Peperoncino piccante rosso elisir di lunga vita, accelera il metabolismo, previene l’ictus

Sapete che il peperoncino fa bene alla salute e che potrebbe anche allungarvi la vita? Ebbene si, secondo quanto riferito da un gruppo di ricercatori, sembra che il consumo abituale di peperoncino rosso piccante potrebbe fare bene alla salute, soprattutto alla circolazione; nello specifico sono state evidenziate importanti proprietà benefiche nel peperoncino il cui uso regolare potrebbe ridurre il rischio di ictus e cardiopatie. E’ questo quanto dichiarato da un gruppo di ricercatori dell’University of Vermont College of Medicine di Burlington, secondo i quali il peperoncino avrebbe, come già anticipato, importanti effetti benefici anche sulle persone che diciamo non sono soliti condurre uno stile di vita salutare. Il merito sarebbe della capsaicina, che dona al peperoncino il gusto piccante e che è in grado, nel contempo, di innescare la perdita di peso accelerando il metabolismo ma anche di modulare il flusso sanguigno coronarico. I ricercatori, nello specifico, pare abbiano effettuato uno studio sul campo, indagando sulle abitudini alimentari di un campione di soggetti, composto da 273.877 statunitensi di età non inferiore ai 18 anni; i soggetti sono stati monitorati attentamente per un periodo compreso tra il 1988 ed il 1994.

Maggiore attenzione, è stata posta dai ricercatori della National Health and Nutritional Examination Survey,su coloro i quali erano soliti consumare con maggiore frequenza i cibi piccanti, ovvero 16.179 soggetti su 273.877. I risultati sono stati sorprendenti, visto che i ricercatori hanno evidenziato una riduzione del tasso di mortalità del 13% in quelle persone che durante quel periodo di tempo avevano mangiato piccante; ed ancora sono stati osservati miglioramenti anche dal punto di vista del rischio di contrarre malattie cardiovascolari. “Anche se il meccanismo attraverso cui il consumo di peperoncini potrebbe ritardare la mortalità è tutt’altro che certo, la relazione osservata potrebbe essere dovuta all’azione dei canali Transient receptor potential (Trp), che rappresentano i recettori primari delle sostanze piccanti, come la capsaicina (la componente principale del peperoncino)”, scrivono i ricercatori. Gli stessi hanno poi aggiunto che sulla base di questi risultati sono stati confermati i dati ottenuti in ricerche precedenti, e dunque si può affermare quasi con assoluta certezza che il consumo del peperoncino o di cibo piccante potrebbe diventare una raccomandazione dietetica.

Tra i vari benefici del peperoncino vengono anche sottolineati le importanti proprietà antiinfiammatorie, antimicotiche e antiossidanti ed ancora sembra che altri studi abbiamo determinato che la capsaicina potrebbe mediare effetti antitumorali. Inoltre, il peperoncino è risultato essere efficace nel contrasto all’obesità attraverso l’azione sul catabolismo e la termogenesi che a sua volta riduce il rischio di patologie cardiovascolari, metaboliche e respiratorie. Il peperoncino, inoltre, da sempre è considerato la spezia afrodisiaca per eccellenza ed infatti sin da tempi antichi, era la spezia preferita dagli uomini e per lo più giovani.

Peperoncino: una sola parola per una gamma straordinaria di colori, forme, dimensioni, sapori, piccantezza e, ovviamente, utilizzazioni. Spezia e rimedio medicinale di antichissimo impiego presso le popolazioni centro e sudamericane, dopo la scoperta dell’America è divenuto un elemento caratteristico e indispensabile nella cucina di tanti paesi asiatici, africani ed europei. Oggi sono migliaia le varietà disponibili: tale ricchezza è il frutto di un lungo lavoro di miglioramento e selezione iniziato nel continente americano più di 9000 anni fa e che continua tuttora grazie a coltivatori, sperimentatori e appassionati di tutto il mondo. Il Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze dedica questa “perlina”– la quinta dopo Oro, Primati, Papiri, Piante ed ebbrezze – ai Peperoncini per tratteggiarne la storia, fra botanica e cultura, tradizione e curiosità.

Il peperoncino contiene capsaicina, una sostanza in grado di aumentare la temperatura corporea, accelerare il metabolismo, l’ossidazione dei grassi e, quindi, il dispendio energetico. In poche parole: se si unisce il peperoncino ai cibi che vengono consumati, il metabolismo diventa più attivo, brucia una maggiore quantità di grassi e tutto ciò favorisce il dimagrimento. Le conferme della scienza Secondo uno studio della Purdue University, pubblicato dalla rivista «Physiology & Behaviour», aggiungere ½ cucchiaino al giorno di peperoncino ai pasti quotidiani può aiutare chi sta seguendo un programma alimentare finalizzato alla riduzione del peso corporeo a limitare l’appetito e a bruciare più calorie. Lo studio è stato condotto su venticinque persone e ha rilevato su tutti i partecipanti un aumento della temperatura interna e una maggior combustione delle calorie ingerite. Invece, il senso di fame ridotto è stato rilevato soprattutto tra coloro che non utilizzano la spezia d’abitudine.

Il peperoncino (Capsicum spp.) appartiene alla famiglia delle Solanacee, la stessa di patate, melanzane e pomodori, ed è presente in numerose varietà con gradi di piccantezza diversi. n Contiene capsicina, capsaicina e alcaloidi che danno il sapore piccante; sono inoltre presenti carotenoidi, vitamina C (è uno tra i cibi più ricchi di questa vitamina), E, B1, B2 e PP, bioflavonoidi, potassio e rame.

Con il peperoncino puoi preparare un ottimo caffè bruciagrassi. Ecco come fare: unisci 1 presa di peperoncino in polvere a 1 bustina di stevia (dolcificante naturale a 0 kcal che trovi anche al supermercato), quindi aggiungi il mix a una tazzina di caffè. Puoi bere questa gradevole bevanda a fine pranzo e a fine cena. Per chi non ama il sapore piccante, basta aggiungere un goccio di latte.

Il peperoncino può essere utilizzato per insaporire cereali, verdure, carni, pesce, legumi ecc., ma anche salse, frullati, dolci, frutta, tè e tisane. Ne basta 1 presa da unire al cibo a fine cottura o, meglio ancora, quando il cibo cotto è già nel piatto, per ottenere ottimi risultati nell’ambito di un regime alimentare dimagrante.

Un pizzico di fuoco che riscalda ogni piatto. Il peperoncino piccante è una delle spezie maggiormente utilizzate in molte delle tradizioni culinarie di tutto il mondo, tra cui ovviamente anche la nostra. Da sempre molto apprezzato, è usato sia per dare sapore ai cibi che per cure di bellezza; le sue proprietà curative sono state a lungo studiate e oggi si può affermare che a giuste dosi il peperoncino deve far parte della dieta delle persone.

STORIA DEL PEPERONCINO Il peperoncino piccante ha una storia molto antica; la prima testimonianza la ritroviamo nella biografia di Montezuma, appartenente alla dinastia Azteca, che durante la sua prigionia, trascorreva il tempo mangiando pietanze a base di peperoncino, in compagnia delle sue concubine. In tempi più recenti, fu Cristoforo Colombo ad importarlo dalle Americhe, e gli spagnoli lo introdussero in Europa. Essendo considerato una spezia, ci si aspettava un guadagno ben più cospicuo di quanto in realtà fu; infatti, molto presto ci si accorse che si trattava di una pianta facilmente coltivabile e adattabile a molti climi. Così chiunque poteva piantare i suoi semi e usufruire del gusto, a differenza di altre spezie molto costose e introvabili come cannella, e noce moscata. Il nome Peperoncino deriva dal latino Capiscum, dove capsa significa scatola; infatti, questo frutto ha una forma molto simile ad una scatola contenente i suoi semi. Secondo altri invece il nome deriverebbe dal greco Kapto che significa mordere, riferendosi al piccante che “morde “ il palato quando si gusta. In Italia è chiamato peperoncino, mentre nei Paesi di lingua inglese e spagnola si chiama Chili, e in Portogallo e Spagna è soprannominato Aji o Ancho.

PRINCIPALI SPECIE DI PEPERONCINO Nonostante siano numerosissime, le specie di peperoncino più usate e conosciute sono 5: • Capsicum annuum: è la varietà quasi certamente più coltivata, comprende i peperoni dolci, il peperoncino usato in Italia, il peperoncino di Cayenna e quello messicano Jalapeno. Questa pianta ha un grosso arbusto a cespuglio, le sue foglie sono verdi e i fiori bianchi; il suo frutto è una bacca con forme e grandezze diverse. La polvere che deriva da questa specie di peperoncino è la famosa Paprika. • Capsicum baccatum: all’interno di questa specie, la varietà più nota è quella dei peperoncini Aji, frutti dal colore rosso e giallo, provenienti dalla Bolivia e dal Perù. Il grado di piccantezza è medio. • Capsicum chinense: questa varietà comprende i peperoncini più piccanti al mondo, gli Habanero provenienti dall’America del sud, con una forma arrotondata, rossi o arancioni e un sapore oltre che piccante leggermente fruttato. • Capsicum frutescens: seguono i chinense per piccantezza e tra la varietà più famosa ricordiamo il tabasco. I peperoncini tabasco, originari del continente americano e di una parte dell’Asia, hanno una forma allungata, un colore rosso vivo e sono ricchi di succo. • Capsicum pubescens: è la specie che si differenzia maggiormente dalle altre poiché i suoi fiori hanno un colore violaceo, le foglie sono pelose e la pianta può raggiungere grandi dimensioni La varietà più nota è chiamata in Messico Manzano e in Perù, Cile e Ecuador, Rocoto. Il frutto ha un colore rosso vivo e la sua forma è simile ad una mela, ma il gusto è molto piccante.

PERCHÉ IL PEPERONCINO È PICCANTE Il peperoncino, di qualunque varietà sia, contiene capsaicina la principale responsabile del grado di piccantezza. La capsaicina provoca la sensazione di bruciore proporzionalmente alla sua quantità all’interno del seme. Quando si mangia qualcosa di particolarmente piccante, sembra che la bocca prenda fuoco, ma si tratta solo di una sensazione perché in realtà la temperatura rimane uguale a prima.Questa sostanza interagisce esclusivamente con alcuni termorecettori presenti nella bocca che segnalano al cervello l’innalzamento della temperatura, oltre i 43°, e li attiva come se avvenisse un reale aumento di temperatura nel corpo; a questo punto il cervello invia il segnale di bruciore. La fase di intenso “piccare” dura qualche minuto, e lascia spazio ad una sensazione di benessere innescata dal fatto che il dolore causato dalla capsaicina, produce nel cervello le endorfine, sostanze naturali che attenuano il dolore e regalano sensazioni piacevoli. Cosa fare per diminuire la sensazione di bruciore del peperoncino Solitamente, dopo aver ingerito qualcosa di particolarmente piccante, soprattutto se si è poco abituati, le persone istintivamente bevono acqua, senza avere però alcun effetto benefico, perché i capsocinoidi non sono solubili in questo liquido. È consigliabile quindi mettere in bocca un pezzo di pane, bere del latte, o assumere olio, grassi o super alcolici, nei quali la sostanza piccante si scioglie, e la sensazione di fuoco in bocca si allevia

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