Pensioni, Istat: aspettativa di vita 82,8 anni. RIFORMA PENSIONI SHOCK

Con l’Inps non è mai festa, ma giornate brutte come queste non si vedevano dal dicembre 2011, quando il governo Monti varò il decreto che bloccò l’adeguamento al costo della vita delle pensioni di 6 milioni di italiani, colpevoli di percepire un assegno mensile superiore ai 1.443 euro lordi.

Come spesso capita, la nuova fregatura è arrivata a cavallo di una buona notizia: la speranza di vita degli italiani è aumentata, giungendo a 85 anni per le donne e 80,6 anni per gli uomini. Pollo di Trilussa permettendo, i sessantacinquenni di oggi sono destinati a vivere cinque mesi in più rispetto a chi aveva la stessa età nel 2013. Purtroppo, l’intero tempo guadagnato sarà trascorso al lavoro e non in attività più piacevoli. Dal 2019 la pensione di vecchiaia scatterà a 67 anni e per smettere di lavorare in anticipo serviranno 43 anni e tre mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne: cinque mesi in più di lavoro per tutti.

È l’effetto di un meccanismo introdotto nel 2009 da Maurizio Sacconi e Giulio Tremonti e irrigidito da Elsa Fornero con quello stesso provvedimento del 2011: più aumenta la speranza di vita, più tardi si va in pensione. Il governo, però, può intervenire in qualunque momento per cambiare le regole e impedire l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, come gli stanno chiedendo in tanti.

Chi si oppone è l’Inps. Secondo il cui presidente, Tito Boeri, l’adeguamento dell’età della pensione alla speranza di vita (che funziona solo all’insù) dovrà proseguire anche oltre il raggiungimento della soglia dei 67 anni. Fermarsi, sostiene, comporterebbe una spesa ulteriore di 141 miliardi di euro sino al 2035, che l’istituto non potrebbe permettersi.

In questo modo l’Inps, con la complicità dei governi che si sono guardati bene dal riformarlo, scarica tutte le proprie rigidità sull’ unico elemento flessibile che c’è: l’assegno dei pensionati. La separazione contabile resta una chimera e i costi dell’assistenza (cassa integrazione, mobilità, integrazione al trattamento minimo…), che nessuno vuole tagliare, continuano a confondersi con le spese previdenziali, in un calderone dove i contributi dei lavoratori, che dovrebbero servire a pagare la loro pensione, finiscono spesso per finanziare tutt’altro. E poi hanno il coraggio di dire che siamo entrati nel sistema contributivo, nel quale ognuno riceve una pensione commisurata a quanto ha versato: magari.

Al resto dovrebbe provvedere oggi la Corte costituzionale. Nel marzo del 2015 i giudici delle leggi bocciarono il blocco dell’adeguamento delle pensioni voluto da Monti e Fornero. A quel punto l’esecutivo, passato nelle mani di Matteo Renzi, avrebbe dovuto restituire 24,1 miliardi di euro ai defraudati. Scelse invece di fare come gli squadristi dei centri sociali quando si presentano alle casse dei supermercati con i carrelli pieni di salumi e formaggi: una bella «autoriduzione» e l’esborso si ridusse a 2,8 miliardi.

Un’altra porcheria di Stato, che però stavolta la Consulta dovrebbe avallare. Due anni fa i suoi membri usarono il metro della decenza, stavolta sono orientati a non disturbare i manovratori Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan, i quali hanno già problemi serissimi a scongiurare l’aumento delle aliquote Iva e non saprebbero da dove tirare fuori i 30 miliardi di euro necessari per il rimborso. Così, ancora una volta, i pensionati pagheranno per tutti.

Pensioni: con aumento speranza vita, si andra’ a 67 anni dal 2019

Dal 2019, l’eta’ pensionabile salira’ a 67 anni, cinque mesi in piu’ rispetto ad ora quando scatta a 66 anni e 7 mesi. Con la pubblicazione da parte dell’Istat delle nuove stime sull’aspettativa di vita, cambiera’ questa soglia perche’ proprio alla speranza di vita e’ legata, per legge, l’eta’ in cui diventa possibile andare in pensione. Entro la fine dell’anno, quindi, il governo dovra’ emanare un decreto ministeriale per fissare la nuova soglia che dal 2019 potrebbe salire a 67 anni, cinque mesi in piu’ rispetto ad ora. C’e’ pero’ la volonta’, da alcune forze politiche, di rivedere tale meccanismo della legge Fornero soprattutto alla luce del pressing dei sindacati. La questione resta molto complessa, e ci sono in campo alcuen ipotesi. L’aumento ad esempio potrebbe valere solo per alcune categorie di lavoratori, oppure potrebbe essere piu’ contenuto rispetto ai 5 mesi ma non e’ escluso nemmeno che la questione venga rinviata a dopo le elezioni.

Pensioni: con aumento speranza vita, si andra’ a 67 anni dal 2019 – LA RIVALUTAZIONE DELLE PENSIONI

 Una legge del 2011 prevede infatti che bisogna adeguare l’eta’ della pensione all’andamento demografico, e che vanno usate come riferimento proprio le variazioni delle speranze di vita nell’ultimo triennio, cosi’ come registrate dall’Istat. Oggi l’istituto di statistica ha sancito che rispetto alla fine del 2013, la speranza di vita a 65 anni e’ salita di 5 mesi e quindi potrebbe salire di 5 mesi anche l’eta’ delle Pensioni. C’e’ attesa intanto per il verdetto che la Consulta emanera’ oggi sulla rivalutazione delle Pensioni: i giudici dovranno esprimersi sui 12 ricorsi presentati contro il decreto legge del 2015 che prevedeva un rimborso parziale per il blocco dell’adeguamento degli assegni al costo della vita. Il ‘verdetto’ pesa sui conti pubblici dai 16 ai 20 miliardi di euro.

Pensioni, Istat: speranza di vita a 82,8 anni. RIFORMA PENSIONI CONFERMA CHOC

“Per il totale dei residenti la speranza di vita alla nascita si attesta a 82,8 anni (+0,4 sul 2015, +0,2 sul 2014) mentre nei confronti del 2013 si allunga di oltre 7 mesi”. E’ quanto stabilisce l’indicatore di mortalità della popolazione residente nel 2016 reso noto oggi dall’Istat, per il quale la speranza di vita ha recuperato terreno rispetto ai livelli del 2015, anno in cui si registrò un eccesso di mortalità.

La speranza di vita alla nascita risulta come di consueto più elevata per le donne, 85 anni, ma il vantaggio nei confronti degli uomini, 80,6 anni, si limita a 4,5 anni di vita in più. La speranza di vita spiega ancora l’Istat, aumenta in ogni classe di età. A 65 anni arriva a 20,7 anni per il totale dei residenti, allungandosi di cinque mesi rispetto a quella registrata nel 2013. Nelle condizioni date per il 2016, cioè, spiega l’Istat, questo significa che un uomo di 65 anni può oltrepassare la soglia degli 84 anni mentre una donna di pari età può arrivare a superare il traguardo delle 87 candeline. L’aumento della speranza di vita nel 2016 rispetto al 2015, prosegue l’Istat, si deve principalmente alla positiva congiuntura della mortalità alle età successive ai 60 anni. Il solo abbassamento dei rischi di morte tra gli 80 e gli 89 anni di vita spiega il 37% del guadagno di sopravvivenza maschile e il 44% di quello femminile. Rispetto a 40 anni, si legge ancora, fa la probabilità di morire nel primo anno di vita si è abbattuta di oltre sette volte, mentre quella di morire a 65 anni di età si è più che dimezzata. Un neonato del 1976 aveva una probabilità del 90% di essere ancora in vita all’età di 50 anni, se maschio, e a quella di 59 anni, se femmina. Quaranta anni più tardi, un neonato del 2016 può confidare di sopravvivere con un 90% di possibilità fino all’età di 64 anni, se maschio, e fino a quella di 70, se femmina.

Nel 2016 si registra una leggera riduzione delle diseguaglianze territoriali di sopravvivenza, che tuttavia permangono significative. I valori massimi di speranza di vita si hanno nel Nord-est, dove gli uomini possono contare su 81 anni di vita media e le donne su 85,6. Quelli minimi, invece, si ritrovano nel Mezzogiorno con 79,9 anni per gli uomini e 84,3 per le donne. Disaggregata per genere, la durata media della vita risulta come di consueto più elevata per le donne, 85 anni, ma il vantaggio nei confronti degli uomini, 80,6 anni, si limita a soli 4,5 anni di vita in più (4,8 nel 2013), consolidando quel processo di avvicinamento della sopravvivenza di genere che a partire dal 1979 (6,9 anni la differenza uomo-donna in tale anno) non si è mai interrotto.

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