Pensioni, uscita anticipata tutele per banche e lavoratori

Come incentivare le banche a partecipare all’operazione Ape, ed allo stesso tempo vincere le remore dei pensionandi potenzialmente interessati a lasciare il lavoro un po’ prima? Mentre l’anticipo pensionistico nella versione “sociale” riservata a disoccupati e altre categorie svantaggiate è ormai pronto al debutto (questione di giorni), il meccanismo volontario avrà bisogno ancora di qualche settimana per la definizione di tutti i dettagli operativi: si andrà dunque oltre la data di partenza prevista per il primo maggio.

Gli ultimi aggiustamenti comprendono la possibilità per le banche di cartolarizzare senza troppe formalità i finanziamenti erogati sotto forma di trattamento anticipato (che dovranno essere restituiti dagli interessati in vent’anni) e l’estensione temporale dell’Ape in caso di adeguamento dei requisiti pensionistici all’aumento della speranza di vita. È anche prevista l’estinzione anticipata del prestito, gratuita se totale, mentre il governo, pur escludendo l’eventualità di ulteriori ritocchi alle regole previdenziali, ha chiarito che non ci sarà una certificazione formale dei diritti acquisiti, che metta i pensionandi comunque al riparo da riforme future.

Il decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) che deve definire i dettagli dell’Ape volontaria stato messo a punto e inviato al Consiglio di Stato dopo quello relativo all’anticipo “sociale”. Una volta che il testo sarà stato approvato definitivamente e registrato presso la Corte dei Conti, resteranno da formalizzare gli accordi quadro con banche e assicurazioni chiamate rispettivamente a erogare i prestiti ed a fornire le polizze che scatterebbero per tutelare gli eredi in caso di morte dei pensionati.

Il tasso annuo nominale (Tan) dovrebbe essere fissato al 2,8 per cento, mentre il costo della polizza è orientativamente pari al 32 per cento del finanziamento. Inoltre finirà a carico del pensionando anche una commissione per l’accesso al Fondo garanzia che deve intervenire in caso di revoca della pensione, di mancato pagamento delle rate ed altre eventualità piuttosto improbabili, che vale l’1,6 per cento dell’importo.

Ma proprio sul fondo di garanzia il governo è già intervenuto con una piccola modifica normativa nel corposo decreto legge che contiene la cosiddetta “ma- novrina”. I finanziamenti coperti dal fondo, che garantisce l’80 per cento del debito residuo, potranno essere ceduti e cartolarizzati dalle banche ad altri soggetti, anche al di fuori dell’Italia «senza le formalità e i consensi previsti dalla disciplina che regola la cessione del credito». L’intenzione è evidentemente invogliare gli istituti di credito a impegnarsi dando loro un’opzione in più nella gestione di questi finanziamenti.

La garanzia fondamentale che hanno in mente i pensionandi è invece – con tutta probabilità – quella di poter passare direttamente dall’Ape alla pensione definitiva (pur se decurtata dalla rata da restituire) alla maturazione dei requisiti di legge. Siccome però nel 2019 e poi nel 2021 questi requisiti potrebbero essere allungati di qualche mese per il previsto adeguamento alla speranza di vita, il Dpcm stabilisce che la durata del prestito sia modificata analogamente: i dettagli dovranno essere definiti negli accordi con banche e assicurazioni. Non ci sarà invece una tutela per l’eventualità di altre modifiche normative(quelle legate alla speranza di vita sono già programmate per legge).

Rispondendo in commissione Lavoro della Camera ad un’interrogazione del leghista Roberto Simonetti, il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba ha spiegato che non è prevista una certificazione che “cristallizzi” le regole attuali. Questo perché l’Ape è una misura sperimentale e nel periodo in cui sarà in vigore (l’adesione è possibile fino a fine 2018) «al momento non è prevista alcuna modificazione dei requisiti pensionistici».

Chi sceglie l’Ape avrà infine un’altra possibilità: l’estizione anticipata del prestito. Potrà essere totale oppure parziale: in quest’ultimo caso è previsto il pagamento di un indennizzo «a ristoro dei costi amministrativi e di gestione» e l’Inps, a cui spetta gestire per conto delle banche i rapporti con i beneficiari, applicherà alla pensione dell’interessato una rata corrispondentemente ridotta. Se si esce totalmente dall’Ape la domanda di pensione di vecchiaia presentata insieme alla richiesta dell’anticipo non avrà valore e dovrà quindi essere eventualmente rifatta.

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