Pfos a Verona e Pfas in provincia, acqua inquinata ed è allarme: caccia all’inquinatore

E’ allarme in Veneto e nello specifico a Verona dove dopo la chiusura in zona Stadio di un serbatoio idrico contaminato da sostanze perfluoroalchilide, si è ipotizzato uno sversamento illecito da parte di un’attività commerciale o artigianale. E’ questo quanto dichiarato da Enrico Santi il quale ha aggiunto che per evitare qualsiasi problema, una tack force di esperti e tecnici dell’Arpav e di Acque Veronesi sembra essere già al lavoro per identificare la fonte dell’inquinamento che ha causato lo sforamento di tre nanogrammi per litro. La presenza di tale sostanza nella centrale di Porta Palio in una concentrazione di poco superiore ai livelli indicati dal Ministero della Salute è stata riscontrata lo scorso 9 marzo, a seguito di alcuni campionamenti di routine effettuati dall’Ulss di Verona. Intervenuto sulla questione anche l’Assessore all’ecologia Enrico Toffali, il quale ha invitato a non cedere agli allarmismi, perchè si tratta di un caso assolutamente isolato che interessa il pozzo P2 a soli 20 metri di profondità, mentre negli altri, di 70 metri non c’è traccia di queste sostanze.

“Le analisi andranno ripetute per più giorni, per verificare se si tratta di un fatto episodico o se c’è una permanenza”, ha dichiarato Toffali, il quale ha tenuto a precisare che si tratta di un problema circoscritto e che qualcuno non si capisce ancora se consapevolmente o meno, pare abbia versato sostanze contenenti Pfos. Per chi non lo sapesse, il Pfos è una delle sostanze più pericolose del gruppo dei Pfas nonché un noto interferente endocrino che può accumularsi nel fegato, nei reni e nel cervello. “Questo superamento conferma quanto la situazione in Veneto sia gravissima e che le misure adottate finora della autorità regionali non sono adeguate per fermare l’inquinamento”, ha dichiarato Giusepppe Ungherese, il responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia.

La concentrazione di Pfos nell’acqua è solo di poco superiore al limite di legge, ovvero 3 nanogrammi per metro cubo, inoltre non c’è nessun collegamento tra questo caso avvenuto a Verona, e quello dei comuni limitrofi quali Vicenza, Padova e Verona dove l’inquinamento di tale sostanza, ovvero il Pfas, è più profondo ed esteso. Nonostante tanti esponenti del mondo politico locale siano interessati a non diffondere l’allarmismo tra i cittadini, rassicurandoli sul fatto che non via pericolo per la loro salute, il M5S cittadino ha chiesto di non abbassare la guardia.

Intervenuto a tal riguardo il candidato sindaco Alessandro Gennari, il quale ha dichiarato: “L’inquinamento del pozzo di Porta Palio potrà pure rivelarsi un caso isolato, in città, ma è da prendere come un campanello d’allarme, e bisogna agire di conseguenza.L’errore più grave che si potrebbe fare, adesso, sarebbe quello di far finta di nulla e sperare che i Pfos spariscano come sono comparsi, senza cercare una causa e senza fare prevenzione per il futuro”.

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