Perizia shock, il Mose ad alto rischio cedimento: rischio per la città di Venezia, può affondare

Previsioni piuttosto preoccupanti quelle che emergono da un documento intitolato “Possibili criticità metallurgiche per le cerniere del Mose“, scritto e presentato da Gian Mario Paolucci, docente di Metallurgia all’Università di Padova. Il rapporto sembra essere stato commissionato dal provveditorato alle opere pubbliche di Venezia.Sembrano essere trascorsi molti anni da quanto il Modulo Sperimentale Elettromeccanico conosciuto per lo più con il termine Mose, è stato progettato con un unico obiettivo, ovvero quello di difendere Venezia dalle acque, ma purtroppo dalla relazione presentata dal professor Gian Mario Paolucci, professore di Metallurgia all’Università di Padova ed esperto del Provveditorato alle Opere pubbliche, la situazione sembra essere particolarmente preoccupante, visto che il Mose potrebbe cedere e mettere a serio rischio la città di Venezia che dovrebbe invece essere protetta.

“La natura metallica non inossidabile del materiale prescelto con cui è stata realizzata la maggior parte dei componenti immersi, rende quest’ultimo particolarmente vulnerabile alla corrosione elettrochimica provocata dall’ambiente marino”, si legge nel dossier nel quale si legge ancora che gli esperti hanno la certezza che la protezione offerta dalla vernice non sia però abbastanza duratura, causa le abrasioni prodotte da sabbia e detriti.Dunque, sostanzialmente quello si evince dalla relazione è un rischio effettivo di corrosione dei materiali delle cerniere del Mose con la possibilità in futuro di un cedimento strutturale delle paratoie.Lo studio è stato effettuato su richiesta del Provveditorato ed è stato consegnato lo scorso mese di ottobre ai commissari dell’Anticorruzione di Raffaele Cantone, che gestiscono il progetto del Mose dopo l’inchiesta sulle tangenti. “Il connettore femmina, dal quale dipende il funzionamento delle barriere mobili, costituisce l’anello debole dell’apparato a causa di un mancato controllo ispettivo per la sua intera vita di 100 anni, a meno di una laboriosa e costosa manutenzione straordinaria. Inoltre, la necessità di effettuare tale manutenzione verrebbe segnalata da malfunzionamenti causati da danni ormai avvenuti e talvolta irreparabili. Cioè, quando è troppo tardi. In questo caso, l’unica cosa da fare è sperare che i danni che certamente si saranno verificati sui connettori femmina di Lido, San Nicolò, Malamocco, Chioggia, siano contenuti”, si legge ancora nel documento.

Dunque dopo tre decenni di lavori e dopo tanti soldi spesi, sembra che adesso si è giunti ad una situazione preoccupanti e l’obiettivo prefissato al momento della costruzione del Mose sembra essere stato ancora una volta rinviato.Il completamento del Mose era previsto per il 2018 ma sulla base dei dati diffusi dal rapporto in questione, si presume che i tempi di completamento dell’opera slitteranno ancora. I lavori sulle cerniere del Mose sono stati affidati dal Cvn alla Fip di Selvazzano (Padova); l’impresa appartiene al gruppo Mantovani della famiglia Chiarotto, principale azionista del gruppo di aziende riunite nel Consorzio, presieduto da Giovanni Mazzacurati.

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