Pensioni, stretta in arrivo per gli assegni pagati all’estero

ROMA L’Italia paga ai pensionati trasferiti all’estero quattordicesime, integrazioni al minimo e altri assegni che ricadono sotto la voce assistenza. Lo stesso non vale per gli altri Stati d’Europa, che affidano i loro concittadini al welfare delle nazioni dove risiedono. Anzi, ed è il caso della Germania, quando è il Paese d’origine a versare le somme, l’aiuto sociale al pensionato viene ridotto. Per l’Inps è un’anomalia e adesso sembra che anche il Parlamento ne sia convinto. Tanto che c’è l’ipotesi di un intervento in legge di Bilancio per tagli mirati, con una sforbiciata ai trattamenti laddove gli unici beneficiari sarebbero i bilanci di altri Paesi.


LA MISURA
«Stiamo lavorando con l’Inps per proporre una misura in manovra che riduca le prestazioni assistenziali dell’Italia verso i connaziona-
li residenti in Paesi in cui c’è un sistema di protezione», spiega il presidente del Comitato per gli italiani all’estero del Senato, Claudio Michelo- ni (Pd).
Al singolo non cambierebbe nulla visto che, in questi casi, le somme che arrivano dall’Inps hanno il «solo risultato di alleggerire le casse di Stati». Paesi che diminuiscono il sostegno ai cittadini italiani che vivono lì proprio perché è l’Italia a pagare. Il senatore dem rivendica quindi l’allarme lanciato dal presidente dell’Istituto di previdenza, Tito Boeri, convinto da tempo che si tratti di «un’anomalia», visto che l’assistenza «tipicamente» ricade sulle spalle del Paese di residenza.
LOSPUNTO
Nei giorni scorsi Boeri, sentito dal Comitato al palazzo Madama, ha anche spiegato come «dagli anni Novanta le norme europee hanno stabilito l’inesportabilità» degli interventi sul welfare. Per integrazioni al minimo, maggio-
razioni e somme aggiuntive l’Italia ha versato fuori confine circa 80 milioni di euro. Questo il dato è aggiornato al 2016 ma quest’anno la cifra dovrebbe crescere. L’Inps infatti stima che la spesa legata alle quattordicesime, a seguito degli incrementi decisi dal governo, sia più che raddoppiata.
L’OPERAZIONE NON È SEMPLICE MA NON HA EFFETTO SUI SINGOLI SI EVITA SOLTANTO DI ALLEGGERIRE LE CASSE DI ALTRI STATI
Lo stesso Micheloni ammette come l’operazione «non sia semplice, perché bisognerebbe fare un elenco di Paesi in cui l’intervento non sarebbe più possibile». Infatti la riduzione delle prestazioni sarebbe limitata a quei Paesi dotati di un sistema di protezione sociale adeguato. Insomma un conto è l’Ue, un altro il Sud America.
Quella che è allo studio, sottolinea il senatore, è «una misura di equità», un mossa necessaria per riequilibrare di fatto il rapporto con gli altri Stati d’Europa, senza far mancare l’aiuto nelle aree del mondo dove invece per i pensionati italiani all’estero resterebbero “a secco”.

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