Pensioni, nessun aumento previsto per il 2017: da aprile il via agli assegni decurtati

Dopo tante promesse e dopo tante false illusioni sembra essere arrivata la certezza almeno per  quanto riguarda l’anno corrente, ovvero il 2017 sul tema pensioni. Secondo quanto riferito negli ultimi giorni, infatti, non sarà previsto alcun tipo di aumento sulle pensioni che resteranno letteralmente ferme anche nel 2017, è questo quanto comunicato nei giorni scorsi dall’Inps, sottolineando che per quest’anno non vi sarà alcuna perequazione per le pensioni. Nello specifico con una circolare dell’ente previdenziale, il Ministero dell’Economia e delle Finanze fissa nello 0,0% l’aumento di perequazione automatica da attribuire alle pensioni, in via definitiva, per il 2016. Nella circolare diffusa dall’Inps, inoltre, si legge: “La percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle prestazioni previdenziali e assistenziali per l’anno 2014 è stata determinata dal 1° gennaio 2015 nella misura definitiva pari a +0,2%, a fronte della misura provvisoria dello 0,3%. Pertanto, in sede di conguaglio di perequazione effettuato per il successivo anno 2016, il differenziale è risultato pari a -0,1. L’art 1, comma 288 della legge di stabilità ha differito al 2017 il recupero del conguaglio in argomento e di conseguenza l’Inps ha provveduto a sospendere il recupero del differenziale, che era stato impostato per le mensilità di gennaio e febbraio 2016”.

Sulla questione è intervenuto il segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti,il quale ha dichiarato che si tratta di un danno per milioni di pensionati che si poteva evitare, visto che era stato interpellato anche il Ministro del Lavoro Poletti. Anche se stiamo parlando di piccole cifre i pensionati italiani si vedranno così diminuire la propria pensione, già penalizzata dall’inflazione zero che le priva di qualsiasi forma di rivalutazione. C’era lo spazio per trovare altre soluzioni ma non si è voluto ricercarle e questo non va bene”, ha aggiunto ancora Pedretti. Dunque, anche per quest’anno nessun aumento ed il trattamento minimo di pensione per i lavoratori dipendenti e autonomi è di 501,89 euro al mese con un importo annuo di 6.524,57 euro; per quanto riguarda, invece, l’importo mensile della pensione sociale questo resta a 369,26 euro con un limite di reddito annuo personale di 4.800,38 euro e familiare di 16.539,86 euro, infine per l’assegno sociale l’importo è fissato a 448,07 euro al mese con un limite di reddito personale di 5.824,91 euro.

Cattive notizie, dunque, per i tanti pensionati che avevano ben sperato di percepire qualche euro in più nel 2017, ma che invece dovranno accontentarsi dell’importo percepito fino ad oggi. Intanto cresce la preoccupazione per l’aumento delle quota delle famiglie in povertà assoluta, e proprio nella giornata di ieri sulla questione ha parlato il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, il quale si è detto piuttosto preoccupato ed ancora ha sottolineato come questa condizione di povertà sia cresciuta tra gli under 65.

Mini tagli pronti a scattare, dal mese di aprile, per le pensioni lorde che nel 2015 avevano beneficiato dell’adeguamento all’inflazione. Siccome in quell’anno la crescita dei prezzi era risultata a consuntivo leggermente più contenuta di quella ipotizzata, 0,2 per cento invece dello 0,3, lo 0,1 per cento in più dovrebbe essere trattenuto in quattro rate. È l’Inps nella sua consueta circolare annuale sul rinnovo delle pensioni a indicare come sarà sciolto un nodo che si trascina da un anno. Ma il ministero del Lavoro corre ai ripari annunciando la presentazione di un emendamento al decreto Mille proroghe per rinviare ancora in avanti nel tempo la trattenuta.

Nel 2017 per il secondo anno di seguito la rivalutazione sarà pari a zero a seguito della crescita dei prezzi nulla (anzi leggermente negativa). Quando all’inizio del 2016 si era posto il problema di recuperare la quota di aumento non dovuta per l’anno precedente, il governo aveva deciso di rinviare la trattenuta in attesa di tempi migliori, ovvero del ritorno ad un incremento seppur minimo che avrebbe potuto compensare il piccolo debito arretrato. Visto che le cose sono andate diversamente ora si dovrebbe procedere, ma l’attuale esecutivo – appunto via emendamento – prepara un’ulteriore proroga di un anno. I prelievi riguarderebbero coloro che avevano goduto della perequazione, la quale tuttavia non era stata uguale per tutti, ma piena per gli assegni fino a 1.502,64 euro (tre volte il trattamento minimo Inps) e poi in percentuale decrescente (fino al 45 per cento) per quelli di importo più alto.
Di che cifre stiamo parlando? Per una pensione di 1.500 euro lorde mensili, circa 1.285 nette, quel decimale in più vale poco più di 19 euro lordi, che diventano però circa 13 in termini netti. Questa è la somma che verrebbe trattenuta in quattro rate, con un minimo di un euro a rata: sotto questa soglia il recupero sarebbe effettuato in una sola soluzione.

La piccola sorpresa non gradita risulterà più che compensata per i pensionati con meno di 75 anni dalla piccola riduzione fiscale che scatta quest’anno, sui redditi medio-bassi, per effetto dell’ampliamento della cosiddetta no tax area previsto dalle legge di bilancio. La minore imposta mensile può arrivare in termini netti a 7-8 euro mensili. Niente di nuovo invece per i pensionati con 75 anni e più, che già godevano della stessa detrazione più favorevole.
Nella stessa circolare l’Inps ricorda che da quest’anno viene meno il contributo di solidarietà sulle pensioni superiori a circa 91 mila euro, una misura triennale applicata dal 2014 allo scorso anno

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