impostare una terapia specifica in base al tipo di manifestazioni cliniche in atto.
Alcune creme steroidee ( GENTALIN BETA ), che possono talora apportare benefici in presenza di arrossamenti del glande di natura non infettiva, possono invece peggiorare un’eventuale malattia venerea (es. herpes genitale, sifilide, etc), abbassando ulteriormente le difese locali del distretto anogenitale. Nel dubbio meglio usare pasta al ossido di zinco.
Il pene è uno degli organi esterni dell’apparato riproduttore maschile; da un punto di vista clinico è formato da tre parti:
• la base, cioè la parte attaccata alla parete addominale,
• l’asta,
• il glande, cioè la sommità di forma conica.
L’apertura dell’uretra, il tubicino che consente il passaggio dello sperma e dell’urina, si trova sulla sommità del glande.
L’asta del pene è di forma cilindrica ed è costituita da tre camere interne, fatte di tessuto spugnoso ed erettile. Il tessuto contiene migliaia di corpi cavernosi, cavità che si riempiono di sangue quando si è eccitati, e con l’afflusso del sangue il pene si irrigidisce: l’erezione permette la penetrazione durante i rapporti. La pelle del pene è ampia ed elastica e quindi si adatta all’erezione.
Lo sperma, che contiene gli spermatozoi (le cellule riproduttive maschili), viene eiaculato dal pene quando si raggiunge l’orgasmo. I disturbi del pene possono influire negativamente sulla funzionalità sessuale e sulla fertilità.
Tra i disturbi che possono colpire il pene ricordiamo:
Priapismo
Il priapismo è un’erezione continua, spesso dolorosa, che può continuare per alcune ore o alcuni giorni. L’erezione causata dal priapismo non è connessa all’attività sessuale e non cessa dopo l’orgasmo: il sangue affluisce al pene, ma non defluisce correttamente. Tra le cause più frequenti del priapismo ricordiamo:
• Abuso di alcool o droghe (soprattutto cocaina),
• Uso di determinati farmaci, tra cui alcuni antidepressivi e farmaci per il controllo della pressione,
• Problemi al midollo spinale,
• Lesioni ai genitali,
• Anestesia,
• Terapia iniettiva contro l’impotenza,
• Malattie del sangue, come la leucemia e l’anemia falciforme.
Il priapismo deve essere curato, perché un’erezione prolungata potrebbe danneggiare il pene: lo scopo della terapia è quello di attenuare l’erezione e mantenere intatta la funzionalità dell’organo. Nella maggior parte dei casi si procede ad un drenaggio del sangue mediante una siringa che lo aspira dall’asta. Possono anche essere usati farmaci vasocostrittori che fanno diminuire l’afflusso di sangue. Raramente si rivela necessario l’intervento chirurgico per evitare lesioni permanenti. Se il disturbo è causatodall’anemia falciforme, probabilmente si dovrà ricorrere a una trasfusione di sangue.
Sindrome di La Peyronie
Nei pazienti affetti dalla sindrome di La Peyronie si forma una placca od un rigonfiamento duro sul pene. La placca si sviluppa quasi sempre sulla parte superiore del pene oppure, più raramente, nella parte inferiore, negli strati che contengono il tessuto erettile. La placca di solito compare come un’area di irritazione e infiammazione localizzata e può trasformarsi in una lesione più dura. La lesione fa diminuire l’elasticità del pene nella zona colpita.
La sindrome di La Peyronie è per lo più un disturbo lieve che guarisce spontaneamente nel giro di 6-15 mesi. In questi casi il problema non si aggrava ed è limitato a una semplice infiammazione. Nei casi più gravi, invece, il disturbo può durare per anni. La placca indurita fa diminuire la flessibilità, causando dolore e costringendo il pene a piegarsi o arcuarsi durante l’erezione. Oltre ad arcuare il pene, la sindrome di La Peyronie può causare dolore in condizioni normali, ma anche durante l’erezione. Può anche causare stress emotivo e avere ricadute negative sul desiderio e sulla funzionalità sessuale. La causa esatta della sindrome di La Peyronie non è nota con esattezza: i casi che si sviluppano in fretta, che durano per poco tempo e scompaiono senza terapie, sono quasi sempre dovuti a un trauma (ferite o curvature) che causa un sanguinamento interno del pene. Alcuni casi di sindrome di La Peyronie, tuttavia, hanno un decorso più lento e sono abbastanza gravi da richiedere un intervento chirurgico. Tra le altre possibili cause della sindrome di La Peyronie ricordiamo:
• Vasculite. È un’infiammazione del sangue o dei vasi linfatici che può portare alla formazione di lesioni.
• Malattie del tessuto connettivo. Secondo il National Institute of Health americano, il 30 per cento circa dei pazienti colpiti dalla sindrome di La Peyronie si ammala anche di disturbi che colpiscono il tessuto connettivo in altre parti dell’organismo. Questi disturbi di solito causano l’ispessimento o l’indurimento del tessuto connettivo, un tessuto specializzato che serve da supporto ad altri tessuti dell’organismo e si trova ad esempio nelle cartilagini, nelle ossa e nella pelle.
• Ereditarietà. Alcune ricerche ipotizzano che i pazienti che hanno un parente affetto dalla sindrome di La Peyronie corrono un rischio maggiore di ammalarsi della stessa sindrome.
La placca sintomo della sindrome spesso regredisce o scompare senza alcuna terapia, quindi la maggior parte dei medici consiglia di aspettare 1-2 anni o più prima di tentare di correggerla chirurgicamente. In molti casi l’intervento chirurgico produce risultati positivi, ma si possono verificare delle complicazioni e molti dei problemi connessi alla sindrome (ad esempio l’accorciamento del pene) non vengono corretti dall’intervento, quindi la maggior parte dei medici preferisce intervenire chirurgicamente solo negli uomini con curvature talmente pronunciate da rendere impossibili i rapporti.
Le dimensioni del pene hanno da sempre rappresentato un argomento di forte richiamo per l’uomo. Sin dall’antichità abbiamo continui esempi dell’importanza delle dimensioni dell’organo genitale come simbolo di virilità e di comando. Attualmente, sempre più uomini si rivolgono agli specialisti del settore con lo scopo di correggere un deficit di sviluppo, migliorare la propria autostima o anche semplicemente con scopi esclusivamente estetici. Quale che sia il motivo, la domanda di soluzioni in questo campo è in continuo aumento, stimolando i chirurghi a un sempre crescente perfezionamento delle tecniche.
Da oltre 20 anni il Prof. Littara e la sua équipe si dedicano alla chirurgia estetico-ricostruttiva del pene, maturando una vasta esperienza nel settore. Quello che la pratica continua ci ha insegnato è che ogni individuo ha anatomia, esigenze e aspettative diverse, e che quindi le procedure chirurgiche devono adattarsi ad ogni singolo caso, e non viceversa. Nasce così la “designer laser falloplastica”, un approccio innovativo nel settore, costituita da un insieme di
più tecniche chirurgiche da adattare ad ogni singolo caso, allo scopo di ottenere il miglior risultato estetico e la maggiore soddisfazione possibile per le aspettative del paziente.
Tale risultato si è reso possibile anche grazie all’utilizzo del laser, che consente di ottenere un risultato estetico migliore, ridotti effetti collaterali e tempi di recupero sensibilmente più rapidi.
Il chirurgo diventa quindi una sorta di “designer”, che “personalizza l’opera” in base alla propria esperienza, capacità e senso estetico, nell’ottica di ottenere il risultato più gratificante per lui e per il paziente.
La “Designer Laser Falloplastica”
E oggi possibile aumentare la lunghezza e la larghezza del pene, singolarmente o in associazione, mediante interventi chirurgici semplici e veloci.
Attualmente tali metodiche chirurgiche sono standardizzate. Per allungare il pene, si ricorre alla sezione del legamento sospensore, mentre per aumentare il diametro la tecnica più usata è quella mediante l’uso del grasso corporeo. Alcune scuole chirurgiche usano materiali estranei all’organismo (filler non riassorbibili, fascia di derma di suino, ecc.), ma a nostro avviso la frequenza delle complicanze e i risultati ottenuti sconsigliano l’uso di queste tecniche.
La standardizzazione di una procedura chirurgica permette di riprodurre tutte le volte gli stessi gesti, al fine di ottenere sempre gli stessi risultati. E un comportamento molto efficace e molto diffuso in chirurgia. Tuttavia, nella chirurgia estetica del pene i risultati, pur adottando sempre e rigorosamente la stessa metodica, variano anche considerevolmente: evidenti incrementi in alcuni casi, modesti in altri, praticamente nulli in altri ancora. Questo è dovuto a vari fattori, rappresentati in massima parte dall’anatomia della zona, considerevolmente differente da individuo a individuo, e dall’esperienza del chirurgo operatore.
Infatti, oltre alla consistenza del legamento sospensore del pene, da cui dipende buona parte del risultato, bisogna considerare lo spessore del pannicolo adiposo sovrapubico, le inserzioni laterali del pene, il diametro della base e dell’apice penieno, il punto di inserzione della cute dello scroto con quella del pene, ed altri ancora. Inoltre, una volta sezionato il legamento sospensore, si forma un incavo di dimensioni e forma ogni volta differenti, che richiede accorgimenti “personalizzati”.
Proprio il concetto di “personalizzazione” è alla base della Designer Laser Falloplastica: il chirurgo diventa una sorta di “designer” che, considerando le variabili sopra esposte, “personalizza l’opera” in base alla propria esperienza, capacità e senso estetico, nell’ottica di ottenere il risultato più gratificante per lui e per il paziente.
Naturalmente, per ambire a questo scopo è necessario che il chirurgo abbia una vasta esperienza nel settore, e sia dotato di uno spiccato senso estetico. A questo proposito, è stata creata una équipe chirurgica con specifiche competenze. Il chirurgo principale, il Prof. Alessandro G. Littara, vanta un’esperienza più che decennale in questo campo, ed è assistito durante gli interventi da un chirurgo plastico con specifiche competenze nelle pratiche di vibroliposcultura e plastica cutanea. Inoltre, l’uso di un laser chirurgico a diodi di ultima generazione consente di ottenere indiscutibili vantaggi per quanto riguarda l’accuratezza delle sezioni, riduzione dei tempi di intervento e una più veloce guarigione delle ferite.
Il termine “designer laser falloplastica” sta ad indicare un insieme di procedure chirurgiche, che il chirurgo adopererà a seconda del risultato che si vuole ottenere. Vi sono uomini che desiderano solo allungare il pene, altri che vorrebbero un pene più grosso, e altri ancora che richiedono entrambe le correzioni. Per ottenere lo scopo desiderato, ci si avvale delle seguenti procedure chirurgiche:
• Sezione laser del legamento sospensore del pene (con sutura introflettente anti-retrazione)
• Plastica cutanea sovrapubica laser con metodica V-Y
• Vibroliposcultura sovrapubica
• Plastica cutanea laser peno-scrotale
• Lipopenostruttura combinata (ingrossamento del pene)
Frenuloplastica
Il frenulo prepuziale è quella struttura, conosciuta dai più come “filetto”, che è tesa tra il glande ed il corpo del pene. In alcuni casi questo può essere più corto della norma, e quindi “tirare” quando il pene è in erezione. Ne consegue la possibilità di lacerazioni (soprattutto durante i primi rapporti), rotture totali
ripetuti episodi flogistici (infiammatori). Inoltre, tale struttura è riccamente innervata, e la sua maggiore stimolazione durante i rapporti sessuali penetrativi (a causa del suo stato di tensione) può provocare un aumento degli stimoli alla contrazione della muscolatura preposta all’eiaculazione e quindi, in definitiva, una precocità della eiaculazione stessa.
La correzione è evidentemente chirurgica, mediante una procedura detta “frenuloplastica” che consiste nell’allungare il filetto, rendendolo meno sensibile alle sollecitazioni. L’intervento è molto semplice, ambulatoriale, ed eseguito in semplice anestesia locale.
1 punti di sutura sono generalmente in materiale riassorbibile, e cadranno spontaneamente nel giro di 10-15 giorni. Le attività sportive potranno essere riprese dopo 7 giorni, quelle sessuali dopo un mese. L’utilità della procedura, unita alla sua semplicità, fanno della frenuloplastica uno degli interventi chirurgici più frequenti in ambito di chirurgia andrologica.
Circoncisione con/senza neurotomia
L’intervento di circoncisione viene effettuato in day-hospital in anestesia locale per iniezione di xilocaina 1% lungo i due nervi penieni.
La cicatrizzazione è completa in 3-4 settimane ed entro un mese si può riprendere la normale attività sessuale. Possono presentarsi complicazioni, la più frequente è l’emorragia, trattabile con semplice fasciatura compressiva. Più raramente, un’infezione può richiedere cure locali e ritardare la cicatrizzazione. Le altre complicazioni sono eccezionali.
La procedura chirurgica
Dopo aver provveduto a tricotomia della zona pubica (che il paziente può comunque fare per conto proprio prima dell’intervento), si pratica una semplice anestesia locale alla base del pene, mediante iniezione con ago sottile e totalmente indolore. Dopo pochi minuti, si procede, con l’utilizzo del laser chirurgico a diodi, alla rimozione della pelle che ricopre il glande, rendendolo di fatto scoperto. L’uso del laser chirurgico di ultima generazione a diodi “PhotoMedex Surgical” della società californiana “Innogyn” permette una maggior precisione di taglio, minor sanguinamento dei tessuti, ridotto gonfiore post-operatorio e, in definitiva, un miglior risultato estetico con tempi di ripresa sensibilmente più brevi. Se è presente eiaculazione precoce, si procede anche alla sezione di alcune fibre nervose che conducono la sensibilità a livello del solco del glande (neurotomia glandulare). Quindi si esegue sutura cutanea, effettuata con tecnica di chirurgia plastica: punti piccoli e ravvicinati, in materiale riassorbibile, e all’interno del solco del glande (per rendere la sutura la meno visibile possibile). Si applica poi un bendaggio compressivo, che verrà rimosso dopo un’ora. Il paziente viene quindi accompagnato nella sua stanza, dove si riposerà per circa un’ora. Dopodiché verrà medicato e dimesso con l’indicazione della terapia e delle successive medicazioni. Già nel pomeriggio stesso sarà possibile riprendere ogni attività lavorativa, anche se è comunque consigliato il riposo per il resto del pomeriggio.
Il mattino successivo potranno essere riprese tutte le attività, a eccezione di quella sportiva (dopo 7 giorni) e quella sessuale (dopo 30 giorni).
Questo intervento è praticato con grande frequenza, sia in Italia che nel mondo, e se eseguito da mani esperte non sono previste complicanze o effetti collaterali degni di nota. Di fatto, questo intervento è da considerarsi assolutamente sicuro.
La Chirurgia Senza Dolore
Tutte le procedure chirurgiche della “designer laser falloplastica”, anche se adottate contemporaneamente, prevedono la dimissione nella stessa giornata operatoria.
Il tipo di anestesia adottato verrà preventivamente discusso con la nostra équipe anestesiologica, che considererà la lunghezza dell’intervento, le caratteristiche del paziente, il risultato degli accertamenti ematochimici e strumentali richiesti e, non ultimo, la preferenza del paziente stesso.
L’équipe anestesiologica è adeguatamente preparata a fornire la necessaria assistenza pre e post-operatoria ed è in grado di utilizzare ogni moderna tecnica anestesiologica specifica per ogni intervento effettuato. Questo compito è svolto mediante l’applicazione rigorosa dei principi della “chirurgia senza dolore”, che permette di vivere serenamente l’attesa, la parte operativa e il decorso post-operatorio, eliminando o riducendo drasticamente la percezione del dolore, da sempre fonte di angoscia per il paziente.
Da sempre, una delle principali preoccupazioni di una persona che deve sottoporsi ad un intervento chirurgico, è la presenza del dolore, sia durante che al termine dell’intervento, e nei giorni successivi. In effetti qualunque procedura chirurgica, in ogni zona del nostro corpo, mette in moto una serie di reazioni chimiche che producono quella sensazione identificabile nel dolore. A maggior ragione nel campo della chirurgia sessuale, che per definizione agisce su distretti corporei particolarmente sensibili e quindi facilmente in grado di determinare una sintomatologia algica.
Per ovviare, o quantomeno decisamente limitare questo fenomeno, abbiamo messo a punto, con la collaborazione della nostra équipe anestesiologica, una serie di accorgimenti specifici. Vengono infatti prescritti farmaci già prima dell’intervento, secondo modalità di assunzione ben codificate e spiegate al paziente. La tecnica anestesiologica per l’intervento viene prima spiegata e poi attuata in modo da evitare ogni forma di dolore percepibile.
Dopo l’intervento, viene somministrato uno specifico cocktail farmacologico che riduce considerevolmente, e spesso annulla, la presenza di dolore. Alla dimissione, dopo il controllo e l’eventuale medicazione della ferita chirurgica, viene prescritta una specifica terapia farmacologica per prevenire eventi infettivi e flogistici. Inoltre, nei due giorni successivi, viene somministrato uno specifico farmaco ad azione antalgica, cioè contro il dolore post-operatorio. In questo modo si attua una vera e propria prevenzione del dolore, che ha lo scopo di permettere al paziente di riprendere più velocemente le sue abituali occupazioni.
Prima dell’intervento
Gli interventi di chirurgia sessuale non sono diversi dainterventi eseguiti in altre zone corporee, quindi non necessitano di attenzioni particolari. Tuttavia:
• la sera prima dell’intervento è meglio osservare una dieta a base di elementi facilmente digeribili e in modica quantità, da assumere entro e non oltre la mezzanotte; eventuali farmaci andranno sospesi o utilizzati secondo le norme impartite dalla nostra équipe anestesiologica;
• praticare la tricotomia, ossia la depilazione della zona interessata, utilizzando creme depilatorie facilmente reperibili in farmacia, e adatte per zone sensibili. Il farmacista vi consiglierà per il meglio. Se ciò dovesse creare troppo disagio, la tricotomia verrà eseguita la mattina dell’intervento dal nostro personale infermieristico;
• controllare che tutti documenti richiesti (esami ematochimici, elettrocardiogramma, documento di identità, codice fiscale, ecc…) siano presenti e disponibili;
• farsi una doccia con accurato lavaggio dei genitali, utilizzando prodotti da igiene intima
• se si soffre di stitichezza, utilizzare un microclisma da adulti per evacuare, minimizzando quindi i disagi per il giorno seguente;
• annotarsi tutte le domande, anche quelle apparentemente più banali, che vengono in mente e che al mattino successivo rivolgerete al chirurgo e/o all’anestesista. Ricordate che è meglio chiedere due volte che rimanere nel dubbio,
e che dovrete affrontare l’intervento senza dubbio alcuno, consapevolmente informati di ogni suo passo;
• avere molta fiducia e dormire tranquilli!
Consigli per il buon post-operatorio
Il tempo di degenza e convalescenza dopo gli interventi di chirurgia sessuale varia da persona a persona e ovviamente dipende dal tipo di procedura scelta e dalla realizzazione eventuale di più interventi combinati. Indipendentemente dalla procedura ci saranno aspetti fisici ed emotivi da considerare durante il post operatorio. È importante ricordare di non aver fretta nel processo di guarigione. Ecco alcuni suggerimenti utili per un buon post operatorio:
• per ridurre il gonfiore del pene e della zona sovrapubica dopo l’intervento di allungamento laser è utile applicare del ghiaccio, da posizionare al di sopra della medicazione. È sufficiente utilizzarlo nei primi due giorni dall’intervento.
• organizza il tuo post operatorio. A seconda del tipo di intervento e della tua variabilità biologica, il tempo di recupero può variare da un solo giorno a 5 o 6. Ricordatelo perché ciò influenza il lavoro, la famiglia, e gli eventi sociali.
• siate realistici nelle aspettative. Prima di ottenere il risultato definitivo ci sarà un periodo dove vi vedrete peggiori. Questo riguarda tutti gli interventi chirurgici, e in particolare quelli eseguiti in aree molto sensibili, come appunto quella genitale. Bendaggi, cerotti, gonfiori ed ecchimosi sono normali dopo la chirurgia. Anche se si impiegano tecniche all’ avanguardia ci sarà comunque un periodo in cui l’aspetto non sarà “dei migliori”. Nessuna paura! Il processo di guarigione svelerà gradualmente il risultato dell’intervento. Se comunque avete dubbi in relazione ad un particolare fatto non esitate a contattare il chirurgo;
• seguite sempre le indicazioni fornite dal chirurgo. Che si tratti di prendere i farmaci prescritti o quando per riprendere la regolare attività fisica o le indicazioni per la cura e l’igiene delle cicatrici, seguite le istruzioni fornite dal chirurgo e se ci sono dubbi contattate il numeri che vi sono stati forniti alla dimissione;
organizzatevi in maniera tale da non avere impegni importanti subito dopo l’intervento. Prendetevi tutto il tempo che serve per la guarigione, senza forzare la situazione. Un eccesso di fretta può ad esempio portare all’apertura della ferita chirurgica, evento che necessiterà di medicazioni e ulteriore pazienza per risolversi, reidratare spesso l’organismo. Dopo la chirurgia è possibile che ci siano nel proprio corpo meno liquidi. Bere acqua frequentemente nel post operatorio aiuta i tessuti a reidratarsi. Mantenere una dieta leggera e di facile digestione.
La nostra struttura
Le visite specialistiche, gli interventi chirurgici e i controlli postoperatori vengono effettuati presso l’Istituto di Laser-chirurgia Sessuale di Milano, in viale Vittorio Veneto, 14 (zona Piazza della Repubblica — Stazione Centrale).
Il nostro Istituto nasce nel 2006 con uno scopo ben preciso: garantire la privacy più assoluta e gestire personalmente il paziente in ogni fase del suo soggiorno presso la nostra struttura. Infatti, le visite e gli interventi chirurgici nelle aree intime del nostro corpo coinvolgono in particolar modo la sfera emotiva e necessitano di privacy e assistenza diverse da quelle che si potrebbero offrire in una grande Casa di Cura, fornita di molti letti di degenza e di un ricambio continuo di pazienti e personale.
L’Istituto è composto da un’unità chirurgica di day-surgery, dove vengono eseguiti interventi chirurgici di sex design maschile e femminile. La sala operatoria è autorizzata per interventi in anestesia generale. Il blocco chirurgico è perfettamente attrezzato e dotato di unità letto per il monitoraggio post-operatorio.
Si effettuano, oltre a tutti gli interventi di chirurgia andrologica, urologia, ginecologia, chirurgia generale, anche procedure di chirurgia plastica ed estetica, chirurgia vascolare, dermatologia, e sono a disposizione medici specialisti per qualsiasi problema di natura medica, estetica e psicologica.
L’accesso ai soggetti con handicap è garantito con adeguate soluzioni architettoniche e strutturali. Il servizio di segreteria è ubicato all’entrata, al fine di garantire l’orientamento degli utenti all’interno della struttura e semplificare l’attività di accettazione. Il blocco operatorio e l’area di degenza sono forniti di tutti i requisiti strutturali e impiantistici necessari a garantire la sicurezza e il buon esito delle prestazioni: il blocco operatorio è dotato di microclimatizzazione che garantisce un filtraggio al 99,97% dell’aria, temperature e grado di umidità ottimali. Le sale operatorie, le sale per la preparazione dei pazienti e le camere di degenza sono fornite di prese multiple di ossigeno e di aria compressa.
Le sale operatorie garantiscono un monitoraggio adeguato delle funzioni vitali attraverso l’ausilio di monitor parametrici; vi sono inoltre ventilatori automatici per anestesia ed eventuali emergenze. L’alimentazione dei gas medicali è garantita da un impianto centralizzato a doppia rampa dotato di un sistema di allarme per esaurimento degli stessi. Tutto l’ambiente è stato progettato per garantire il massimo confort nel rispetto più rigoroso della privacy.
Dopo la dimissione
I nostri interventi, salvo casi particolari, sono tutti in day-hospital, quindi con dimissione nella stessa giornata. Per tutti nostri pazienti che vengono da fuori Milano, e che sono la grande parte, risulterebbe tuttavia disagevole, oltre che non consigliabile, affrontare un lungo viaggio nella stessa giornata dell’intervento.
Per tale motivo il nostro Istituto offre la possibilità di prenotazione di camere singole o matrimoniali presso alberghi di ottimo livello nelle immediate vicinanze, così da poter riposare e il giorno successivo riprendere il viaggio di ritorno, spesso dopo essersi sottoposti a un ultimo controllo presso la sede chirurgica.
Tramite la segreteria dell’Istituto è possibile ottenere il servizio di prenotazione alberghiera. Chiedete ogni informazione alla nostra segretaria, Tania, che oltre a essere straordinariamente efficiente è anche squisitamente gentile!
Finanziamenti
Il costo totale di un intervento di chirurgia plastico-estetica genitale è dato dalla somma di una serie di voci che comprendono l’onorario del chirurgo, dell’aiuto e dell’assistente, il costo del servizio di anestesia, dei materiali di consumo e di quelli straordinari, il costo della sala operatoria e della degenza nella struttura chirurgica. Tutte queste voci hanno un costo, e se si vuole operare in una struttura che salvaguardi la sicurezza e la sterilità dovremo necessariamente tenerne conto.
Per tale motivo è controproducente rivolgersi a servizi di chirurgia dai costi improbabilmente bassi e comunque fuori mercato, perché evidentemente il risparmio ottenuto andrà a scapito di elementi indispensabili per la sicurezza – senza contare l’esperienza del chirurgo, altro elemento fondamentale.
È quindi preferibile rivolgersi a strutture certificate e accreditate, che
operano da anni nel settore e sono dotate di tutte le competenze necessarie per salvaguardare ogni aspetto dell’intervento chirurgico, dalla sterilità in sala operatoria all’assistenza infermieristica, grazie ai quali l’esperienza
del chirurgo operatore e della sua équipe permetteranno di ottenere il massimo risultato nella più assoluta sicurezza.
Affrontare gradualmente la spesa nella nostra struttura è oggi possibile grazie all’aiuto di una finanziaria operante da molti anni nel settore con affidabilità e sicurezza. Infatti, grazie a Prestitempo, sarà possibile dilazionare l’intero pagamento in comode rate mensili commisurate alle singole necessità, fino a un massimo di 48 (quarantotto) mesi.
Asportazione Parziale o Totale del Pene per Neoplasia e Linfoadenectomia Ilio-Inguinale
L’amputazione del pene è un intervento chirurgico demolitivo il cui scopo è di asportare il pene, totalmente o parzialmente, quando esso sia sede di un tumore maligno. La linfoadenectomia inguinale è un intervento chirurgico demolitivo che serve a rimuovere tutti i linfonodi inguinali, sia superficiali che profondi, su entrambi i lati (destra e sinistra). La linfoadenectomia iliaca consente la rimozione dei linfonodi situati in prossimità dei vasi del piccolo bacino bilateralmente. La linfoadenectomia è un completamento dell’amputazione del pene, necessaria in casi selezionati, e può essere eseguita sia nella stessa seduta chirurgica, sia in una seduta successiva.
INDICAZIONI Il tipo più frequente di tumore del pene è il “carcinoma a cellule squamose”, che prende origine dalla pelle ed interessa nella maggior parte dei casi il glande (parte terminale del pene) e, meno frequentemente, il prepuzio (il foglietto di pelle che ricopre il glande nei soggetti che non siano stati sottoposti alla circoncisione). L’amputazione del pene serve ad asportare il tumore con un margine “di sicurezza” in tessuto sano di 2 cm. L’estensione dell’amputazione (parziale o totale), va adeguata, perciò, alla sede, alla grandezza ed all’infiltrazione delle strutture del pene da parte del tumore. In casi selezionati, in cui il tumore è localizzato allo strato epidermico superficiale (neoplasia intraepiteliale) si può usare un trattamento conservativo (asportazione locale della neoplasia) conservando il pene. Il tumore tende a metastatizzare per via linfatica coinvolgendo, in progressione, i linfonodi inguinali superficiali, quelli profondi ed infine quelli all’interno dell’addome (iliaci ed otturatori). La linfoadenectomia ha un duplice scopo: – terapeutico – stadiazione (definizione dell’estensione del tumore). La presenza, il numero ed il tipo d’interessamento dei linfonodi da parte del tumore sono i migliori fattori di predittività per quanto riguarda la guarigione dalla malattia tumorale. Quando i linfonodi inguinali non sono palpabili la linfoadenectomia sarà riservata ai pazienti ad alto rischio di coinvolgimento linfonodale (tumori che dimostrano coinvolgimento dei vasi o dei linfatici, tumori che infiltrano in profondità le strutture del pene). Quando i linfonodi inguinali sono palpabili (al momento della diagnosi del tumore 2 o nel periodo di controllo successivo al primo intervento chirurgico) va fortemente raccomandata la linfoadenectomia, che va estesa ai linfonodi pelvici sulla scorta dell’esame istologico intraoperatorio.
PREPARAZIONE Va praticata sempre una profilassi antibiotica. In previsione di una linfoadenectomia è consigliabile una profilassi antitrombotica.
DURATA DELLA PROCEDURA La durata dell’intervento d’amputazione è in relazione all’estensione che deve essere adottata nel singolo caso, e può variare da 1 ora a 2 e ½. L’intervento di linfoadenectomia ilio-inguinale ha una durata variabile da 2 ore sino a 3 e ½, che, se è eseguito nella stessa seduta dell’amputazione, si aggiungono al tempo necessario per la prima procedura chirurgica.
TIPO E DURATA DEL RICOVERO Tutti gli interventi vanno eseguiti in regime di ricovero day-surgery o ordinario variabile secondo l’estensione dell’amputazione. Il drenaggio applicato nella sede dell’amputazione totale è rimosso, in genere, dopo 2 giorni. I drenaggi addominali ed inguinali, in caso di linfoadenectomia, dopo 5-6 giorni. Alla rimozione dei drenaggi inguinali possono comparire raccolte linfatiche sottocutanee (linfoceli) che necessitano di ripetute evacuazioni ambulatoriali. I punti chirurgici, se in materiale non riassorbibile, vengono asportati in genere dopo 7-8 giorni.
COMPLICANZE Per quanto riguarda la penectomia, le complicanze sono molto rare e di scarsa importanza. Più frequentemente può verificarsi la comparsa di un ematoma a livello della cute peniena (con spontanea remissione entro breve tempo), raramente infezione della ferita chirurgica. A distanza dall’intervento è possibile la formazione di una stenosi cicatriziale del neo-meato uretrale esterno: potrà essere risolta con un piccolo intervento correttivo. La linfoadenectomia si è dimostrata efficace dal punto di vista terapeutico; purtroppo quando è necessario effettuarla presenta una percentuale molto alta (30-50%) di complicanze (ematoma, linfocele, infezione della ferita). Complicazioni precoci: – flebite agli arti inferiori – embolia polmonare – necrosi dei lembi cutanei della ferita inguinale – infezione della ferita e sepsi (infezione generalizzata grave) – linfocele con necessità di ripetute punture evacuative. Complicazione tardiva: – linfedema agli arti inferiori che, purtroppo, è spesso permanente. I casi di mortalità (inferiore di 1%), si sono verificati solo dopo la linfoadenectomia, 3 soprattutto quando è stata eseguita contemporaneamente alla penectomia.
ATTENZIONE DA PORRE DOPO LA DIMISSIONE Chirurgia conservativa o amputazione: evitare stress fisico. Secondo le circostanze può essere proseguita una terapia antibiotica domiciliare. L’attività lavorativa può essere ripresa dopo una settimana. Linfoadenectomia ilioinguinale: è utile continuare ad indossare calze elastiche per qualche mese.
COME COMPORTARSI IN CASO DI COMPLICANZE A DOMICILIO Se avvenisse un importante sanguinamento o vi fossero evidenti segni d’infezione a livello della sede dell’amputazione o della ferita della linfoadenectomia, o in caso di febbre elevata è opportuno consultare l’urologo di riferimento.
CONTROLLI Sia la penectomia sia la linfoadenectomia sono associati con una rilevante morbidità (effetti negativi e complicanze conseguenza diretta della terapia chirurgica). I controlli sono fondamentali per ottenere la guarigione dalla malattia e migliorare la qualità della vita, controllando e trattando gli effetti collaterali conseguenti alla terapia chirurgica. I controlli si basano fondamentalmente sulla visita (Esame Obiettivo) da parte dell’Urologo e solo raramente possono essere utili esami particolari (Rx torace, TAC addominale). Si dovranno controllare sia il moncone penieno residuo (per valutare eventuali recidive locali del tumore), sia i linfonodi (se non è stata fatta la linfoadenectomia): saranno altresì valutate le conseguenze dell’amputazione (per migliorare la qualità della vita sessuale del paziente) e le conseguenze della linfoadenectomia. Il primo controllo avverrà un mese circa dopo l’intervento. Successivamente i controlli saranno più o meno ravvicinati secondo le condizioni cliniche del paziente, dell’estensione del tumore, del tipo di chirurgia adottata (conservativa oppure ampiamente demolitiva, con o senza linfoadenectomia). In genere i controlli proseguiranno per cinque anni almeno (il tipo dei controlli e la cadenza temporale con cui effettuarli, verranno specificati nella lettera di dimissione definitiva alla luce del referto dell’esame istologico).

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