Poliziotti borderline eroi del noir italiano

Sbirro “scorretto”, successo assicurato. Si è chiusa ieri sera su RaiUno, dopo aver macinato super-ascolti, la serie “I bastardi di Pizzofalcone” ispirata al noir omonimo di Edoardo De Giovanni (Einaudi), diretta da Carlo Carlei con Alessandro Gassmann. E quattro mesi fa su RaiDue le sei puntate di ”Rocco Schiavone”, tratto dai romanzi di Antonio Manzini (Sellerio), regista Michele Soavi e protagonista Marco Giallini, hanno raddoppiato lo share della rete.

Cosa accomuna le due fiction? Il fatto che entrambe abbiano come protagonista un tutore della legge anticonvenzionale, disincantato, spesso a cavallo tra legalità e mondo oscuro del crimine, poche illusioni e vita personale in pezzi. Dimenticate i prevedibili poliziotti senza macchia e senza paura al centro di tanti film e fiction tv: in tempi in cui con i suoi eroi negativi trionfa “Gomorra”, l’appassionante e cruenta serie Sky ispirata a Saviano, la Rai ha osato superare gli stereotipi e gli spettatori hanno abbracciato due personaggi che più “eversivi” non si può.

L’ispettore Lojacono-Gass- mann, spedito dalla Sicilia al commissariato di Pizzofalco- ne, a Napoli, con l’accusa ingiusta di essere colluso con la mafia, è divorziato, allontanato dalla figlia e non brilla nei rapporti con le donne. Il vicequestore Schiavone-Giallini, un trasteverino che lavora ad Aosta per punizione, è vedovo, ha amici criminali, fuma le “canne” e carpisce informazioni utili alle indagini a suon di botte.
Il pubblico è forse stufo dei poco realistici eroi e vuole rispecchiarsi in personaggi meno edificanti, più umani? «Il successo delle due serie – riflette Edoardo De Giovanni – coincide con la scoperta del noir italiano, un genere florido, fecondo e polifonico che ha come punto di riferimento il maestro Andrea Camilleri». Per lo scrittore napoleano «il gradimento ricevuto da “I bastardi di Pizzofalcone” prima in libreria poi in tv dimostra che la gente vuol vedere rappresentato il disagio. Lo stereotipo sta diventando l’eroe incorruttibile: oggi interessano di più i personaggi pieni di difetti, cioè reali».

Per Antonio Manzini, impegnato a scrivere una nuova storia di Schiavone, la vera sfida (vinta sia tra i lettori sia tra i telespettatori) è stata far amare il rude vicequestore. «Il pubblico è rimasto conquistato dalle sue caratteristiche umane», afferma lo scrittore romano, «e la Rai ha avuto coraggio nel portare in tv i miei romanzi. Gli eroi senza macchia e senza paura funzionano sempre perchè c’è bisogno di evasione, ma cerca sullo schermo anche qualcosa di più verosimile e familiare. Schiavone mostra un pezzo del nostro Paese e parla senza peli sulla lingua: la gente ha voglia di sentir chiamare le cose con il loro nome».

Tanto sono realistiche le due serie, che puntuali sono scoppiate le polemiche. Un’interpellanza parlamentare di Gasparri e Giovanardi e la condanna del Sindacato autonomo di Polizia hanno accolto Schiavone.
«Il mio personaggio si fa le canne e applica metodi poco ortodossi- ha ribattuto Marco Giallini- ma si tratta di un caso isolato, non rappresenta tutta la Polizia». E contro le scene lesbo della serie diretta da Carlei sono insorti “Avvenire” e il deputato Lupi. «Quelle scene riflettono la realtà – la replica di Gassmann – come la solitudine, i problemi comportamentali e di relazione dei vari personaggi. Il mondo è cambiato».

Alla luce dei grandi ascolti, i produttori delle due serie (Clemart per “I bastardi di Pizzofalcone”, Cross Productions per “Rocco Schiavone” che ha vinto tre premi internazionali al Roma FictionFest) vogliono mettere in cantiere nuovi episodi. «Io sono pronto – dice Gassmann – Sono felicissimo del successo. Per noi attori è molto più interessante raccontare le fragilità umane che la perfezione. Fare il poliziotto è un mestiere difficilissimo e rischioso che rispetto profondamente. Il mio Lojacono ha un rapporto conflittuale con la giustizia da cui si sente accusato senza motivo, usa la psicologia per risolvere i casi ma ha mille problemi nel privato. È stato fantastico interpretarlo».
Anche Giallini è al settimo cielo. «Sono fiero che tra i nostri fan ci siano stati molti laureati e intellettuali», sorride l’attore. «Dopo aver interpretato un poliziotto violento nel film ”Acab” e uno più morigerato in ”Almost Blue”, ho dato voce ai drammi esistenziali di Schiavone. Che piace tanto perchè non ha paura di dire la verità».

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