A ogni personalità corrisponde una forma diversa del cervello

La nostra personalità non sembra essere segnata dalle esperienze di vita, quanto piuttosto dalla conformazione delle strutture celebrali. Ebbene si, sembra che a determinare la nostra personalità sia la conformazione delle strutture cerebrali, e a dirlo sono i ricercatori provenienti da Regno Unito, Stati Uniti ed Italia appartenenti a diversi istituti nazionali ed esteri, tra cui l’Università Magna Graecia di Catanzaro, l’Università di Roma Tor Vergata ed infine l’Università di Cambridge. Partiamo innanzitutto col dire che secondo gli psicologi esistono 5 differenti tratti della personalità, dette Big Five ovvero stabilità emotiva, estroversione, apertura mentale, altruismo e coscienziosità; detto ciò, non è stato ancora chiarito se le differenze di personalità siano legate a differenze nella struttura fisica del cervello.I ricercatori in questione, pare abbiano effettuato uno studio pubblicato poi sulla rivista scientifica “Social Cognitive and Affective Neuroscience” basato sull’analisi di 500 risonanze magnetiche cerebrali ottenuti nell’ambito di Human Connectome Project ovvero un’iniziativa statunitense di grandi dimensioni che ha come l’obiettivo di mappare il funzionamento e la struttura del cervello umano.

I ricercatori si sono concentrati per lo più sulla conformazione della corteccia, ovvero lo strato più esterno del cervello che gioca un ruolo fondamentale nelle funzioni cognitive complesse come pensiero coscienza, memoria e linguaggio. I ricercatori hanno analizzato un database di immagini cerebrali di oltre 500 soggetti tutti di età compresa tra i 22 ed i 36 anni, e nello specifico gli esperti pare si siano basati sulle variazioni di tre aspetti dell’anatomia della corteccia cerebrale, ovvero lo spessore, l’area ed il numero di solchi, verificando in che modo questi sono legate a differenze nei tratti della personalità dei partecipanti. “L’evoluzione della specie ha reso possibile che il nostro cervello si sviluppasse in modo da massimizzare l’area e la girificazione corticale a spese di un suo ridotto spessore”, spiega Nicola Toschi, professore all’Università di Roma ‘Tor Vergata’. “È un po’ come stendere e ripiegare un materiale gommoso: se da un lato questa azione aumenta la sua area, allo stesso tempo ne rende più sottile lo spessore. Se applichiamo questa metafora al cervello umano possiamo persino parlare di ‘stiramento e ripiegamento corticale’”.

I ricercatori, ad esempio, hanno sostenuto che l’apertura mentale, ovvero quel tratto legato a creatività, curiosità, interesse per le novità, è associata ad una maggiore dimensione, ed ancora alla presenza di un numero maggiore di ripiegamenti e uno spessore minore in alcune specifiche regioni della corteccia prefrontale. “Trovare un collegamento tra la struttura del cervello e i tratti basilari della personalità è un passo in avanti cruciale per migliorare la nostra conoscenza del legame tra morfologia cerebrale e disturbi neuropsicologici”, spiega Luca Passamonti, ricercatore di Cambridge che ha collaborato allo studio. “Quello di cui abbiamo bisogno ora è una maggiore comprensione del legame tra struttura e funzioni cerebrali nelle persone sane, per arrivare a scoprire cosa c’è di diverso in chi soffre di disturbi psichiatrici”.

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