Piscina e pipì: un connubio pericoloso per la salute

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UN COMODO WC Il monitoraggio dei livelli di dolcificante in due piscine pubbliche del Canada, in un arco di tempo di tre settimane, ha permesso di calcolare che i nuotatori avevano versato rispettivamente 75 litri di urina in una piscina da 830.000 litri (un terzo di una piscina olimpionica) e 30 litri in una seconda vasca grande metà della prima. Sono già stati infatti condotte delle ricerche in cui è appunto emerso che molte piscine contenevano anche livelli un po’ troppo elevati di urina.

Xing-Fang Li, coature dello studio ha sottolineato che: ” L’alta concentrazione di ACE nel 100% delle piscine e vasche idromassaggio. Si è così constata la presenza di questo dolcificante superiore fino a 570 volte la normale acqua da rubinetto. “Il nostro lavoro fornisce ulteriori prove riguardo al fatto che le persone urinano effettivamente nelle piscine pubbliche e nelle vasche idromassaggio“, ha dichiarato l’autrice principale dello studio Lindsay Blackstock. Le misurazioni finali della pipì presente sono state ottenute facendo un confronto con la quantità di acesulfame potassico mediamente presente nell’urina dei canadesi. Va detto che il “vizio” non riguarda solo, come si potrebbe pensare, i bambini: diversi nuotatori professionisti hanno ammesso le proprie responsabilità. Il Guardian cita ad esempio i casi degli atleti statunitensi Ryan Lochte e Michael Phelps, che in vista delle Olimpiadi di Londra 2012 ammisero candidamente di ritenere naturale il gesto di urinare in vasca. “Il cloro la rende innocua, quindi non è un problema”. Se l’urina è sterile di per sé, come spiegano i ricercatori, alcuni componenti che contiene, come urea, creatinina e ammoniaca, non lo sono. Il test misura in realtà le concentrazioni di acesulfame K, un edulcorante artificiale molto comune nei prodotti alimentari, che viene espulso dall’organismo per via urinaria. Diciamo che non è proprio così e l’asma è una delle conseguenze per chi nuota spesso o lavora nelle piscine.

Pare che questi elementi reagiscano chimicamente con il cloro e possano causare irritazioni agli occhi e difficoltà respiratorie. Sarebbe interessante svolgere anche in Italia un’indagine come quella degli studiosi canadesi, per capire se anche noi produciamo i famosi 75 litri su 830mila o se siamo ancora meno attenti a chi ci circonda.

“Il contatto fra la pipì e i disinfettanti usati per igienizzare l’acqua può scatenare una reazione chimica che libera sostanze irritanti per gli occhi e il respiro. Con il rischio di crisi d’asma”, avverte Lindsay Blackstock, dottoranda di tossicologia analitica e ambientale dell’università dell’Alberta, in Canada. “Le urine – spiegano gli studiosi – sono ricche di sostanze azotate come urea, ammoniaca, amminoacidi e creatinina. Reagendo con i tipici disinfettanti a base di cloro, possono formare composti detti Dbp. E l’esposizone ai Dbp volatili, in particolare alla tricloramina, nelle piscine coperte può causare irritazioni oculari e respiratorie.

Fino all’asma occupazionale per chi negli impianti ci lavora. Gli scienziati hanno prelevato ed esaminato oltre 250 campioni d’acqua di piscina, nei quali hanno cercato un dolcificante artificiale chiamato acesulfame-K, comunemente contenuto nei cibi processati e nelle bevande frizzanti. Una sostanza ‘spia’ della presenza di urina, perché non viene metabolizzata ed è quindi eliminata tal quale dall’organismo. Le analisi sono state effettuate in 31 impianti di 2 città canadesi non meglio identificate. Il team preferisce non rendere noti i nomi, però non ha dubbi: “Con ogni probabilità i risultati ottenuti sarebbero più o meno lo stessi in ogni altro luogo del mondo”.

Quanta pipì c’è in piscina?
Una vecchia barzelletta racconta di un uomo che viene ripreso dal bagnino perché urina in piscina. L’uomo risponde che tutti la fanno in piscina, ma il bagnino ribatte: «Sì, ma non dal trampolino…». Scherzi a parte, avete presente quell’odore caratteristico che si sente in una piscina pubblica? Molti pensano che si tratti del cloro disciolto nell’acqua, ma in realtà è l’odore caratteristico delle cloroam-mine (tra l’altro, per disinfettare le piscine non si usa il cloro, che esplode a contatto con l’acqua, bensì gli ioni ipoclorito). Le cloroammine si formano per reazione tra gli ioni e l’urea contenuta nell’urina. La reazione
è spontanea ma, perché si noti l’effetto, è necessario che ci siano buone quantità di reagenti. Per dirla breve, più forte è l’odore che sentite, maggiore è il numero di persone che hanno svuotato la vescica in acqua. La prova. Non ci credete? Prendete un recipiente, riempitelo con acqua e aggiungete un bicchiere di candeggina (che, per l’appunto, è ipoclorito di sodio), poi annusate. Sentirete un odore non troppo forte. Ora aggiungete urina, mescolate, annusate. Non è proprio questo l’odore che capita di sentire nelle piscine?

Sapevate che fare la pipì in piscina fa male ai polmoni? A dirlo è uno studio portato avanti dalla China Agricultural University con la Purdue University. La ricerca è stata pubblicata su Environmental Science & Technology. Dunque, fare la pipì in piscina può essere davvero pericoloso per i polmoni, cerchiamo di capire perché.

A quanto pare, mescolando il cloro ai composti presenti nell’urina, possono avere origine delle sostanze chimiche che generano problemi respiratori. E’ per questo che fare la pipì in piscina fa male ai polmoni. Lo studio in questione si è basato su alcuni esperimenti di laboratorio. I ricercatori hanno raccolto dell’acqua da piscine cinesi, combinandola poi con sostanze con la medesima composizione chimica dell’urina e del sudore. A quanto pare il cloro, che si trova nelle piscine, fa reazione con l’acido urico presente nell’urina, portando alla formazione di sostanze che possono fare davvero male. Si tratta del cloruro di cianogeno, che può avere effetti sulla salute non solo per quel che concerne i polmoni, ma anche rispetto al sistema nervoso centrale e al cuore, nel caso in cui tale sostanza venisse inalata.

Insomma, chi va in piscina dovrebbe cercare di non fare la pipì al suo interno, sia perché è poco igienico, sia perché potrebbe comportare problemi alla salute propria e degli altri. Purtroppo l’abitudine a fare la pipì nelle piscine appartiene a molte persone, ed è difficile far capire che si tratta di un comportamento scorretto. Dopo tutto le piscine sono sotto accusa anche per altri problemi alla salute, sempre a causa della scarsa igiene e dal fatto che siano così frequentate. In più fare la pipì in piscina fa male ai polmoni. Insomma, è decisamente meglio evitare e andare in bagno.

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