Pesaro shock: Crisi epilettica al ristorante, ristoratrice la rimprovera “Mangia a casa tua”

La donna, 47 anni, era con il marito sul lungomare di Marotta di Fano, in provincia di Pesaro Urbino, quando si è sentita male. La denuncia della Federazione italiana epilessie.

L’epilessia è una malattia che interessa 1 persona su 100. Essa è (come il diabete e l’ipertensione) una malattia sociale, per via della sua larga diffusione. Nonostante ciò , ancora oggi c’è molta ignoranza a riguardo, molto spesso proveniente da una scarsa informazione ed errati insegnamenti. L’Epilessia non è sinonimo di “malattia mentale” e la maggior parte delle forme di epilessia sono compatibili con una vita assolutamente normale e con l’attività lavorativa. Le donne con epilessia possono assumere contraccettivi, avere bambini, partorire in modo naturale ed allattare”.

Gente come voi dovrebbe restare a casa propria senza andare in giro a spaventare la clientela degli onesti ristoratori“. Sembra essere questo il pensiero di una ristoratrice di Marotta di Fano, località in provincia di Pesaro Urbino, secondo Rosa Cervellione, presidente della Fie (Federazione italiana epilessia), che racconta in un video pubblicato su Facebook la storia di Susanna e suo marito.


La coppia era andata a mangiare una pizza quando la donna ha avuto una crisi epilettica mentre era seduta al suo tavolo: ha perso conoscenza ed è caduta per terra. Soccorsa dal marito e da un paio di clienti, appena la 47enne si è sentita meglio è stata accompagnata alla sua auto. Insomma, nessun allarme si era creato nel ristorante in occasione dell’episodio.
Nel frattempo il marito è andato alla cassa per pagare e si è sentito rimproverare dalla ristoratrice di aver spaventato i suoi clienti. “Ma non è tutto – sottolinea Rosa Cervellione – l’uomo è stato invitato ad andare a mangiare le sue pizze, nel frattempo prontamente incartate, a casa sua“.

Rivolta alla ristoratrice, la presidente Fie dice: “La vorrei pregare di mettere un cartello all’ingresso del suo locale con scritto ‘Qui le persone con epilessia non sono gradite’. Certo mi rendo conto che è una cosa un po’ pericolosa perché il resto della sua clientela, quella fatta di persone civili, quelle persone che sanno che avere una malattia non è una colpa della quale vergognarsi, potrebbero scegliere di non frequentare il locale di una persona che ha fatto della discriminazione la propria bandiera“. Inoltre, “le persone con epilessia sono l’1% della popolazione nazionale e con i loro amici e familiari rappresentano una bella fetta di mercato”.

Numerosi altri casi di discriminazione sono stati segnalati alla Federazione Italiana Epilessie: una ragazza che ha avuto una crisi mentre era alla fermata dell’autobus, non ha ricevuto soccorso dai passanti ai quali ha chiesto aiuto; diversi lavoratori, dopo avere avuto una crisi epilettica sul posto di lavoro, sono stati relegati in mansioni sempre più marginali, sino ad essere sospesi e poi licenziati; innumerevoli studenti, vengono sistematicamente esclusi dalla partecipazione alle gite scolastiche, con vari pretesti e un’unica verità: la scuola non intende farsi carico della gestione di uno studente con epilessia. E l’elenco potrebbe essere ancora molto molto lungo”, fa presente Rosa Cervellione.

CHE COS’È L’EPILESSIA (falsi miti e reali virtù)

L’epilessia è una malattia o, meglio ancora, una sindrome patologica. In passato si associava la crisi epilettica a qualcosa di demoniaco ed esoterico e soprattutto una malattia da nascondere. Gli epilettici erano relegati a pazzi e a volte rinchiusi nei manicomi fuori dalle città. L’epilessia non è assolutamente una patologia mentale e non è associata ad un ritardo intellettivo, inoltre non è contagiosa ed assistere un epilettico durante le crisi non comporta alcun rischio di contrarre l’epilessia.
Probabilmente, hanno sofferto di tale patologia grandi personaggi, come Alessandro Magno, Giulio Cesare, Giovanna D’Arco o Napoleone. Erano, inoltre, certamente affetti di epilessia Dostoewski, Flaubert, Paganini, Van Gogh: ciò è una ennesima prova che l’epilessia non lede le capacità intellettive, né il rendimento nella vita pratica e generalmente non porta nessuna menomazione nell’ambito della vita quotidiana e del successo personale e professionale. L’epilessia è una famiglia di più di 40 condizioni neurologiche, che hanno un sintomo comune : le crisi.
Esse si rivelano con un breve ed improvviso disturbo delle funzioni nervose. L’epilessia è caratterizzata dalla ripetizione di crisi epilettiche, dovute ad una iperattività delle cellule nervose cerebrali (i”neuroni”). Si verifica infatti, paradossalmente, un eccesso di funzione dell’attività elettrica cerebrale: alcune cellule del cervello incominciano a lavorare ad un ritmo molto superiore al normale, producendo la cosiddetta scarica epilettica (che si registra con l’elettroencefalogramma) e la crisi epilettica.

Le crisi epilettiche hanno in genere durata breve (meno di un minuto) e si possono manifestare con sintomi diversi da caso a caso, a seconda della funzione dei neuroni cerebrali coinvolti. Le crisi possono essere rare, ma nella maggior parte dei casi si ripetono frequentemente, anche molte volte nella giornata. Fra una crisi e l’altra non è presente solitamente alcun disturbo.
Ci può essere una sospensione improvvisa della coscienza con caduta a terra e comparsa di movimenti di tipo convulsivo (tremori e scosse muscolari). In altri casi la perdita di coscienza si accompagna ad azioni compiute in modo automatico (masticare, inghiottire, parlare, toccare o spostare gli oggetti), oppure ad un blocco motorio. Altre volte la coscienza è conservata e il malato avverte sensazioni particolari quali lampi di luce, rumori, formicolii ad una parte del corpo, gusti o odori strani, improvvise sensazioni di angoscia o euforia, la sensazione di essere in sogno, immagini di ricordi del passato (Dejavue), ecc.
Una caratteristica comune delle crisi epilettiche è la loro imprevedibilità con l’impossibilità di controllare in quel momento le funzioni nervose e il proprio comportamento.

LE CAUSE E LE DIVERSE FORME DI EPILESSIA
Non sempre è possibile trovare una causa dell’epilessia in un paziente; anzi nella stragrande maggioranza dei casi (circa 60-70%), l’epilessia è senza causa nota (epilessia cosiddetta primaria, idiopatica o criptogenetica).
Nei rimanenti casi l’epilessia (epilessia cosiddetta secondaria) è riconducibile alle seguenti cause:
Traumi cerebrali che avvengono prima, durante o dopo la nascita
Infezioni (meningiti, meningo-encefaliti) con danneggiamento del cervello
Droghe naturali (cocaina) o sintetiche (Crack, Ectasy, LSD) Disturbi da sofferenza di ossigenazione cerebrale (che possono avvenire anche durante il parto) con conseguente ipossia grave e danneggiamento della corteccia cerebrale (che è la parte più esterna del cervello dove sono proprio localizzati i neuroni)
Disturbi della circolazione ematica cerebrale (Ictus ed altre patologie circolatorie)
Disturbi metabolici o della nutrizione Tumori cerebrali Malattie ereditarie cerebrali Febbre alta
Privazione prolungata da sonno Altre patologie degenerative
In base alla sintomatologia presentata ed alle caratteristiche neurofisiologiche (elettroencefalografiche), le crisi epilettiche vengono suddivise in 2 categorie:
a) crisi parziali
b) crisi generalizzate.
Crisi parziali: sono tipiche della epilessia secondaria (con cause accertate) e si suddividono in due tipi: le crisi parziali semplici e le crisi parziali complesse.
LE CRISI PARZIALI SEMPLICI sono caratterizzate da segni di attività parossistica di una zona del cervello con funzioni specifiche: scosse muscolari a un arto (crisi motorie o Jacksoniane), sensazioni abnormi in un territorio cutaneo (crisi somatosensoriali), sensazioni visive (crisi visive), sensazioni acustiche (crisi uditive), sensazioni fastidiose allo stomaco e alla gola, con palpitazione e rossore del volto (crisi vegetative, la cosiddetta “aura epigastrica”) impressione di “già visto” o “già vissuto” (crisi dismnesiche) “pensiero forzato”, cioè una improvvisa idea che domina la mente (crisi cognitive), stati di animo di paura improvvisa (crisi affettive). In tutte le crisi parziali semplici la coscienza è conservata ed il paziente assiste impotente alla loro manifestazione.
Nelle CRISI PARZIALI COMPLESSE invece la coscienza è compromessa e il paziente appare confuso (crisi confusionali); talora mostra movimenti automatici del volto e del tronco (crisi psicomotorie). Sono tipiche dei focolai della corteccia dei lobi temporali o frontali.
Crisi generalizzate: sono tipiche dell’epilessia primaria o idiopatica (senza cause note) a loro volta differenziate in diversi gruppi. Le mioclonie (o crisi mio cloniche) sono caratterizzate da improvvise scosse muscolari degli arti o del tronco, che raramente provocano cadute a terra ma spesso fanno cadere gli oggetti di mano. Le ASSENZE (O PICCOLO MALE) sono improvvise sospensioni della coscienza della durata di 5-30 secondi, talora accompagnate da qualche scossa dei muscoli palpebrali. Infine vi sono le crisi epilettiche paradigmatiche e facilmente riconoscibili da tutti, che sono le CRISI CONVULSIVE GENERALIZZATE, (O GRANDE MALE):
esse sono caratterizzate da perdita di coscienza, irrigidimento tonico e scosse cloniche di tutta la muscolatura, con caduta a terra, morsicatura della lingua e talora perdita di urine e si possono, inoltre accompagnare da uno stato di sopore o a deficit neurologici postcritici (come una paralisi) dalla durata anche di diverse ore; è la manifestazione epilettica più importante e impegnativa, per i rischi di trauma ma anche per l’impegno respiratorio e cardiovascolare prodotti dalle contrazioni massive della muscolatura.
Oltre a presentarsi subito come crisi generalizzate, talvolta possono iniziare come crisi parziali, semplici o complesse e successivamente diffondersi all’intero cervello e concludersi con una crisi convulsiva di grande male.

NUMERI DELL’EPILESSIA

II problema dell’epilessia è molto sottovalutato e misconosciuto a livello di tutti gli ambienti politico-sociali e la percezione reale della sua rilevanza è scarsa.
Se si esaminano i dati statistici, la questione emerge in tutta la sua importanza. SECONDO I DATI DELL’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ, 8.2 PERSONE SU MILLE SONO AFFETTE DA EPILESSIA, mentre ogni anno vi sono 50-100 nuovi casi ogni 100.000 persone. Riportando questi dati al nostro paese, considerando una popolazione di più di 57 milioni di abitanti (dati ISTAT 2003) ne deriva che in Italia vi sono circa 500.000 persone affette da epilessia, con 40-60 mila casi di nuovi epilettici ogni anno.

DIAGNOSI DELL’EPILESSIA
Non esiste un test diagnostico specifico per l’epilessia. Si giunge alla diagnosi di epilessia a conclusione di un iter essenzialmente clinico con attenta analisi della storia personale, di fattori di rischio e con ricerca delle forme secondarie. Il medico dovrà raccogliere in maniera accurata la storia clinica del paziente, cioè farsi raccontare in dettaglio le crisi: come sono provocate, come iniziano, come si sviluppano etc. E’ necessario, a volte, interrogare anche i parenti che hanno o le crisi.
Solo uno specialista con provata esperienza per patologie neurologiche, quale un Medico Neurologo, può eseguire un’attenta anamnesi e visitare il paziente, fare diagnosi e avviare, infine, il trattamento dell’epilessia.
Gli esami diagnostici che il neurologo più frequentemente farà eseguire sono:

L’ELETTROENCEFALOGRAMMA (EEG): esame che registra l’attività elettrica normalmente presente a livello cerebrale e che può risultare caratteristicamente alterato nel caso delle diverse forme di epilessia. Solo nel 50-60% dei casi l’EEG sarà positivo per epilessia. A volte è utile eseguirlo con modalità differenti esempio con stimoli visivi o dopo privazione del sonno (tutti eventi che possono scatenare una crisi epilettica).
RISONANZA MAGNETICA (RM) cerebrale: consente di evidenziare eventuali aree di sofferenza cerebrale ed esclude cause, quali i tumori cerebrali, responsabili delle forme secondarie di epilessia.

TRATTAMENTO MEDICO DELL’EPILESSIA
La finalità di tutte le terapie dell’epilessia è liberare il paziente dalle crisi, consentendo e ristabilendo una vita normale in tutti i diversi aspetti e consentendo lo svolgimento senza alcun handicap di ogni attività.

Il trattamento di prima scelta dell’epilessia è rappresentato dai farmaci ed, anch’esso, deve essere scelto e prescritto dallo specialista Neurologo.
Si usano farmaci (denominati, per l’appunto, antiepilettici) che controllano e bloccano la tendenza delle cellule cerebrali a produrre scariche epilettiche.
Purtroppo l’effetto dei farmaci termina poche ore dopo che si è interrotta la cura; ed è per questo che la terapia dell’epilessia è certamente di lunga durata e presuppone l’attenta e costante collaborazione sia del medico che del paziente.
Il medico deve scegliere il farmaco più idoneo alla specifica forma di epilessia e più adatto alle caratteristiche biologiche del singolo paziente; deve inoltre individuare la giusta dose e modificarla, a volte, in relazione a diversi e particolari momenti della vita del paziente (ad esempio durante la gravidanza), alla possibile evoluzione dell’epilessia e a concomitanti terapie farmacologiche per altre patologie, che possono determinare una interazione farmacologica, modificando la concentrazione del farmaco nel sangue, diminuendone l’efficacia.
E’ però altrettanto importante che il paziente comprenda il significato e gli scopi della terapia e la prosegua in maniera precisa e per un lungo periodo di tempo, quasi sempre molti anni e non raramente tutta la vita: le medicine che bloccano l’insorgere della crisi devono essere mantenute in una concentrazione abbastanza stabile nel sangue nelle 24 ore, un giorno dopo l’altro, per anni.

ESSENZIALE È QUINDI LA PRECISIONE NELL’ASSUNZIONE DELLE TERAPIE.

Quindi, alcuni pazienti (che rientrano nei casi di pseudo-resistenza) non trovano giovamento perché non seguono la terapia in maniera precisa (che di per se è un impegno rilevante).
In caso di epilessie secondarie da tumori cerebrali, a volte la rimozione della massa può portare anche alla guarigione dell’epilessia ed il paziente potrà interrompere la terapia antiepilettica. In Italia, attualmente, ci sono 19 farmaci previsti per la cura dell’epilessia. La moderna terapia farmacologica è priva di rilevanti effetti collaterali ed è molto efficace: studi recenti hanno dimostrato che circa il 60-70% dei pazienti con diagnosi di epilessia è stabilmente libero da crisi dopo l’inizio della terapia farmacologica.

TRATTAMENTO CHIRURGICO DELL’EPILESSIA Pazienti candidati al trattamento chirurgico dell’epMessia:
Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, i pazienti che possono (solo se possiedono determinati requisiti) essere sottoposti alla terapia chirurgica dell’epilessia (a parte le forme secondarie alla presenza di tumori cerebrali) sono quelli in cui il trattamento farmacologico, costituito da uno o più farmaci antiepilettici combinati, non garantisce una libertà dalle crisi compatibile con una normale vita di relazione.

I numeri della chirurgia dell’epilessia.
Fino al 30% di pazienti non risponde al trattamento farmacologico dell’epilessia. Si stima, quindi, che in Italia circa 120.000 pazienti dei 500.000 affetti da epilessia, non rispondono al trattamento medico. È su quest’ultimo gruppo di persone che è possibile ipotizzare un trattamento chirurgico. Ma non tutti i pazienti possiedono, come poi si vedrà, i requisiti necessari per essere sottoposti alla chirurgia dell’epilessia.

La Lega internazionale contro l’Epilessia (International League Against Epilepsy, ILAE), stima che negli Stati Uniti vi siano dai 20.000 ai 50.000 potenziali candidati al trattamento chirurgico. Poiché la popolazione italiana è circa un quinto di quella statunitense, in Italia vi sarebbero dai 4.000 ai 10.000 candidati alla chirurgia. Secondo un’altra stima circa il 3% degli epilettici sono candidati alla chirurgia. Rapportato ai casi italiani, vi sarebbero in Italia circa 14.000 epilettici candidati ad intervento chirurgico.
La possibilità di ricorrere al trattamento chirurgico dell’epilessia è però nettamente sotto utilizzata in quanto, in Italia vi sono dai 4000 ai 14000 candidati alla chirurgia, mentre stime ottimistiche valutano in non più di 20 i pazienti operati ogni anno (non più di 1 persona ogni 200 possibili candidati). Tale situazione di grave sottoutilizzo del trattamento chirurgico dell’epilessia è però presente in tutte le Nazioni industrializzate, ed è ancora più evidente nei Paesi del Terzo Mondo.

TIPI DI CHIRURGIA DELL’EPILESSIA
Ci sono due tipi di chirurgia:
1. CHIRURGIA CURATIVA, che ha la finalità di asportare il focolaio epilettogeno al fine di ottenere la guarigione del paziente;
2. CHIRURGIA PALLIATIVA, il cui scopo è di modificare le manifestazioni cliniche e/o la frequenza delle crisi, per ottenere un miglioramento della qualità della vita nei pazienti in cui non sia possibile effettuare la chirurgia risolutiva.
LA CHIRURGIA CURATIVA
Condizione indispensabile per sottoporre un paziente con epilessia a chirurgia curativa è l’identificazione di un punto unico, preciso ed individuabile a livello cerebrale, responsabile delle crisi (area o focolaio epilettogeno). Tale focolaio deve inoltre essere situato in una regione cerebrale la cui asportazione sia effettuabile senza provocare sicuri deficit neurologici gravi e permanenti al paziente.
In base alla topografia del focolaio epilettogeno, va differenziata la chirurgia deM’epMessia del lobo temporale dalla chirurgia deN’epMessia extratemporale. La prima, infatti, è conosciuta e studiata approfonditamente da più tempo, presenta generalmente minori problemi diagnostici e garantisce i migliori risultati in termini di guarigione e deficit post-operatori.
LA CHIRURGIA PALLIATIVA
E’ riservata nei casi in cui, sempre in presenza di una farmaco resistenza maggiore che inficia cioè la vita di relazione del paziente, non è possibile individuare un singolo ed elettricamente stabile focolaio epilettogeno.
La chirurgia palliativa non si pone quindi l’obiettivo della completa guarigione del paziente e può essere una soluzione prospettabile soprattutto in casi di epilessie molto gravi, caratterizzate ad esempio da manifestazioni cliniche particolarmente violente o comunque invalidanti, quali crisi con immediata perdita di coscienza e caduta in terra traumatica. In particolare si tratta di epilessie, spesso multilobari, con Area Epilettogena molto vasta, o epilessie multifocali.

2 commenti

  1. Massimo Maggioni

    OK!!! Chi ha avuto la crisi epilettica, magari mangerà a casa sua,mail ristoratore, ha chiamato i soccorsi??? Comunque chiusa il ristorante per almeno 1anno!!!! Cogglione patentato!!!!!

  2. Ha già risposto bene la presidente della FIE, la cosa che fa più tristezza è il titolare della pizzeria!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.