Riforma Pensioni 2017, Ape social e volontaria: quando e come presentare le richieste

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Manca ufficialmente un mese al debutto della sperimentazione dell’Ape, ovvero l’anticipo pensionistico previsto dallo Stato per alcune categorie di lavoratori, che entrerà ufficialmente in vigore il prossimo primo maggio. Il tema è tornato ieri al centro del tavolo di confronto tra governo e sindacati per la messa a punto delle ultime opzioni, mentre nella giornata di domani sarà la volta della fase due sulla previdenza, quella che focalizzerà il lavoro sulle future pensioni dei giovani.

A partire dal prossimo 1° maggio 2017, dunque, entreranno nel pieno le nuove regole sulle pensioni previste dal pacchetto previdenza contenuto nell’ultima legge di Bilancio e riguardante l’Ape social, l’Ape volontaria ma anche misure ad hoc per i lavoratori precoci ed i lavoratori usuranti.

Inps e Governo sembra abbiano fatto chiarezza sull’accesso alla pensione anticipata per categorie agevolate, e le due vie saranno le seguenti, ovvero Ape Social e Quota 41.Il governo dovrà ultimare nei prossimi giorni le misure previste dalla legge di Bilancio 2017, che consentiranno ai lavoratori di andare in pensione a 63 anni e per poterlo fare i lavoratori possono scegliere due strade, ovvero l’Ape social e l’Ape volontaria. Per chi non lo sapesse, la prima ovvero l‘ Ape social o agevolata, questa sembra essere a carico dello Stato e ad averne diritto sono le persone di 63 anni, con 30 anni di contributi alle spalle, che appartengono alle seguenti categorie, ovvero gli invalidi almeno al 74%, i disoccupati senza ammortizzatori, chi assiste un familiare di primo grado affetto di disabilità grave.

Sono necessari 36 anni di contributi per chi ha svolto almeno 6 anni una delle 11 tipologie di lavori considerati gravosi o a rischio; a questi lavoratori verrà offerto un assegno pensionistico il cui importo sarà uguale alla futura pensione, ovvero un massimo di 1.500 euro lordi. L’accesso sarà consentito:ai lavoratori iscritti presso l’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti; i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali, i lavoratori iscritti alla gestione separata dell’INPS.

L’Ape social sarà a disposizione: dei lavoratori dipendenti del settore privato, dei lavoratori autonomi, dei lavoratori parasubordinati, dei lavoratori del pubblico impiego. Passiamo all’Ape volontaria, ovvero la misura prevista per i lavoratori dipendenti e gli autonomi iscritti alla gestione separata con almeno 20 anni di contributi, i quali risulteranno essere in possesso di almeno 20 anni di contributi e potranno avere la possibilità di ottenere la pensione anticipata a 63 anni; n questo caso gli istituti di credito interverrebbero ad anticipare la somma che manca per raggiungere pensione di vecchiaia, e tale importo dovrà essere poi restituito a rate in 20 anni dall’interessato, sotto forma di rate mensili che verranno addebitate sull’assegno pensionistico erogato.

Ovviamente ad oggi non è ancora possibile presentare alcuna domanda di anticipo pensionistico, proprio perché si sta ancora discutendo sulla maniera corretta per emanare decreti a riguardo, ma si presume che la situazione possa sbloccarsi intorno alla metà del 2017.

Pensioni, domande per l’Ape sociale entro giugno. Ecco chi può richiedere l’Ape. Prima i più anziani. Pensioni, Ape al via, domande per l’Ape sociale entro giugno. Ape si parte. Le domande per l’Ape sociale, ovvero l’anticipo pensionistico senza costi per il lavoratore in condizioni di disagio, andranno presentate entro giugno per chi matura i requisiti nel 2017. Per il 2018 la data limite di presentazione sara’ nel mese di marzo.Lo ha annunciato il Governo ai sindacati nell’incontro tecnico sui decreti attuativi sull’Ape confermando la partenza dello strumento per il primo maggio.

 Pensioni, ecco chi può richiedere l’Ape sociale

Le categorie di lavoratori che potranno chiedere l’Ape sociale sono tra gli altri gli operai dell’edilizia, conduttori di gru, conduttori di mezzi pesanti e convogli ferroviari, insegnanti di scuola dell’infanzia, infermieri organizzati in turni. L’indennita’, corrisposta per 12 mesi l’anno, e’ pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione ma non puo’ superare l’importo massimo mensile di 1.500 euro e non e’ soggetta a rivalutazione.

Pensioni, Ape prima a chi è più anziano

Saranno  più anziani, per età e per anni di contrinuti, ad avere la precedenza per l’Ape.

Pensioni, Ape: i sindacati voglio allargare i criteri

I decreti non sono ancora pronti e i sindacati chiedono criteri meno restrittivi sia sulla data limite per le domande sia sulla continuita’ dei contributi versati per l’Ape per i lavori gravosi. Invece degli ultimi sei anni continuativi impegnati in questi lavori (su 36 complessivi) si chiede di neutralizzare gli eventuali periodi di disoccupazione che dovessero essere intervenuti in questi sei anni (come accade spesso per i lavoratori edili). Per l’Ape sociale, quella senza costi per il lavoratore, si prevede una corsa alle richieste. Sono 35.00  quelli che potrebbero uscire secondo le previsioni del Governo.

Pensioni, strada in salita per l’Ape volontaria

Sembra invece difficile che l’Ape volontaria possa prendere piede a causa degli alti costi per il lavoratore. Il Governo oggi ha confermato il calcolo sulla rata del prestito annunciato nei mesi scorsi pari al 4,5-4,7% per ogni anno di anticipo ma su una media di importo dell’85% della pensione (nel caso di tre anni di anticipo) e solo per 12 mesi (mentre la rata sulla pensione si paga su 13 mesi e per 20 anni). In pratica secondo i calcoli diffusi dopo il varo del provvedimento alla fine dell’anno scorso a fronte di un anticipo complessivo per tre anni di circa 39.300 euro se ne restituirebbero in 20 anni oltre 54.000 (208 euro netti di rata al mese su una pensione di 1.286 euro ma per 13 mesi).

L’INPS sta eseguendo le relative operazioni, inviando specifica comunicazione agli interessati. Nel messaggio Inps 1182 si legge: “Ne consegue che possono esercitare la facoltà in argomento le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2015 abbiano maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni (per le gestioni esclusive dell’AGO 34 anni, 11 mesi e 16 giorni) e un’età anagrafica pari a 57 anni per le dipendenti e 58 anni per le autonome“.

La circolare dell’Inps ha chiarito anche i termini di decorrenza della pensione per tutte le lavoratrici che rientrano tra le beneficiarie di Opzione donna.

IL RICALCOLO – Per ricalcolare l’assegno vengono effettuate due procedure. Il meccanismo è esposto nel prospetto di liquidazione. Con la prima bisogna determinare l’importo della pensione con le regole di default, ovvero con il retributivo fino al 2012 e con il sistema contributivo fino al 2012. Poi, si effettua il calcolo interamente retributivo. Il problema, come al solito, sono i soldi. Ultimo stipendio: 30mila euro annui.

Pensioni, quota 100, quota 41, APE, APE SOCIAL. Anche la contribuzione estera sarà oggetto di valutazione, nei limiti delle norme previste dai regolamenti comunitari e dalle convenzioni bilaterali: il cumulo è possibile soltanto se risulta perfezionato in Italia il minimale di contribuzione richiesto per la totalizzazione internazionale. Con il retributivo, quindi, questa pensione sarebbe più alta, e l’assegno non subirà quindi nessun ritocco.

Novità sul fronte pensioni in Italia visto che nei giorni scorsi l’Inps con il messaggio n.1182 ha fornito indicazioni in merito all’Opzione donna prevista dalla legge di Bilancio 2017 che nello specifico con l’articolo 1 comma 222 ha esteso la possibilità di accesso all’opzione donna prevista dalla legge di Bilancio 2016. Per chi non lo sapesse, l’Opzione donna è una misura introdotta dalla Legge Maroni, l’articolo 1 comma 9 della legge 243/04, riscoperta poi dopo l’introduzione della Riforma Fornero che permette alle donne di anticipar l’uscita dal mondo del lavoro di diversi anni rispetto alle regole ordinarie che chiedono o il perfezionamento di almeno 41 anni e 10 mesi di contributi indipendente dall’età anagrafica o il raggiungimento di un’età anagrafica pari a 66 anni e 7 mesi per le donne del pubblico impiego mentre 65 anni e 7 mesi per le donne dipendenti del settore privato e 66 anni e 1 mese per le autonome, unitamente a 20 anni di contributi.

Grazie ad Opzione Donna, le lavoratici possono uscire dal mondo del lavoro con un anticipo di diversi anni accettando un assegno interamente calcolato con il sistema contributivo. Tornando alla Legge di Bilancio 2016, questa prevedeva che potessero accedere all’opzione donna le lavoratrici donne che entro il 31 dicembre 205 avessero avuto un‘anzianità contributiva pari o superiore ai 35 anni ed un’età anagrafica pari o superiore ai 57 anni e 3 mesi per le dipendenti e 58 anni e 3 mesi per le autonome, a prescindere dalla data di decorrenza del trattamento pensionistico. Adesso, sulla base dell’articolo 1 comma 222 della Legge di Bilancio 2017, la possibilità di usufruire di questa facoltà è estesa anche alle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2015 non abbiano maturato il suddetto requisito anagrafico per effetto degli incrementi della speranza di vita. “Adesso non ci sono più alibi per nessuno”, è questo quanto scritto su Facebook dall’amministratrice del gruppo Opzione Donna- ultimo trimestre 1957- 1958, Rossella Lo Iacono che non ha perso tempo nell’esprimere grande soddisfazione per i contenuti del messaggio pubblicato nella giorni scorsi dall’Inps.

Dunque la novità, per chi non lo avesse ancora capito, è quella secondo la quale potranno richiedere l’accesso alla pensione anticipata con la soluzione sperimentale di Opzione Donna le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2015 abbiano maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni ed un’età anagrafica pari a 57 anni per le dipendenti e 58 anni per le autonome.“Ne consegue che possono esercitare la facoltà in argomento le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2015 abbiano maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni (per le gestioni esclusive dell’AGO 34 anni, 11 mesi e 16 giorni) e un’età anagrafica pari a 57 anni per le dipendenti e 58 anni per le autonome”, è questo quanto si legge nel messaggio Inps 1182. Va sottolineato che con l’approvazione di tali ultime disposizioni è venuta meno la retribuzione prevista dall’Inps con le circolari 35 e 37 del 14 marzo 2012 che avevano interpretato la data del 31 dicembre 2015 come termine entro il quale si dovesse maturare la decorrenza della prestazione.

Quali sono? I disabili con una riduzione delle capacità lavorativa di almeno il 74% e con almeno 30 anni di contributi; le persone che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con disabilità e sempre con almeno 30 anni di contributi; i lavoratori con almeno 36 anni di contributi e che da almeno sei anni svolgono le cosiddette attività gravose, come i facchini, le maestre d’asilo e le altre categorie indicate nel decreto.

L’Inps Con la circolare n. 60 del 16 marzo 2017 fornisce le prime istruzioni applicative sul cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti da parte degli iscritti a due o più forme di assicurazione gestite dall’Inps (lavoratori dipendenti, autonomi, gestione separata e forme sostitutive ed esclusive), al fine del conseguimento di un’unica pensione, secondo quanto disposto dalla legge 232/2016, con la quale si è provveduto a modificare quanto già previsto in materia dalla legge 228/2012. Ma dovendo scegliere era difficile fare diversamente.

Pensioni: da quota 41 a quota 100, nodo APE e APE SOCIAL, segnatevi questa data sul calendario: il 23 marzo è stata programmata una nuova riunione tra forze sociali ed esecutivo proprio per esplorare le novità sulla riforma pensioni. Senza stipendio, senza pensione e senza nemmeno quello che resta della cassa integrazione.

Possono avere accesso all’APE, coloro che hanno almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi; che maturino il diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi; e un importo della futura pensione mensile, al netto della rata di ammortamento per il rimborso del prestito, pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo dell’assicurazione generale obbligatoria. “All’Inps invece chiediamo di intervenire quanto prima”.

L’anticipo pensionistico volontario rappresenta “una sfida vera, importante” per l’Inps. Per i sindacati e per il presidente dell’INPS Tito Boeri il rischio è che gli interessi chiesti dalla banca e il costo dell’assicurazione siano così onerosi da rendere poco appetibile l’APE volontaria.

 Non sono positive le novità pensioni anticipate, Ape Social e Ape volontaria, che dovrebbero partire il 1° maggio ma che rischiano di non essere completamente attuabili per mancanza di fondi.

I decreti attuativi delle misure per le pensioni anticipate contenute nella Legge di bilancio 2017 sono ancora in fase di preparazione. Per quanto riguarda le altre misure del pacchetto pensioni contenute nella Legge di bilancio 2017, esse sono già in una fase avanzata. L’Inps ha pubblicato attraverso il messaggio n. 1182 le indicazioni relativamente al regime previdenziale di Opzione Donna, così come previsto nella legge di Bilancio 2017.

Dopo la segnalazione è arrivata la replica dell’Inps:Con riferimento alla segnalazione della Spi-Cgil riguardo a ‘conguagli impazziti’ e non meglio specificati sulle pensioni si fa presente che in merito ai conguagli fiscali l’Istituto non ha rilevato alcun malfunzionamento della piattaforma“, fa sapere l’Inps con un comunicato, nel quale ricorda di aver “recentemente specificato le modalità di applicazione dei conguagli fiscali di fine anno 2016 da parte dell’istituto nella qualità di sostituto d’imposta”.

Di conseguenza, sulle pensioni che eccedono la soglia il conguaglio viene operato con un unico prelievo e, se il debito fiscale del pensionato è pari o superiore al suo trattamento mensile, l’assegno si azzera.

Le lavoratrici nate nell’ultimo trimestre del 1958 potranno fruire dell’ opzione donna a condizione di aver centrato i 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2015. A queste lavoratrici si applica: “La disciplina relativa agli incrementi della speranza di vita, nonché il regime delle decorrenze (c.d. finestre mobili) e il sistema di calcolo contributivo per la misura del trattamento medesimo”.

Secondo quanto indicato dall’articolo 1 comma 222 della legge di Bilancio 2017 (legge n. 232/2016), la facoltà suddetta è estesa anche alle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2015 non abbiano maturato il suddetto requisito anagrafico per effetto degli incrementi della speranza di vita. “A titolo esemplificativo, una lavoratrice che nel mese di dicembre 2015 compie 57 anni di età se dipendente o 58 anni se autonoma ed in possesso di 35 anni di anzianità contributiva può conseguire il trattamento pensionistico ai sensi dell’articolo 1, comma 9, della legge 23 agosto 2004, n. 243, a decorrere rispettivamente dal 1° agosto 2017 ovvero dal 1° febbraio 2018“.

Di significativa importanza l’Inps mette nero su bianco la possibilità, per le lavoratrici in argomento, di presentare in qualsiasi momento, anche successiva all’apertura della c.d.

Pensioni, quota 41: parla Occhiodoro sui precoci

Pensioni dei precoci e quota 41, Roberto Occhiodoro del gruppo Facebook Lavoratori precoci a tutela dei propri diritti, in uno degli ultimi post ha solleticato il governo ad emanare i decreti attuativi: ”Buongiorno a tutte/i; come sapete è slittato al 20 marzo l’incontro tra governo e sindacati per la definizione dei decreti attuativi della legge di bilancio 2017. Non ci è dato sapere per quale motivo si continua a rimandare ed allora cominciano ad affiorare retropensieri piuttosto sgradevoli. E allora che sia chiaro al governo che noi NON SIAMO DISPOSTI a vedere rimandate o peggio ancora annullate quelle poche migliorie riguardanti la situazione previdenziale di migliaia di lavoratori. Ed è per questo che, nonostante il pochissimo tempo a disposizione, invitiamo chiunque di noi possa, a partecipare alla manifestazione indetta da OPZIONE DONNA proroga al 2018; manifestazione che si terrà il 23 Marzo sotto Montecitorio la mattina. Ricordo inoltre che sia il 20 che lo stesso 23 saremo presenti come presidio per far sentire la nostra voce sotto il Ministero del Lavoro in occasione degli incontri tra governo e sindacati e di cui ancora oggi non si conosce l’orario. Ricordo inoltre la manifestazione nazionale dell’ 8 Aprile per i SI ai referendum, per il lavoro e le pensioni. Esigiamo una pronta definizione dei decreti attuativi e che questa riforma parta dal 1 maggio. Non tolleriamo ritardi ulteriori: la nostra pazienza è finita”.

Pensioni, Opzione Donna per le lavoratrici nate entro il 1958

Le lavoratrici nate nell’ultimo trimestre del 1958 potranno fruire dell’opzione donna a condizione di aver centrato i 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2015. Lo fa sapere l’Inps nel messaggio 1182/2017 pubblicato nelle scorse ore con il quale l’istituto illustra la novella contenuta nella legge di bilancio per il 2017.

Pensioni: campagna Cgil per recuperare diritti previdenziali

Per adesso sono 2.563 i pensionati genovesi che hanno visto lievitare la loro pensione grazie alla campagna sui diritti inespressi organizzata dal Sindacato Pensionati Cgil in collaborazione con il patronato Inca ma la platea di persone che potenzialmente potrebbero avere diritto e’ molto vasta, circa 118 mila persone in Liguria, quasi 50 mila solo in provincia di Genova. Si tratta, spiegano alla Spi Cgil, che ha avviato la campagna, di titolari di Pensioni con importo sino a 750 euro mensili che, pur avendone diritto, non percepiscono assegni famigliari, la maggiorazione della pensione, la quattordicesima, le prestazioni a favore degli invalidi civili. “Questi diritti previdenziali non sono riconosciuti automaticamente dall’Inps – spiega Paola Repetto, della segreteria di Spi Cgil – ma occorre farne richiesta”. Per poter visionare i cedolini serve una procedura informatica abbastanza complessa, che e’ difficilmente accessibile alle persone piu’ anziane. Per questo motivo il sindacato invita a rivolgersi alle sedi di Spi Cgil che ha gli strumenti per poter effettuare i controlli sulle Pensioni e, nel caso, avviare le richieste. “Parliamo di Pensioni basse – prosegue Repetto – dove anche 50 euro di assegni famigliari possono fare la differenza per arrivare a fine mese”. La campagna, che ha portato solo nel 2016 al recupero di un milione e 400 mila euro per 1.363 pensionati genovesi, prosegue per sensibilizzare quelle persone, circa il 30% dei pensionati, che ancora non sanno di poter godere delle maggiorazioni. I rappresentanti di Spi-Cgil contatteranno parte dei pensionati che hanno queste condizioni reddituali invitandoli a passare dagli uffici per il controllo delle Pensioni.

Pensioni, Ape: prima solo disabili e disoccupati

Il governo sta mettendo sul campo i primi decreti attuativi. Secondo il Corriere, l’esecutivo dovrebbe scegliere alcune categorie a cui dare la priorità. Tra di esse i disoccupati, poi i lavoratori disabili e infine quelli con un disabile a carico. Il terreno battuto è quello dell’Ape social (permette di andare in pensione fino a tre anni e sette mesi prima della scadenza senza la riduzione dell’assegno per le fasce sociali tutelate). Solo che c’è il problema di coperture. Il Tesoro ha stanziato circa 300 milioni di euro per il 2017.

A partire dal 2018 la pensione di vecchiaia si conseguirà al raggiungimento di 66 anni e sette mesi di età. Uno dei passaggi più importanti messi in atto dalla Riforma Monti-Fornero (legge 201/2011)è stato quello di uniformare i requisiti di accesso sia per le lavoratrici, sia per i lavoratori, a prescindere dal settore di impiego (pubblico, privato o di lavoro autonomo). In questo contesto il 2017 si presenta come l’ultimo anno di transizione dove sono presenti leggere differenze. I lavoratori dipendenti del pubblico e del privato e gli autonomi, nonché le donne del settore pubblico, accedono alla pensione con 66 anni e sette mesi. Alle lavoratrici dipendenti del settore privato sono richiesti, invece, 65 anni e sette mesi, mentre alle autonome occorrono 66 anni e un mese.

Tutti questi requisiti sono stati, e saranno, aggiornati agli adeguamenti legati alla speranza di vita. L’ultimo adeguamento è stato applicato il 1° gennaio 2016 e avrà validità fino a tutto il 2018, mentre dal 2019 gli adeguamenti saranno effettuati con cadenza biennale. Oltre al requisito anagrafico deve risultare soddisfatto quello contributivo. Sono richiesti – di norma – almeno venti anni di contribuzione (o assicurazione) a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurato.

Vecchiaia contributiva

Queste sono le regole generali, ma esistono delle eccezioni. Per i lavoratori a cui è applicabile il sistema contributivo puro – cioè che sono privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 – la pensione di vecchiaia è liquidata alle condizioni su esposte purché il primo importo di pensione non risulti essere inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale. Per il 2017 il valore corrispondente è pari a 672,11 euro. In caso contrario, il rapporto di lavoro dovrà proseguire fino a quando non sarà raggiunto il valore minimo indicato. Qualora tale importo non dovesse risultare soddisfatto, la pensione di vecchiaia sarà pagata – sempre con riferimento ai soggetti contributivi puri – con 70 anni di età e cinque anni di contribuzione effettiva.
Il requisito anagrafico dei 70 anni deve essere adeguato agli incrementi legati alla speranza di vita, pertanto, per il triennio 2016/2018, sono richiesti 70 anni e 7 mesi. Ai fini dell’anzianità contributiva dei cinque anni è utile solo la contribuzione effettivamente versata (obbligatoria, volontaria da riscatto) con esclusione di quella accreditata figurativamente a qualsiasi titolo.

Altre prestazioni legate all’età

Al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, alcune prestazioni vengono trasformate. È il caso dell’assegno ordinario di invalidità, che viene trasformato d’ufficio in pensione di vecchiaia al compimento dell’età anagrafica prevista nelle singole gestioni assicurative in presenza dei prescritti requisiti di assicurazione e contribuzione a condizione che gli interessati abbiano cessato il rapporto di lavoro dipendente.
I nuovi e più elevati requisiti anagrafici impattano anche sulla liquidazione della pensione supplementare e dei supplementi di pensione, istituti che potrebbero sembrare sinonimi, ma non lo sono.

La pensione supplementare viene liquidata, a domanda dell’interessato, quando la contribuzione accreditata nell’assicurazione generale obbligatoria (Ago) non è sufficiente a perfezionare il diritto a un’altra pensione con i requisiti contributivi normalmente richiesti. Per l’erogazione, il lavoratore deve essere già titolare di una pensione a carico di un fondo sostitutivo, esclusivo o esonerativo dell’Ago stessa. Deve aver compiuto l’età pensionabile prevista per la pensione di vecchiaia nel fondo dove si chiede la pensione supplementare e deve risultare cessato il rapporto di lavoro dipendente.
II supplemento di pensione rappresenta, invece, un incremento della pensione che viene liquidato sulla base di ulteriore contribuzione relativa a periodi successivi all’erogazione della pensione principale. In altri termini, il lavoratore che – acquisito lo status di pensionato – riprende l’attività lavorativa versando ulteriore contribuzione presso lo stesso fondo. I supplementi possono essere richiesti dopo cinque anni dalla data di decorrenza della pensione (o del precedente supplemento), purché sia stata compiuta l’età prevista per la pensione di vecchiaia prevista nelle relative gestioni. Una sola volta il supplemento può essere richiesto dopo due anni dalla decorrenza della pensione o del precedente supplemento. Anche in questo caso occorre aver raggiunto l’età prevista per la pensione di vecchiaia. Per i supplementi nella gestione separata dell’Inps non è richiesto il compimento dell’età pensionabile.

Decorrenza

La pensione di vecchiaia decorre dal primo giorno successivo a quello di compimento del requisito anagrafico, sempreché siano soddisfatti anche i requisiti contributivi minimi. Nel caso delle gestioni esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria (ex Inpdap, ex Ipost, ex Fs) la decorrenza può essere infra mensile, dal giorno seguente a quello di compimento dell’età. Dal 2012 non è più applicato il differimento tra la maturazione del diritto e la riscossione del primo assegno (finestra mobile). Nel caso in cui non dovessero risultare soddisfatti i requisiti di anzianità assicurativa e contributiva, la pensione risulterà differita al primo giorno del mese successivo a quello in cui i requisiti vengono raggiunti.

Requisiti contributivi

In deroga al vincolo dei venti anni di contribuzione, l’Inps ha avuto modo di precisare che continuano ad operare alcune deroghe previste della riforma Amato del 1992. Quindi coloro i quali hanno perfezionato 15 anni di assicurazione e di contribuzione entro il 31 dicembre 1992 continuano ad accedere alla pensione di vecchiaia con tale requisito contributivo, fermo restando il perfezionamento dei nuovi e più elevati requisiti anagrafici. I contributi figurativi, da riscatto e da ricongiunzione riferiti a periodi che si collocano entro il 31 dicembre 1992 devono essere valutati anche se riconosciuti a seguito di una domanda successiva a tale data. Tale deroga è applicata anche per il personale iscritto alla gestione dipendenti pubblici.
Accedono con quindici anni di contribuzione anche quei lavoratori che sono stati ammessi alla prosecuzione volontaria dei contributi entro il 26 dicembre 1992. Non è richiesto che l’assicurato ammesso alla prosecuzione volontaria abbia effettuato versamenti anteriormente a tale data. Anche in questo caso si applicano i nuovi requisiti anagrafici.

Invalidi e non vedenti

Ulteriori deroghe sono previste anche per il personale non vedente, nonché per gli invalidi in misura non inferiore all’80%, che continuano ad accedere alla pensione di vecchiaia con i requisiti vigenti alla data di entrata in vigore della riforma Amato del 1992. Però tali lavoratori scontano ancora la finestra mobile (12 mesi se dipendenti, 18 mesi se autonomi) e i requisiti anagrafici risentono comunque degli adeguamenti legati alla speranza di vita. I lavoratori non vedenti che siano tali dalla nascita o da data anteriore all’inizio dell’assicurazione e di contribuzione dopo l’insorgenza dello stato di cecità conseguono la pensione con 55 anni mentre le donne con 50. Agli autonomi sono richiesti 60 anni, alle autonome 55 anni. In questi casi servono dieci anni di assicurazione e di contribuzione. Per i lavoratori dipendenti non vedenti che non si trovano nelle condizioni sopra esposte, sono richiesti – in via generale – 60 anni per gli uomini e 55 anni per le donne. Stessi requisiti anche per gli invalidi non inferiore all’80 percento. Per i lavoratori autonomi non vedenti che non si trovano nelle condizioni sopra esposte, sono richiesti – in via generale – 65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne. In questi casi il requisito contributivo minimo è pari a quindici anni di assicurazione e contribuzione. Le deroghe previste in favore degli invalidi in misura non inferiore all’80% non si applica agli iscritti ai fondi esclusivi dell’Ago.

Assegno sociale

Il 2017 rappresenta, inoltre, l’ultimo anno nel quale sarà possibile accedere all’assegno sociale con 65 anni e 7 mesi. Infatti, dal 1° gennaio 2018 il requisito sarà innalzato ed equiparato ai requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi).
Si ricorda che l’assegno sociale è una prestazione economica, erogata a domanda, in favore di cittadini italiani (o stranieri comunitari) che si trovano in condizione di bisogno. La residenza deve essere effettiva, stabile e continuativa per almeno dieci anni nel territorio nazionale. È erogato provvisoriamente e con verifica del possesso dei requisiti reddituali. Non è reversibile ai familiari superstiti ed è inesportabile all’estero. Se il titolare soggiorna all’estero per più di trenta giorni, viene sospeso. Dopo un anno dalla sospensione, la prestazione viene revocata.
L’assegno sociale non è soggetto a Irpef ed è pagato per tredici mensilità. L’importo per il 2017 è pari a 448,07 euro. Per i pensionati non coniugati spetta se il reddito annuo personale non è superiore a 5.824,91 euro, mentre nel caso di pensionato coniugato il reddito familiare non deve risultare superiore a 11.649,82. In presenza di redditi inferiori a tali soglie, l’assegno viene erogato in forma ridotta. In assenza di redditi l’assegno è erogato in misura intera.

Opzione donna
Ultime novità anno 2017
La legge 11 dicembre 2016 n° 232 – Legge di bilancio 2017 commi 222 e 223 – ha portato importanti novità sulla cosiddetta “opzione donna”.
L’INPS, con propria circolare n° 35 del 2012, aveva inteso la data del 31 dicembre 2015, prevista dalla legge N° 243/2004 art. 1 comma 9 come data ultima per l’esercizio di questa opzione, data entro la quale maturare tutti i requisiti richiesti ivi compresa la decorrenza della pensione stessa. In altre parole, entro il 31 dicembre 2015, oltre ai requisiti di età e contribuzione bisognava anche aver soddisfatto il requisito delle “finestre” per l’accesso alla pensione.
La legge di bilancio 2017, rivedendo questa posizione, stabilisce che è sufficiente maturare entro il 31 dicembre 2015 i requisiti di età
• 57 anni per le lavoratrici con sola contribuzione nel FPLD – Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti;
• 58 anni per le lavoratrici che utilizzano in tutto o in parte contribuzione da lavoro autonomo (Artigiane, Commercianti, Coltivatrici Dirette)
richiesti senza tener conto né della decorrenza della pensione che potrà avvenire, ovviamente, anche in data successiva né dell’aumento dell’età prevista per la cosiddetta “aspettativa di vita.
In altre parole è sufficiente essere nate entro il:
• 31/12/1958 per le “lavoratrici dipendenti”
• 31/12/1957 per le “lavoratrici autonome”
ed aver maturato sempre entro il 31/12/2015 i 35 anni di contribuzione (1820 contributi settimanali) per poter esercitare l’opzione donna.

Aspettativa di vita
L’aspettativa di vita ( i mesi in più da calcolare oltre ai 57 anni: rispettivamente di tre mesi per le nate entro il terzo trimestre 1957 o 1958 e di sette mesi per quelle nate nel quarto trimestre degli stessi anni) si utilizza solo per determinare la decorrenza della finestra di accesso al pensionamento.
Finestre di accesso
Le finestre di accesso rispettivamente di:
• 12 mesi per le lavoratrici del FPLD
• 18 mesi per le lavoratrici con contribuzione da lavoro autonomo si contano dalla maturazione di tutti i requisiti di età e contribuzione.
Il requisito contributivo (35 anni di CTB) , come già detto, deve essere tassativamente maturato entro il 31/12/2015.
Per il requisito dell’età è sufficiente maturare i 57 anni o 58 entro il 31/12/2015 e poi aggiungere l’aspettativa di vita.
Qui di seguito una tabella riassuntiva dei requisiti richiesti e delle “finestre” per l’accesso al pensionamento.

E’ possibile conoscere in anticipo l’importo della pensione rispettivamente calcolata con il sistema retributivo/misto o contributivo?
Sì!
Come tutti sanno l’esercizio dell’opzione donna comporta la scelta irrevocabile del sistema di calcolo contributivo della pensione.
Importante è quindi conoscere in anticipo l’importo della pensione calcolata con il sistema contributivo per paragonarlo a quello calcolato con il sistema retributivo, generalmente più favorevole.
Le possibilità sono due:
• Rivolgendosi al Patronato INAS che è perfettamente in grado di eseguire i due calcoli. Ovviamente il calcolo del Patronato è presuntivo ed indicativo;
• Rivolgendosi direttamente all’INPS.
Questa facoltà è poco conosciuta e quindi poco praticata ma esiste una disposizione di legge che obbliga l’INPS a effettuare , a richiesta, i due calcoli . La norma è contenuta nella legge nA 388/2000 art. 69 comma 6 che recita testualmente:
Ai fini dell’esercizio del diritto di opzione di cui all’articolo 1, comma 23, della legge 8 agosto 1995, n. 335, l’ente previdenziale erogatore rilascia a richiesta due schemi di calcolo della liquidazione del trattamento pensionistico rispettivamente con il sistema contributivo e con il sistema retributivo.
A onor del vero, la legge cita l’art. 1 comma 23 della legge n° 335/1995 (opzione per il sistema contributivo); ma, per analogia, la norma è applicabile anche all’opzione donna in quanto in ogni caso si tratta di conoscere i due importi di pensione per poter decidere a ragion veduta.
Per il raggiungimento dei 35 anni di contribuzione (1820 settimane) valgono tutti i contributi?
No, sono considerati validi solo i contributi utili per la maturazione dei requisiti della “vecchia” pensione di anzianità.
Sono esclusi quindi i contributi figurativi per
• Disoccupazione indennizzata
• Malattia senza l’integrazione da parte del datore di lavoro
La pensione derivante da opzione donna è integrabile al minimo pur essendo calcolata con il sistema contributivo che escluderebbe tale possibilità?
Anche in questo caso la riposta è positiva.
Lo chiarisce bene l’INPS nel messaggio N° 219 del 4 gennaio 2013 che al punto 10.1 recita: 10.1 Regime sperimentale di cui all’art. 1, comma 9, legge n. 243/2004: precisazioni
Tenuto conto che nei confronti delle donne che accedono al regime sperimentale di cui all’articolo 1, comma 9, della legge n. 243/2004 si applicano le sole regole di calcolo del sistema contributivo, nei confronti delle medesime continuano a trovare applicazione gli istituti della pensione retributiva o mista.

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